LA CITTÀ CHE VOGLIONO I CITTADINI
Conservare la memoria
Visto? Le previsioni di sviluppo della popolazione di Milano registrano una battura d’arresto. Il PGT “Milano 2030”, redatto nel 2019, prevedeva uno sviluppo demografico che puntava a consolidare la città verso una popolazione di circa 1,45 – 1,5 milioni di abitanti già entro il 2030. Invece dal 2019 si registrano alti e bassi intorno a quota 1.400.000. Meno nati e meno abitanti: il piano della crescita interna puntava a un aumento delle famiglie, contava su sostenibilità, social housing e riqualificazione degli scali ferroviari. Solo che a metà percorso, nel 2026, invece di aumentare, la città avrebbe perduto qualcosa come 20mila abitanti, rimanendo intorno a quota 1.400.000. Ora, l’aggiustamento delle previsioni guarda al 2036, il vero anno in cui la popolazione milanese potrebbe superare la soglia del milione e mezzo.
Sarà dura riguadagnare terreno sul piano demografico. La dispendiosa politica delle “grandi attrattive”, o delle kermesse, non basta a ripopolare Milano, ammesso che ne abbia bisogno. Anzi, possibilmente peggiora una situazione già critica. La città è stata resa inabitabile dai prezzi in crescita: la popolazione fugge mentre i cosiddetti nuovi ricchi di tutto il mondo, sui quali puntano le previsioni, sono ancora pochi, non sembra che ci sia tutto questo entusiasmo ad abitare a Milano, non accorrono, se ne stanno un po’ alla larga. Perché non bastano le banche, le kermesse, i palazzoni alti e puntare a riempirli di ricconi imbesuiti, per fare una città.
Ma che cosa vogliono i cittadini, in quale città si identificano? Prevale da sempre la scarsa abitudine a interpellarli per seguire, invece, i redditizi appetiti edilizi. Eppure, i cittadini hanno sempre chiaramente espresso posizioni precise su come deve essere Milano. Ne parla il libro appena edito da Magenes “Milano: borghi, patrimonio, periferie”. Riporta articoli scritti direttamente dai protagonisti del salvataggio dei beni collettivi, non a caso il sottotitolo è: “Storie di impegno civico per la salvaguardia dei paesaggi urbani e rurali a cento anni dalle aggregazioni comunali 1923-2023”. Il lavoro è stato coordinato da ABM, Associazione Antichi Borghi Milanesi.
Il libro vuole essere uno strumento prezioso per la consapevolezza che diffonde nell’affermare come gli interventi dei cittadini siano stati il più delle volte vincenti. Ma non è certo un mistero che nel corso del secolo passato non sono mai stati consultati, mai coinvolti nelle scelte, o lo sono stati solo rare volte. C’è una spiegazione storica.
Già cento anni fa, nel 1923, diversi comuni autonomi situati attorno a Milano furono aggregati alla città senza che i cittadini fossero interpellati, sebbene perdessero la propria amministrazione e autonomia. I loro toponimo sono noti: Affori, Baggio, Chiaravalle, Crescenzago, Gorla con Precotto, Greco, Lambrate, Musocco, Niguarda, Trenno, Turro (nel 1918) e Vigentino. Questi territori aggregati costituiscono le nostre estese periferie. I Corpi Santi, la fascia di città intorno al centro storico, erano già stati aggregati nel 1873, subendo numerose distruzioni per scelta dei Piani regolatori. La memoria storica dei centri, dei borghi, del mondo rurale, venne progressivamente cancellata o dimenticata.
Nella seconda metà del Novecento, i cittadini memo abbienti furono oggetto di una gentrificazione sempre più allargata; ha coinvolto gradualmente prima il centro storico, poi la fascia intermedia (gli ex Corpi Santi) e ora anche le periferie dei comuni aggregati. I cittadini, privati da un secolo di voce in capitolo, persero consapevolezza dell’importanza storico-ambientale di questi antichi borghi nel contesto milanese.
Tuttavia, nel corso degli anni, molte testimonianze del passato sono state salvate grazie alla mobilitazione popolare. Tra i casi di recupero o tutela si ricordano la Chiesa Rossa di Santa Maria al Fonteggio, la “geseta” del Lorenteggio, il Parco delle Cave con Cascina Linterno, e Villa Scheibler a Quarto Oggiaro. Tuttavia non sempre gli interventi sono stati sufficienti: alcune importanti strutture storiche, come le Cascine Arzaga e Corba o la Villa Litta di Greco, sono state demolite nonostante l’ampia mobilitazione e il loro valore artistico e storico. Le cose più belle di questa città sono state spesso salvate dai cittadini.
Come sottolinea Riccardo Tammaro, il maggiore storico dei 70 borghi milanesi sopravvissuti, fra borgo e quartiere la distinzione è netta: i primi sono centri di identità e coesione sociale accettabile, i secondi, nati con altri presupposti, sono sostanzialmente privi di identità, luoghi dove l’integrazione sociale è difficile. I Piani regolatori, come oggi il Ptg, annota Tammaro, non si sono mai occupati dei borghi, nel Ptg si parla solo di Nil, nuclei d’identità locale, ma è rimasta una sigla, un accenno, non si è mai approfondito l’argomento. Eppure è dalla loro identificazione sociale ed economica che si può scoprire se posseggono un ruolo e un avvenire.
Il lavoro è stato coordinato da Andrea L’Erario, assegnista di ricerca presso il Politecnico, con la piena collaborazione di Claudio Salsi, già Soprintendente del Castello Sforzesco, attualmente docente presso l’Università del Sacro Cuore, Lionella Scazzosi, docente di Restauro architettonico al Politecnico, Roberto Schena, Presidente di ABM, e Riccardo Tammaro, di Fondazione Milano Policroma e Vicepresidente di ABM.
Secondo gli studiosi, questa centralizzazione ha avuto conseguenze nel lungo periodo: privando i cittadini di strumenti di governo locale, ha reso più difficile opporsi a processi di urbanizzazione aggressiva e alla distruzione di edifici storici. Proprio da questi processi nacquero le periferie marginali, prive di identità storica riconosciuta.
Per contrastare questa perdita di memoria è nata nel 2022 l’Associazione Antichi Borghi Milanesi (ABM). L’associazione riunisce scrittori, ricercatori e appassionati di storia locale, spesso non appartenenti al mondo accademico ma impegnati nello studio e nella divulgazione della storia dei quartieri anche targati XX secolo e degli ex comuni milanesi. ABM opera principalmente attraverso il sito iborghidimilano.it, che funge da punto di riferimento per la tutela della memoria storica e del patrimonio culturale dei borghi e delle aree rurali residue. ABM ha spesso collaborato con i cittadini per difendere edifici e paesaggi urbani storici, secolari paesaggi rurali minacciati da demolizioni o trasformazioni urbanistiche.
Negli ultimi decenni l’attenzione pubblica a Milano si è concentrata soprattutto sui grattacieli e sulla cosiddetta “città verticale”. Tuttavia una parte significativa del territorio cittadino – circa il 16% – è ancora agricola e conserva numerosi borghi, cascine, ville e oratori storici. Brandelli del passato sopravvivono nei quartieri cementificati. Secondo ABM Milano non ha un solo centro storico, ma almeno tredici centri storici, comprendendo quelli degli ex comuni incorporati. La città può quindi essere considerata una metropoli storicamente policentrica.
ABM ha proposto di istituire “Ambiti di interesse comunale ad alto valore storico-artistico-paesaggistico”, una nuova forma di tutela per alcune aree ricche di patrimonio culturale. L’idea è rafforzare la collaborazione tra cittadini e Municipalità per proteggere il territorio e preservare l’identità culturale locale. Particolare attenzione è stata dedicata al Municipio 5, considerato il più ricco di borghi storici, cascine e paesaggio rurale. Qui si trovano gli ex comuni di Chiaravalle e Vigentino, ancora caratterizzati da ambienti ben conservati.
Dopo un secolo di rivoluzione industriale, dopo che grandi fabbriche e grandi marchi hanno vissuto il loro quarto d’ora di gloria, oggi al loro posto il più delle volte non è rimasto che territorio degradato e terreno inquinato. Ma Milano, per i cittadini, è sempre rimasta la città dei fontanili, delle rogge, dei navigli, dei prati, degli alberi secolari, dei grandi parchi urbani, dei borghi, delle cascine, delle piccole chiese distribuite nel territorio rurale che costituisce pur sempre il 16% della superficie comunale, una trentina di KMQ del 181 complessivi. Non è bene dimenticarlo o allontanarsene troppo.
Roberto Schena Michele
