NAVIGLI. ASPETTANDO BRUXELLES
Il viaggio del sindaco Sala a Bruxelles non deve esser stato facile, andava alla UE a chiedere risorse per Milano venendo da un Paese il cui Governo non perde giorno per accusare la Ue stessa di tutte le nefandezze possibili con un linguaggio rozzo, arrogante e offensivo e del quale ogni giorno dobbiamo vergognarci. Purtroppo non basterĆ certo la sua visita, garbata siamo sicuri, a ricostruire lāimmagine del nostro Paese.
Le risorse se arriveranno, ci racconta Sala, saranno a partire dal 2021 e lui stesso pensa che lāoperazione partirĆ dopo quella data: abbiamo una pausa di riflessione che ci consente di riflettere sulla cosiddetta āriaperturaā dei Navigli, e ne approfitto anchāio, da sempre contrario per più di un motivo, ad aggiungere qualche considerazione.

Quando si cominciò a chiuderla la fossa interna cosa era? Era sostanzialmente una via dāacqua destinata al trasporto di merci che aveva perso la sua esclusiva funzione. Lungo le āalzaieā si allineavano le āsciostreā, magazzini di deposito e distribuzione di merci in cittĆ e molto spesso di lavorazione di materiali: al Corriere della Sera arrivavano dalle cartiere gli enormi rotoli di carta che alimentavano la sua tipografia, affacciata sul Tombon de San Marc e che entravano dal portone dal quale si accede alla sala dei convegni, oggi Via Balzan 3.

Mio nonno di parte materna, Ambrogio Gadola – che da impresario costruƬ il primo edificio del Corriere in via Solferino – mi ricordava che il suo bisavolo aveva una āsciostraā dove lavorava la pietra da costruzione, mestiere che aveva imparato in Val di Lanzo, da dove veniva. Il Naviglio e le sue sponde erano un luogo di lavoro, quasi sempre umile come quello delle lavandaie.
Guardando lāiconografia del Naviglio non mi ĆØ mai capitato di vedervi scene liete, che ne so, cortei di nozze, gite romantiche, carnevalate, fronti di osterie, pergolati: non era un luogo nĆ© lieto nĆ© di festa. Di fatica.
Cosa ha sollecitato lāimmaginario dei āriapertoriā? Forse le immagini di altri canali urbani proiettate in Sala Alessi in occasione della presentazione delle osservazioni al progetto? Immagini tetre. O avevano nei loro ricordi di viaggio i canali di Amsterdam? Vorrei capire e capire soprattutto che āatmosferaā si speri di ricreare o ācreareā con lāoperazione Navigli. Far dimenticare? Risarcire?
Veniamo a oggi.
Avviata lāoperazione Navigli, di fronte a tante perplessitĆ per sostenerla, si ĆØ fatto un bilancio costi/benefici il cui argomento cardine sembra essere il nuovo Piano Urbano della MobilitĆ Sostenibile (PUMS), quello approvato con una delibera di Consiglio Comunale del 14.11.2018. Di questo documento non sono riuscito a trovar traccia nĆ© nel sito del Comune nĆ© nei documenti di AMAT, lāAgenzia MobilitĆ , Ambiente, Territorio del Comune di Milano. Misteri del Portale Open Data.
Da quello che ho potuto desumere da altre fonti o da dichiarazioni degli interessati, si vorrebbe dare un nuovo assetto alla mobilitĆ di Milano e soprattutto quella del centro storico, riducendo lāuso di mezzi privati, stimolando mobilitĆ lenta – zone 30 – e su due ruote, la mobilitĆ elettrica e, perchĆ© no, lāuso delle gambe che farebbe anche bene alla salute, il tutto con tanto vantaggio per lāinquinamento.
Beppe Sala ha incontrato Violeta Bulc, commissaria europea ai trasporti, per illustrarle questo progetto Navigli che, dichiarato come progetto di mobilitĆ , potrebbe attingere ai Fondi Europei.
Da quando ho visto questo aggancio della mobilitĆ ai Navigli – lāargomento forte per la riapertura – mi sono sempre domandato: ma gli stessi risultati in termini di mobilitĆ non si possono raggiungere senza riaprire i Navigli? Forse spendendo molto meno? Forse questa stessa domanda se la sarĆ posta anche Violeta Bulc. Cosa cāentrano i Navigli? Un vecchio milanese con un ironico borbottio direbbe: āSe ghentra el butter (burro) cun la ferrovia?ā.
Ć ovvio che ogni Sindaco, ogni Giunta desideri lasciare un segno chiaramente visibile del suo passaggio; ĆØ altrettanto chiaro che la cosiddetta ācerchia dei Navigliā oggi ĆØ uno spazio pubblico che va ripensato anche in termini di mobilitĆ ed ĆØ unāoccasione forte. Se questāoccasione la si rimanda di lĆ dal 2021, forse con un altro Consiglio e unāaltra Giunta, si rischia di non vedere più nulla.
Non cāĆØ tempo da perdere, vale la pena di fare pensieri nuovi. Ce ne sono.
Luca Beltrami Gadola


Condivido pienamente la tua proposta di cercare soluzioni diverse dalla riapertura dei navigli per conseguire gli obiettivi ambientali approvati dai cittadini che hanno votato sƬ al referendum del 2011 (compreso il sottoscritto). Ciò che rimane dei navigli (le due conche del ‘500 – di Viarenna e dell’Incoronata) e i tratti interrati non distrutti o irrimediabilmete alterati nelle operazioni di interramento (naviglio di S. Marco) dovrebbe essere vincolato dalla Soprintendenza e recuperato con disciplina archeologica, avvalendosi eventualmente dei fondi europei previsti per il recupero dei “caneaux historiques” . Il resto salvaguardato sotto terra.
Un’amministrazione ricca ed attenta sicuramente dovrebbe seguire il consiglio di Mario Giorcelli, purtroppo gli aggettivi non le appartengono.
Forse hai ragione Luca, ci vuole un po’ di umorismo!
Sinceramente leggendo queste righe, più che informarmi sui punti critici o del perchĆ© sarebbe meglio non riaprire i Navigli a Milano, ho avuto la sensazione di aver letto le ultime tristi e sconsolante memorie scritte su di un foglietto dentro una bottiglia relitta di un povero vecchio naufrago su qualche Arcipelago dei mari del sud ben lontano da Milano oggi e a cui non posso che augurare per i giorni che rimangono di star sereno a suonare l’ukulele all’ombra di una bella palma in compagnia del suo amico VenerdƬ… Te saludi
Il vecchio sonatore di ukulele darĆ del filo da torcere ai talebani dei Navigli.
Sono intervenuta in sala Alessi per ribadire che la riapertura dei navigli, più che un sogno, mi pare un incubo. E inoltre dimostra come certa politica sia distante da quanto si aspettano i cittadini. e in alcuni municipi i cittadini sono fortemente contrari
Il referendum cui spesso si riferisce parlava genericamente di navigli: infatti dopo quel referendum si è riaperta la darsena ( doveva essere un parcheggio, ve lo ricordate?) , ma poco si è fatto per i navigli esistenti, che tuttavia non appaiono un luogo particolarmete ameno. la prova: ci sono ancora edifici fatiscenti. Se fosse bellissimo viverci, forse si avrebbe investito di più. ma zanzare tigre, topi ovvero pantegane la fanno ancora da padroni.
Il discorso ĆØ: i navigli servono? rimandiamo le donne a lavare lungo i navigli?, saranno abbastanza larghi per far transitare barche, etc…
A parte le vecchie foto, che non dipingono i navigli come luoghi idilliaci, chi passeggia per via sforza, dove il rendering del Comune presenta un posto bellissimo, può fare due conti: la strada ora è già di fatto a senso unico, quindi il naviglio quanto sarà largo? 3 metri? ma gli abitanti delle case limitrofe come faranno a muoversi? a piedi? Ma quelle abitazioni, ora prevalentemente uffici, cosa se ne fanno ? diventeranno tutti centri commerciali?. Ce ne sono già troppi a Milano e tanti chiudono!
Poi siamo sicuri che ci sarĆ acqua sufficiente? Non piove, non nevica, L’Adda non ha acqua, il Ticino neppure…..quindi un buco con 20 cm d’acqua? e il cambiamento climatico purtroppo continua…
forse dotare MILANO DI PARCHI ANCHE CON FONTANE (ex scali ferroviari) ĆØ un sogno migliore!
alessandra
Il bello di Milano ĆØ che ha una mentalitĆ pratica e dinamica, soprattutto dopo EXPO orientata al futuro, ma a differenza delle altre cittĆ europee disconosce il proprio passato; un atteggiamento da evitare. Non solo riguardo ai navigli ma anche riguardo le mura spagnole sbancate per costruire condomini. Ad Amsterdam non hanno chiuso i canali eppure non erano luoghi ameni e attualmente non trasportano merci nĆØ persone. Pur lavorando in centro (e vivendo in periferia) mi chiedo cosa facciano tutte queste persone in macchina quando ci sono i mezzi pubblici a disposizione. Le zone attraversate dai navigli sono occupate quasi totalmente da uffci ed esercizi commerciali. L’idea di riaprire i navigli non da solo identitĆ e senso di appartenenza ma rilancia il concetto di navigli in se portanto richiamo e frequentazione. Vi prego smettiamola con le solite lamentele da pantofolai e PRO STATUS QUO ad ogni costo tipiche degli italiani. I problemi da te evidenziati sono facilmente risolvibili non sono cause ostative.
Classificare la riapertura dei Navigli come un “progetto di mobilitĆ ” ĆØ una inutile burla ! La mobilitĆ ĆØ un sistema complesso specialmente nella nostra CittĆ ed ĆØ importante non perdere inutilmente tempo. Condivido sia il tuo equilibrato sarcasmo che il tuo stimolante monito.
Gentile Andrea,
non ovvio ĆØ il suo scrivere ma le chiedo: ĆØ sicuro di poter parlare di Amsterdam che continuamente viene presa come modello da perseguire ?
Lei sa che Amsterdam ĆØ dentro un polder, quindi sotto livello mare, mi dica cosa centra con Milano? i canali di Amsterdam sono indispensabili alla sopravvivenza della cittĆ , come Venezia, due cittĆ inseparabili dai loro canali. Poi parla di Milano che, a suo dire, non tiene adeguatamente conto della sua storia, di quale storia parla? Della Milano romana ? Allora riportiamo in vita la geometria urbanistica del cardo e decumano. Parla dell’era agostiniana ? dell’era viscontea o sforzesca oppure andiamo direttamente agli spagnoli ? Milano ha sempre pensato a produrre, lasciando la storia agli appassionati, cosi come l’architettura, e molto altro. Dopo la guerra ĆØ stata ricostruita completamente e non mi pare che qualcuno reclami sul fatto che non sono stati ricostruiti i palazzi storici. Oggi ĆØ pronta a concedere i suoi gioielli a chi sa dove andarli a trovare. parliamo pure di navigli e non facciamo della storia di Milano, un “in hoc signo vinces” per pontificare un’operazione che punta a ben altro.
Gentile Gianluca, Milano si era dotata dei navigli per costruire il duomo, facilitare gli scambi con i territori circostanti e consolidare (almeno agli inizi) la funzione difensiva dell’acqua. E’ stato cosƬ per secoli. Milano ĆØ sempre stata una cittĆ d’acqua, gronda d’acqua dato che poggia su una spugna che potrebbe soddisfare (stime) l’esigenza idrica della cittĆ in presenza di un periodo di siccitĆ di 10 anni. Ecco perchĆØ Milano (ma anche molte cittĆ del Veneto) ĆØ paragonabile ad Amsterdam (spero che ora ti sia chiaro, pensa anche al Seveso ed al canale Redefossi che allagano la cittĆ ). Se un piano degli anni ’30 ha puntato tutto sull’auto sventrando il centro storico ed interrando i navigli non vuol dire che non si debba recuperare il recuperabile.
Di tutti gli esempi che porti mi pare si stia andando in quella direzione: il parco dell’anfiteatro al parco delle basiliche, la parte delle terme Erculee in Largo Augusto e San Babila ad esempio.
Ma anche se non fosse cosƬ si può e si deve rimediare ad errori madornali come quello di interrare i Navigli. Cio non toglie che ModernitĆ e simboli che appartengono alla memoria collettiva possano convivere. Se per te Milano ĆØ semplicemente il luogo del più bieco mercantilismo capisco la tua risposta da Milanese Imbruttito. Il valore aggiunto di una cittĆ non ĆØ solo la ricchezza prodotta, entrano in gioco anche fattori culturali e sociali dati dalla consapevolezza di appartenere ad un luogo. Quando uno di New York ti chiede cosa c’ĆØ a Milano cosa risponderesti? La fabbricchetta? Il grattacielo Pirelli/Unicredit? Da un punto di vista economico/finanziario sarebbe pure conveniente ma mi pare che da buon concreto volti il culo al pane…
Piena condivisione, anche da parte mia, al pensiero del “sonatore di ukulele”. Sala potrĆ lasciare traccia di sĆ© in Milano in altro modo, ad esempio avviando la piantumazione di qualche milione di alberi e facendone la cittĆ più verde del mondo!
Condivido in toto l’articolo. Dare corpo ai propri desideri e’ deleterio, da buoni milanesi bisogna restare con i piedi per terra. Milano e’ ancora una citta’ dove il lavoro e’ centrale o la vogliamo trasformare in una Disneyland ad uso e consumo di probabili turisti? E mi siano concessi due pensieri: continuare a parlare di Amsterdam senza dare cifre ( abitanti- estensione), e’ sciocco; e come tutti ben sanno nel mondo occidentale, ed in Italia in particolare, l’eta’ aumenta ma tutti i progetti sono volti a farci camminare su pietre sconnesse ed in pieno sole come quello delle ultime estati. Alberi, alberi!
Sono assolutamente d’accordo per quanto riguarda l’apertura dei Navigli. Sempre molto interessanti gli articoli di Gadola.
Mah! Non essendo tecnico, nĆ© ingegnere idraulico mi permetto di esprimere la mia idea, giĆ pensata sin dal tempo di expo. Secondo il mio pensiero, basterebbe riaprire “le vie d’acqua” solo ed esclusivamente nei luoghi storici tipo conca di viarenna, tumbun de san marc, forse anche via laghetto, incanalando, interrata, l’acqua della Martesana fino a sfociare in Darsena. Si potrebbero creare dei bei luoghi di ritrovo con passeggio, piante e a disposizione di tutti.
Inoltre, anzichĆ© aprire i navigli, si vuole bonificare il Lambro e l’Olona che sono fogne a cielo aperto? Di questo sono sicuro che sarebbero soldi spesi meglio,
Come proposta mi sembra un buon punto di partenza. Se successivamente si volesse completare l’anello sarebbe fattibile. In più i fiumi tombinati o non bonificati potrebbero rinascere.