libri – L’EUROPA INERME

ROBERT MUSIL

L’EUROPA INERME

Moretti & Vitali, 2015

pp.136. euro 14

 

libri23FBCon questa elegante edizione – testo originale a fronte, e sontuoso corredo di note e di bibliografia – la Moretti & Vitali ripropone un affascinante testo di Musil, poco noto in Italia, scritto nel ’21 e pubblicato l’anno seguente, che testimonia pur nella sua brevitĆ , il profondo sgomento della migliore cultura europea – e mitteleuropea – dinnanzi alla catastrofe delle prima guerra mondiale, toccando temi di una intensitĆ  certamente non minore di Spengler e di Jùnger.

Il volume ĆØ completato da tre saggi, densi e illuminanti di Vincenzo Vitiello, Francesco Valagussa e Adone Brandalise, che fanno di questa iniziativa editoriale un evento di ragguardevole interesse.

Il bilancio che Musil traccia dello spirito europeo dopo la tragedia del ’15 – ’18 ĆØ impietoso: non solo e non tanto una catastrofe abissale, ma anche e soprattutto una bancarotta metafisica, un annichilimento spirituale e umano che ha trasformato un continente e le sue culture da un protagonismo plurisecolare alla condizione di soggetto inerme, incapace persino di elaborare concetti per interiorizzare il vissuto. Agghiacciante profezia diremmo noi, considerando che tra lo scritto di Musil e l’avvento del nazismo passeranno solo undici anni.

L’Europa ha cosƬ rinunciato a orientarsi nell’immenso panorama di rovine, rimangono soltanto dati fattuali: l’evaporazione di due imperi centrali, la dittatura bolscevica in sostituzione del dispotismo zarista, il ridimensionamento drastico del Commonwelth britannico, l’affermazione incontenibile della potenza economica degli Stati Uniti.

Del resto – come ricorda acutamente Vitiello nel suo saggio – Yungher nel 1930, quando l’elaborazione del lutto poteva dirsi compiuta, scriveva che la Grande Guerra aveva segnato la storia europea e mondiale ben più che la Rivoluzione francese. La catastrofe del ’14-’18, rappresenta solo l’inizio di quel processo di disillusione che si rivelerĆ  appieno solo nel 1989, alla fine del Secolo breve, quando il sogno della storia quale opera della Ragione e della Ragione umana conoscerĆ  il definitivo tramonto. “Non fine della storia” ma “fine di una storia”, quella intrisa degli ideali del 1789 e dell’idea dell’uomo “faber fortunae suae“.

Del resto, nell’incendio della Grande Guerra cominciava a morire (cominciava, perchĆ© il processo ĆØ lontano dalla sua conclusione e quella morte continua ancora oggi), una ancora più antica filosofia della storia o, come direbbe Cacciari, una teologia politica più antica ancora del cristianesimo, rispetto alla quale quella formatasi con l’Umanesimo e radicatasi negli animi con la Rivoluzione francese, potrebbe definirsi una variante secolarizzata.

La conclusione di Musil ĆØ da una lato raggelante, e, dall’altro, in prospettiva preoccupante. Raggelante perchĆ©, come nell’agosto ’14, ĆØ chiaro che nella storia non possono essere identificate leggi ma solo situazioni. Le proporzioni di quella catastrofe e la velocitĆ  con cui si diffuse non furono regolate da norme storiche ma solo dalla sottovalutazione dei sintomi: “si accordò piena fiducia – scrive Musil – ai gruppi di specialisti che stavano nella macchina dello Stato, cosicchĆ© si andò a dormire come in vagone letto”.

Preoccupante perchĆ© – ammonisce Musil – (siamo nel ’22 o nel 2015?) bisogna incominciare a parlare dell’Europa, dell’Europa inerme, come un “sacco, la cui forma varia ad ogni opinione che gli si ficchi dentro, perchĆ© la veritĆ  non ĆØ nel sacco, ma tutt’intorno”.

Paolo Bonaccorsi

 

questa rubrica ĆØ a cura di Marilena Poletti Pasero

rubriche@arcipelagomilano.org

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