A PROPOSITO DI TRANSIZIONE AMBIENTALE E PARTECIPAZIONE
Caro sindaco Sala, con una intervista pubblicata da Repubblica il 12 marzo scorso ci ha comunicato che “Ho deciso, aderisco ai Verdi europei” e ancora “Adesso questi miei due percorsi -sindaco ed appassionato ecologista- si uniscono.”. Un vero e proprio outing, una confessione pubblica non legata all’orientamento sessuale ma alla gestione del potere amministrativo e di indirizzo del sindaco di Milano e della CittĆ Metropolitana.

Sarebbe sbagliato giudicare questa scelta come un riposizionamento a fronte dell’implosione del PD: una operazione di marketing di comunicazione per ammiccare ad una sensibilitĆ diffusa, che non ha oggi in Italia una rappresentanza credibile. A proposito degli ecologistiĀ credibili e autonomi: in Baden-Württemberg, stato in cui la Cdu subisce un crollo storico e cosƬ ĆØ in calo l’estrema destra Afd, iGruenen salgono a 32,6%.
A fronte dei nodi devastanti dello sviluppo quantitativo illimitato che stanno venendo al pettine, combinati con la crisi pandemica, la conversione dei consumi e nei costumi quotidiani e il cambiamento nello sguardo e negli orientamenti dei decisori, sono auspicabili quanto necessari. Però devono essere effettivi.
Anni fa, un italiano di confine, plurilingue e costruttore di ponti, ricoprì con conferma unanime dei parlamentari verdi, la carica di presidente del gruppo al Parlamento Europeo. Una autorevolezza esistenziale e una intensità di visione riconosciute ben più ampiamente del perimetro di appartenenza. Per questo, ancora oggi, di fronte alla sua scelta significativa, partirei da lì, da chi ha abitato la città e abitato la Terra, perché prendo sul serio la sua scelta.
Ai colloqui di Dobbiaco, nel 1994, Alex Langer fece un intervento fondativo per la cultura e la pratica ecologiste che, fin dal titolo, rispondeva alla necessitĆ di efficacia che anche la migliore intenzione deve poi avere. Con “La conversione ecologica potrĆ affermarsi soltanto se apparirĆ socialmente desiderabile”: proponeva che “una politica ecologica potrĆ aversi solo sulla base di nuove (forse antiche) convinzioni culturali e civili, elaborate – come ĆØ ovvio – in larga misura al di fuori della politica, fondate piuttosto su basi religiose, etiche, sociali, estetiche, tradizionali, forse persino etniche (radicate, cioĆØ, nella storia e nell’identitĆ dei popoli). Dalla politica ci si potrĆ aspettare che attui efficaci spunti per una correzione di rotta ed al tempo stesso sostenga e forse incentivi la volontĆ di cambiamento: una politica ecologica punitiva che presupponga un diffuso ideale pauperistico non avrĆ grandi chances nella competizione democratica.”.
Forte della esperienza nelle istituzioni regionali e in quella europea, dava anche delle indicazioni moltoĀ concrete: sul ” bilancio ecologico” per “accurati bilanci della reale economia ambientale che facciano capire i reali “profitti” e le reali perdite” per “ridurre invece che aumentare i bilanci. Ogni discorso sulla necessitĆ della svolta resta assurdo sino a quando la crescita economica resterĆ l’obiettivo economico di fondo e sino a quando i bilanci pubblici e privati punteranno ad aumentare di anno in anno.”
Per “favorire economie regionali invece che l’integrazione nel mercato mondiale. Sino a quando la concorrenza sul mercato mondiale resterĆ il parametro dell’economia, nessuna correzione di rotta in senso ecologico potrĆ attuarsi.”;
Per “sistemi tariffari e fiscali ecologici, veritĆ dei costi. Di fronte ad un mercato che addirittura postula e premia comportamenti anti-ecologici, visto che non ne fa pagare i costi, si rende indispensabile un sistema fiscale e tariffario orientato in senso ambientale, che imponga almeno in parte una maggiore trasparenza e veritĆ dei costi.;
Per “allargare e generalizzare la valutazione di impatto ambientale. Tutto quanto viene oggi costruito (opere, tecnologie, ecc.), produce impatti e conseguenze di dimensioni sinora sconosciute.”.
Per me, che da decenni vivo il mio impegno ecologista, si tratta di indicazioni ancora vitali da mettere in relazione con i nodi della nostra realtà locale affinché trovi conferma la veridicità della sua scelta perché lei si è ricandidato a sindaco e non basta un annuncio.
Il primo nodo riguarda la messa in discussione del Modello Milano. Come ĆØ possibile pensare al futuro della cittĆ al tempo delle emergenze, del Recovery Fund e delle Olimpiadi alle porte, senzaĀ inscrivere Milano dentro il contesto metropolitano, quale nodo di relazione e di passaggio della definizione delle politiche economiche e territoriali della globalizzazione. Ć unaĀ questione preliminare che non riguarda la sola area metropolitana milanese e coinvolge anche altri livelli istituzionali.
Il secondo ĆØ direttamente conseguente e chiede una operazione di veritĆ sulla natura e gli attori, protagonisti e caratteristi, del Modello Milano: non possiamo affidare le scelte strategiche sul futuro della cittĆ a fondi immobiliari con sede nei paradisi fiscali. Le informazioni, le denunce e le proposte progettualiĀ dei tanti comitatiĀ cittadini, da San Siro agli ex Scali FS, hanno certamente evidenziato l’efficacia qualitativa della connessione dell’intelligenza diffusa presente a Milano, ma, soprattutto, richiedonoĀ un pieno esercizio della soggettivitĆ pubblica nell’amministrazione della cittĆ .
Sono chiamate direttamente in causa sia l’organizzazione della amministrazione e l”impiego dei suoi dipendenti cosƬ come ilĀ ruolo e le funzioni delle SocietĆ Partecipate: cosa sono diventate, come sono gestite e per quale missione?
Si tratta della natura della nostra democrazia repubblicana: la soggettivitĆ politica pubblica legata agli interessi generali, alla partecipazione informata al processo deliberativo, alle prerogative efficaci per l’esercizio della cittadinanza attiva, alla qualitĆ e ai poteri della rappresentanza o, in alternativa, relativizzazione delle assemblee elettive, delle amministrazioni locali, degli istituti di partecipazione, con la loro riduzione a una funzione di ratifica di decisioni prese e avocate centralmente, con le politiche pubbliche esercitate delle societĆ partecipate nazionali e locali, nonchĆ© dalle Corporation e dai fondi globali del digitale e non. Questa ĆØ la questione in campo e non può essere elusa.
La conversione ecologica chiede di avere uno sguardo e una visione per una metropoli generativa di innovazione, vivibile, socialmente accessibile, ambientalmente sostenibile, partecipata da una cittadinanza attiva e informata.Ā Sindaco, questo significa condividere alcuni concetti chiave:
ā quello delle reti, con la loroĀ bidirezionalitĆ , siano quelle idriche/idrauliche, siano quelle delle infrastrutture per i trasporti, di persone/merci/informazioni/energia;
ā quello della circolaritĆ e dei suoi equilibri;
ā quello delle filiere e delle loro relazioni qualitative e spazio/temporali;
ā quello del quadro riassuntivo per un territorio abilitante per l’innovazione qualitativa e la cittadinanza consapevole. CioĆØ un Sistema Territoriale Qualitativo: qualitĆ ambientale, qualitĆ abitativa, qualitĆ dei servizi, qualitĆ delle infrastrutture, qualitĆ culturale, qualitĆ della ricerca, qualitĆ sociale, qualitĆ della democrazia e dei diritti.
Come ĆØ necessaria la responsabilitĆ di tutti nella prevenzione e nelle azioni per circoscrivere il contagio del Covid 19, cosƬ l’efficacia della conversione ecologica ĆØ legata alla consapevolezza responsabile di tutta la comunitĆ .
Per questo occorreĀ analizzare, valutare e modificare, gli istituti di partecipazione perchĆ© siano effettivi ed efficaci, ciò vale tanto per i Municipi quanto per l’esercizio della Cittadinanza Attiva. Non ĆØ accettabile che degli incontri informativi, organizzati dall’Amministrazione Comunale affinchĆ© le imprese illustrino la (loro) riorganizzazione di parti della cittĆ , vengano spacciati per “dĆ©batĀ public”.
Lei, caro Sindaco,Ā ha istituito nelĀ 2019 l’assessorato alla Transizione ambientale e ne ha assunto la guida, poco tempo fa ha istituito il GaranteĀ del Verde, del suolo e degli alberi: tre esperti scelti da lei, gli altri assessori e i consiglieri comunali cosa fanno?Ā Occorrono procedure e luoghi che rendano effettiva la partecipazione informata ai processi deliberativi e siano abilitanti tanto per il Consiglio Comunale e la CittĆ Metropolitana, quanto per le esperienze di cittadinanza attiva.
PerchĆ© i milanesi sentano di appartenere ad una comunitĆ ĆØ necessario l’esercizio della compassione e dell’empatia, per amare Milano, per ascoltare la cittĆ , per costituire un buon esempio e non della antipatica e inutile propaganda. Ci dica sindaco.
Fiorello Cortiana
