PARTECIPAZIONE AL VOTO
L’attualità: “I vestiti nuovi dell’imperatore” *
Nipote e figlia di nonni e padri chiamati a combattere rispettivamente nella prima e seconda guerra mondiale, entrambe provocate da Stati europei nel loro ‘sacro’ interesse nazionale, la mia generazione invece è stata la prima a nascere col diritto/dovere di partecipare all’attuazione della Costituzione Repubblicana, nell’Europa anch’essa ricostruita condividendo risorse e interessi economici e politici in precedenza motivo di guerre e conflitti e va da sé di business, scenario oggi drammaticamente di ritorno nel mondo – e di riflesso in Europa, ma non più per responsabilità degli stati europei che insieme si riconoscono Unione Europea.
La nostra Costituzione Repubblicana si accompagna all’attiva e fino a ieri fattiva partecipazione alla costruzione politica e economica di un’Europa unita. Partecipazione, parola-chiave della generazione postbellica, lo è anche oggi esemplarmente per i giovani elettori ospiti di Milano per studio e lavoro, ma in quanto non residenti esclusi dal voto referendario, aperto invece agli italiani residenti all’estero. Molti di loro hanno tutelato il loro diritto e interesse partecipando al voto in veste di scrutatori. Pietra angolare della democrazia, la partecipazione. Dopo il NO alla proposta di modifica costituzionale del nostro ordinamento giudiziario, lo confermano le dimissioni del sottosegretario e della capo di gabinetto al Ministero della Giustizia, associatisi all’attività commerciale della figlia incensurata di un camorrista noto alla giustizia; e poco dopo lo ribadiscono le dimissioni, per questioni giudiziarie, della Ministra del turismo, pur vicina al Presidente del Senato, storica figura del partito di Meloni.
Democrazia è partecipazione e negli anni 1980, davanti a uno dei primi giganteschi pc, un sociologo milanese ne ipotizzava l’uso come veicolo di democrazia diretta, mentre un altro ricordava la massima dei suoi primi utilizzatori: “garbage in garbage out”. Avevano ragione entrambi nella logica di potere che negli anni 1970, poco prima dell’avvento della tv berlusconiana, a Milano avevo udito riassumere in poche essenziali parole: se credono che possiamo farlo, facciamolo. Tutto sta nel (de)potenziare la (nostra) credulità e dipendenza, determinandone la direzione.
Strumenti nuovi, questione antica, magistralmente narrata da Hans Christian Andersen nel 1837 in I vestiti nuovi dell’imperatore, più attuale che mai. Due impostori offrono all’imperatore, tutto preso di sé e del suo apparire, la stoffa più bella e utile perché invisibile agli uomini incompetenti e a quelli molto stupidi. Professionisti, fanno girare la voce inducendo tutti a parlarne, e alla prima sfilata pubblica del mirabolante nuovo vestito dell’imperatore è solo un bambino a esclamare “non ha niente addosso!”, ma nella favola tutti finiscono col gridarlo e all’imperatore non rimane che fingere almeno lui di crederci, fiero e seguito dai ciambellani a reggere lo strascico che non c’è.
La partecipazione personale è fondamento della vita democratica e grazie ai giovani a Milano e in Italia l’abbiamo riscoperta. Treccani ci ricorda che «la partecipazione è l’atto di prendere parte a un’attività, presenza, condivisione di sentimenti o adesione a qualcosa. Il termine indica sia il coinvolgimento attivo (es. partecipare a un convegno) sia la condivisione emotiva (partecipazione al dolore/gioia). Può riferirsi anche a quote societarie (finanza) o comunicazioni formali». A Milano referendaria la partecipazione c’è stata in tutti questi i suoi significati, come mostrano le apparenti anomalie tra esiti referendari e tradizioni politiche. L’importante è intendersi sul significato politico di partecipazione e la riscoperta volontà e intelligenza di partecipazione espressa dai giovani è una sorta di miracolo a Milano nel momento in cui il Teatro Strehler produce e rappresenta, con sapiente e professionale traduzione teatrale, il celebre omonimo film di Vittorio De Sica del 1951, di genere cosiddetto fantastico fors’anche perché la transizione da dittatura e guerra a Repubblica libera, democratica e co-sovrana nell’Europa anch’essa libera annunciava la rivoluzione keynesiana che portò poi Italia, Europa e mondo ai Trenta Gloriosi Anni di sviluppo, da noi battezzati “miracolo economico”, appunto.
È il tempo continuo della storia, in cui le nostre scelte personali e collettive si confrontano non solo con quelle dei contemporanei, ma anche di chi ci ha preceduto e di chi verrà dopo di noi. Nonostante le apparenze, le circostanze e le tecnologie che più o meno e di tempo in tempo le condizionano, il valore delle nostre scelte dipende dal loro incontro con le scelte di chi ci ha preceduto e di chi ci seguirà.
L’Europa ha ed è un grande patrimonio di storia, che ne fa la madre delle rivoluzioni. E di Milano un luogo appassionante in cui vivere. Si è formata, nel tempo continuo della storia, ambrosiana e europea ed è inadatta agli apprendisti stregoni anche dell’IA. I giovani scrutatori/elettori ospiti milanesi ci ricordano la necessità di luoghi e soggetti politici democratici capaci di svolgere il loro fondamentale ruolo di luoghi di incontro e confronto in presenza dei cittadini, ciascuno dei quali è persona, unica e insostituibile e diventa polis nella compresenza fisica in famiglia, scuola, sanità e partiti, oggi in crisi esistenziale per difetto di partecipazione.
Luigi Gario
*”I vestiti nuovi dell’imperatore* Cristian Andersen (1837)
