ARTICOLO APERTO: SCRIVETE DIECI RIGHE SUI NAVIGLI
Cari lettori, vorrei invitarvi a scrivere dieci righe sulla questione “riapertura dei Navigli”. Per un giornale/blog come il nostro, la voce dei lettori sta diventando sempre più importante. Vorremmo ora e in futuro tastare il vostro polso e sapere cosa ne pensate dei principali dibattiti in città. Abbiamo dunque pensato di pubblicare dei “non editoriali” che chiameremo “articoli aperti”, nei quali invitiamo i lettori a esprimere le loro opinioni. Le opinioni dovranno essere espresse nello spazio dedicato ai commenti in calce ad ogni articolo e che resteranno online per sempre, anche per chi dovesse leggere l’articolo aperto tra molto tempo.
Perché un “articolo aperto” sulla riapertura dei Navigli?
Un’operazione come quella dei Navigli deve nascere con il più ampio consenso tra i cittadini e abbiamo l’impressione che, lasciata da parte l’ipotesi del promesso referendum ad hoc, accantonamento dovuto al diniego del Ministero dell’Interno di abbinarlo alle ultime elezioni, un referendum avrebbe sciolto ogni dubbio, a condizione che il quesito fosse posto in maniera obiettiva, illustrando con pari dignità vantaggi e svantaggi, opinioni favorevoli e sfavorevoli. Le esperienze referendarie italiane purtroppo sul piano della comprensione e dell’equilibrio delle opinioni spesso lasciano a desiderare.
Sul nostro giornale/blog abbiamo accolto opinioni favorevoli e contrarie, queste ultime prevalenti, probabilmente perché in linea con gli orientamenti della redazione: sollecitiamo i nostri lettori a esprimere ora le loro opinioni con la massima libertà. Sulla vicenda dei Navigli ci siamo premurati di indicare le fonti più note di notizie, progetti e dibattiti sul tema. Riteniamo che i lettori abbiano potuto formarsi un’opinione ragionata. Se qualcuno desiderasse accedere ad altre fonti di informazioni rispetto a quelle già indicate lo chieda in un commento e faremo il possibile per trovarle e segnalarle.
Perché 10 righe? Poco più o poco meno di dieci righe pensiamo sia uno spazio sufficiente per esprimere un’opinione o un giudizio completo, senza diventare prolissi. È lo spazio è quello di quattro Tweet. Se con un Tweet oggi si fa cadere un Governo, pensiamo che i nostri lettori in dieci righe sapranno esprimere le loro opinioni.
Perché gli articoli aperti?
Molte delle operazioni avviate e in corso a Milano devono nascere con il più ampio consenso tra i cittadini. Vorremmo evitare che gli scontri tra i “sì” e i “no” avessero il triste epilogo dei ricorsi alla magistratura, al TAR. Questi ricorsi son l’ultima spiaggia di chi non si sente ascoltato e a mio modo di vedere sono una sconfitta per la città.
Che le parti si esprimano è il nostro desiderio, poi ognuno ne tragga le conclusioni.
Luca Beltrami Gadola

Sono da sempre un fautore della riapertura dei Navigli e da anni la inserisco nel mio programma elettorale. Ho letto il libro di Alice Ingold “Negocier la Ville” e mi sono reso conto del grave errore costituito dalla copertura alla fine degli anni Venti del secolo scorso e delle corrette argomentazioni di tutti coloro che si opposero, tra cui Luca Beltrami, nonno dell’autore di questo editoriale.
Una città vivibile deve avere una forte componente di canali navigabili, Milano è sempre stata nei secoli una città con un fitto reticolo di canali e nonostante la loro progressiva copertura è possibile riaprirli. Non penso solo ai Navigli ma anche a canali minori come la Roggia Gerenzana che porta tutt’ora l’acqua pulita della Martesana fino ai campi a sud di Melegnano.
Ora il progetto c’è, il sindaco lo sostiene, andiamo avanti con decisione contro tutte le opposizioni !
La riapertura di 5 tratte sarà solo l’avvio di un processo che porterà alla riapertura di tutto il percorso.
Caro Michele sono attonita che un ambientalista militante come tu sei, e come ti sei candidato in Regione, sia favorevole – con il clima e la dispersione di acqua che corrono anche a Milano – ad una operazione puramente esttico/propagandistica che non tiene minimamente conto della realtà. Senza dire che riaprire cantieri per decenni e gravare di debiti le generazioni che ci seguono è veramente irresponsabile!
io sono personalmente favorevole alla riapertura dei Navigli perché penso sia un ottimo incentivo allo sviluppo turistico della città.
Cara Cristina, basta guardare gli altri commenti per capire da che parte stanno gli ambientalisti e da che parte i difensori del traffico automobilistico in via Melchiorre Gioia e sulla cerchia nei navigli. Non si gravano affatto di debiti le generazioni future, l’opera sarà pagata interamente dall’aumento della tassa di soggiorno in seguito all’aumento dei turisti. Già ora la tassa di soggiorno assicura un incasso di 50 milioni di euro all’anno e se lo si utilizzasse interamente per la riapertura dei Navigli la ripagherebbe in 8 anni.
Opera faraonica inopportuna.Investirei risorse nelle periferie.Sopratutto nella ordinaria manutenzione di marciapiedi,strade e giardini.Se invece il comune ci tiene cosi tanto ai navigli se ne occupi del naviglio grande sistemando i parapetti,sostituendo lampade guaste e istallando qualche fontanella per disettarsi
Quello dei Navigli mi sembra un bel sogno romantico…
Camminare accanto all’acqua che scorre, conversando nel silenzio..
Ma chi paga? Se chi li vuole e pensa siano belli e utili per la qualita’ della vita, netta mano al portafoglio…
De invece i quattrini devono essere quelli del Comune…allora no! Ci sono prima le case popolari che stanno crollando, i negozi abbandonati, le asdociazioni in sedi fatiscenti….
Dei facilitatori sociali escano dagli uffici e vengano tra la gente…
Neanche i tecnici comunali responsabili dei lavori stradali escono dalla fortezza!
… credo sia necessario ‘parametrizzarre’ lo ‘stato urbanistico’ di una città in particolare Milano… cioè individuati dei parametri che descrivono le situazioni dello ‘stato di usufruibilita’ (densità edilizia – manutenzione edilizia – situazione viaria – trasporti – scuole – ospedali – immobili abbandonati – .. ecc.) di singole zone; attribuiti a tali parametri un ‘indice di stato’ (es. da 0 a 10)… si individuano delle evidenti carenze e relative priorità di interventi atti ad omogeneizzare lo stato urbanistico riscontrato… una volta individuate le zone peggio qualificate si dà la priorità degli interventi necessari a detta relativa riqualificazione… da qui in automatico sarà possibile individuare la impellente necessità di porre mano a progetti e/o realizzazioni da implementare in fatto… poi si faccia quel che si vuol fare a seconda dell’espressione democratica del potere del momento… se ne risponderà ai successivi benestare dei cittadini…
Non contraria a priori a una intelligente valorizzazione del complessivo sistema dei Navigli milanesi, segnalo le seguenti criticità:
– il percorso partecipativo svolto dalla amministrazione ha programmaticamente limitato il coinvolgimento del pubblico al solo scopo “di presentare al pubblico il progetto di riapertura dei Navigli e di raccogliere suggerimenti e proposte”, non di verificarne la fattibilità con il concorso attivo dei cittadini;
– riaprire le cinque tratte dei Navigli risponde ai bisogni della città? Data la rilevanza dell’impegno finanziario, è questa la priorità? Perché non accertarsene con un apposito referendum?
– quali sono le coerenze del progetto con la variante al PGT, al Piano del traffico e dei parcheggi e al Piano della mobilità, anche sul tema della navigabilità?
– gli impatti ambientali generati sulla mobilità e sulla fruibilità dello spazio pubblico durante il cantiere e in esercizio sono sottovalutati, così come i problemi della manutenzione e gestione, e della sicurezza;
– quale sarà l’effettivo bilancio tempi-costi-benefici? C’è un’analisi del rischio?
– perché questa urgenza? Tempi più congrui consentirebbero di approfondire la fattibilità del progetto e una partecipazione in più chiaro e diretto rapporto con le consultazioni della fase di VIA.
Questi temi sono approfonditi nel Quaderno redatto da UCTat sul sito del Comune.
Non sono d’accordo con l’apertura dei navigli : sono un architetto pertanto comprendo molto bene la complessità di un operazione del genere, credo che i costi sarebbero altissimi e non si capisce chi li affronterebbe; i rientri prospettati, secondo me, sono solo ipotesi fittizie ed improbabili. Inoltre credo che Milano non abbia bisogno di fare opere che sembrano essere promosse solo per incentivare il turismo nel suo centro storico. Si dovrebbe invece investire in opere per migliorare la vita di tutti i cittadini quali nuove infrastutture, miglioramento dei trasporti pubblici, riqualificazione delle periferie, ed in particolare rifacimento delle strade disastrate e dell’arredo urbano che non è mai stato curato e che risulta disordinato e indegno per una città che si vanta di essere capitale del design!
Ciò che mi ha colpito al primo incontro “L’Oro liquido” del 22 novembre scorso è stato l’intervento di Alessandro Folli, Presidente Consorzio Est Ticino Villoresi, che ha messo in guardia gli astanti sulla mancanza di acqua della Martesana. Ha specificato che prima di avventurarsi in un’opera così costosa occorrerebbe consultare chi con l’acqua ci lavora quotidianamente. Folli specifica che se si realizzassero questi nuovi navigli l’acqua che ci defluirerà non supererebbe i 30 cm!
Inoltre, la storica Elisabetta Ferrario, ha evidenziato l’attuale uso irriguo della Martesana e che, quando arriva a Cascina de Pomm, ha talmente poca acqua che lo sbarramento rappresenta anche la fine delle acque, le poche restanti confluiscono nel Seveso. Allora mi domando: come si fa a costruire un castello del genere quando poi manca la materia prima cioè l’Oro liquido?
Esaminando i rendering che sono circolati sembrerebbe tutto molto bello. Ma i rendering sono pura finzione. Guardiamo l’attuale zona dei navigli che il Comune non riesce né è mai riuscito a gestire: chiasso, sporcizia fuori e dentro i Navigli, margini cadenti, marciapiedi improponibili, zanzare anche in inverno, posti auto inesistenti, un inferno per chi ci abita. Mi piacerebbe sapere chi è favorevole delle persone che abitano nei pressi delle zone ove il Comune vorrebbe riaprire i Navigli e dove abita il sig. Sacerdoti che, in maniera ammirevole e pacata, sostiene l’iniziativa. Io sono di principio favorevole alle novità e alla riqualificazione della città (Porta Nuova e City Life sono uno spettacolo) e molti interventi hanno reso certamente migliore la nostra città ma che è e rimane una città ovvero un aggregato di abitazioni. Grazie per l’attenzione.
Già sostenitore della riapertura dei Navigli, mi sono convinto che sia mossa da una visione fanciullesca della realtà milanese, delle sue priorità, del suo futuro. Alla popolazione residente servono aree pubbliche ampie e godibili, e le aree degli ex Scali sono assai più adatte a rispondere a questa domanda che non qualche strisciolina d’acqua in più, pigiata tra edifici che, a differenza di un tempo, nulla più hanno a che fare con essa. Acqua che tra l’altro nessuno garantisce sarà sufficiente. E che difficilmente attrarrà folle di turisti pieni di soldi, la grande illusoria risorsa del nostro tempo. Milano è una città matura, deve fare i conti con il suo presente e il futuro dei suoi abitanti, senza nostalgie per un passato che non tornerà più.
Per ordine: 1. Viabilità seriamente compromessa specie per Policlinico che si è deciso di lasciare li (città della salute) anche per la viabilità che lo circonda. 2. Non sarà un corso d’acqua ma una trincea profonda da 3 a 5 metri da cui si apprezzeranno solo le gonne delle signore e i muri in mattone; la città non sarà visibile. 3. abbiamo un eccellente tracciato di BRT (Bus Rapid Transit) che le altre città cercano di avere e noi lo togliamo 4. La prossima volta che sarete in taxi, autobus, o chiamate pompieri, polizia, ambulanza imponete che non passino sulla cerchia dei navigli cosi vi rendete conto della ricaduta. 5. Il Duomo è da solo il secondo monumento più visitato di Italia: non c’è bisogno di un riganolo per incrementare il turismo. 6. Possiamo guardare avanti e fare una pianificazione multi decennale cone le altre città importanti invece di un singolo progetto di pseudo restauro e occuparci seriamente delle periferie? ce ne è ancora ma mi fermo…
La riapertura è un carro davanti ai buoi, frettoloso ed affatto democratico. La recente consultazione – dibattito ha fornito ogni dettaglio sul progetto evitando la pubblicazione dell’unico studio sulle conseguenze viabilistiche. Si affronta il progetto senza studiare prima l’assetto di traffico, pedonalità ciclabilità, spazi pubblici e nuovi verdi, tutti connessi al tema, e sbandierati come il risultato determinante in tutto il centro. Senza questo contesto allargato, il Naviglio non “genera” spazio pubblico ma solo due strade: una veicolare stretta, ancora importante ed in cui l’autobus passa appena, ed una semiciclabile pedonale, di emergenza veicolare. Con le vasche la navigabilità è irrisolta; se affrontata prodrrà un percorso urbano lentissimo, basso, incassato tra sponde vicine, di pochi momenti d’interesse. La redditività dell’operazione si basa sopratutto sull’ incremento di valore degli immobili interessati, e sul possibile recupero fiscale. Estenderla ad altri cespiti significa organizzare una regia complessa su moltissimi fronti, quella che il Comune non ha colpevolmente voluto assumere nella più semplice gestione degli scali. Avviare la riapertura è passare per anni di disagi per avere benefici tra molti anni. Iniziare sistemando civilmente il centro significa raccoglierli a breve. Questa fretta non è gestione lungimirante di città e territorio: per ora siamo solo all’Urbanistica spettacolo per consenso. Il Naviglio è simbolo di obbiettivi positivi, come realmente è, ma nessuno di questi è diligentemente, professionalmente perseguito. Milano si racconta avanzata; ma non lo è.
Ritengo l’idea molto interessante e prestigiosa, pur se da subordinare a un utilizzo concreto.
Non è sufficiente il ruolo paesaggistico che i navigli assumerebbero, è indispensabile che possano venir utilizzati come percorsi di trasporto a gestione pubblica, con battelli efficienti e ecologici, per un rapido e continuo attraversamento della città, come a Venezia. E’ pensabile una gestione economicamente valida di tale utilizzo? Spero di sì.
Roberto Gamba
Sono favorevole al progetto, anche se trovo che qualche aspetto compositivo sia un po’ debole.
Sono anche molto favorevole ai pubblici dibattiti, come questo, ma faccio notare che un dibattito pubblico è già stato promosso dal Comune qualche mese fa, è stata data la possibilità a chiunque di lasciare impressioni, commenti e opinioni sulla pagina appositamente dedicata del sito del Comune di Milano. Mi sembra fossero quelli il luogo e il momento più indicati per esprimersi, ma ben venga qualsiasi occasione.
Sono favorevole alla riapertura dei navigli a Milano. I motivi sono sia storici (Milano ha sempre avuto una attiva rete di canali sia navigabili, sia per uso agricolo), sia di ordine pratico: bastano pochi mm di pioggia e molte zone di Milano si allagano. La riapertura di alcuni tratti dei navigli migliorerebbe la situazione.
In tutto il dibattito non è chiaro se questo progetto risponde a necessità di gestione delle acque: si sente dire che ne abbiamo bisogno perché usare acqua eccedente come pure che non c’è abbastanza acqua per riaprirli. Molte risorse sono già state spese senza chiare indicazioni sugli obiettivi di questa opera e sulle fonti del suo finanziamento. Nel frattempo l’ordinaria amministrazione dell’area dei Navigli rimane molto carente, a fronte di un suo grande “successo”; è diventata un “parco a tema” dove si rappresenta la “vecchia Milano” per il pubblico dei visitatori e dei turisti, con i consumi conseguenti che scacciano i consumi della vita quotidiano degli abitanti. E’ un processo che porta alla espulsione dei “vecchi” abitanti e le “vecchie” attività che non possono sostenere i costi della rivalutazione immobiliare dell’area. Vogliamo estendere il “parco” ad altre aree della città? Finora non abbiamo mostrato di saper gestire questo “successo”.
Io sono favorevole alla riapertura dei navigli. Vedo però che tutti, da una parte e dall’altra , sembrano aver ragione, chi pro e chi contro. Chi a favore della cura delle periferie e del degrado di alcune zone , chi invece per una Milano con più punti di aggregazione, più belli e che sviluppino una socialità senza gli eccessi che si vedono nelle solite concentrazioni in pochissime aree a Milano. Ma abbiamo bisogno di più spazi di vivibilità sociale. I navigli in questo senso devono rappresentare un tassello, non certo unico ed esclusivo di altri. Le altre città d’europa non si sono sviluppate solo per referendum o manutenzioni , nè l’hanno fatto i nostri predecessori del belpaese. Inutile negare che ci vuole qualcuno che abbia competenze e autorità per guidare chi non le ha. Non bastano i soldi per tutto ? Vero solo in parte:ci dimentichiamo che da sempre le due esigenze vanno conciliate, e paghiamo i nostri politici per questo.Storicamente il problema in italia non è la spesa e l’investimento ma come gestirli in modo efficiente. Se ci rassegniamo alla impossibilità di far evolvere insieme cultura, pulizia e bellezza ,insieme all’utile , andiamo comunque verso il degrado, e ovunque. Anche nelle nuove infrastrutture delle periferie ,pensate bene e finite male, che purtroppo sono sotto i nostri occhi. E purtroppo questo il vero spread verso gli altri paesi europei.
Coprire i navigli era un progetto che accomunava tute le città europee che li avevano ereditati dal passato – qui vedi Reggio o Modena – dal momento che con la diffusione del vapore il loro ruolo di alimentare le ruote idrauliche come fonti di energia era tramontato: e in effetti già il piano del Beruto li aveva quasi tutti cancellati, Il ramo orientale è stato mantenuto per decenni perché consentiva di portare i marmi del lago maggiore non soltanto sul cantiere del duomo ma anche agli atelier degli scultori dei gruppi celebrativi del vicino cimitero monumentale. Ma il loro ruolo principale è stato quello di portare ii rotoli di carta dalla cartiera Burgo di Corsico alla tipografia del Corriere della Sera in via Solferino. E’ vero che il Corriere della Sera diretto da Albertini per Mussolini era una spina del fianco che lo avrà spinto a suggerire i finanziamenti da mezzo secolo auspicati dai milanesi, che dei miasmi e delle zanzare nonché dei topi non ne volevano più sapere, ma non risulta che le signore con le crinoline affollassero le loro alzaie. Né ieri né tanto meno un domani.D’altra parte i rendering mostrano un paesaggio futuro proprio insignificante, che in un città vuol dire “brutto”.
Sono convintamente contraria ad un’opera costosissima, che non tiene conto del cambiamento climatico che ci porta – come tutti possiamo constatare – estati siccitose e roventi, inverni con scarse precipitazioni piovose e nevose. Come già detto da tanti altri manca l’acqua e abbondano le zanzare!!
Se il Comune di Milano ha così tanti denari (dai contribuenti milanesi e non )da investire si occupi di mettere mano alla manutenzione straordinaria/efficientamento della rete idrica milanese, che ha uno spreco e una perdita di acqua che sono agli atti. L’acqua, bene pubblico, andrà sempre di più risparmiata, invece che dispersa….Questa è una urgenza!
Da ciclista e nonna aggiungo che il pavée fa schifo, le strade bucate e rattoppate senza controllo qualità e durata dei rattoppi. Mancano le ciclabili, si soffoca nelle polveri sottili e gas di scarico.
Motivi tutti prioritari e sufficienti per chiudere prima di aprirlo il capitolo Navigli.
La questione della riapertura dei navigli sarà sempre in bilico tra la ragione e l’aspirazione, tra la necessità e la priorità secondo una personale percezione della cosa.
Ho assistito a molti incontri e dibattiti anche intervenendo tramite confronto, ascoltando pareri autorevoli e pareri comuni sia a favore sia contro, tutti convergenti verso una personale concezione della città, del suo sviluppo e delle sue necessità.
Quello che mi sento di dire oggi, a valle di molte mie valutazioni essenzialmente contrarie alla riapertura dei navigli e per meglio dire alla nuova realizzazione di quelli che erano i navigli, è che è mancata e manca una sincera intenzione di informare la gente per quelle che definirei “nozioni di base”, atte ha dare una condizione minima d’insieme alla gente chiamata ad assumere una posizione tuttavia inascoltata o meglio negata, attraverso un dibattito con non ha mai assunto un valore giuridico, cosa possibile solo attraverso un referendum o un dibattito pubblico corretto e verbalizzato, a rigor di legge ( che non è certo la raccolta dei quaderni ).
Quanto visto e ascoltato, è sempre stato “ un parziale “ sia che si parlasse di riaprire che di non farlo, ma quello che più mi ha deluso è stato il gruppo promotore assai più equipaggiato e in grado di polarizzare i mezzi d’informazione e le forze significative della città a favore di sé, volontariamente vocato a non informare e a divulgare immagini forvianti rafforzate dall’idea evocativa di un tempo in cui il progresso non era ancora arrivato e la città viveva diversamente, certo senza auto e con meno stress ma anche con l’intenzione di dare a Milano gli strumenti per evolversi, forse oggi da correggere ma con equilibrio e tenendo in considerazione le priorità ( o davvero si da per corretta la nuova tendenza atta a smontare la tesi, del fare tutto perché la questione non é “se” ma “si ” perchè Milano ha le risorse per fare tutto e se non ce le ha sa dove trovarle ).
Personalmente riconosco la validità dell’opera idraulica di base, volta a riequilibrare il sistema idraulico e idrico cittadino, tuttavia realizzabile senza quest’opera proposta lontana dal buonsenso ma anche dalla logica e dal rigore tecnico, con un fine del tutto teorico e privo di fondamenti , di solito erogati da ingegneri specialistici e non da esperti di comunicazione e esperti di computer grafica, sia pure tutelati da emeriti architetti e urbanisti, che non mi pare si siano mai espressi totalmente favorevoli senza riserve, o almeno è questo che mi pare di aver letto nelle relazioni fatte da illustri professori e professionisti anche se alcuni di loro hanno ripetutamente offerto un supporto ai promotori.
Per finire pur comprendendo i comitati locali che si sono formati la dove l’opera impatta maggiormente, vorrei che la problematica fosse estesa a tutti i milanesi in quanto al fatto che non è un’pera che si limita al quartiere o alla zona, essa impatta su tutta la viabilità della città oltre il fatto che occorrono le risorse economiche forse da gestire meglio.
Gianluca Gennai.
Hai superato alla grande le 10 righe massime. Ma il moderatore non dice nulla ?
Io ho cercato di stare nelle righe con il mio primo commento !
Nel 2011 risposi affermativamente al quesito referendario sulla riapertura dei navigli: mi sembrava un bel sogno. Dopo 7 anni però, dopo aver partecipato a numerosi incontri e dibattiti sul tema, ho preso coscienza della follia di una simile impresa. Milano è già abbastanza devastata da opere onerose che durano decine d’anni e non mi sembra il caso di stravolgere ulteriormente la vita dei cittadini con un progetto che non è più nello spirito dei tempi. Il Naviglio aperto aveva il suo fascino e la sua utilità del Medio Evo, ma ora sono altre le priorità per rendere migliore la città e valorizzare le sue bellezze pensando anche al benessere dei suoi cittadini. Il mio è un NO deciso.
Ritengo che ormai tutto si riduca alla show momentaneo a sostegno delle proprie candidature elettorali. Impera la logica “Expo”, i famosi miracoli, che sarà applicata anche alla riapertura dei Navigli, qualora si avverasse. Sicuramente non è l’interesse della collettività che viene tutelato anche perchè ad oggi l’amministrazione non riesce, anche per la poca civiltà dei propri cittadini, a dare un’immagine ordinata e pulita della città. Figuriamo se si riaprono i Navigli, saremo invasi da topi e quant’altro per farli diventare una discarica a cielo aperto. Milano non ha un fiume come la Senna a Parigi, il Tamigi a Londra e il tutto si renderebbe inadeguato ai cambiamenti urbani ormai acquisiti dalla città.
Seguo la questione “riapertura dei Navigli” da tempo. Avevo espresso parere favorevole nel referendum di alcuni anni fa. Oggi la mia opinione è che su un tema così importante per la città non si può avere solo la possibilità di dare un proprio commento nei “dibatti pubblici” (al primo dei quali ho partecipato) ad un progetto già deciso a tavolino da tecnici direttamente incaricati dal Comune.
Vorrei un concorso di idee nel quale il tema non sia “riaprire i Navigli” ma come si possa riportare l’acqua nella città, sia pur sul tracciato dei vecchi navigli, pensando come ciò può essere interpretato ai giorni nostri. Sono contrario alla navigabilità del tracciato. Avremo dei fossi con l’acqua sul fondo, pressochè invisibile, come ha illustrato chiaramente Emilio Battisti. Poichè l’operazione si fa per rendere più bella paesaggisticamente la città o si raggiunge l’obiettivo o è meglio desistere, evitando di sprecare ingenti quantità di denaro, pubblico o privato che sia.
Appartengo da oltre 30 anni alla categoria dei milanesi diurni, quelli cioè che lavorano qui ma risiedono altrove. Tra le qualità che apprezzo di Milano e dei milanesi h 24 è la serietà e la concretezza, che vanno dimostrate anche nel darsi delle priorità. Per me oggi la priorità è la qualità dell’ambiente urbano e in primo luogo dell’aria che respiriamo. Dedicherei tutte le risorse disponibili per il progetto riapertura dei Navigli a questo diverso obiettivo.
I bei tempi, magari visti su libri, ma mai vissuti, fra zanzare e pattume vagante per le acque? Lasciamo le romantiche vie d’acqua a città con mare vicino dove le maree si incaricano di fare i netturbini acquatici. E dove prendiamo l’acqua che di alza e si ritira?
Milano non è Venezia. Con tutti i problemi che abbiamo ci lasciamo ancora incantare da qualche romantica cartolina?
Ringrazio la Direzione per aver concesso questo spazio alla voce dei cittadini, chiamati ad esprimersi per la prima volta su un Tema di assoluta rilevanza totalmente ignorato dai Media, ponendo i residenti in svantaggio già in partenza a causa di questo deficit informativo. Chiarisco subito che la visione storico/poetico/fanciullesca dei Navigli ormai non esiste più fin dalla fine dell’800, quando il volto della città cominciò rapidamente a cambiare e progressivamente i canali vennero chiusi a causa dei primi problemi: sporcizia, zanzare, topi, i problemi di viabilità che cominciarono ad aumentare, la qualità dell’aria che è progressivamente peggiorata. Oggi la sporcizia continua dentro i Navigli, argini/strade/marciapiedi versano in uno stato di improponibile degrado, le automobili sono ”parcheggiate” ovunque….quasi un inferno! Se aggiungiamo la Movida e gli Stupefacenti che ormai invadono tutta Milano il quadro è completo. Il tutto senza contare che quelle prospettate ora sono Vasche, che ovviamente non sarebbero navigabili a fini turistici, che si creerebbero seri problemi alla circolazione di mezzi pubblici e privati, che non si attenuerebbero le esondazioni del Seveso. Come forse noto, il progetto in argomento non è stato sottoposto ad un Referendum, basandosi sull’esito di quello vecchio del 2011 e articolato su un quesito che non descriveva il Piano di riapertura come ora lo stanno proponendo. Per questo ritengo auspicabile una “consultazione pubblica” che dia una visione complessiva del problema con un corredo completo di dati, informazioni e proposte alternative, mancanti in un percorso come quello il cui esito sembra già segnato.
La cittá si evolve ed è giusto che sia così.Milano ha compreso il valore delľacqua e del suo patrimonio andato sepolto. Guardate le piú belle città del mondo, sono tutte lungo i mari, i fiumi o i canali. Sono d’accordo con questa coraggiosa iniziativa che farà più bella Milano. Sono convinto che gli investimenti in cultura e bellezza hanno una potente ricaduta nel tempo, ben superiore allo sforzo economico fatto.
Sono d’accordo per la riapertura dei nostri Navigli, bellissima iniziativa.
Fin da quando giravo per il territorio a censire fontanili e corsi d’acqua, i Navigli, tutti, senza alcuna distinzione, hanno avuto per me un significato particolare e mi piaceva e mi piace percorrerne le alzaie.
Sapere che in Milano sono coperti, come tanti altri corsi d’acqua, l’ho sempre considerato quasi un affronto. Come è possibile che i Milanesi che hanno costruito, stranamente, una città dove non c’era l’acqua e hanno fatto di tutto per portarla al centro della vita cittadina li abbiano coperti? Capisco le motivazioni di allora ma ora non esistono più. Pensate che meraviglia sarebbe essere in una città d’acqua come Amsterdam con le barche, le biciclette che girano indisturbate.
Milano è una città vitale che si reinventa ogni momento e non dobbiamo vedere questa “nuova Milano” come un ritorno al passato, ma un modo nuovo di vedere il futuro, stando però con i piedi sulle spalle dei nostri antenati. Perchè è così che si cresce come cittadini e come umanità.
Bisogna considerare la sezione esigua ottenibile rispettando gli accessi agli edifici esistenti, la funzione esclusivamente decorativa delle “vasche” e la bassisima quota dell’acqua se navigabile. Per avere un nuovo naviglio “bello” bisogna abbattere e rifare il 60% delle case sul suo percorso, mentre la indispensabile sistemazione dello spazio pubblico della città è infinitamente meno onerosa ed è direttamente strumento di vivibilità, salute, efficienza, bellezza, turismo e vantaggi economici.
La riapertura del sistema navigli è un bel sogno. Temo, però, che sia ormai inadatto ai tempi odierni. Inoltre capisco che è un grosso salto nel buio, perché mi sembra di capire che è una questione all’Italiana, ove non c’è mai chiarezza assoluta né dove si prendono i soldi e alla garibaldina si spera in finanziatori. Secondo me ci si va ad imbarcare in un progetto, che una volta iniziati i lavori, non se ne vedrà più la fine: inevitabilmente usciranno un sacco di incognite non sempre superabili. Pertanto non sarei contrario, sarebbe bello, ma ritengo sia una cosa molto pericolosa dal lato finanziario e imprevedibile come esecuzione.
Difficile aggiungere a molti dei commenti che ho letto. Mi chiedo ancora perchè non si riesca a fare una consultazione seria. E’ vero che sono stati fatti tanti incontri, ma esiste una valutazione seria di che cosa pensano oggi i cittadini di Milano e anche quelli che raggiungono la città ogni giorno per lavoro? L’idea di riaprire i Navigli romantica ma sono assolutamente d’accordo che il denaro da spendere vada indirizzato ad altre priorità. Non riesco ad essere favorevole a questa iniziativa,
Purtroppo quei bei Navigli navigabili di un tempo, coi bei ponticelli a dorso d’asino non potranno essere riportati a nuova vita perchè è trascorso un secolo e i palazzi attorno sono cambiati. Ci saranno solo ponti a raso e una fossa così profonda e stretta che l’acqua non si riuscirà a vedere….e quella poca acqua sarà quasi stagna! Evidentemente è un progetto falsato da vecchie immagini ma che in realtà, se lo si legge attentamente, non è nè bello nè poetico: creerebbe solo una barriera architettonica dividendo la strada in due parti.
Appuntamento allora al 18 dicembre, alle ore 15, alla Centrale dell’acqua di Milano, in piazza Diocleziano, così potremmo conoscere le risposte agli 80 quesiti che i cittadini hanno posto al progetto…a meno che non abbiate da fare gli acquisti di Natale!
Non mi risulta ci sia una riunione il 18 dicembre alle 15 sui Navigli.
Ho letto attentamente tutti i commenti, non sono d’accordo per “l’apertura dei navigli”, già si è detto a sufficienza nei commenti, la verità è che NON SI TRATTA DI APRIRE I NAVIGLI, ma di fare 5 pozzanghere in alcuni punti della città per facilitare il cemento, tanto è che le periferie sono diventati QUARTIERI, perché sta male fare cemento da vendere a caro prezzo nelle periferie (vedi cosa sta sorgendo in M. Gioa dove il Martesana si intomba, dove c’erano le serre dei fratelli Fumagalli, abbattute le serre, e nascono 2 palazzi, più avanti La Maggiolina un palazzo di forse 20 piani più cemento per forse 200 appartamenti ecc. ecc.) ,
Penso che facevano comodo certi voti per diventare sindaco e adesso c’è la risposta, desidero ricordare che il PD ha perso 133000 voti e 5 municipi su 9 sono andati alle “destre?”. Il sindaco ce l’ha fatta per un pelo non tutta Cl lo ha aiutato. Ho finito le righe, ma desidero dirvi che conosco molto bene certi meccanismi perché io e un altro amico siamo gli UNICI a Milano che hanno presenziato a TUTTE le sedute del consiglio comunale per SETTE anni. Ciao a tutti e grazie per lo spazio
Quello che non mi piace di Milano è la bruttezza degli spazi pubblici, dai marciapiedi mal tenuti ai pali, dai muri luridi di scritte agli scooter alla rinfusa dappertutto, le auto in doppia fila e in divieto, i furgoni a bloccare la circolazione, i parcheggi di corrispondenza pieni alle 9 del mattino e le zone vicino alla metro pieni di auto di pendolari, i pochissimi parcheggi sotterranei per residenti e i prezzi esorbitanti degli stessi. E il traffico disordinato, non tanto per l’inquinamento (che in fondo fra 10 anni le auto saranno elettriche e quindi sarà risolto) ma per la qualità generale della vita.
Cosa risponde meglio alle mie esigenze? Iniziare a progettare la MM6 o riaprire i Navigli? Rendere piacevole la mobilità pedonale nei quartieri o riaprire i Navigli? Curare ed investire sull’arredo urbano come nelle città europee o riaprire i Navigli? Alberare le tante vie di Milano che sembrano la periferia di Varsavia anni 50 o riaprire i Navigli? Trasferire il parcheggio residenti sottoterra (senza farlo pagare a prezzi impossibili di mercato) o riaprire i Navigli? Affrontare il problema parcheggio scooter e bici o riaprire i Navigli? E per le nuove generazioni, preferiamo una grande Biblioteca Centrale moderna e attrezzatissima come punto di aggregazione o riaprire i Navigli, così poi c’è spazio per qualche altro bar per l’aperitivo?
La Vita è fatta di scelte.
sono molto favorevole al progetto di riapertura dei navigli. mi piace l’idea di vivere in una città che investe sul futuro, che crede in se stessa e che ha ambizioni. i grandi sistemi metropolitani competono tra loro per attirare risorse, talenti, progetti; il successo dipende in buona misura dal livello di qualità urbana che sanno offrire. se milano, come credo debba essere, vuole competere con parigi, londra, berlino e barcellona, deve diventare un luogo attrattivo, interessante, vivo e sano. l’operazione navigli può avere un significato strategico straordinario. la questione dei costi esiste, ovviamente, ma, a parte il fatto che ci sarà sempre qualcosa di più urgente e di più importante, occorre inquadrarla in una visione di lungo periodo. nessuna grande opera urbanistica o architettonica sarebbe stata realizzata senza una visione. qualcuno pensa che il duomo di milano sia stato fatto solo perché serviva un luogo in cui pregare? sarebbe bastato un capannone. no, sì è voluto fare una grande opera per far grande la città che la ospita, per dare un senso e un’identità alla comunità che in quell’opera si riconosce. trovo molto triste che, di fronte a questa prospettiva, si discuta di zanzare, parcheggi e disagi per i cantieri.
Sono una docente del Politecnico di Milano e ho condotto insieme ai colleghi e agli studenti del Laboratorio di Progettazione Finale 2017-2018 (III anno, Architettura) uno studio sulla valutazione dei benefici derivanti dal progetto di riapertura del primo tratto del Naviglio Martesana, da Cassina de’ Pomm a Via Carissimi (Tratto A). Vi descrivo molto brevemente i risultati delle interviste condotte nel periodo maggio-giugno 2018 ad una campione di 343 persone che vivono, lavorano e, in generale, frequentano l’asse di Via Melchiorre Gioia. Sono stati esclusi coloro che esercitano una attività economica. E’ nostra intenzione aumentare il numero delle interviste al fine di ottenere un campione maggiormente rappresentativo della popolazione di riferimento. Le 343 persone intervistate sono per il 62% donne e per il 38% uomini. Il 35% degli intervistati ha tra i 46 e i 64 anni, seguono: 36-45 (29%), sino a 35 anni (25%), più di 65 anni (11%). Il 91,5% degli intervistati vive a Milano e il 71% (del totale) frequenta l’area tutti i giorni. L’80% del campione è a conoscenza del progetto di Riapertura dei Navigli.
Il 74% degli intervistati è favorevole al progetto per il tratto A, il 16% è contrario e il restante 10% è indifferente. In media sono più favorevoli coloro che vivono a Milano rispetto a chi vive fuori città. I principali motivi per cui gli intervistati si dichiarano favorevoli al progetto sono: aumento della qualità urbana (bellezza e vivibilità del luogo), nuovo verde pubblico e luoghi di sosta, creazione di una nuova area pedonale adiacente al Naviglio, nuove piste ciclabili, apertura di nuovi servizi (negozi, bar, ristoranti, ecc.). Viceversa, i contrari hanno annoverato le seguenti motivazioni: aumento della congestione e del traffico veicolare, rallentamento dei flussi automobilistici, riduzione del numero di parcheggi, incertezza sulla buona manutenzione della nuova infrastruttura, disagi in fase di cantiere, uso del denaro pubblico per altri scopi, disagi legati alla presenza di nuovi locali aperti la sera, incertezza dei tempi di realizzazione del progetto.
Non sono 10 righe! Ma va bene lo stesso.
LBG
Questo sondaggio è molto interessante e da proseguire. Mi fa piacere sapere che la stragrande maggioranza degli intervistati è favorevole alla riapertura dei navigli e che le motivazioni sono quelle del miglioramento dell’ambiente mentre i pochi contrari sono il classico partito degli amici delle automobili.
Concludo che chi è contrario alla riapertura non è ambientalista ed è invece favorevole all’aumento del traffico urbano, in particolare su via Melchiorre Gioia, stradone invivibile. Per non parlare della cerchia dei navigli, altra autostrada urbana in cui i ciclisti non sono ben accolti.
Sicuramente favorevole al progetto in quanto potrebbe essere un valido supporto al turismo e offrire nuove opportunità alla qualità della vita ai cittadini.
Riapriamo i Navigli ! La milano del futuro sarà più bella, accogliente e vivibile
Ho seguito un pò il progetto pur con diverse difficoltà e aggiungo che al tempo del referendum mi ero espresso contro l’ipotesi di riapertura sopratutto perchè allora non mi sembrava assolutamente una priorità per Milano. Oggi visto il progetto sulla carta posso dire che potrei essere favorevole alla parte di riassetto idraulico e lì mi fermerei, ma non so valutare se questo renda insostenibile finanziariamente il progetto.
Se si vuole riaprire qualche tratta mi limiterei alle tratte individuate dal progetto come A, B ed E. Resto peraltro piuttosto scettico sugli aspetti finanziari del progetto sia per il modo con cui si valuta che il progetto raggiunga un pareggio che per la stessa quantificazione.
Mi piacerebbe che venisse fatto un concorso d idee per valutare altri progetti che con un impatto finanziario simile proponessero interventi di altro tipo: es. estensione della rete dei servizi di trasporto pubblico alla grande Milano e oltre.
Beh … come al solito ci sono mille obiezioni, tutte (o quasi) lecite e fondate … io sono a favore della riapertura dei Navigli perché osservo questo progetto anche in prospettiva e non solo nell’immediato. Bisogna pensare oggi a come vogliamo essere domani (cosa che non hanno fatto le generazioni precedenti e lo tocchiamo con mano tutti i giorni) … bisogna avere il coraggio MORALE di farlo … e poi, scusate, questo è un progetto che va valutato guardandolo a 360°, posti di lavoro, miglioramento della qualità della vita, aumento di valore di tutte le zone che saranno coinvolte (e sono tante), una Milano, la Nostra Milano che diventerà più bella e più vivibile ! Certamente ci saranno dei disagi in fase realizzativa ma, caspita, tanti disagi ci sono già ora tutti i giorni senza niente in cambio.
Ringraziando chi mette a disposizione questa pagina, potrei elencare moltissimi motivi per cui sono FAVOREVOLE a quest’opera. Potrei dire che c’è una visione del futuro differente. Potrei elencare tutta una serie di motivi “tecnici” o meno: miglioramento ambientale, assorbimento del calore, abbassamento delle velocità di vita di un cuore cittadino sotto stress e sempre più a “rischio infarto”. Potrei ribellarmi all’idea che un futuro diverso è messo sullo stesso piano dei topi e delle zanzare, mi verrebbe da dire che, se c’è questa “emergenza sanitaria” allora dovremmo chiudere anche quelli esistenti. Ve lo immaginate?
Insomma, potrei scriverne per ore, ma non servirebbe, quindi scrivo solo che sono favorevole perchè MI PIACE, perchè passeggiare per la mia città riflessa dall’acqua…MI PIACE!!!
Grazie.
io sono personalmente favorevole alla riapertura dei Navigli perché penso sia un ottimo incentivo allo sviluppo turistico della città.
Sono contrario per svariate ragioni.
Ma al di là della mia personale opinione, quello che vorrei evidenziare a tutti, soprattutto ai sostenitori di questa operazione, sono due aspetti:
1) la partecipazione. Una veloce serie di incontri piuttosto ristretti fra giugno e luglio con dati superficiali e nessun vero contradditorio .A quando la risposta del Comune alle numerose critiche esposte anche in documenti ufficiali?
2) gli aspetti finanziari dell’operazione: il calcolo costi/benefici torna solo se si considera la rendita immobiliare degli immobili limitrofi. Tutti i milanesi , dal Giambellino all’Ortica pagheranno per l’interesse dei pochi residenti entro la cerchia. Che dire? Una roba sponsorizzata dal partito della ZTL per ciò che resta della sua base elettorale.
Invito infine a partecipare a questo sondaggio (al momento abbiamo superato i mille partecipanti):
https://www.sondaggio-online.com/s/naviglichefare
Come sta andando il sondaggio ? I dati dovevano uscire a fine ottobre. Di solito chi fa questo tipo di sondaggio come i giornali pubblica il risultato in continuo. Qui non si sa neanche quanti hanno partecipato.
Favorevole. Progetto innovativo capace di rivalutare ulteriormente la città, donando il colore e la dinamicità dell’acqua.
Avanti tutta!
Sono a favore di questo progetto ambizioso. Ambizioso come lo sono tanti dei migliori progetti di urbanistica in giro per il mondo. È necessario a volte pensare al lungo-termine ed immaginare una città che guarda al futuro, che punta all’alta qualità della vita e che accoglie con più facilità turisti e nuovi residenti.
Buongiorno, io personalmente sono profondamente favorevole alla riapertura di tutta la tratta dei navigli. Qualora Milano intraprendesse un cammino capace di portare ad una trasformazione urbanistica tanto innovativa e moderna, credo possa essere di grande esempio per tutta l’Italia e non solo. Il Naviglio aperto e navigabile da Cassina de Pomm alla Darsena offrirebbe importanti occasioni turistiche con beneficio per tutta la città; contribuirebbe a creare più zone pedonali riducendo inquinamento e rumore aumentando la vivibilità di ampie zone; contribuirebbe a ridurre l’effetto isola di calore urbana; migliorerebbe tutto il reticolo idrico minore. Non mi dilungo oltre, volgo solo il mio appello all’Amministrazione milanese e a tutti coloro che sono dubbiosi se non addirittura contrari ad agire affinché Milano possa trasformarsi guadagnando in bellezza e vivibilità. Saluti.
La rete dei Navigli, nella storia, ha costituito per Milano un patrimonio unico sia dal punto di vista economico che quale elemento qualificatore del disegno della città. Si tratta di una risorsa che va assolutamente recuperata ai fini del processo di rigenerazione urbana in corso. Il recupero del vasto reticolo dei canali che scorrono sotto le strade e la realizzazione di nuove opere collegate potrà portare, sotto diversi aspetti, ad un incremento significativo del valore dell’attuale patrimonio urbano. Tra l’altro, potrà anche costituire una fonte di energia rinnovabile, come avviene in altre città europee, e mettere a disposizione una importante risorsa idrica per l’irrigazione, permettendo così un incremento della vegetazione lungo le rive e nelle zone limitrofe che potrà fare di Milano una capitale urbana verde.
I Navigli sono uno straordinario monumento, testimone di 900 anni di storia lombarda. Milano e la Lombardia hanno proposto all’UNESCO di inserirli nell’elenco delle opere “patrimonio dell’Umanità” ed è giusto che si pongano l’obbiettivo, di lungo termine, della loro valorizzazione. Alle opere per il “restauro” dei Navigli non si può applicare esclusivamente l’analisi costi / benefici (pur discussa) come si deve fare per una nuova infrastruttura e come non si farebbe per il restauro di un monumento o per gli scavi di un sito archeologico. Il che non vuol dire che non si debba considerare il costo dell’operazione in relazione alla situazione della finanza pubblica e alle esigenze più urgenti dei cittadini. Sistemiamo prima le periferie o il centro? Certo andrebbero sistemati i tratti periferici dei Navigli, Grande e Pavese. Ma anche riaprire il Naviglio in via Melchiorre Gioia, trasformerebbe un bruttissimo stradone di periferia in un “boulevard”. Un po’ per volta.
Sono da sempre favorevole alla riapertura dei Navigli, concordo pienamente con i commenti di Michele Sacerdoti, Maurizio Brignoli, Patrizia De Cesari, Ugo Targetti, giusto per citarne alcuni e non ripetere considerazioni analoghe.
Vorrei inoltre ricordare che al referendum sulla riapertura più del 90% dei votanti si espresse favorevolmente. Aggiungo che il Comitato Scientifico per la Riapertura dei Navigli è composto da professionisti del Politecnico, dell’Università degli Studi, della Soprintendenza , ecc.ecc, non certo da persone incompetenti. Inoltre i finanziamenti sono previsti anche dalla Regione e dalla Comunità Europea, non solo dalle “tasche dei milanesi”.
I nuovi Navigli milanesi sono un dono. Un bellissimo dono, che la cittadinanza può fare alla città e la città alla cittadinanza, intendendo per città tutto il suo territorio metropolitano e per cittadinanza tutta la sua popolazione e i suoi ospiti. Sono, per usare parole di Patrick Geddes, “toccare la terra familiare della ‘città madre’ con una nuova concretezza”. Sono “introdurre, insieme alla Mente, anche il Cuore nella comunità, nella Città. Per meglio dire ravvivarlo, perché esiste, ma dorme”, come dormono, anche se in modo diverso, il Martesana e l’antica Cerchia. Sono un bacio che scioglie un terribile incantesimo “per un futuro che non è visto come una lontana Utopia ma come lo sono il seminare e il piantare”. “Sorte in questo modo le idee, con la Mente e con il Cuore – aggiungeva Geddes, nel 1922, – non c’è il rischio di non trovare una Mano. Anche le difficoltà finanziarie, che ossessionano e paralizzano i vecchi tipi di interventi urbano, non sono più preoccupanti: perché la sua Banca fondamentale non è quella delle piccole accumulazioni del passato, ma della tenacia del Futuro”.
I Navigli non si dovevano chiudere, ma ora è assurdo, dispendioso e inutile riaprirli….Milano che va incontro al futuro guarda in alto, ai meravigliosi grattacieli che svettano in alto…è quella delle metropolitane, così utili per la viabilità. Costruirei invece dei parcheggi, molti parcheggi, in tutte le zone di Milano, è questo il nostro problema più grande, trovare un posto alla nostra auto ci assilla ogni giorno, mentre riavere gli antichi corsi d’acqua non è un nostro bisogno, come lo è quello di non avere le esondazioni del Lambro e del Seveso, NON PIÙ ACQUA, MA MENO QUANDO PIOVE!!!!!!