DAL TRASPORTO PUBBLICO ALL’EDILIZIA PRIVATA

Copia di ARCIPELAGO MILANO (11)

Raggiunto o quasi il livello di saturazione la gentrificazione milanese non può che tracimare fuori dai bordi, a cominciare dalle pertinenze delle stazioni MM situate fuori confine. Si tratta delle aree di contorno e dei parcheggi di corrispondenza, espropriate a suo tempo insieme ai sedimi delle linee di superficie, e pertanto di proprietà del comune di Milano per quanto ubicate in altri Comuni, adiacenti e non.

Lo scopo iniziale, nei virtuosi anni ’70, era di connettere le fasce esterne dell’area metropolitana con linee su ferro, denominate appunto Metropolitane; ampliando la rete urbana con un servizio di trasporto pubblico ampio ed integrato, sfondando il confine amministrativo iniziale (ad esempio Sesto Marelli, ancora su un lembo di territorio milanese, e Cascina Gobba).

Ricordo l’inaugurazione del capolinea di Cologno Nord nel 1981: l’arrivo del primo convoglio imbandierato con a bordo il sindaco Tognoli che annunciò il prolungamento della linea Verde verso la Brianza orientale, in parallelo col ramo della Martesana, in sostituzione dei vecchi tramway. Era ancora l’epoca in cui la politica –  milanese, provinciale e regionale – pensava in grande prima di rinchiudersi nei ristretti gusci comunali.

Vennero poi i sindaci “padroni in casa propria” e “amministratori di condominio” che investirono su nuove linee tutte interne, trascurando i prolungamenti esterni. Nel caso citato per altro, passato quasi mezzo secolo, il mancato prolungamento è imputabile pure alla improvvida scissione della Provincia ad opera di incauti responsabili, politici e non solo, monzasco-brianzoli. Oggi rivendicano il prolungamento verso il capoluogo Monza, per altro già servito da una doppia linea ferroviaria, caso mai funestata dai guasti e disservizi di Trenord.

Ma ora siamo ad un capovolgimento assurdo ed impensabile ad opera del Comune di Milano e dell’apprendista stregone che ne è a capo, incapace a contenere – malgrado la montante opposizione giuridica, culturale e morale – la propagazione del mostro.Gira infatti tra alcuni Comuni che insistono sulla linea MM2 una proposta di delibera del comune di Milano (approvata il 19 scorso dalla giunta di Cologno M.) che propone il cambio di destinazione d’uso, in favore del fatidico “piano casa”, di parte delle aree adibite a parcheggio di corrispondenza delle relative stazioni, attualmente trascurate e malmesse.

Trattasi di aree, espropriate per pubblica utilità, di proprietà del comune di Milano; tuttavia lo jus aedificandi resta nelle mani dei rispettivi autonomi comuni. Pertanto sindaco e giunta non possono glissare, come con i propri innocui Municipi, ma devono persuadere ricorrendo al linguaggio mellifluo e allettante dell’imbonitore.

La delibera ha per oggetto: “Linee di Indirizzo per il riordino e la valorizzazione delle aree di proprietà comunale localizzate lungo il tracciato della linea metropolitana M2 nei Comuni di Cologno Monzese, Gorgonzola e Gessate.  Istituzione di un Tavolo di Coordinamento Intercomunale per lo sviluppo del “Progetto Sistema Abitare”

Nelle motivazioni si leggono circonlocuzioni, in burocratichese aulico, tipo: Attraverso l’intervento su questi luoghi è possibile dare avvio ad uno sviluppo complessivo di grande portata che possa condurre ad un ripensamento delle attuali relazioni tra spazio e comunità per una crescita che sia coesa su tutta la porzione di territorio interessata anche in termini di risposta condivisa alla pressione abitativa. … Il tema dell’abitare non è infatti riconducibile unicamente al tema della casa: è anche contesto fisico (aria, luce, natura e ambiente) e sociale …. Più che un tema è un “sistema” e va affrontato con uno sguardo unitario e olistico a 360°, al fine di ridurre il rischio di possibili situazioni di emarginazione e degrado sociale.” (!?).

Il tutto nelle mani dell’Assessore al Bilancio, Demanio e Piano Straordinario Casa, nonché precipuamente dell’Area Valorizzazione Immobiliare “ per dare seguito al riordino e riassetto patrimoniale delle aree marginali e in disuso di proprietà del Comune di Milano ubicate all’esterno dei propri confini amministrativi, sviluppando con i territori limitrofi e in particolare con i Comuni di Cologno Monzese, Gorgonzola e Gessate, una strategia pianificatoria comune e soluzioni sostenibili nella cornice del Piano Straordinario per la Casa”

Facile immaginare che la “pianificazione strategica” di aree residuali si riduca a “soluzioni sostenibili” per l’alienazione di imprecisati diritti volumetrici “valorizzati” da un mercato immobiliare drogato. Il tentativo di estendere a macchia d’olio il “modello Milano” già fallito in proprio, peraltro nelle more di un coordinamento impari con i comuni coinvolti, pare purtroppo sottinteso!

Valentino Ballabio

Share

NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra newsletter
Iscriviti
Notificami
guest

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

1 Commento
Vecchi
Più recenti Le più votate
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti
Antonio Tagliaferri
Antonio Tagliaferri
9 mesi fa

V.Ballabio ha colto l’essenza dell’Accordo fra i Comuni. Ancora una volta la parte del leone la fa il Comune di Milano che chiede agli altri comuni di valorizzare le sue aree possedute in quei territori. Nel documento allegato alla delibera di Cologno M. si può leggere che fra gli altri obiettivi c’è la “proposta di soluzioni sostenibili per il riordino dell’assetto proprietario delle aree del Comune di Milano nei territori dei Comuni partecipanti: cessione, permuta, misure compensative, ecc.”
Con Ballabio abbiamo amministrato Cologno dal 1988 al 1995 (lui Sindaco, io Assessore all’urbanistica) avviando atti di pianificazione territoriale come il Piano del compianto Beppe Boatti che puntavano a valorizzare le funzioni pubbliche e il ruolo strategico del territorio che oggi si vuole rendere edificabile. Le aree comprese fra la Tang. Est e la Stazione MM2 Cologno Nord confinano con il PLIS Est delle Cave e una vasta area di proprietà di Citta Metropolitana (Centro scolastico e aree verdi) e devono essere valorizzate per fornire servizi pubblici insediandovi funzioni pregiate per tutta l’area metropolitana. Infine, non è assolutamente chiaro a chi verrebbero assegnate le abitazioni del piano Casa di Milano (milanesi espulsi dal capoluogo, Edilizia Residenziale Sociale Calmierata, altri soggetti) e chi dovrebbe farsi carico dell’erogazione dei servizi necessari a far fronte all’aumento di cittadini residenti di cui Cologno non ha certo bisogno viste le previsioni non certo modeste del vigente PGT.

1
0
Esprimete la vostra opinione commentando.x