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CITTÀ METROPOLITANA DI BOLOGNA: UN’ESPERIENZA DI DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA

Si ritiene importante e utile continuare a informare e discutere sulla “distanza” tra cittadini e istituzioni, in particolare tra cittadinanza attiva ed enti di governo urbano e sovra-comunale e sui tentativi per colmarla. Il processo controverso di revisione e riorganizzazione degli enti locali vede al suo centro la costituzione della Città Metropolitana. Oggi pochi addetti ai lavori, non eletti dal popolo, stanno scrivendo lo statuto del nuovo ente, tenendo lontano i cittadini. In un clima torbido e inquinato, in cui si minano i pilastri della democrazia rappresentativa e si accelera il processo di esclusione dei cittadini, un po’ di ossigeno ci arriva da esperienze positive come quella bolognese.

06natale36FBPartendo dalla legge 35/2012 (Riordino delle province, istituzione delle città metropolitane e riorganizzazione dei comuni) del governo Monti, ma decaduta per incostituzionalità, a Bologna si è sperimentato per due anni (ottobre 2012 – aprile 2014) un processo di partecipazione attiva dei cittadini con l’esplicita finalità di accorciare le distanze tra società e istituzioni e con l’obiettivo di raccogliere indicazioni e proposte per la definizione dello statuto della città metropolitana.

L’esperienza partecipativa ha visto protagonisti 6 enti e istituzioni locali, in testa Comune di Bologna e Comunità montane; 20 associazioni, di cui si citano le principali: i Comitati Dossetti, Salviamo la Costituzione, Legambiente, Codacons, Scuola Città, i sindacati dei pensionati CGIL e CISL , Forum del terzo settore. Attraverso l’impiego di una pluralità di metodologie e strumenti tecnici di ricerca e comunicazione – non solo interviste e sondaggi ma coinvolgimenti e interventi diretti dei partecipanti – il percorso partecipativo si è svolto in 5 eventi informativi, 12 incontri pubblici rivolti alla popolazione dei diversi territori, 16 open space cioè spazi aperti di approfondimento su tre versanti (tecnologico, territoriale, tematico).

Nella prima fase l’attività si è concentrata sull’informazione, in primo luogo attorno alla domanda principale “La CM e il suo Statuto: come renderli un’occasione concreta per una vita buona per tutte e tutti?“. 1500 partecipanti, circa 20.000 cittadine/i contattati. Su un campione rappresentativo di 963 persone, 330 si sono iscritti e 224 (65% di Bologna e 35% di altri comuni) hanno partecipato alla seconda fase progettuale e deliberativa svoltasi attraverso l’E.T.M. cioè l’Electronic Town Meeting guidato da esperti del comitato di azione / ricerca.

Tre i momenti di informazione studio e discussione. Nella prima sessione si sono approfonditi i principi e i valori, le modalità di attuazione della Costituzione e delle Carte internazionali dei diritti e doveri; si sono esaltate le virtù civiche di socialità collaborazione e fiducia, a fondamento dell’identità della Città Metropolitana e del profilo della cittadinanza metropolitana. Una CM che deve tutelare i beni comuni, ambientali artistici e storici; promuovere saperi e culture; avere come pilastro portante la democrazia partecipativa e deliberativa prevedendo forme diverse di intervento e decisione popolari: referendum propositivo, bilancio partecipato, forum permanente di cittadini sorteggiati e chiamati ad esprimersi su decisioni importanti (piani regolatori, mobilità e “grandi opere”…), obbligo da parte degli amministratori di prendere in considerazione le proposte dei cittadini, autorità terza garante dei processi partecipativi.

Nella seconda sessione si sono individuate le funzioni della Città Metropolitana. In primo luogo la Città Metropolitana deve detenere il potere di pianificazione strategica e territoriale incardinata sul limite di consumo di suolo e sul recupero, sulla tutela dell’ambiente e delle risorse naturali (aria, acqua, paesaggio, energia, beni collettivi); deve “fare della partecipazione dei cittadini la base di un nuovo modello di governo” e “favorire la diffusione degli investimenti produttivi” che in modo squilibrato si concentrano sul capoluogo. L’orientamento maggioritario emerso dai partecipanti afferma il ruolo forte della CM a cui la Regione deve cedere poteri e funzioni gestionali (65%); l’84% sostiene l’unificazione a livello metropolitano di tributi tariffe e regolamenti (mobilità e trasporti, servizi sociali, rifiuti ecc.).

Nella terza sessione si sono affrontate le questioni riguardanti il governo metropolitano e i sistemi elettorali. Gli orientamenti emersi riaffermano che lo Statuto deve: favorire la partecipazione dei cittadini e la democrazia deliberativa (96%); stabilire l’elezione diretta e universale del sindaco e del consiglio metropolitano, rispettando i criteri della rappresentanza plurale; prevedere la scomposizione del comune unico del capoluogo e il riequilibrio tra i centri urbani dell’area (77%, di cui il 41% esclude del tutto il secondo livello e il 36% lo prevede fino al 2016).

Per la scomposizione del Comune di Bologna si è espresso il 66%: 37% “perché è la condizione per rendere possibile l’elezione diretta del sindaco e del consiglio metropolitano“, 29% “perché altrimenti il Comune di Bologna avrebbe un peso eccessivo rispetto agli altri“; dicono no per lo più quelli che optano per l’ente di secondo livello.

Non si sa ancora se i membri del consiglio metropolitano bolognese, che non sono – come del resto quelli delle altre CM – espressione del suffragio elettorale universale e popolare, accoglieranno le indicazioni gli orientamenti e le proposte dei cittadini protagonisti della partecipazione democratica che si è qui sintetizzata.

Rimane comunque l’importanza di questa esperienza, che ci si augura si diffonda e si pratichi nelle altre aree metropolitane, a cominciare da quella milanese. I semi della democrazia partecipativa e deliberativa non possono e non debbono morire. Devono entrare nel terreno fertile per far crescere e germogliare alberi ricchi di frutti buoni e gustosi.

 

Giuseppe Natale

Forum Civico Metropolitano

 

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