25 ottobre 2019

APPUNTI PER UNA STORIA DELL’URBANISTICA MILANESE RECENTE

La vicenda "scali ferroviari" e il PGT - segue dalla prima parte


In attesa che si conosca la documentazione ufficiale della variante del PGT approvata il 14 ottobre si potranno anticipare alcune valutazioni sulla qualità e l’attendibilità delle proposte avanzate.

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Riguardo al primo punto, si dichiara che “la crescita urbana sarà legata allo sviluppo delle infrastrutture di trasporto pubblico” ma non si fa alcun esplicito riferimento al recupero degli scali ferroviari, limitandosi a individuare 13 nodi in corrispondenza dei quali “sarà possibile superare l’indice di edificabilità di 1 mq/mq…”.

Il mezzo per favorire lo sviluppo del trasporto pubblico è quindi individuato nell’incremento della densità edilizia, senza considerare interventi diretti sulle infrastrutture come sarebbe invece opportuno, anche imponendo a FS di utilizzare a tal fine tutti i proventi derivanti dal recupero degli scali come previsto nell’Accordo di Programma del 2005. L’aumento dell’indice di edificabilità potrà avere effetti marginali ma non potrà certo generare quella città connessa, metropolitana e globale che si pretende di avere entro il 2030.

La Milano del dopo Expo è diventata una città più attrattiva a livello turistico, per gli investimenti immobiliari, per la conversione al commercio di molti edifici, con l’introduzione di un insieme di funzioni che hanno radicalmente modificato la percezione della città; in modo eclatante nel caso di Expo, Piazza Gae Aulenti e CityLife, e in modo più modulato nel caso di Piazza Cordusio, non più centro della city degli affari ma nuovo snodo commerciale tra Piazza del Duomo e Via Dante, effetto di un radicale cambiamento anche all’interno del centro storico monumentale.

L’EX PALAZZO DELLE POSTE IN PIAZZA CORDUSIO CHE OSPITA UNA SEDE DI STARBUCK

L’EX PALAZZO DELLE POSTE IN PIAZZA CORDUSIO CHE OSPITA UNA SEDE DI STARBUCK

Quanto alla città delle opportunità e inclusiva c’è molto da interrogarsi. Non potrà certo essere la modesta quota di housing sociale – la cui realizzazione dipende sempre e solo dagli interventi di edilizia libera (se e quando si faranno) – a garantire la casa a tutti quelli che non ce l’hanno.

Il PGT della città green, vivibile e resiliente prevede la riduzione del consumo di suolo del 4% rispetto al piano vigente attraverso 3 milioni di mq di aree a vincolo agricolo, 1,5 milioni di mq in più nel Parco Sud e la sua connessione con il Parco Nord, 20 nuovi parchi e 3 milioni di nuovi alberi proposti da Stefano Boeri. Ma il 4% di riduzione a quanto corrisponde? Gabriele Mariani ha fatto un semplice calcolo:

Superficie di Milano: 181 kmq; superficie occupata: 117 kmq; superficie libera: 64 kmq; riduzione propagandata: 4%
Quindi: 117 kmq x 4% = 4,7 kmq. Dovremmo credere che a Milano si libereranno 4.700.000 mq di aree attualmente asfaltate, occupate, costruite per dimostrare che se si trattasse della riduzione del suolo effettivamente edificato o pavimentato ammonterebbe a 470 ettari ossia 47 ettari all’anno da liberare.

VERIFICA DEL 4% DELLA SUPERFICIE DA RECUPERARE AL CONSUMO DI SUOLO

VERIFICA DEL 4% DELLA SUPERFICIE DA RECUPERARE AL CONSUMO DI SUOLO

Ma se ci si riferisce solo all’incremento registrato dal PGT appena scaduto allora si tratterebbe di poco meno di 4 ettari in dieci anni e il consumo di suolo non sarebbe affatto interrotto. A seguire altri obiettivi quali Zero CO2 per le nuove costruzioni, l’introduzione dell’indice di Riduzione Impatto Climatico da raggiungere con depavimentazioni, pareti e tetti verdi. Con la possibilità, tuttavia, di monetizzare il mancato rispetto dei parametri, per cui molti potranno pagare invece di fare quanto è ormai indispensabile.

Quanto alla vivibilità a fronte dell’inquinamento atmosferico vedremo come andrà con l’arrivo dell’inverno, mentre non abuserei del termine resiliente perché Milano mi sembra già fin troppo adattabile alle più svariate sollecitazioni esterne.

Per quanto riguarda gli 88 quartieri da chiamare per nome che “verranno valorizzati attraverso la rigenerazione di piazze, spazi pubblici e offerta di servizi…con l’obiettivo di recuperare il divario territoriale e sociale tra centro e periferia, creando una città sempre più policentrica”, non si comprende perché ci si debbano inventare tante entità senza identità amministrativa invece che riferirsi ai 9 Municipi, riconoscendo loro quelle prerogative che hanno tutti gli altri Comuni della Città Metropolitana. Si affida un compito tanto impegnativo alla rigenerazione di 7 piazze che, manco a dirlo, saranno destinatarie di “indice di edificabilità massimo (1 mq/mq anziché 0,7 mq/mq)”. Facendo anche in questo caso ricorso all’aumento della densità edilizia per affrontare questioni che richiederebbero ben altra strategia.

Infine il PGT “individua alcuni Ambiti di Rigenerazione Urbana, aree ai margini del territorio che dovranno essere valorizzate con interventi mirati al recupero del patrimonio edilizio degradato”, senza precisare che ricaduta in termini abitativi si potrà ottenere. Le previsioni in ambito abitativo riguardano il recupero di 3000 alloggi di edilizia residenziale pubblica, a cui si aggiungono 1300 alloggi a prezzi convenzionati, oltre a 2200 previsti negli spazi ferroviari e 4000 già approvati, per un totale di 9500 alloggi in dieci anni a fronte di un fabbisogno probabilmente dieci volte superiore. Ci si domanda quale politica si possa attuare senza dare una casa a chi non ce l’ha e ai nuovi arrivati, dato che Milano si propone di essere tanto attrattiva e inclusiva.

Aree ed edifici degradati e abbandonati (sit 2019)

Aree ed edifici degradati e abbandonati (sit 2019)

Nella formulazione definitiva del nuovo PGT gli undici temi indicati nei cinque obiettivi che abbiamo commentato sono stati ricondotti a tre soli obiettivi prioritari: casa, ambiente e periferie. Obiettivi che, se nei prossimi dieci anni fossero veramente affrontati e almeno parzialmente perseguiti, darebbero un segnale di cambiamento rispetto a una politica amministrativa fatta più di proclami e di eventi che di azioni concrete per risolvere i problemi.

Non sono un nostalgico della vecchia urbanistica del Piani Regolatori, che nella maggior parte dei casi allo scadere della loro validità ventennale risultavano incompiuti, lasciando insanabili lacerazioni nella struttura urbana come risulta in molte zone della nostra città, a partire dal piano Pavia-Masera del 1912 fino a quello del 1953; quest’ultimo con il disegno urbano ancora ben riconoscibile, poi sostituito, nei successivi PRG, dallo zoning, processo ben illustrato in un saggio di Federico Oliva.

Pianta della città di Milano con indicate le aree di sviluppo urbano tra il 1912 e il 1934

Pianta della città di Milano con indicate le aree di sviluppo urbano tra il 1912 e il 1934

 

 

E poiché, come abbiamo constatato, la concertazione è diventata la principale procedura adottata in occasione di ogni intervento di trasformazione, dal contraddittorio che si deve svolgere tra funzionari incaricati della tutela delle istanze pubbliche e soggetti rappresentanti degli interessi privati si potranno generare quelle forme di iniziativa imprenditoriale responsabile che viene invocata, ma che non potrà certo derivare esclusivamente dalle cosiddette leggi del mercato.

Tavola del Piano Regolatore del 1953

Tavola del Piano Regolatore del 1953

Perché ciò avvenga bisogna favorire sempre più il dibattito e il dialogo, superando gli steccati tra i differenti ambiti, tra tutti i soggetti interessati: progettisti, promotori immobiliari, costruttori, tecnici e dirigenti dell’amministrazione comunale e delle Soprintendenze, mettendo a confronto i rispettivi interessi e competenze per favorire il formarsi una classe politico-amministrativa più consapevole delle proprie responsabilità, ma anche più disponibile e confrontarsi per pervenire a scelte trasparenti, partecipate e condivise.

Ho evitato di cimentarmi con gli aspetti specificamente procedurali e normativi perché altri potranno farlo meglio di me. Ciò che mi sta più a cuore è la qualità degli interventi che, nel dare risposta ai bisogni materiali e immateriali dei cittadini, si potranno perseguire in termini spaziali, architettonici e funzionali sia localmente sia alla scala generale della città e del territorio. Sono convinto che l’elaborazione di un’idea di città partecipata e condivisa, che coinvolga tutte le componenti sociali, sia alla base di ogni PGT che possa ambire a perseguire i propri realistici obiettivi.

Emilio Battisti



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