FINITO IL SALVA MILANO PENSARE AL SALVA INQUILINI

La giunta il 7 maggio 2025 (45 giorni fa) ha deliberato che per gli edifici più alti di 25m e con indice superiore a 3mc/mq, o in contrasto con le norme morfologiche è obbligatorio un Piano Attuativo. Delibera che certifica che le norme richiamate dalla Procura non erano “vecchie”, né si poteva non rispettarle perché andavano “interpretate”, i due mantra che per oltre un anno e mezzo hanno provocato il blocco generale dell’edilizia milanese. Si seppellisce definitivamente anche l’ultimo Salva Milano, versione Foti dell’autunno dell’anno scorso (legge che se approvata sarebbe stata uno sfascio nazionale, condannata da tutti gli urbanisti, e non solo). Chiusi anche i contrasti politici tra sindaco e PD, con quanto a seguire. Tutto finito, non ci sarà un condono generalizzato. Quella della giunta –anche se non può fare cambiamenti al Piano delle regole-, è una espressione di indirizzo che finirà nella variante in itinere del PGT, come più volte abbiamo auspicato.
Ma non basta. La delibera si applica da ora in avanti, a quelli che da oggi presentano un progetto, che se deve avere un piano attuativo, eviteranno nuove indagini della Procura, ma non risolve il pregresso. Rimangono fermi due argomenti fondamentali e strettamente interconnessi: la regolarizzazione degli indagati e una soluzione agli inquilini senza casa. Per questo bisogna premettere che la 1150 e il 380 –che contengono le norme che si devono applicare- sarebbero da rifare: se ne parla da oltre un decennio, ben oltre la leggendaria “interpretazione” (cui nessuno credeva). Seppellita la promessa di rifarli in sei mesi (!!!) dalla inattendibile proposta di legge Mattia, Zinzi, Cortelazzo, Semenzato, del 24 luglio 2024, che era il cavallo di Troia per condonare Milano. La geometra Erica Mazzetti, parlamentare della commissione territorio, 15 giorni fa a Milano ha detto che con prospettiva ottimistica forse si riuscirà in due anni, fine 2027.
Il nuovo PGT –fine 2025? – deve pragmaticamente tenere conto delle leggi/norme “vecchie” non più “interpretabili”, recepire le indicazioni della giunta, ma per regolarizzare il pregresso deve introdurre le integrazioni necessarie, seguendo anche in questo le imputazioni della Procura, senza le quali ci troveremo ancora in un campo indefinito e quindi minato di altre infrazioni e irregolarità. È necessaria, urgente, una delibera ulteriore per gli argomenti non trattati, da introdurre del Piano delle regole. A) correggere la superficie minima obbligatoria per i PA che rimane a 20.000mq, troppo ampia (rientrano pochi casi, cioè sfuggono moltissimi), che nessun piano di una città lombarda prevede (al massimo 4/5.000mq, tutti piani redatti da giunte PD). Per garantire la qualità urbana –la rigenerazione- anche in interventi di medie dimensioni. B) regolamentare il problema di standard, monetizzazioni, cessioni, agevolazioni fiscali, gli altri argomenti sollevati dalla Procura, ben oltre altezze e indici. Oltre che alle altre città lombarde, guardare al PRG di Roma di Gualtieri, sindaco PD, dall’art 13 in poi.
La nuova regolamentazione per i PA, solo se completa, può diventare per gli indagati che volessero regolarizzarsi, secondo il criterio di “giustizia riparativa”, la traccia da seguire per cui gli operatori, pagando il dovuto metterebbero a posto la posizione civilistica, il comune incasserebbe oneri, lo stato il suo, e la Procura sensibilizzata su questo potrebbe dissequestrare gli edifici e permettere agli acquirenti di entrare in casa, procedendo a latere per gli aspetti penalistici. Questa la strada per risolvere e connettere i due argomenti importanti in sospeso
Considerando che gli importi sarebbero molto onerosi per gli operatori, che potrebbero non essere in grado di affrontarli, il comune, anche senza riconoscere proprie responsabilità, per dare una soluzione a chi si volesse regolarizzare e facilitare gli inquilini, dovrebbe assumere una iniziativa, per esempio proponendo la rateizzazione, anche molto lunga ma solutoria, del dovuto: incasserà magari in dieci anni ? meglio che il nulla nell’oggi, uscendo da un problema che da urbanistico-edilizio è diventato sociale e umano. Alternative? Al momento non ne vedo, chi ne ha si faccia avanti.
Paolo Favole

Ricordo le altre cose che dovrebbe fare il PGT: calcolare correttamente la capacità insediativa (compresi i cambi d’uso delle aree industriali), stimare la quota di domanda abitativa non solvibile sul libero mercato (e delineare le opportune politiche), valutare se i servizi esistenti sono sufficienti o se invece ne servono altri (ne servono eccome, verde, parcheggi, asili nido, sport, eccetera eccetera). Tutte cose che normalmente tutti i PGT di tutti i comuni normalmente fanno, tranne quello di Milano (troppo impegnato a valorizzare la rendita fondiaria). Ad maiora!
Sono contraria alla giustizia riparativa perchè alla fine con i soldi si risolve tutto. E come al solito gli speculatori si salvano sempre.