WELFARE PER COMUNITÀ PIÙ RESILIENTI
Dibattito al Forum 2026
Attenzione che stiamo andando in una direzione che non conforta, anzi preoccupa decisamente: il Parlamento non sta facendo la sua parte! L’assessore Lamberto Bertolé apre con un campanello di allarme l’edizione del Forum di quest’anno, elogiando l’impegno e la professionalità degli operatori sociali, spesso sotto attacco in modo propagandistico, e denunciando senza mezzi termini la latitanza dello Stato: “I Comuni si stanno sostituendo allo Stato e devono affrontare le contraddizioni di politiche miopi, sbagliate e inefficienti da parte del governo. Lo vediamo tutti i giorni”.
Lo sforzo messo in campo per le politiche di welfare a Milano è rilevante anche in termini di risorse. Se a tutti gli altri Assessorati è stato tagliato il budget – sottolinea il sindaco Beppe Sala -, quello del Welfare è aumentato del 25% in un clima di accordo nella Giunta. Oltre 80 dei circa 260 milioni del bilancio complessivo annuale dell’Assessorato sono il risultato della partecipazione a bandi nazionali ed europei, segno della qualità del lavoro di alleanze, analisi dei bisogni e coprogettazione sul territorio, nei quartieri, per una cura pubblica della città che vuole proteggere, accompagnare e favorire l’emancipazione dei più fragili.
Altri numeri ci danno un’idea dei bisogni intercettati dal welfare cittadino, un’elevata granularità di dati quantitativi e analisi qualitative, che generano apprendimenti condivisi da cui partire per raccontare un pezzo di realtà, rispondere a una narrazione distopica, affrontare criticità e orientare decisioni.
Oltre 16.000 richieste pervenute al punto unico di accesso per orientamento ai servizi sociali territoriali, assistenza domiciliare, supporto economico e problematiche abitative. Oltre 12.000 accessi ai servizi per l’inclusione delle persone con background migratorio, che si sono rivolte al Centro di mediazione lavorativa per persone vulnerabili per riconoscimento di titolo di studio, compilazione del CV, percorsi di tirocinio formativo e “pre-assunzione”. La Rete antiviolenza segue quasi 4mila donne vittime di violenza di genere; 847 persone sono tutelate da amministratore di sostegno (di cui oltre la metà tra i 18 e i 64 anni con disabilità). In merito alla Residenzialità oltre 1500 persone anziane alloggiano in RSA a carico del Comune; 2636 minori sono beneficiari di interventi residenziali (di cui 1.174 minori stranieri non accompagnati (MSNA); 778 persone adulte con background migratorio beneficiano del Sistema di accoglienza e integrazione (SAI).
Ci interpellano fenomeni globali in attesa di risposte complesse, non semplificazioni in chiave eurocentrica o italocentrica, in assenza di finanziamenti e politiche adeguati.
La cornice delle strategie per le politiche di welfare è disegnata oltre che dall’Assessore, da Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, Filippo Grandi, già Alto Commissario per le Nazioni Unite e Susanna Mantovani, già docente in Università Bicocca e ricercatrice sul campo, ora Garante dei Diritti dell’Infanzia e della Adolescenza.
Il primo valorizza l’importanza di una visione olistica One Health per bilanciare e ottimizzare la salute delle persone, degli animali e dell’ambiente, ovvero dei sistemi naturali planetari, accompagnata dall’approccio Health in all policies, che integra per l’appunto la salute in tutte le aree socio-economiche e ambientali.
Grandi affronta i temi di esodi e accoglienza e invita a alzare lo sguardo, abbandonando la retorica del fiume di migranti e considerando, invece, lo sgomento dell’esilio, l’umiliazione del rifiuto e la consolazione dell’accoglienza.
Le città sono sempre sulla linea del fronte e devono tutelare il primato dei diritti e della cooperazione internazionale, oggi tristemente sotto attacco. Milano deve restare e essere sempre di più una città solidale, impegnata a risolvere i problemi della marginalizzazione attraverso l’alleanza di tutte le componenti pubbliche e private della società, contrastando lo spirito del profitto a tutti i costi.
Mantovani guarda con fiducia ai più giovani, che non sono problema, ma portatori di energia: i bambini sono fortissimi e dobbiamo mantenere la loro energia, senza mettere loro addosso uno zaino d’ansia, per esempio con il continuo controllo della geolocalizzazione.
Gli operatori del sociale, che hanno a che fare quotidianamente con sofferenze e difficoltà, devono cercare sempre di individuare i fattori protettivi, non perdendo di vista la centralità della persona con cui costruire un percorso. Entrare in relazione è un fattore protettivo primario, da potenziare attraverso forme di connessione e collaborazione, coprogrammate, coprogettate e riprogettare, mettendo a sistema le risorse professionali e strutturali del territorio e l’eterogeneità delle reti.
Tra i numerosi spunti della tre giorni del Forum – proseguita successivamente con appuntamenti disseminati nei Municipi – desidero fornire un aggiornamento sul progetto Fr-Agile!, pensato per rispondere alle sfide dell’accoglienza, partendo dai bisogni dei più vulnerabili, di cui ho scritto lo scorso anno. Nicoletta Stefanelli – coordinatrice generale del progetto – si interroga su quali domande portano i MSNA che arrivano a Milano e se siano tanto diverse dalle nostre e si appella all’etimologia di bi-sogno, bi-somnium, qualcosa di così impellente da far percepire una mancanza e avvertire un desiderio in modo “doppio, traboccante”.
A questo sogno doppio il progetto sta cercando di rispondere, osservando e riconoscendo bisogni e punti di forza e mettendosi in ascolto prima di dare risposte. Le risposte sono ricercate mettendo insieme persone, realtà, istituzioni, enti che convergono su obiettivi trasparenti e condivisi per allargare l’accesso ai diritti di ciascuno. Al centro del lavoro di rete c’è il progetto di vita di ogni MSNA, che può essere disegnato solo grazie all’alleanza di scuole, centri diurni, enti culturali, società civile, centri lavoro e, non ultima, la cittadinanza.
Il bilancio biennale del progetto dice che INSIEME SI PUO’ scrivere TUTTAUNALTRASTORIA.
Rita Bramante
