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RIVEDERE L’ARCOBALENO IN PIAZZA DEL DUOMO

Credo che la proposta lanciata da Laura Cima: fare un bilancio di metà mandato delle “giunte arancioni” in relazione alle politiche di genere sia, anche per Milano, una opportunità da non perdere. Può diventare infatti l’occasione per riprendere il discorso e le riflessioni sulla rappresentanza e la partecipazione democratica con un’ottica che contesti la visione del mondo e della politica fondate su parametri neutro-maschili. Può essere un contributo attivo, uno stimolo nel confronti della giunta ad accogliere positivamente critiche e istanze che ne usciranno da valorizzare nei due anni che abbiamo davanti.

02sonego09FBProprio Laura Cima prima e Adriana Nannicini la scorsa settimana, ne hanno scritto su ArcipelagoMilano. Dal mio punto di osservazione (Presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Milano) voglio indicare dei problemi “strutturali” che possono ostacolare l’attuazione di quel programma (e specialmente la sua parte intitolata “La città delle donne”) che ha portato un grandissimo numero di donne a votare e far votare per Giuliano Pisapia.

Se ogni cambiamento presuppone una messa in discussione dell’esistente è ovvio che per cambiare si deve agire una qualche forma di conflitto. Fatta questa premessa c’è da chiedersi se le regole che si è data la politica nelle amministrazioni comunali permettano la possibilità di un conflitto. Mi spiego: se l’ordinamento comunale prevede che il sindaco scelga i suoi/le sue assessori/e sarà possibile, pena gravi tensioni, che i/le prescelti/e agiscano, eventualmente, un qualche tipo di conflittualità? Se, come ci ha insegnato il femminismo, il conflitto uomo-donna sta alla base dei nostri rapporti sociali, le donne “nominate” da un uomo avranno la possibilità di farlo emergere? Attenzione: sto parlando di conflitto non di contrapposizione, duello, guerra!

Se passiamo poi a considerare le donne elette in consiglio comunale, quelle che fanno parte della maggioranza come potranno agire quel fecondo conflitto (inevitabile se avranno uno sguardo di genere sulle decisioni politiche) senza risultare “alleate dell’opposizione”? Non di rado mi sono trovata a riflettere su quel senso di protezione, su quel “maternage” che nasce quasi spontaneo nei confronti della “mia parte”; quel maternage che ha chiesto, spesso, di essere meno “inflessibile” di quanto lo sarei stata di fronte a una amministrazione governata da forze politiche “avversarie”.

Lasciando al dibattito affrontare i due nodi irrisolti evidenziati, vorrei riflettere sul ruolo di una commissione Pari Opportunità che amo chiamare “senza portafoglio” perché diversamente dalle altre, priva di un assessorato di riferimento pur esistendo una “delegata” del Sindaco a questa tematica. La mancanza di un assessorato specifico per le politiche di genere potrebbe essere una scelta ottimale se presupponesse che la questione uomo/donna, che non può essere rinchiusa in un settore a parte, sia programmaticamente trasversale a tutti gli ambiti della politica comunale. Posso dire che, finora, questa trasversalità fatica ad emergere e che, forse, spetta alle donne politicamente impegnate nella così detta società civile porla con maggiore forza.

Abbiamo tentato, attraverso la nascita dei “tavoli delle donne” di promuovere nuove forme di democrazia partecipata. L’esperienza è stata faticosa perché è difficile dare corpo a una reale partecipazione che non venga intesa come disponibilità all’ascolto piuttosto che una comune ricerca di conciliare i bisogni rappresentati con i vincoli istituzionali e/o economici. Il successo maggiore, come è noto, è stato ottenuto dal “Tavolo Spazi” che ha lavorato in sintonia con una richiesta che ha atteso decine di anni per venire accolta: la Casa delle Donne, tanto attesa, che in poche settimane ha raggiunto il numero di ben 2.000 iscritte e che sarà inaugurata l’8 marzo. È un grande segnale per Milano che, pur ricca di associazioni femministe, era priva di un luogo simbolico aperto a tutte.

Dal “Tavolo Lavoro” è stata portata in commissione Pari Opportunità la richiesta di affrontare quel bilancio di genere presente nel programma di Pisapia. Ne abbiamo discusso con Antonella Picchio e altre esperte ma poi il passaggio alla sua, anche parziale, realizzazione si è arenato e, piuttosto di un rifiuto esplicito, è stato steso quel velo di silenzio inattaccabile da qualunque richiesta. Le donne, però, hanno uno sguardo su tutta la città e non è un caso che uno dei tavoli abbia elaborato una articolata proposta per riconvertire un’enorme area di una ex caserma abbandonata da decenni, in un Parco Agropastorale Urbano. La proposta, frutto di un lavoro fatto di ricerche, incontri, studi durato più di due anni, si ricollega ad esperienze analoghe di New York, Parigi e altre grandi città.

Le donne pensano in grande e si impegnano per realizzare i loro sogni. Proprio a questi sogni farà riferimento la quinta assemblea delle donne convocata a Palazzo Marino per il 25 marzo che ha come tema: Sogni realizzati/sogni da realizzare. Bene, il sogno collettivo di questo bilancio fra donne, finalizzato a una ripresa di interlocuzione con l’amministrazione, mi sembra la formula che potenzialmente può racchiudere tutti i sogni individuali, che siano espressi da singole o da associazioni.

Per rispondere alla domanda: “che metodo di lavoro darci per questo bilancio?” propongo a tutte le donne che intendono aderire al progetto di inviare testi di massimo due cartelle e video di massimo un minuto in cui far emergere non solo le critiche ma anche idee che, tenendo conto della grave difficoltà finanziaria, sappiano mettere a frutto forze e risorse che già esistono. Tenendo d’occhio, per seguire i dibattiti e intervenire direttamente, il blog milanese della politica femminile.

Questo bilancio si profila come un’occasione da non perdere: mi impegno dunque personalmente a raccogliere il materiale che sarà inviato per organizzarlo in un libro come in una serie di racconti. Se la mia idea sarà condivisa potremmo presentare il libro e i video a maggio, terzo anniversario di quella magnifica serata con arcobaleno in piazza Duomo.

 

Anita Sonego

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