UN POETA SATIRICO A PALAZZO MARINO
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Cos’hanno in comune questi libri? Canti popolari della Grecia moderna: scelti dalla collezione di C. Claudio Fauriel; Manuale pratico di farmacia; Le strade di Milano; Le vergini; Il pensiero politico di Dante; Due dittatori di fronte; L’opera buffa napoletana durante il Settecento; Storia dell’industria italiana contemporanea; Da Canne a Zama; Vocabolario nomenclature; Lettere garibaldine; Irredentismo e gallofobia: un poā di storia; Zebrù. Storia di un cane, il grande amico di Allegretto e di Serenella; Le case a buon mercato e le cittĆ giardino; Geografia per tutti; L’epilessia; Commento al codice penale; Le acque salso bromo iodiche; le trombe degli angeli; L’italiano ĆØ socialista e non lo sa; il conformista indifferente; Questioni di gravimetria; Manualetto di tecnica sindacale; L’amante del cardinale; Il tombone di san Marco; Esistenza e metafisica; I carcerati pregano. Memorie di S. Vittore; I ribelli dell’Amiata; Ne valeva la pena; Tra Carducci e Garibaldi; Passione Garibaldina; Dopo i lampi vengono gli abeti; Peccatrici; Nella stanza del sindaco; Il complotto; Lombardia Libera; Poesia come pane; Il megalomane.
Sono tutti titoli che hanno come autore un consigliere comunale di Palazzo Marino. Ho contato circa 2000 titoli.
Tomi di giurisprudenza, di geografia, di medicina, di ingegneria, storia, memorialistica, filosofia ovviamente di politica ma anche drammi, commedie, racconti per bambini, romanzi, libretti d’opera, canzoni, poesie. Alcuni furono best sellers (come quelli di Brocchi), altri importanti testi universitari, altri strumenti di propaganda, altri furono dimenticati ancora prima di essere editati.
Pochi hanno commentato i propri lavori letterari con ironia, come Turati āMi han fatto tanti processi … Dovevano invece condannarmi a morte per incitamento al delitto contro la poesiaā.
Gli eletti a Palazzo Marino hanno annoverato medici (ben 4 sindaci), avvocati, rettori, professori, giornalisti ma anche muratori, commercianti, ferrovieri, astronomi, stuccatori, cappellai, un premio Nobel, con un tratto unificante, senza distinzione tra destra, sinistra e centro: la voglia di scrivere.
Tra gli autori consiglieri che ebbero successo fa ricordato Alberto Cavaliere, lāunico poeta satirico eletto in consiglio comunale, che in consiglio comunale ĆØ più volte intervenuto in versi. Nato a Cittanova (Reggio Calabria) nel 1897 (come racconta l’istituto calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea, storico) proveniva da una famiglia agiata, il padre fu consigliere e presidente del consiglio provinciale di Reggio Calabria. Precoce, fu espulso tredicenne dal collegio per aver scritto versi satirici contro i professori.

Chiamato alle armi āCome ufficiale si trovò al comando di una compagnia dāassalto che venne decimata nel corso di un attacco. Questo episodio lo sconvolse al punto da indurlo a porre fine, a qualunque costo, alla vita militare. Durante una visita del generale Diaz si finse pazzo e venne rinchiuso in manicomio dal quale uscƬ, a guerra finita nel 1918, grazie allāintervento del fratello Francesco che era avvocatoā. Iscrittosi a Chimica, narra lui stesso che, vittima di una bocciatura all’esame di chimica, si presentò a quello di riparazione con tutta la chimica imparata in versi.
Ne nacque un libro famoso,Ā Chimica in versi rime distillate e poi un altro Chimica organica in versi rime bidistillate, che ĆØ tuttora ristampato e utilizzato per la facilitĆ con cui consente di memorizzare le formule. Negli anni 20 iniziò la collaborazione con āIl becco gialloā e con āIl Travasoā delle idee, importanti testate umoristico satiriche, la prima dichiaratamente antifascista. Nel 1925 sāiscrisse al Partito Comunista e venne incaricato di svolgere alcune missioni allāestero.
Nel 1931 iniziò la collaborazione con la nuova rivista satirica il Ā«MarcāAurelioĀ» rivista umoristica da oltre quarantamila copie a numero cui seguƬ la collaborazione con la rizzoliana rivista satirica il āBertoldoā. Nel 1937 fu assunto alla radio e si trasferƬ a Milano. Alla radio tenne rubriche quotidiane dāinformazione culturale, condusse programmi musicali e organizzò concorsi e quiz a premi, diventando āuna voceā conosciuta.
Nel febbraio del 1940 iniziò la collaborazione con la nuova rivista musicale āIl canzoniere della radioā, pubblicata dallāEditoriale Campi di Foligno. Dalle pagine di questa rivista, nel 1941, lanciò il primo concorso di bellezza āLa lettrice più bellaā e qualche mese dopo anche la versione maschile: āIl lettore più belloā. Nasce in questi anni l’amicizia con un altro geniale pubblicitario e organizzatore di concorsi Leonida Villani. (vedasi l’articolo su ArcipelagoMilano) .
Dopo le leggi razziali, Cavaliere che aveva sposato con un’ebrea russa di nome Penny Kaufmann fu costretto a 17 lunghi mesi di fuga e clandestinitĆ fino alla Liberazione. La cognata medico in servizio presso un sanatorio in provincia di Sondrio, viene arrestata e insieme alla madre deportata ad Auschwitz.
Nel 1944 si iscrive al PSI. Nel 1945 Cavaliere raccoglierĆ la testimonianza della cognata nel libro: I campi della morte in Germania nel racconto di una sopravvissuta, in quello che credo ĆØ il primo memoriale di un reduce di Auschwitz ad essere pubblicato in Italia. Ripubblicato in anni recenti dalle edizioni Paoline. Sempre nel 1945 diventa direttore de Il canzoniere della radio e nel 1948 organizza a Viareggio il primo āfestival della canzone italianaā, anni dopo reciterĆ alcune sue poesie dal palco del festival di San Remo.
Diventato una delle voci più note della radio, Inventa una rubrica quotidiana, in calce al giornale radio, in cui commenta, in versi, la notizia del giorno. La trasmissione e poi libro Radiocronache rimate diventa una delle più seguite, cui si aggiungono le altre “Ciciarem un cicinin” (realizzata con Attilio Spiller e le voci di Liliana Feldmann, Evelina Sironi, Fausto Tommei), āQuater pass in galeriaā, āEl gamba de legnā.
Al gazzettino padano definito da Atzori āuno straordinario laboratorio sperimentale per un giornalismo radiofonico autenticamente impegnato nella ricerca di forme di linguaggio sempre meglio aderenti al racconto della quotidianitĆ ā, Cavaliere il lunedƬ commentava le partite di calcio con una poesia, sempre in poesia seguƬ il Giro d’Italia.
Per anni āCavaliere ha prima composto in redazione e sùbito dopo declamato ai microfoni della radio poesie ispirate ai più disparati fatti di cronaca: dalle schermaglie atomiche internazionali al cacciatore di frodo che in un paese della Val Padana uccide centinaia di rondini, dal quarantesimo anniversario della morte di Pellegrino Artusi alle vicende di un Carnevale di provincia, dal dodicenne che vive nel deserto con un branco di gazzelle allāuomo che per appurare se i funghi che raccoglie siano velenosi o no li fa assaggiare a sua moglieā. (Vincenzo d’Angelo).
Autoproclamatosi āil poeta maledettoā ma anche autoironicamente āfine dicitoreā, era popolarissimo e alle elezioni del giugno 1951 fu eletto consigliere comunale nella lista che il Corriere definiva socialfusionista cioĆØ il PSI, arrivando secondo per preferenze, battendo personaggi come Alcide Malagugini e Guido Mazzali. Fu forse il primo personaggio ad essere eletto per la popolaritĆ che oggi si direbbe televisiva.
In consiglio comunale intervenne, spesso in versi, più volte a sostegno delle posizioni pacifiste e antinucleari, come ricordò l’Avanti nella sua commemorazione, sotto la battuta si scorgeva un fondo di estrema serietĆ , un impegno morale coerente e severo.
Nel 1953 ĆØ in lista per la Camera dei deputati (per la campagna elettorale ovviamente comporrĆ dei versi), sarĆ ottavo primo dei non eletti dietro Nenni, Lombardi e Basso ed entrerĆ in parlamento avendo Nenni optato per il collegio unico nazionale. Su posizioni di sinistra all’interno del partito, critico verso il centro sinistra non verrĆ ricandidato nel 1963, successivamente aderirĆ allo PSIUP.
Alla Camera divenne famoso per i suoi interventi in versi, ma non si creda fosse solo satira occasionale, erano feroci bordate contro la politica democristiana dell’istruzione che lo portò a feroci scontri con Aldo Moro, famoso quello del 17 ottobre 1957 dove denunciava il clientelismo dei baroni universitari e l’assenza di concorsi. Aldo Bozzi lo ricorda come sottile umorista e l’inventore della āpoesia parlamentareā e ricorda che una volta ripreso dal presidente di turno che sosteneva che i regolamenti non prevedevano gli interventi in versi rispose:
āEi fu. Siccome immobile
con un mortal sospiro
pensa che ormai la Camera
non prenderà più in giro
perchƩ fra gli onorevoli
mai più non tornerĆ ā
Degli oltre 30 volumi che ha pubblicato va sicuramente ricordata la Storia di Milano in sesta rima più volte ripubblicata da Mursia e Pancallo Edizioni che così inizia:
Canto l’armi pietose e il capitano?
le donne, i cavalier, l’armi e gli amori?…
Non propriamente: canto te, Milano,
le tue vicende fin dai primi albori,
le gesta dei tuoi uomini preclari,
da Belloveso al sindaco Ferrari.
Scrisse anche una Storia di Roma in versi, una Storia dell’Inghilterra, Due lombardi alla prima crociata e molto altro.Ā Antifascista convinto prese in giro in particolare la non nobile attitudine di correre in soccorso del vincitore. Cosi scrisse nella poesia TUTTI Ā«ANTIĀ» (dopo il 25 luglio 1943)
Vorrei, però, che i pavidi/ed erano milioni
che in piazza s’adunavano/in tutte le occasioni,
contriti, confessassero, /sia pure a denti stretti:
«Applaudivamo Cesare, /scuotendo i gagliardetti,
incensavamo glāidoli, /li chiamavamo eroi,
con urli formidabili/-Eja! – gridando e- A noi! ā
per la pagnotta autarchica / (ce ne costò sbadigli!).
Signori, compatiteci:/abbiamo moglie e figli!Ā».
ā¦.
Invece no; vi dicono /con sdegno e con sussiego:
«Non ebbi mai la tessera: / mi spezzo e non mi piego!»
E non trovate un tanghero /che fosse iscritto al fascio,
o urlasse quel bisillabo /che nella penna lascio ā¦
Però, se (Dio ne liberi!) /ricomparisse l’orco,
con il suo vecchio labaro, /stinto, macchiato e sporco,
vedremmo ancora un popolo /plaudire al manganello
e l’aborrita Ā«cimiceĀ» / rimettersi all’occhiello.
PerchĆ© non c’ĆØ da illudersi: /questo ĆØ l’usato stile.
Scrisse un poeta italico: / «La nostra patria è vile!»
Il 30 ottobre 1967, quello stesso anno verrĆ insignito della medaglia d’oro del comune di Milano, una motocicletta lo travolse a Sanremo. MorirĆ la mattina del 7 novembre, la notizia sarĆ sulla prima pagina del Corriere d’informazione e dell’Avanti. Le sue ceneri sono al Monumentale ricordato da un monumento funebre opera del figlio Alik Cavaliere, grande scultore oggi ben più noto del padre.
Molti testi di Cavaliere si trovano on line e gli ĆØ dedicato un sito (https://albertocavaliere.it/) e di recente anche un libro.
La cittĆ lo ha ricordato con una via.
Walter Marossi

Una bellissima storia (a me completamente ignota) che evoca un altro modo di accedere alle istituzioni e interpretare -attuare- il mandato politico.
Grazie Walter!
Pasquale
(ps: non poteva che essere socialista ;)
Walter Marossi si conferma uno straordinario studioso e testimone della storia di Milano e ci trasmette ritratti davvero affascinanti di personaggi della “milanesitĆ ”, a volte sconosciuti ai più.
Merita un plauso sincero e la nostra profonda gratitudine!