musica – AUGURI

AUGURI

Con questo numero la rubrica va in vacanza fino al 7 gennaio e viene voglia di tirar le somme della prima parte della stagione musicale milanese.

Mi sembra doveroso, prima di tutto, esprimere un senso di grande ammirazione per tutte le istituzioni musicali, dalle “massime” alle “minime” che, nonostante la crisi spaventosa che morde tutti (e le attivitĆ  culturali prima di tutti), nonostante i tremendi tagli ai finanziamenti pubblici e alle sponsorizzazioni private, mentre chiudono aziende, negozi, librerie (ma come mai non chiudono i bar e i ristoranti, che anzi sembrano proliferare?), mentre – dicevo – tutti tirano i remi in barca quando non tirano le cuoia, le nostre istituzioni musicali riescono a stare in piedi, a dare continuitĆ  alla programmazione, a invitare gli artisti di sempre, senza cedimenti e senza manifestare segni evidenti del malessere di cui sicuramente soffrono .

musica44FBMentre dalle colonne del Corriere si raccomanda di “salvare” l’Orchestra Verdi (e ci mancherebbe altro che non fosse “salvata”), e mentre il bilancio del Teatro alla Scala assomiglia sempre di più a un terno da vincere al lotto anno dopo anno, tutti i programmi di musica della prossima stagione, a partire proprio dalla Scala e dalla Verdi, sono di ottima qualitĆ  e vanno incontro all’Expo con grande baldanza e generositĆ . Se si osservano i programmi delle Serate Musicali o della SocietĆ  del Quartetto (il cui presidente Magnocavallo a Sant’Ambrogio ha anche avuto l’onore dell’Ambrogino d’Oro), si vedrĆ  che non segnano passi indietro rispetto agli anni precedenti, anzi. Mormone – il patron della SocietĆ  dei Concerti – riesce persino a riproporre il festival di Cernobbio dopo la sospensione degli ultimi anni; sarĆ  l’Expo a riaccendere le speranze?

Sicuramente l’Expo fa la sua parte e noi dobbiamo augurarci di tutto cuore che le speranze riposte nel grande evento – non solo nei numeri ma anche nella qualitĆ  del turismo che riuscirĆ  ad attrarre – non vadano deluse. I visitatori dell’Esposizione Universale che visiteranno Milano e non solo, troveranno l’energia, la voglia e il tempo per andare ad ascoltare concerti ed opere liriche? Con la sola eccezione della Scala – che ĆØ portatrice di un vero e proprio mito – qualche dubbio lo avrei.

Un’altra parte importante, nella tenuta della programmazione musicale, c’ĆØ ragione di temere l’abbiano avuta e l’abbiano tuttora gli artisti, quei musicisti – spesso anche celebri e richiesti un po’ dappertutto – che per necessitĆ  o per generositĆ  accettano di essere compensati con cachet molto ridotti rispetto agli anni passati. Nei loro confronti dovremmo provare sentimenti di sincera gratitudine perchĆ© il loro ĆØ un gesto non solo di rispetto per la musica, di cui si sentono servitori, ma anche solidarietĆ  nei confronti del pubblico.

Alla radice di questa buona salute (almeno apparente) della musica c’ĆØ soprattutto il pubblico milanese che, anche se un poco assottigliato, nella gran parte non diserta le sale e continua a frequentare concerti e opere sacrificando piuttosto altri consumi.

La sensazione che la musica classica sia diventata più che mai una parte importante della cittĆ , dalla quale non si può prescindere, trova fondamento in fatti non nuovi ma sempre più consolidati come gli appuntamenti che ormai si ripetono a ogni stagione: il concerto natalizio in Duomo (gratuito), come quello che proprio domenica scorsa ĆØ stato offerto dalla Veneranda Fabbrica insieme al Comune e a uno sponsor privato, il cui programma prevedeva il concerto in la minore per violino e orchestra (Uto Ughi solista e direttore) e le Quattro Stagioni vivaldiane; i concerti alla Scala e non solo, organizzati per raccogliere fondi da tante Associazioni e Istituzioni culturali, benefiche, caritatevoli alle quali spesso i musicisti offrono prestazioni a titolo gratuito; il sempre maggior numero di concerti tenuti da orchestre non residenti a Milano, che sovente vengono da paesi lontani e che una volta si avventuravano assai più raramente per lunghe e costose tournĆ©e; lo spazio che, con annunci e recensioni, la musica classica ha riconquistato su quotidiani e magazine dopo un lungo periodo di eclissi; i riti ormai consolidati dell’Oratorio di Natale di Bach nei giorni che precedono il 25 dicembre e la Nona Sinfonia di Beethoven nei giorni di Capodanno e cosƬ via coinvolgendo la cittĆ  in modo oserei dire strutturale.

La maggior parte dei programmi, nell’anno che viene, non prevedrĆ  la pausa estiva e salderĆ  questa stagione a quella successiva per tenere viva l’offerta di musica durante tutto il semestre dell’Expo; questo non renderĆ  felici, forse, i professori delle nostre orchestre, ma porterĆ  lavoro ai musicisti e arricchirĆ  l’estate di coloro che non abbandonano Milano ai primi caldi. Con tendenze però dai risvolti qua e lĆ  fastidiosi, come quella di rendere più “popolari” i programmi musicali, di contaminare i generi in modo spesso sguaiato, allo scopo di assicurarsi un pubblico più ampio di quello abituale. Non so con quanto successo. Può essere un’operazione lungimirante, se gestita con cura e parsimonia, ma comporta anche il rischio di una decadenza del gusto e di una perdita di identitĆ  della “grande musica” e del rigore necessario per conservarne i valori.

Dunque tante buone notizie con qualche preoccupazione per i mesi a venire. Una ragione in più per scambiarci gli auguri per il prossimo anno.

questa rubrica ĆØ a cura di Paolo Viola

rubriche@arcipelagomilano.org

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