SEMPRE FERMA L’URBANISTICA A MILANO

Cronache urbanistiche 21 

Di sentenze e di delibere.

Chiedo scusa ai miei quattro lettori e soprattutto ai miei soliti tre detrattori, ma torniamo a parlare di cronache urbanistiche giudiziarie anche questa settimana. Siamo arrivati alla ventunesima puntata e ancora non si vede la fine del tunnel. Vi ricordate quel vecchio progetto di passante stradale che da certosa doveva sbucare in Garibaldi o giù di lì? Ecco siamo da quelle parti…

Negli ultimi dieci giorni l’inchiesta sull’urbanistica milanese ha prodotto qualcosa di più di un semplice rumore di fondo giudiziario. Sono arrivati ulteriori provvedimenti concreti: (ri)sequestri di cantieri, decisioni del Tribunale del Riesame, primi segnali di selezione tra i diversi filoni investigativi. E in più vi sono 70 ricorsi al Tar da parte degli operatori contro il Comune. Ma pure una trentina di Piani Attuativi. E per finire si muove dalla procura regionale presso la Corte dei conti per la Lombardia che ha aperto una decina di indagini per danni erariali nei confronti del Comune.  Ma andiamo con ordine. I

Il fatto più evidente è il ritorno sotto sequestro del cantiere di viale Papiniano 48. Il Tribunale del Riesame ha accolto il ricorso della Procura contro la decisione del gip che, in precedenza, aveva negato i sigilli. Al centro della contestazione c’è una torre residenziale di otto piani fuori terra e due interrati, costruita al posto di un precedente edificio commerciale. Il punto non è tanto l’edificio in sé, quanto il modo in cui è stato autorizzato. 

L’intervento è stato trattato come una ristrutturazione edilizia, autorizzata con Scia alternativa al permesso di costruire. Ma per l’accusa si tratta, nella sostanza, di una nuova costruzione: un intervento che avrebbe dovuto passare attraverso un piano attuativo e una diversa procedura urbanistica. Da qui l’ipotesi di lottizzazione abusiva. Il Riesame ha anche respinto la tesi difensiva della “buona fede” degli operatori. 

Nelle motivazioni si sottolinea come già dal 2024 diverse pronunce avessero segnalato i limiti dell’uso estensivo della Scia per interventi di grande dimensione. In altre parole: chi continuava a costruire in quel modo non poteva più dirsi inconsapevole del rischio. La difesa potrà ricorrere in Cassazione, ma nel frattempo il cantiere resta fermo. Altri filoni invece avanzano verso il processo.

È il caso del progetto Bosconavigli, complesso residenziale firmato dallo studio di Stefano Boeri nel quartiere San Cristoforo, per il quale il tribunale ha disposto il rinvio a giudizio degli indagati con inizio proprio questo lunedì. C’è poi il caso dei 70 ricorsi al Tar da parte dei costruttori che contestano le recenti delibere del Comune di Milano sull’urbanistica scritte quasi sotto dettatura della Procura. 

La vicenda è stata ricostruita dalla vice sindaca con delega (dal 2025) alla rigenerazione urbana, Anna Scavuzzo, in una commissione casa e rigenerazione urbana a Palazzo Marino, mercoledì scorso. Le contestazioni partono dall’assunto, che non si possono cambiare le “regole del gioco” a partita in corso e soprattutto senza modifiche normative. Come a dire che se non cambia il DPR 380/2001 o le leggi Regionali, non lo può fare il Comune con delibere orientative.  

Va detto però che in soccorso al Comune iniziano ad arrivare sentenze che chiariscono (almeno fino alla prossima sentenza di orientamento diverso) alcuni dei temi fondamentali. Il Consiglio di Stato su via Fauché ha dettato una definizione chiara di ciò che può essere definito ristrutturazione: stesso numero di edifici, stesso volume fisico complessivo e stessa superficie lorda. Serve poi una continuità temporale tra la demolizione di un edificio e la sua ricostruzione. 

C’è inoltre una recentissima sentenza del Tar che riguarda un edificio di otto piani realizzato a Lambrate al posto di tre edifici ad uso ufficio. I costruttori hanno presentato una SCIA art 23 per “ristrutturazione edilizia”, ma il Comune ha riqualificato l’intervento come “nuova costruzione” a seguito del famoso (o famigerato) decreto del GIP.

Il costruttore ha accettato la decisione del Comune per non interrompere l’iter, ma si è riservato la possibilità di ricorrere contro la decisione. Di qui la sentenza che ha dato torto al costruttore e legittimato l’operato del Comune. Secondo i giudici amministrativi, Palazzo Marino ha agito correttamente, adeguandosi agli indirizzi «più restrittivi» della Procura e procedendo alla revisione dei titoli edilizi. Scrivono i giudici amministrativi: “L’amministrazione, pur ribadendo la plausibilità del proprio operato passato, ha ritenuto opportuno adottare un indirizzo più restrittivo in via cautelativa per il futuro”. 

Intendiamoci, non è che adesso le tante “no-torri” possono stappare lo champagne (ho detto champagne e non spumante volutamente, perché immagino che molti di loro risiedano in area C…). 

Da quello che ho capito la sentenza dice che il Comune è legittimato ad adottare un atteggiamento prudenziale e a trattare i procedimenti in quel modo. Non mi pare che entri nel merito del tema scottante di cosa è ristrutturazione e cosa è nuova costruzione come la sentenza di via Fauchè. Però è vero che gli altri 69 (circa) ricorsi potrebbero andare nella stessa direzione…

Inoltre pare che vi siano già più di 30 i Piani Attuativi presentati dagli operatori anche per progetti già in istruttoria. Anche questo fatto definisce una tendenza.

Quanto all’ultima notizia in ordine cronologico si segnala l’azione della Corte dei Conti sezione Lombardia che ha aperto indagini su Park Tower, Bosconavigli e altre operazioni. In tutto sono una decina. L’indagine vuole accertare se vi sia un danno erariale per il mancato aggiornamento degli oneri e per la qualifica di opere come ristrutturazione e non come nuova costruzione. Vedremo anche qui come evolverà la situazione, ma quelli che dovrebbero essere più preoccupati in questo caso dovrebbero essere gli attori pubblici.

Nel frattempo l’effetto sull’ecosistema immobiliare milanese è evidente. Cantieri sotto verifica, progetti rallentati, operatori che aspettano di capire quale sarà l’orientamento stabile dei tribunali.

Non è ancora chiaro se questa stagione giudiziaria finirà per produrre solo qualche processo o se invece porterà a una revisione più profonda delle pratiche urbanistiche che hanno accompagnato la crescita recente della città.

Per ora, però, una cosa è certa: l’inchiesta non riguarda soltanto alcune torri o alcuni progettisti. Riguarda il modo in cui Milano ha scelto consapevolmente di trasformarsi negli ultimi decenni. E quindi, inevitabilmente, anche il modo in cui deciderà di farlo da qui in poi.

Pietro Cafiero 

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Pietro Vismara
Pietro Vismara
1 mese fa

L’urbanistica, come largamente noto, è una disciplina che da sempre ha come obiettivo l’ordinata fondazione, crescita e trasformazione delle città. Come tale, indica le infrastrutture necessarie da costruire (strade, fognature ecc), gli edifici pubblici (stadi, templi, terme, palestre, poi scuole, musei, ecc), oltre a definire regole edificatorie da seguire (altezze massime, norme antincendio, smaltimento reflui… ci sono sempre state). Nel tempo poi si sono aggiunti altri compiti, quali garantire la casa alla popolazione meno abbiente, la tutela dei beni storici e ambientali, ecc.
Nessuna di queste finalità fondamentali sembra essere stata affrontata (né tantomeno risolta) dal PGT di Milano. Le infrastrutture infatti sono state valutate senza conteggiare correttamente il numero dei possibili utenti (e infatti sono congestionate), i beni storici sono solo quelli già tutelati (mentre si sa benissimo che la Soprintendenza non ha conoscenza di tanti beni di valore), del problema della casa ci si è limitati alle buone intenzioni, i soldi dovuti per realizzare le infrastrutture e i servizi non sono stati aggiornati e ci ha dovuto pensare la Magistratura.
Ma la domanda è: chi correggerà il piano?
Davvero chi lo ha gestito fino ad adesso senza accorgersi delle sue evidenti carenze, può ora ammettere pubblicamente di avere sbagliato? È chiaro che anche solo per un motivo di orgoglio non lo farà. E quindi serve un bel cambiamento, un’apertura anche mentale oltre i circoli ristretti di chi finora si è impossessato della materia. Senza questo mi sa che non ce la faremo.

Chiara vogliatto
Chiara vogliatto
25 giorni fa
Rispondi a  Pietro Vismara

Tutto giusto. Ma il peggio del peggio dell’attuale PGT è quando si sente dire che siccome è verificato il minimo di legge di 18 mq ad abitante di servizi, allora è tutto a posto.

Si sommano qui due errori cruciali. Innanzitutto, non è vero che la legge dica questo. La legge dice (ragionevolmente peraltro) di verificare se i servizi esistenti sono sufficienti e di prevedere quelli mancanti; e poi – solo dopo avere fatto queste verifiche – di garantire almeno il minimo.

Ora è facile vedere che a Milano, dove la dotazione esistente è di circa 35 mq/abitante (ovvero il doppio del minimo) questo comunque non basta: mancano asili nido, parcheggi, impianti sportivi, ecc, ecc. I 18 mq/abitante insomma sono solo un residuo del passato, non hanno più alcun senso, sono superati dai fatti. Per di più, questa dotazione media appare fortemente sbilanciata: circa doppia nelle zone centrali (dentro la cerchia della 90-91), circa la metà nelle zone periferiche: sono dati del Comune stesso, che provengono dalla delibera sugli oneri. E questo ci va bene? Se si facessero verifiche più di fino, è probabile che queste differenze sarebbero ancora più accentuate (per non parlare di quelli che dicono, in modo del tutto indimostrato peraltro, che ad oggi per il 98% della città tutti i servizi sono a 15 minuti di distanza pedonale dalle abitazioni: ma dove? In che film? Dove vivono quelli che dicono cose del genere?).

Ma quello che lascia veramente interdetti di queste affermazioni è che fanno a pugni con il buon senso. Davvero lo “standard”, questo mito, è buono in sé, qualunque siano i numeri di riferimento, 18, 26,5, +17,5, e che basta cambiare i parametri, come a suo tempo quello dell’atrazina (ricordate?) perché sia tutto a posto? O quello che conta è il servizio reale, se funziona o meno? Di una fognatura ad esempio, saremmo contenti se ce ne sono 10 metri cubi ad abitante (o 20 o 30) o chiederemmo invece che digerisca senza problemi i nostri reflui?

Qui bisogna tornare ai fondamentali, dimenticare i minimi di legge (che peraltro di fatto non esistono più) e concentrarsi di più sulla sostanza. Altrimenti non ne usciremo.

Gregorio Praderio
Gregorio Praderio
25 giorni fa
Rispondi a  Chiara vogliatto

Su questo ricordo che già nel 1996 al convegno organizzato alla Triennale sul tema, Giancarlo Mengoli (autore del fondamentale “Manuale di diritto urbanistico”) nel proporre appunto di riportare la dotazione minima di legge a quella del DM 1444/68, si premurava di specificare che comunque i Comuni avrebbero dovuto procedere all’”analisi della necessità di nuove previsioni riguardanti aree per attrezzature pubbliche”; Bernardo Secchi (non ha bisogno di presentazione), chiamato a commentare, sosteneva che “la prima cosa che dobbiamo chiedere è che nei piani venga mostrata una riflessione su questi materiali urbani che sono gli standard, e che ci sia una dimostrazione, non solo alla rispondenza contabile alle leggi, ma una dimostrazione della loro rispondenza a criteri funzionali e compositivi”; chiudeva fra gli altri l’indimenticato architetto Gaetano Lisciandra secondo cui “per i comuni grandi, probabilmente i 26,5 mq più gli altri per arrivare a 44 mq sono invece insufficienti”.
Insomma il tema era già molto chiaro fin da allora. E una riflessione su questo appare sempre utile.

Annalisa Ferrario
Annalisa Ferrario
23 giorni fa
Rispondi a  Chiara vogliatto

Che le valutazioni del PGT siano sbagliate lo si vede anche facendo due conti della serva proprio a partire dai loro dati. In PGT la dotazione richiesta per la nuova edificazione residenziale (quindi la dotazione “ottimale”) è pari al 100% della slp/SL. Sempre secondo il PGT a 50 mq di slp corrisponde un abitante (opinabile, ma queste sono le loro valutazioni). Ergo, la dotazione ottimale di servizi è di 50 mq/abitante. La dotazione esistente è di 36 mq/abitante, quindi mancano 14 mq per abitante, quindi servirebbero 20 milioni di metri quadri di nuove aree a servizio da attuare. Poi ci sono le dotazioni per il terziario e il commercio, ovvero quelle per gli addetti e i visitatori, altri 10-15 milioni di metri quadri sempre secondo il loro parametro del 100% slp, totale 30 milioni minimo di aree ancora da attuare. Dove sono? Chi le realizza? Con che soldi? O sono i parametri ad essere sbagliati? Sarebbe interessante che qualcuno del Comune desse una risposta. Dubito però che lo facciano. Saluti

Pietro Cafiero
Pietro Cafiero
22 giorni fa
Rispondi a  Annalisa Ferrario

Se non ricordo male il calcolo di un abitante teorico ogni 50 mq di SL o 150 mc di volume deriva dai vecchi PRG. E si applicava al “contrario”. Dai mc edificabili si ricavavano gli abitanti teorici e su quelli si dimensionavano gli standard secondo i parametri di legge vigenti (18 mq/ab o 26,5 mq/ab). Per terziario e commerciale un tempo si chiedeva almeno il 100% della SL realizzata in parcheggi per visitatori o dipendenti da realizzare su suolo privato. Oggi col PGT si chiede il 100% della SL in servizi solo se si costruisce sopra lo 0,35.
Ma alla fine concordo (e lo ho scritto innnumerevoli volte) sul fatto che standard o servizi che siano, è più importante il dato qualitativo e funzionale rispetto a quello meramente numerico.

Annalisa Ferrario
Annalisa Ferrario
20 giorni fa
Rispondi a  Pietro Cafiero

Tutto sbagliato, ricorda proprio male. Nel precedente PRG ogni abitante teorico corrispondeva a 30 mq slp (numero più realistico). Per il terziario e il commercio i servizi venivano richiesti solo se mediante piano attuativo, non c’ era nessuna valutazione sulla domanda di visitatori e addetti a livello cittadino. Ovviamente era un piano sbagliato anche quello, ma poi si sono fatti passi indietro (anziché avanti). Saluti

Annalisa Ferrario
Annalisa Ferrario
20 giorni fa
Rispondi a  Pietro Cafiero

Dimentica anche i 17,5 mq/abitante aggiuntivi. Ripassi meglio la prossima volta

Chiara Vogliatto
Chiara Vogliatto
20 giorni fa
Rispondi a  Pietro Cafiero

Questa che una volta i calcoli si facevano “al contrario” è solo una delle tante bufale del PGT. In tutti i PRG che conosco (ripeto: TUTTI) prima si calcolavano gli abitanti teorici in base alle tendenze demografiche o altro, e solo DOPO si decidevano gli indici. Solo nel PGT dello sciagurato Masseroli e dei suoi accoliti prima si sono decisi gli indici edificabili e poi si è calcolata (male) la relativa capacità insediativa e (pessimamente) le relative dotazioni di servizi. Nel PGT di Maran si è quindi tornati (almeno teoricamente) a quello che si faceva prima: stabilire prima gli abitanti aggiuntivi (+80.000) e di conseguenza gli indici. Peccato che questi calcoli siano del tutto sbagliati, perché si sono dimenticati fra l’altro di calcolare gli abitanti insediabili riutilizzando le aree dismesse (robetta, si tratta solo di qualche milione di metri cubi in più…) e altro ancora. Comunque sono d’accordo, l’importante è verificare che i servizi funzionino, che ce ne siano abbastanza e ben distribuiti, ecc: che è esattamente quello che l’attuale PGT NON fa. E speriamo che non se ne accorgano i magistrati, perché questa è materia di annullamento del piano, cosa che sarebbe meglio evitare. Per questo bisogna correre a correggere il piano, cosa che in molti purtroppo non capiscono.

Chiara Vogliatto
Chiara Vogliatto
21 giorni fa
Rispondi a  Annalisa Ferrario

Certo. Peccato che in altri punti l’ineffabile PGT dica che invece se demolisci e ricostruisci un palazzo ad uffici trasformandolo in residenza, la quota è solo il 18% (ovvero 9 mq/abitante) e non si capisce perché (forse i bambini che vanno ad abitare in un ex palazzo ad uffici non vanno a scuola o a giocare a pallone?). E se poi è un ambito degradato, i servizi si possono ridurre del 40% (ovvero 5-6 mq abitante). Quindi se abiti in una bella zona, servono tanti servizi, se una zona è degradata, non servono più. Davvero nessuno sa quale sia la ratio di certe norme, forse neanche chi le ha scritte (usando peraltro parti del corpo di solito coperte da indumenti, verosimilmente).

Annalisa Ferrario
Annalisa Ferrario
20 giorni fa
Rispondi a  Chiara Vogliatto

Be’, c’è chi confonde il deretano con il cervello quando deve fare un lavoro: e sicuramente chi ha fatto il PGT è uno di quelli.

Anonimoahimè
Anonimoahimè
14 giorni fa

Mamma mia che livello, che confusione! Nei commenti, s’intende. Vediamo se riesco a evitare insulti vari, come alle fine alcuni finiscono a fare anche in questo autorevole blog.
1) Sì, il PGT di Milano in pratica si è “dimenticato” il PdS! Nessuno (forse) ha detto nulla per anni (mi chiedo dove fossero gli Urbanisti che tanto scrivo qui). Ciò che manca è proprio l’analisi domanda/offerta specificatamente richiesta dalla LR. Si sono fatti forti dei servizi esistenti (censiti più o meno bene poiché rispetto al PGT 2012 è sparita la distinzione tra indispensabili e generali) negli 88 NIL che comunque soddisfacevano ampiamente il minimo di legge, ma la combinazione perequazione diffusa e indifferenza funzionale (già presente nel previgente PGT, ma esplosa e resasi davvero attuale con l’aggiunta della forte ripresa spinta -o meglio dire dopata- dalle agevolazioni: sgravi fiscali, bonus volumetrici, immobili dismessi, sconti sulle dotazioni dovute) ha comportato l’incapacità di stimare gli abitanti teorici di piano in maniera vagamente seria.
2) Sì, prima si stimano gli abitanti poi si definiscono gli indici…ma chi ancora davvero fa questo lavoro da veri urbanisti nei piani? (Chi opera quotidianamente in edilizia persino si confonde pensando che le operazioni siano invertite poiché normalmente per un intervento edilizio calcola la volumetria edificabile per avere gli abitanti e di seguito le dotazioni dovute.) I diritti pregressi portano a storpiature ovunque: grandi città come paesini e lo sappiamo tutti. Ci si è affidati alla perequazione (panacea di tutti i mali) scordandosi il dettato normativo “nel piano delle regole i comuni, …, possono attribuire a tutte le aree del territorio comunale, …, un identico indice di edificabilità territoriale, inferiore a quello minimo fondiario, differenziato per parti del territorio comunale, disciplinandone altresì il rapporto con la volumetria degli edifici esistenti, in relazione ai vari tipi di intervento previsti“. Il “peccato originale” del piano solo adottato nel 2010 ha continuato a vivere tra le maglie delle norme fino ad oggi. E se la politica non ha visione (né chi ci lavora è capace di mediare con la tecnica e prevederne gli effetti negativi) qualcosa a un certo punto esplode in faccia.
3) No, non è che se ai nuovi interventi chiedo 50 mq/ab di dotazioni vuol dire che quello è il valore obiettivo della città. Basta leggersi qualche documento preliminare del DM 1444/1968 per capire che già da allora era chiaro che il tutto serviva anche a compensare la mancanza di servizi in quelle vaste aree storicamente edificate (e sotto-dotate), non per avere la città ideale e indistinta dove ogni lotto abbia a fianco i suoi tot mq di verde pubblico, di parcheggi o un quarto di asilo nido.
4) Perché tutti dimenticano sempre la perequazione urbanistica diffusa di Milano? Ogni intervento che incrementi anche solo un mq di SL se lo è dovuto comprare cedendo al comune un terreno (con indice base 0,35 mq/mq) che non gli viene riconosciuto come standard. Lì servivano maggior visione e disegno! In parallelo però ci si dimentica anche l’art. 51.4 della LR 12/2005 (e su questo il PdS di Milano è chiarissimo, checché ne dica recentemente il frastornato TAR): per i mutamenti d’uso non posso chiedere dotazioni per un fabbisogno che già esisteva, ma solo per l’incremento di tale fabbisogno! La questione è semplice (proprio in relazione a quei suddetti diritti acquisiti): non posso pretendere dotazioni ex novo per un edificio che è lì da 100 anni! Figuriamoci se invece è lì da 30 e tali dotazioni derivanti dall’originario fabbisogno le ha già persino cedute o monetizzate!
Almeno questi fondamentali prima o poi li capiranno tutti? Sarà meglio iniziare a fare formazione seria, per tutti: dipendenti comunali, professionisti, CTU…e magistrati!

Chiara vogliatto
Chiara vogliatto
11 giorni fa
Rispondi a  Anonimoahimè

Molti errori, caro anonimoahimè.
Vediamoli di seguito:
1) su questo giornalino diversi urbanisti hanno avuto fin da subito da ridire sul PGT e in particolare il PdS, si vada a rileggere i numeri del passato di cui forse non si è accorto. E sono state anche presentate osservazioni, puntualmente ignorate… (Trova tutto nella delibera di controdeduzioni)
3) qui c’è davvero molta ignoranza e confusione. Per gli edifici industriali e terziari esistenti (a meno che fossero esito di piano attuativo o convenzionamento) nessuno ha mai chiesto né tantomeno verificato la sussistenza dei servizi. Quando oggi vengono trasformati a residenza, dovrebbe essere normale chiedere di verificare o reperire l’intera dotazione, e non solo la differenza (rispetto a cosa, poi?). Qui si vada e rileggere la relazione del previgente PRG, è abbastanza chiaro che le verifiche erano state fatte solo sul residenziale. 50 mq/ab recupero del pregresso? Il concetto è chiaro, ma dove c’è scritto nell’ attuale PGT? Questo se lo è inventato lei (e comunque il parametro mi sembrava citato ironicamente…).
Dunque caro anonimo, si informi meglio prima di parlare – e soprattutto prima di insultare gli altri che ne sanno molto più di lei. Ripassi i fondamentali e faccia magari qualche corso, che le può fare bene. E magari dire anche come si chiama? Certo non ne ha il coraggio, rischia la figuraccia…

Anonimoahimè
Anonimoahimè
10 giorni fa
Rispondi a  Chiara vogliatto

Come volevasi dimostrare evitare di riceve insulti è sempre molto difficile, siamo sul filo del rasoio.
1) Sarà, ma io tutto questo clamore e dibattere, benché segua da tempo questo “giornalino” (come lo chiama), li vedo molto solamente da quando qualcuno ha deciso di risparmiare spese legali presentando esposti invece che ricorsi al TAR. Basti vedere che stiamo commentando la puntata 21 di questa “rubrica” iniziata solo nel 2024. Ciò non significa comunque che qualche segnale, soprattutto qui, non ci fosse. Non ho poi certo mai letto tutte le osservazioni presentate al PGT adottato, ma le credo sulla parola. Peccato non abbiano sortito molto, evidentemente.
3) Sorvolando sui toni e sul fatto che non riesce a contestare nel merito una sola parola (forse non ha letto il punto 4)… sta forse sostenendo che sia corretto (e costituzionalmente legittimo) chiedere il reperimento di dotazioni territoriali/standard per edifici e relative funzioni insediati da decenni (se non secoli) prima che esistesse una norma che lo imponga (sia il DM 1444/1968 o altro)? Auguri! Il solo chiedere “rispetto a cosa, poi?” denota che non le è proprio chiaro il concetto. Visto che sostiene che io inventi (quando invece come scritto il “dimostrato incremento di fabbisogno” è disciplinato da legge regionale), invito a leggersi i commi 2 e 3 dell’art. 11 delle NdA dell’attuale Piano dei Servizi (ovviamente si tratta di norme non di un post sui social, mi rendo conto che per comprendere le logiche da cui derivano è necessario un minimo di competenze).
In ultimo non mi pare di aver insultato nessuno. Quanto alle figuracce mi preoccuperei più di ciò che si scrive che non dei nomi (fissazione già vista, ma che davvero non comprendo se non per fini denigratori che per dei signor nessuno, come nel mio caso, servirebbero a ben poco)…per quanto è dato sapersi anche il suo potrebbe essere uno pseudonimo.

Chiara vogliatto
Chiara vogliatto
10 giorni fa
Rispondi a  Anonimoahimè

Caro anonimo, nessuno lo ha insultato, solo non condivido (motivando) le cose che dice. Riprendiamo dalle cose elementari (forse stavolta capisce.
Punto 3): qui lei si contraddice. Cosa vuol dire “recupero del pregresso” se non appunto verificare che ci siano quartieri o parti di città sciaguratamente mal costruite, senza verificare la presenza delle necessarie dotazioni di servizi? Guardi che la legge (oltre che la buona pratica professionale) chiede esattamente questo. Forse che l’ esistenza di un quartiere ad uffici senza verde e parcheggi legittima la sua trasformazione a residenza senza cogliere l’ occasione per recuperare appunto i servizi mancanti? Certo l’ articolo 51.4 della LR 12/05, davvero molto mal scritto, consente anche interpretazioni capziose come quelle che fa lei, ma mi rifiuto di credere che un bravo professionista (come lei si spaccia, protetto dall’ anonimato ma non dalle sue parole) possa credere a un’ idiozia simile, ovvero che gli abitanti del quartiere trasformato in residenza non abbiano bisogno di andare a scuola o di un posto dove parcheggiare la macchina, solo perché prima non c’ era! Mi rifiuto di credere che ci siano persone talmente idiote da pensare una cosa del genere: badiamo invece alla sostanza, se i servizi servono, si fanno. E non parliamo dello sciagurato articolo 11 PDS: certo che lo conosco, chi ha scritto quella fesseria (forse lei ha collaborato?) immagino che verrà perdonato perché evidentemente non sapeva quello che faceva: ma intanto quella è una norma che andrebbe interamente riscritta, anche solo per decenza. Su questo giornalino non se ne è mai parlato? Vada a rileggersi gli articoli di urbanistica dal 2010 in avanti, e poi ne riparliamo. Diciamo meglio che non si sono volute ascoltare le critiche, così è più corretto. E la cosa strana è che la magistratura non sia intervenuta prima, ci sono tanti scheletri nell’ armadio delle amministrazioni Albertini…

Anonimoahimè
Anonimoahimè
9 giorni fa
Rispondi a  Chiara vogliatto

Ai tempi di Albertini ne sono successe di cotte e di crude (senza che stranamente la magistratura se ne accorgesse). Regolamenti edilizi che cambiano la definizione di ristrutturazione decisa dalla legge nazionale (adesso possono esserci dei dubbi sulla corretta interpretazione, allora non ce n’erano), varianti al piano regolatore fatte con circolari di un dirigente (! eppure è successo: inutile dire che si trattava di un dirigente particolarmente incompetente, messo lì per nomina politica), aree comunali trasferite a una società pubblica e poi vendite a trattativa privata (e non mediante aste pubbliche, come sarebbe obbligatorio in base a un Regio decreto…), eccetera, eccetera, eccetera. Mi fermo qui perché l’ elenco sarebbe troppo lungo. Un avvocato ciellino mi diceva: il TAR non è più un problema, abbiamo messo lì i nostri. Non so se sia vero (spesso millantano) ma potrebbe essere una spiegazione. E potrebbe anche spiegare perché adesso si fanno gli esposti in Procura. Comunque, io se fossi il dirigente di nomina politica, me ne starei molto più schiscio e sotto coperta. Anzi, penserei di trasferirmi nottetempo in Svizzera (ci sarà l’ estradizione?) prima che sia troppo tardi…

Andrea Vitali
Andrea Vitali
9 giorni fa
Rispondi a  Anonimoahimè

su questo la vera domanda è: come mai non è ancora stato inquisito Maurizio Lupi (vero responsabile degli attuali pasticci)? Lo sanno tutti che il vero deus ex machina della recente urbanistica milanese è lui, è lui che ha piazzato i suoi uomini nei ruoli chiave. Gode forse di qualche dispensa speciale?

Cesare Mocchi
Cesare Mocchi
9 giorni fa
Rispondi a  Andrea Vitali

su questi non dimentichiamoci i famosi “sponsor anonimi” (tutti immobiliaristi, in realtà) che finanziavano gli eventi del Nostro. Sponsor anonimi: un bell’ossimoro, no? Ma nessuno ci ha fatto caso…

Anonimoahimè
Anonimoahimè
6 giorni fa
Rispondi a  Chiara vogliatto

Tralasciando le deviazioni intervenute nel frattempo (con riesumazioni di sindaci e assessori di 30 anni fa, giudici del TAR “piazzati”, dirigenti comunali a incarico, ecc) provo a tornare sulla questione che cercavo di argomentare.
Lungi da me pensare che la trasformazione a residenza di un quartiere di uffici non debba reperire dotazioni! Mai detto e mai scritto. E certo il “recupero del pregresso”, come lo chiama, significa chiedere più dotazioni ai nuovi interventi per bilanciare le assenze croniche, ma i famigerati 18 mq/ab (o 26,5 se preferisce) a Milano, al contrario che in molte parti d’Italia, sono dimostrati da decenni e qualcuno potrebbe nascondersi dietro tale evidenza. Tuttavia senza un’adeguata analisi dei fabbisogni (e su questo punto mi pare, almeno, ci sia un minimo di convergenza, anche perché altra specifica previsione di legge) e una strategia di risposta, qualsiasi norma di piano può sembrare errata o comunque essere messa in discussione. Ad ogni modo sono i piani a dover valutare e individuare i servizi necessari e dunque i parametri da applicare ai mutamenti d’uso, non un qualsiasi progettista, immobiliarista o dipendente comunale quando si trova a gestire un progetto! La legge regionale definisce principio e limiti e, per quanto lei non voglia accettare l’interpretazione letterale mai messa in discussione (dando di fatto degli idioti ad almeno un centinaio tra urbanisti, amministrativisti e giudici), è il piano che deve definire parametri e modalità di reperimento delle dotazioni!! Tra l’altro Milano ha acquisito molto mediante la perequazione (pertinenze indirette non considerate come dotazione), altri hanno utilizzato altri metodi (la corte costituzionale ha riconosciuto legittime persino richieste 5 volte superiori al minimo), ma la carenza dell’analisi offerta/domanda di servizi è evidente ed è la pianificazione comunale a dove declinare per il proprio territorio i principi di legge.
Mi sembra che, come già successo nel commentare altri articoli, chi voglia mettere in discussione alcune evidenze giunga infine a dire semplicemente che non condivide (legittimamente eh) una tal legge, ma a me non è mai risultato essere un reato applicarla.

Chiara vogliatto
Chiara vogliatto
3 giorni fa
Rispondi a  Anonimoahimè

Ci deve essere un fraintendimento perché (tranne alcuni passaggi) è esattamente quello che penso io. I parametri astratti contano poco, quello che conta è la domanda (espressa o prevedibile) e la relativa risposta. Cosa che il PGT di Milano semplicemente NON fa (questo è il punto). Sulle acquisizioni con la perequazione… (o più propriamente, con la compensazione), dove sono queste aree? Sono localizzate in modo logico? Come vengono utilizzate? Nessuno lo sa, o meglio lo sanno gli uffici che però si guardano bene dal condividere questa conoscenza. Senza la quale le valutazioni hanno poco valore. Sulla legge regionale: luci e ombre, nel senso che i principi generali sono giusti. L’ articolo 51.4 come qualcuno lo legge invece è una pirlata (giusto per usare eufemismi).

Chiara vogliatto
Chiara vogliatto
3 giorni fa
Rispondi a  Anonimoahimè

Preciso meglio la questione dell’ art. 51.4, ricordando che le leggi vanno interpretate non solo nella loro scrittura e giurisprudenza, ma anche per dottrina. Dunque l’ articolo dice che dove il comune abbia già verificato la sufficienza delle dotazioni di servizi in essere anche a seguito di conferimenti, sia dovuta solo la dotazione aggiuntiva. Logico e ineccepibile. Fare invece come sciaguratamente e oscenamente fa l’ art. 11.2 PdS, di richiedere solo il differenziale (peraltro mal calcolato) senza però avere verificato prima la sufficienza delle dotazioni esistenti è una pura IDIOZIA. Non so se questa lettura capziosa sia stata confermata da sentenze che lei cita ma che non conosco; fosse anche così, sarebbe solo un’ ulteriore prova dello stato di degrado culturale in cui versa ahimè la magistratura (che ne combina di ogni, sia quando condanna ma anche quando assolve)

Anonimoahimè
Anonimoahimè
10 giorni fa
Rispondi a  Chiara vogliatto

Effettivamente ci sono stati dirigenti comunali (di quelli di nomina politica e che non sono mai stati capaci di superare i concorsi che pure gli avevano predisposto…) che hanno stipulato convenzioni richiedendo solo il differenziale delle dotazioni, senza avere controllato che per le funzioni non residenziali le dotazioni fossero mai state verificate da qualcuno. Sono stati fatti insomma tanti pasticci, che il PGT anziché risolvere ha finito per ampliare e consolidare. Comunque preferisco restare anonimo perché altrimenti, se firmassi con il mio vero nome, non potrei esercitare tutta questa spocchia, ecco tutto.

Anonimoahimè
Anonimoahimè
10 giorni fa
Rispondi a  Anonimoahimè

Ahah…fantastico usare lo pseudonimo d’altri!🤣 chiunque tu sia sei un genio (oltre che un infame). Fatti uno pseudonimo tuo!😝
Fortunatamente almeno il direttore vede gli indirizzi mail e può distinguere il vero Anonimoahimè dai falsi!😉

Anonimoahimèèè
Anonimoahimèèè
9 giorni fa
Rispondi a  Anonimoahimè

Eh be’, cosa pretendeva? Di avere anche l’ esclusiva sull’anonimato? Suvvia…

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