I MILANESI AL VOTO

Questo o quello per me pari sono 

Sono circa le 18 di mercoledì 25 marzo e ricevo da Luca Beltrami Gadola un messaggio: ‘chiamami appena possibile’. Dopo breve, al piacevole scambio di saluti fa seguito la richiesta: un commento del risultato referendario nella città di Milano evidenziando connessioni tra i vari Municipi e il relativo comportamento degli elettori.

Al precauzionale ‘ma non è mia materia‘ ho fatto seguire un pensiero: in effetti il voto è stato manifestazione sociale, seppur semplificata, di un qualcosa che agisce all’interno di spazi reali, 9 spazi distinti in termini amministrativi, ma pur sempre con caratteristiche proprie e quindi, attraverso il differente esito del voto, tra loro comparabili.

Inizio ad esplorare le infografiche tratte dalle rassegne stampa e tutte, per Milano, evidenziano il difforme comportamento, dinnanzi al quesito referendario, del Municipio 1, centrale e coincidente con l’area della della città storica compresa all’interno della cinta dei bastioni spagnoli, rispetto all’anello degli altri 8 municipi comprendenti l’intero restante territorio comunale.
Le evidenze mi hanno sempre sconcertato, soprattutto al loro apparire indiscutibili, così ho proceduto da un lato ad una comparazione delle mappe rappresentanti il voto in altre città d’Italia e, dall’altro, alla analisi del voto milanese per sezioni elettorali, ottenendo la conferma ovunque di un diverso netto comportamento del cuore delle città, e tra queste di Milano, rispetto all’urbano ‘esterno’, non centrale.

Banalmente potremmo accontentarci della evidenza per cui l’assunzione dell’indicazione di voto data dalle destre politiche risulti assecondare la piramide dei valori della rendita fondiaria in ambito urbano o, in altre parole, che la destra trovi prevalenza lì dove prevale il valore di scambio sul valore d’uso della città.

Ma, appunto, questa lettura possiede livelli di genericità che non danno ragione dello specifico comportamento dell’elettorato milanese il quale ha, per molti anni, rovesciato questo schema con un Municipio 1, dove la piramide dei valori fondiari ha la maggiore verticalizzazione, tra i maggiori sostenitori delle proposte di centrosinistra e, invece, nelle aree non centrali, un diffuso apprezzamento delle proposte politiche del centrodestra.

Quindi cosa è accaduto o sta accadendo a Milano?

Se da un lato questo Referendum, per l’alto livello di complicazione del quesito posto e per la complessità dello scenario politico, non poteva che trasformarsi in una contestazione delle politiche di governo delle destre a livello nazionale – e i dati relativi alla generale affluenza alle urne e, in questa, di partecipazione dei giovani sembrano dare conferma a ciò – dall’altro non possiamo non dimenticare la ‘doccia fredda’ delle inchieste urbanistiche che negli ultimi tre anni hanno frantumato, in estrema sintesi, le ‘magnifiche sorti e costruttive’ del centrosinistra milanese.

Ciò che non è nel Municipio 1 di Milano dopo 15 anni ha bene inteso che un modello di crescita proposto non cambia nei suoi effetti negativi sull’intera città e sulla sua popolazione se a portarlo avanti è una maggioranza di destra o di sinistra.

E l’errore di questo modello di crescita è proprio evidente nelle infografiche sul voto referendario di Milano: nel Municipio 1 assai pochi sono stati i voti per il No a quanto proposto dalle destre di governo. L’omogeneità di quel voto, quel blu intenso, rappresentante il SI, di molte mappe fino al dettaglio dell’edificio nella rispettiva sezione elettorale o, se vogliamo un linguaggio più semplice, le percentuali di votanti per il Si li presenti mi fa interrogare, a me architetto e urbanista nonché cittadino, dove siano finiti i potenziali votanti per il NO dimostrando una inquietante mancanza di biodiversità politica.

La radicalità con cui decenni di politiche di assecondamento e implementazione dei processi di crescita dei valori della rendita hanno mutato la città, i suoi spazi, le sue offerte di possibilità e servizi e quindi, inevitabilmente, i suoi cittadini successivamente, nei momenti cruciali, emergono come effetti. Egualmente la radicalità con cui le stesse politiche hanno abbandonato l’accudimento e cura del resto della città e dei suoi cittadini, dissolte al sole le fiabe elettorali, a seguire, nei momenti cruciali, emergono come effetti di potente evidenza

Io mi auguro che il centrosinistra milanese tenga conto che il vento non è affatto cambiato con questo voto referendario, che il prevalere dei NO non coincide con una nuova affezione alle politiche del centrosinistra e, da ultimo, che la partita, anzi tutte le prossime partite, si giocheranno solo ed esclusivamente in quella che solo gli stolti possono considerare ‘periferia’ indegna di attenzione e dialogo perché distraibile con qualche intervento riparatorio.

Luigi Caprarella

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