DIRLA TUTTA SUL MERCATO GLOBALE

190201_BellonL’aveva già segnalato, vent’anni fa, nel saggio “Has Globalization Gone Too Far?”: se da parte dei governi non ci fosse stata una risposta piú articolata, un eccesso di globalizzazione avrebbe finito per aggravare divisioni sociali e problemi distributivi, minando il patto sociale delle varie nazioni.

L’economista di fama internazionale, Dani Rodrik – Ford Foundation Professor di Economia politica internazionale presso la John F. Kennedy School of Government della Harvard University – è di nuovo in libreria per “Dirla tutta sul mercato globale. Idee per un’economia mondiale assennata” (Einaudi, pp 296, euro 19). Un libro che raccoglie le sue opinioni e mostra come gli economisti avrebbero potuto fornire un quadro piú onesto dell’economia mondiale, un resoconto sincero che ci avrebbe fatto cogliere meno impreparati dal suo futuro contraccolpo.
Oggi ci troviamo ad aver compiuto questo processo: il mondo si è globalizzato. Ma lungi dall’apparirci finalmente razionalizzato, esplodono gravi disuguaglianze. Il pianeta si è fatto globo, ma è distante da quella repubblica universale che Kant aveva ipotizzato come Fine della nostra avventura. Globalizzazione e razionalizzazione si sono disgiunte per cause storicamente contingenti. Avrebbero invece dovuto manifestarsi come affermazioni di valori, ovvero di fini universali.

Ora, nell’attuale disordine globale, spicca l’assenza di fini. Il valore è diventato esclusivamente economico. Ma – come sostiene Rodrik – esiste una “terza via” tra mondialismo ultraliberista e antiglobalismo protezionistico. La risposta sta nell’Europa: un campo importante per la sperimentazione di un obiettivo intermedio, consistente in una economia mondiale assennata. Solo un sano equilibrio tra governance globale e governance nazionale potrà rilanciare il processo di sviluppo, il ripristino di un sistema di mobilità e inclusione sociale, e la salvaguardia delle istituzioni democratiche da derive autoritarie.

Rodrick propone qualche idea per poter fare passi avanti verso economie nazionali piú efficienti e, nello stesso tempo, una globalizzazione piú sana. Per lui, questa svolta sarebbe possibile se, invece di considerare lo Stato-nazione un’entità obsoleta destinata a soccombere, si tenesse conto che esso è in grado di agire al proprio interno per un’attivazione sinergica di nuove leve propulsive pubbliche e private di fronte alle sfide della globalizzazione e della rivoluzione tecnologica.

In Europa non sono mai state sottovalutate le funzioni e le identità peculiari dei singoli Stati, si è cercato anzi di valorizzarle attraverso un sistema di cooperazione e coordinazione sovranazionale. Questa è stata la ragione della nascita della Comunità economica europea ed è tuttora la sua finalità.

Per esigere e costruire un ordine occorre che ci riportiamo alle origini di questo processo, che capiamo il punto dove si è rotto il vaso di Pandora. Proprio per questo, le prossime elezioni europee saranno un appuntamento cruciale per recuperate dimensioni essenziali del nostro logos.

Cristina Bellon

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Miro Capitaneo
Miro Capitaneo
7 anni fa

La strada venne gia’ tracciata dai Social Forum…si yratta di proseguire con economisti onesti, sinceri ed umani, che smettano di fare i sacerdoti della religione denaro….abbiamo gia’ begli edempi come il dott. Muhammad Junus e la dottoredda Vandana Shiva…a seguire Carlo Petrini e tanti altri a pari merito…

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