SALVARE MILANO MA NON SFASCIARE L’ITALIA

Il Salva Milano nella versione presentata da Foti, FDI, una paginetta di chiarimenti interpretativi è passato alla Camera con i voti del governo e del PD, contrari M5S e AVS, con molta soddisfazione degli uffici e assessori milanesi, e gravissime critiche scritte da Barbacetto in Il fatto quotidiano, del 21 novembre, dal titolo “Asse destra-PD, grazia Sala, ma rovina l’Italia”
Il Salva Milano se definitivamente approvata, diviene una legge, che varrà in tutta Italia. Si basa su un equivoco di fondo, che tutti i protagonisti sanno bene, affermando che le leggi statali vigenti e regionali sulle ristrutturazioni, sono da interpretare perché datate (ma vigenti), che la loro applicazione sbagliata secondo la procura è stata una interpretazione anticipata della legge attesa. Il Salva Milano In sostanza prevede.
- “i piani attuativi non sono più necessari nelle aree urbane” (posto che ci sia una definizione condivisa in tutta Italia di aree urbane), questo per superare quanto previsto dalla 1150/1942 che prevede l’obbligo per edifici oltre i 25 metri di altezza, e il DM 1968 che prevede l’obbligo oltre la densità di 3 mc/mq, i due principi di legge –vigenti- che la procura ha richiamato, oltre a altre imputazioni, per incriminare i progetti milanesi.
I piani attuativi sono previsti in tuti i comuni, anche medi e piccoli, non solo nelle grandi città, per aree anche modeste e per indici molto inferiori. Quello che io e direi tutti i colleghi urbanisti prevediamo ovunque. Obiettivo chiarissimo: Piani Attuativi servono per contestualizzare i progetti, valutarli paesaggisticamente, prevedere oneri e standard, avere norme per efficientamento energetico e per cambio climatico,… tutto quanto garantisce la qualità urbana a vantaggio di tutti i cittadini come deve/dovrebbe essere obbligatorio per ogni intervento edilizio. Norme rispettate ovunque, infatti non abbiamo bisogno di un salva Como, Bergamo, …ma neanche di un paese della Brianza, dove si applicano e rispettano ottenendo qualità urbana, oneri, standard a vantaggio di tutti, non degli operatori immobiliari, che comunque li rispettano e non hanno grane con la giustizia
Il PRG di Roma prevede: “L’attuazione del Piano Regolatore Generale avviene tramite piani o strumenti urbanistici esecutivi, che costituiscono la modalità operative attraverso cui si realizzano le trasformazioni previste dal PRG.Tra questi si annoverano: i piani per l’edilizia economica e popolare; i piani per gli insediamenti produttivi; i piani di lottizzazione convenzionata; i piani di recupero e i piani particolareggiati di iniziativa pubblica e privata”.
Milano invece prevede piani attuativi solo per aree superiore ai 20.000mq (una enormità) dimenticando le leggi ora contestate dalla Procura, in deroga mi sembra anche alla Legge regionale 12/2005, che all’art 12 prevede che “gli interventi di trasformazione….avvengono tramite piani attuativi comunali” forse il PGT ha dimenticato di classificare come aree di trasformazione quelle in cui si possono costruire grattacieli, solo perché la superficie è piccola, senza qualificare l’impatto urbano, pensando che non ci sia. A Milano due grattacieli residenziali su un’area di ridotte dimensioni non richiedono una valutazione di contesto, verifica del carico urbanistico, standard e oneri adeguati, norme sul filtrante, e quant’altro, vanno bene così. Ci crediamo ?
- Omologa le ristrutturazioni, che sono interventi edilizi su edifici esistenti, alle demolizioni e ricostruzioni, che sono invece nuove costruzioni su aree libere che modificano il tessuto urbano.
Due casi e due procedimenti sostanzialmente diversi Le ristrutturazioni richiedono norme edilizie –raramente anche urbanistiche-, mentre le demolizioni con ricostruzione richiedono proprio i piani attuativi, perché sono modifiche del tessuto urbano, cambiano il paesaggio, richiedono valutazioni sul carico urbanistico, sulle necessità di standard, e quanto sopra detto.
3 – Applichiamo questo all’Italia: le previsioni del PRG di Roma vengono tutte saltate (in città il 25% degli edifici dovrebbe essere abusivo), ma cosa potrà succedere a Napoli, a Palermo, in tante città medie e piccole: tutto liberalizzato, tutto senza regole, a vantaggio solo di operatori immobiliari, e a danno dei cittadini, in un periodo in cui oltre a quanto di solito si prevede, col cambiamento climatico bisognerebbe introdurre nuove norme, richiedere standard qualitativi migliori, superfici filtranti, efficientamento energetico, ecc. ecc. e gli edifici abusivi sulle coste, forse 30.000, per cui non si è fatto nulla in decenni saranno tutti demolibili (togliendo l’abuso) e ricostruibili legittimamente con semplici pratiche edilizie, e forse senza sanatorie. E’ quello che vogliamo, o il provvedimento legislativo è sfuggito di mano a chi lo ha approvato senza valutare queste conseguenze. Ricordando che la prima versione della proposta di legge affermava che in sei mesi avrebbero rifatto la 1150 per l’urbanistica e il DM 380 per l’edilizia, una affermazione che neanche il meno preparato e più ingenuo dei cittadini può credere (dopo che sene parla da decenni)
4 – Tutti auspichiamo che ci sia un Salva Milano, per dare una via d’uscita a edifici con pratiche di dubbia legittimità, senza piani attuativi, oneri ridotti, iva ridotta, e quant’altro, in danno del comune e della agenzia delle entrate, salvaguardare i funzionari inquisiti, tutelare gli acquirenti, far ripartire la macchina comunale. Ci voleva una legge nazionale devastante o non si poteva prevedere una legge finalizzata e contenuta ? è ovvio che sì, come ci sono altre leggi di interesse solo locale. Il comune in tutto questo non poteva fare nulla? Perché non ha fatto nulla? Poteva cominciare a rivedere le norme per i piani attuativi, applicare le norme per le ristrutturazioni della Regione. E avrebbe potuto e potrebbe anche ora, richiedere dei commissari ad acta per riaprire gli uffici, esaminare le pratiche che arrivano, per non farle esaminare ai funzionari fino a quando non sono concluse le indagini, non sappiamo perché non è stato fatto. Perché ha voluto aspettare una legge nazionale ? domande che rimarranno senza risposta. Devo dire nel silenzio, che non mi giustifico, di INU e ANCI, che potevano di certo dare contributi positivi per Milano prima della legge nazionale, e ora dovrebbero esprimersi sulle conseguenze, con la loro autorità che è nazionale.
5 – Sono obbligatorie considerazioni politiche. Il PD contrario da sempre ai condoni giustifica la sua approvazione di questa legge affermando che non è un condono, senza rendersi conto dei gravissimi danni che provoca/provocherà in tutta Italia e quanti indiretti condoni? o solo perché è al governo di Milano e vuole salvare la giunta? Non ha considerato l’obiettivo raggiungibile con strumenti più finalizzati e non generali? Ma derogare a leggi e a provvedimenti della procura per legge è un condono.
I partiti di centro–destra che la propongono e approvano, cui non dovrebbe interessare salvare la giunta Sala, lo hanno fatto al buio o deliberatamente e hanno preso l’occasione per far passare una norma di generale liberalizzazione delle pratiche edilizie in tutta Italia? Rientrano dal portone di Palazzo Marino i condoni – anche se in forme indirette- che non erano passati nel Salva-casa, col sospetto che questo sia per alcuni il vero obiettivo del Salva Milano.
Temo valgano entrambi i sospetti, cui aggiungere quello su un’intesa sottobanco non dichiarata a danno di tuti i cittadini. Non ci saranno più pratiche abusive, non perché tutti saranno diventati bravi, ma perché non ci saranno più leggi da contravvenire, almeno nel settore dell’edilizia e dell’urbanistica: che meraviglia ! decenni di studi, corsi, convegni, libri, con bravi e famosi urbanisti superati tutti d’un colpo, cestinati (posso liberare da decine di libri la mia biblioteca), non ce ne faremo più nulla e noi urbanisti avremo una vita molto più facile, quello che proprio non ci aspettavamo (e di certo non meritavamo) e dovremo pentirci di molte norme di grande qualità lungamente studiate, approvate e persino –pensate un po’-applicate bene.
Paolo Favole

Tutto largamente condivisibile. Il peggio del salvamil’ano (mi scuso della volgarità) è che mette in croce tutti gli onesti e attenti professionisti che in questi anni hanno prestato attenzione alle trasformazioni in Comuni medio-piccoli richiedendo regole planivolumetriche, contributi, aree pubbliche: erano degli idioti? Tutto da buttare? Ci penserei su bene, prima del passo fatidico.
Un’ aggiunta: il sindaco di Sesto San Giovanni (leghista credo) si è vantato che nel suo Comune, a differenza di Milano, si presta attenzione alla città pubblica, alla residenza non solvibile, ecc. Su questi temi la sinistra si fa superare dalla destra? Attenzione, perché poi ci si chiede perché la gente vota Trump…