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PREZZI DELLE CASE E CONSUMO DI SUOLO

Martin Wolf ha scritto sul Financial Times un articolo molto reazionario, sul fatto che nell’area londinese i prezzi dei terreni edificabili sono dell’ordine di 100 volte quelli dei terreni vincolati all’agricoltura, con effetti catastrofici sui prezzi delle case entro la “green belt“, cioè nella Londra “storica”, che è diventato un posto per soli ricchi, costringendo un sacco di lavoratori a estenuanti movimenti pendolari. Lo sciagurato propone di allentare i vincoli edificatori sui suoli agricoli, facendo pagare ai costruttori i costi di urbanizzazione, e liberalizzando il mercato, impoverendo di colpo i poveri londinesi del centro, che tanto ne soffrirebbero!

06ponti07FBIn Lombardia probabilmente le differenze di prezzo non sono così abissali, ma comunque c’è da credere che siano rilevantissime. Questo spiega la pressione quasi irresistibile dei proprietari per trovare il modo di modificare comunque la destinazione d’uso dei suoli agricoli, con mezzi legali o corruttele di ogni tipo, al fine di costruire capannoni o case, anche se rimangono vuote, con gran consumo di suolo. Di tutto e di più, piuttosto che lasciare la destinazione agricola.

Questo poi dà luogo a prezzi d’attesa che stentano a scendere, perché quelli che riescono a costruire si trovano comunque in una posizione di monopolio relativo rispetto a tutti gli altri proprietari di suoli agricoli: gli conviene aspettare la “preda”, costretta dal bisogno.

Da qui la posizione catastrofica che ha l’Italia rispetto all’indice di socialità delle abitazioni, che valuta a tre annualità di stipendio come una buona soglia per l’acquisto di una casa. Difficile fare calcoli comparativi, ma credo che non siamo troppo lontani dal vero se stimiamo in Lombardia di essere intorno a valori intorno a dieci annualità: dato un reddito monetario annuo di 20.000€ (da non confondere con il costo del lavoro, che è circa doppio), occorrono 10 anni per acquistare una casa da 200.000€, diciamo di 65 metri quadrati a 3.000€ il metro quadro. Da qui l’acutissimo problema sociale per le classi a reddito più basso, che, per sfuggire alla rendita urbana, contribuiscono alla dispersione insediativa, generando così una alleanza di fatto con gli infami speculatori che tendono a costruire ovunque.

Che fare per far crollare davvero i prezzi delle case per le categorie meno abbienti, visto che le soluzioni tipo ALER non sembrano né percorribili, né foriere di benessere sociale, dato il dominio di meccanismi clientelari, o peggio delinquenziali? Non è che la casa sia come la droga, per la quale i maggiori nemici della liberalizzazione sono proprio le bande criminali che si arricchiscono grazie ai suoi alti prezzi, creati dalla “scarsità artificiale” creata dai vincoli normativi? Lo speculatore, per le ragioni già viste, ha nella liberalizzazione dell’uso del suolo il suo peggior nemico. Si augura vincoli “selettivi” in suo favore, e generalmente riesce benissimo a ottenerli.

Allora forse conviene davvero distruggere i prezzi d’attesa, annunciando una programmazione molto generosa e liberale delle possibilità di costruire (in modo ordinato e pagandone i costi), in modo che case e capannoni vuoti diventino un vero rischio sia per i costruttori sia per gli interessi sia vi ruotano attorno. E smettiamo una volta per tutte con questa fola, di ventennale memoria, della produzione agricola compromessa, fola propagandata ossessivamente in nome di un’agricoltura super-inquinante, che vive di sussidi pubblici (senza che ciò si possa dire impunemente, pena i furori di Confagricoltura e dei suoi alleati di cuore tanto verdolino), affama i paesi poveri, e richiede continui interventi normativi per limitare la produzione, che altrimenti sarebbe eccessiva (si vedano le quote latte).

Tutto per non far scendere ulteriormente i prezzi dei beni alimentari, prezzi il cui abbassamento, sembra di capire, interesserebbe più le classi a basso reddito che i ricchi. Esattamente come li farebbe scendere la riduzione dei vincoli alla grande distribuzione, la liberalizzazione dei taxi e dei trasporti pubblici ecc. Ma il paese erede della cultura corporativa fascista difende da sempre l’offerta. La domanda si arrangerà.

Marco Ponti

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