PASSEGGIANDO PER MILANO
Flâner* a Milano non sempre fa bene alla salute
“Camminare almeno un’ora al giorno” è quello che tutti ci sentiamo dire dal medico che ci ha in cura, attiva la circolazione, mantiene sciolti giunture e muscoli, ci tiene attivo il cervello: quando me ne ricordo lo faccio anch’io.
Andando per tenermi allegro ogni tanto canticchio una famosa canzone che sentivo alla radio da ragazzino prima che gli americani arrivassero a “liberarci”, lasciandoci in eredità il jazz e la musica soul, e molto altro da tutto il mondo e che il fascismo ci impediva. Canticchiavo Passeggiando per Milano (audio) con il suo indimenticabile refrain, anno di nascita credo sia il 1939:
Quanto mi diverto nel viaggiar
Le città più belle visitar
Questa è sempre stata la mia gran passion
Ma fra tutte quante le città
La più bella e gaia in verità
È la gran Milano con il suo frastuon.
La città allora era molto diversa e io ne ho ricordo dal 1945, tornando a Milano dopo la guerra, un ricordo preciso perché finalmente potevo andare di nuovo in bicicletta e in biciletta ero un ciclo–flâneur.
Camminando oggi invece i ricordi si affollano e mi rendo conto che i ricordi si affacciano al cervello del flaneur e questo non fa bene alla salute, perché la memoria tende a risvegliare i ricordi peggiori.
Mi tornano in mente gli scandali legati all’attività di Salvatore Ligresti (nato a Paternò come altri personaggi attivi a Milano) cominciati nel 1978 con i primi rinvii a giudizio, i suoi rapidi passaggi al carcere di San Vittore, Il rapimento di sua moglie e mille altre peripezie legate all’edilizia e al mondo della finanza, sedette in importanti Consigli di Amministrazione, l’ultimo atto è del 2019 con una sentenza di assoluzione per una delle sue ultime cause: non ebbe la soddisfazione di saperlo perché morì il 15 maggio del 1988.
Andando alle spicce, e tralasciando altri eventi importanti, la memoria mi riporta al famoso “Modello Milano”, la definizione nata con l’Expo 2015 che resta imperitura e molto usata anche con l’arrivo della Giunta Pisapia nel 2012.
Quanti erano allora i cittadini che potevano dichiararsi “milanesi” e che lo possono dichiarare quelli nati a Milano e attivi ancora oggi? tre cittadini su dieci.
Quanti cittadini possono vantare genitori milanesi? Non ci sono ricerche ma ad occhio due su dieci.
Quanti hanno i nonni milanesi? Forse lo 0,5%. Forse di più, forse di meno. Ogni tanto me lo domando per sapere quanti, come me, lo possono dire ma ancora di più quanti si sentano in qualche modo traditi dalla Milano di oggi.
Il vero cambiamento sociopolitico arrivò con l’elezione di Beppe Sala il 21 giugno 2016 con un ampio successo, contro Luca Bernardo un nessuno della destra, e importanti sponsor che è bene ricordare.
Formigoni immediatamente dopo la elezione di Sala, dichiarò di averlo sostenuto insieme a Letizia Moratti come avevano fatto per la sua nomina a Presidente di Expo 2015, come fece Comunione e Liberazione, e si schierarono a sostegno Massimo Ferlini (Compagnia delle Opere), lo sostenne anche Renzi e molti assessori su dodici della Giunta Pisapia: Daniela Benelli, Cristina Tajani, Marco Granelli, Franco D’Alfonso, Pierfrancesco Maran, Chiara Bisconti e Carmela Rozza.
Lo votai anche io, convinto che avrebbe mantenuto la linea Pisapia che, senza spiegare le sue ragioni, si era defilato allo scadere del suo mandato, creando un certo sconcerto nella sinistra.
Dichiararono di votarlo anche Piero Bassetti, Marco Vitale e Marco Tronchetti Provera.
Da tempo non sono più un flaneur, mi sono annoiato di vagare intorno a casa e ho scelto la cyclette e leggo di Milano sui giornali, forse dal punto di vista della memoria è peggio, perché il “Modello Milano” imperversa ancora, anzi sempre peggio.
La svendita dei beni comuni non fa quasi più notizia, le privatizzazioni di quel poco che resta sono il quotidiano, la vicenda SCIA non ha soste anzi ha l’effetto della macchia d’olio: 100 cantieri sono bloccati dalla magistratura, le famiglie sospese a decine che non sanno né se rivedranno i soldi versati né se avranno una casa in vera proprietà, anche il settore moda è investito per l‘indebito uso della manodopera irregolare dei loro fornitori tanto per indicare la punta di un iceberg.
E la vicenda “Meazza” ce la vogliamo dimenticare? Il destino dell’area dell’ex ippodromo La Maura? Dove il Comune spera di avere la prelazione sulla vendita quando il bene urbanisticamente è già suo.
Ogni volta che si apre un’indagine a Milano questa genera altri filoni di inchiesta, vedi il caso del dossieragggio che coinvolge Enrico Pazzali, ex presidente di Fiera Milano e che si estende, potremmo dire, a tutta Italia, visti i nomi delle vittime ma anche dei committenti di questi dossiers.
Cosa ci è successo? “Modello Milano” è diventata “Orrore Milano”?
La società milanese è una ragnatela di amichettismo, interessi nascosti, omertà e ambizioni personali, dove si muovono in tanti che dovrebbero ricordarsi del vecchio proverbio: “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”.
Luca Beltrami Gadola
*Francese “andare a zonzo”

Mi sembra però che ci sia qualche errore di data, perché Salvatore Ligresti morì nel 2018, non nel 1988. E la prima elezione di Sala fu contro Parisi, anche lui ex direttore generale (di Albertini però)
Sala ne ha fatta un’ altra delle sue: portare avanti il gemellaggio con Tel Aviv (capitale di Israele) malgrado il voto contrario del consiglio comunale e contro il volere dei partiti che lo sostengono. Il tutto in una situazione politica internazionale delicatissima, che spingerebbe a non sostenere istituzioni dello stato israeliano (che è una cosa ben diversa dal sostegno alla posizione politica del sindaco di Tel Aviv, differenza che Sala non sembra cogliere). Ma soprattutto è l’ ennesimo sgarbo ai suoi elettori, con cui sembra avere perso sintonia da tempo. In casi come questi, l’ unica cosa seria da fare sarebbe una sola: DIMISSIONI. Cosa aspetta?
Errori non pochi,che risentono di un pregiudizio di fondo, legittimo quando si discetta di parole e ideali ma non si e’ smentiti dai fatti.
La citta’ è’ inevitabilmente diversa da quando andavi in bicicletta o potevo schettinare per strada, ha nuove complessita’ non facili da predire se si e’ laici di pensiero, se e’ l’ideologia a guidare l’aspettativa allora occorre analizzare fatti e numeri.
I sindaci si giudicano per le opere che lasciano, per i bilanci, e per le attivita’ avviate,
Si preferisce non farlo, di Pisapia si ricorda la suggestione dell’arcobaleno ma non di altro di suggestivo, se non nel campo dei diritti. Il piano regolatore e alcune modificazioni di indirizzo urbanistico sono rimaste inalterate, rispetto alla gestione precedente e oltre, anche l’impianto di trotto cambio destinazione. Il bilancio del comune non ispirato da ottimismo, anche se Pisapia aveva indicato come erede il suo assessore al Bilancio.
Sala, vinse di misura, contro il candidato più forte che il CDX ha schierato dal 1995, e lo ha fatto aprendo la maggioranza PD + Sel + Sinistra verso il centro sinistra.
Fra un anno finisce l’era Sala, il bilancio va sui fatti e non su congetture o letture moraleggianti, che non hanno mai concorso al l’etica della citta’ che si e’ sempre misurata dai fatti. Reputazione, attrattivita’ , investimenti, livello dei servizi, uso o spreco delle risorse. Va giudicato dai fatti, non per L’ empatia o altro. Contano i fatti con cui fare i benchmark tra sindaci ed ere. I sindaci, di una città’ vessata per i suoi successi, poco profeta in patria ma più che apprezzata nel globo, dovrebbe essere valutata nell’insieme sia per dare un giudizio coerente e sia per fare i confronti con chi ha svolto questo ruolo. Un benchmark che regga il confronto con la correzione dei tempi. Tra questi confronti e’ giusto stabilire anche quello della patrimonializzazione della citta’ che interessa poco i contemporanei ma assai di piu’ i futuri milanesi. Svendite? investimenti ? I numeri dicono molte cose che smentirebbero le allusioni e preoccupazioni, salvo che San Siro diventi l’ombelico di Milano futura. Al di la’ di affetti e retoriche, se si proietta nel tempo il ritorno in termini di valore aggiunto per la citta’ , il risultato e’ più positivo che negativo, e comunque dettaglio non trascurabile la maggioranza dei milanesi preferisce Inter e Milan in città e non fuori,
Caro Beppe, ho letto con interesse e contemporaneamente stupore il tuo commento. Da quanto dici, evidentemente noi sei un attento lettore dei miei editoriali ma questa non è una colpa certo. Quello che ho scritto non è mai stato smentito dai fatti.
Il mio pensiero è assolutamente laico se per laico si intende chi non è influenzato da religioni, miti, autonomo, neutrale o indipendente rispetto alle istituzioni religiose e dogmi.
Non vorrei contestare ogni tua osservazione mi limito per esempio a ricordarti un fatto precisissimo.
Quando Pisapia fu eletto si trovò una delibera relativa al PGT che non era efficace perché mancava
la pubblicazione delle osservazioni.
Avrebbe potuto benissimo far decadere il provvedimento, invece su istigazione di Lucia De Cesaris nuovo assessore, si limitò alla pubblicazione e rese efficace il PGT redatto da Masseroli e questa malaugurata eredità la lasciata al suo successore Sala.
Sala vinse le elezioni perché il centrodestra gli oppose un candidato inesistente, ignoto ai più e se ben mi ricordo di professione pediatra.
Quando dici che un sindaco si valuta sui fatti hai ragione, infatti io lo valuto dai fatti e non mi faccio certo influenzare dalle cronache giudiziarie ma ti dico solo che da almeno un anno mi occupo della organizzazione della macchina comunale, ne ho scritto senza mai essere smentito e ti ricordo solo un fatto elementare di cui Sala ha solo una parziale colpa.
Con l’entrata in vigore delle leggi Bassanini il comune non ha solo sedici assessori con sedici assessorati ma 16 assessori con 36 Direzioni e di quest5a organizzazione funzionale è responsabile Sala o per disattenzione o pe incompetenza.
Mi domando cosa dirigesse quando era in Pirelli, non certo dell’organizzazione della produzione.
Potrei andare avanti per qualche pagina ma ti lascio a migliori letture ed essere migliore di me nel laicismo!