FLAVIO LUCCHINI A QUOTA 90
Così ci piace pensare i nostri grandi vecchi: senza età, eterni giovani*. Testimone e protagonista di quasi un secolo, Flavio Lucchini ricomincia da 90 con un’iniziativa di utilità sociale, un progetto artistico per bambini autistici, sostenuto dai ricavi della vendita dei suoi quadri e delle sue sculture, con un documentario e con un libro che narra mode e personaggi degli anni 60/90.
Il suo cammino di vita è sorprendentemente ricco di esperienze e ha sempre sorpreso per primo lui stesso: doveva fare il contadino e invece si è dedicato precocemente all’arte. Alle aule del liceo di Mantova preferiva la vicina biblioteca comunale, dove scoprì l’arte moderna e si innamorò di Picasso e della Pop Art. A vent’anni voleva fare l’architetto, perché gli piaceva progettare e costruire, oltre che disegnare.
A Milano si cimentò nei primi lavori pubblicitari e editoriali e nell’insegnamento del disegno nelle scuole. Avrebbe voluto fare libri di testo nuovi e capaci di portare un vento fresco nelle nostre vecchie scuole insieme a Bruno Munari, che accolse subito con interesse il suo progetto.
Ma non ci fu il tempo, in quanto la vita di insegnante di Lucchini cambiò strada nel 1959 con l’assunzione a tempo pieno al Corriere, dove aveva proposto il progetto della rivista Amica. Primo art director in una casa editrice italiana importante, gli incontri d’ora in poi cambiano la vita a lui e a chi gli sta a fianco: Dino Buzzati, Peter Knapp, Alexander Liberman, Oliviero Toscani, Helmut Newton, Giorgio Armani, Yves Saint Laurent… Attento ai cambiamenti generazionali e sociali – anzi spesso in grado di anticiparli con audacia e passione per la sperimentazione – alla corte delle sue riviste**, prima fra tutte Vogue Italia, il Maestro scopre con infallibile intuito e lancia talenti emergenti. Armani è ancora impiegato in un lanificio, quando Lucchini lo sprona a mettersi in proprio e a lanciare una sua linea di moda uomo e compone di suo pugno un logo che è ancora oggi la cifra delle collezioni di re Giorgio.
Il giovane fotografo Oliviero Toscani cresce e fa esperienze alla scuola di Lucchini e oggi non esita a definirlo il vero creatore del made in Italy. Giovani diplomati internazionali vengono plasmasti negli stage presso le sue riviste, che sono una fucina dove tutto si discute e si sperimenta insieme.

Il cambiamento non lo spaventa mai, anzi lo cerca con volontà di ferro, entusiasmo, fantasia e naturale inclinazione ad osare e a ricominciare; in controtendenza con la tradizione, con le sue idee e le sue mosse vincenti desta sempre interesse e curiosità nel mondo dell’editoria e dell’arte. Il lavoro non gli è mai pesato e non gli pesa, perché nella vita ha avuto il privilegio di fare sempre ciò che ama.
È ben consapevole di essere stato un innovatore, ma quando pensa a come oggi fanno i giornali e come la tecnologia digitale abbia rivoluzionato l’editoria, resta sbalordito e incantato e non riesce a immaginare dove ci porterà in futuro la rivoluzione digitale.
Flavio Lucchini? Non lo dico io: “Un genio!”, così Gisella Borioli, compagna di lavoro e di vita dell’uomo che è stato protagonista del trentennio d’oro della moda italiana e che ha saputo narrarla e documentarla con sensibilità e talento d’artista***.
Rita Bramante
* A. CAZZULLO, I grandi vecchi. Trentatrè incontri in Italia, Mondadori, 2006.
** Amica, Vogue, Lei, Donna, Moda.
*** F. LUCCHINI, Destino. Dovevo fare il contadino ma ho incontrato la moda (e non sono uno stilista), MyOwn Gallery, 2018
