UN NUOVO SINDACO PER MILANO. MISSION: IMPOSSIBLE

Una agenda per il nuovo sindaco?

Da qualche settimana, ma sotto traccia anche prima, è cominciata la caccia al nuovo sindaco di Milano che fino a questo momento sembra principalmente concernere la scelta alternativa tra la quella di un tecnico o un politico e parallelamente la questione delle primarie. Quello che bisogna aver chiaro che questa questione non concerne i cittadini e i loro (sino ad oggi) beni comuni, come dovrebbe essere ma solo il potere della classe politica.

La Costituzione italiana, quando nacque per opera dei padri costituenti, tra gli obbiettivi aveva anche quello di impedire che a governare ci fosse “un uomo solo”, questo principio era la legittima aspirazione degli antifascisti.

Nell’ambito delle amministrazioni locali furono stabilite alcune regole che presiedevano alla elezione del Sindaco, ne accenno per sommi capi per farmi capire.

La formula era semplice: i cittadini erano chiamati ad esprimere il loro voto per l’elezione dei membri del Consiglio comunale, il Consiglio comunale eleggeva il sindaco, il sindaco eletto si presentava in Consiglio e proponeva un elenco di assessori, se la proposta era accettata si formava la Giunta e iniziava la sindacatura: Sindaco e assessori al lavoro.

A concorrere per le elezioni erano le cosiddette liste e ve ne erano quattro o cinque realmente importanti e in grado di eleggere almeno un consigliere ma molte di più, come liste personali e liste civiche. 

Naturalmente, siccome allora i Partiti politici esistevano e avevano un proprio segretario, tutti i passaggi che ho indicato più sopra comportavano un intenso lavorio di contatti e accordi tra segretari dei Partiti per arrivare ad una alleanza tra di loro che andasse a formare la coalizione che alla fine dava vita alla sindacatura che portava il nome del sindaco eletto: la Giunta di ……. 

Tra gli eletti si formavano dei gruppi che avevano un “capo”, detto capogruppo, con un ruolo previsto dal Regolamento, con la funzione di collegamento tra Consiglio comunale e Giunta.  I consiglieri eletti che restavano fuori andavano a formare la cosiddetta “opposizione”. Le Giunte venivano chiamate: di sinistra, di centro sinistra, di destra e di centrodestra e poi c’erano gli indipendenti: quelli che restavano fuori da un gruppo andavano a formare un gruppo misto.

Tutto questo assetto aveva un inconveniente: era instabile e bastava che un assessore si dimettesse per far cadere la Giunta. Si doveva quindi ricominciare da capo per la formazione di una nuova Giunta. 

Per ovviare a questa instabilità l’onorevole Franco Bassanini, politico di lungo corso, allora iscritto al Partito Democratico di Sinistra, si attivò per varare 4 leggi (Leggi Bassanini), con l’intento di riorganizzare in particolare gli enti locali. Una catastrofe (N.d.R.)!

A lui dobbiamo la legge sull’elezione diretta del sindaco con quanto ne conseguì e dunque l’assetto istituzionale del Comune di Milano, un giogo che ci portiamo da allora.

Bassanini fece promulgare quelle leggi a cominciare dal 1993 quando l’atmosfera politica era torrida, nel 1992 era scoppiato il caso “mani pulite” e la pubblica opinione si indignò per una cosa che già ben sapeva: il fenomeno della corruzione dei politici.

L’intento di Bassanini per “risanare” la politica fu quello di separare la funzione politica da quella amministrativa ossia la capacità di impegnare amministrativamente e giuridicamente il Comune venne lasciata alla burocrazia, alla politica solo il potere di indirizzo. 

Franco Bassanini con queste leggi fu l’antesignano della politica locale di “un uomo solo al comando” di cui sono oggi eponimi Vladimir Putin e Donald Trump.

Ragionando a colpi d’ascia possiamo dire che prima di Bassanini l’organigramma del Comune era semplice: sindaco, assessori, assessorati, Consiglio Comunale ed ognuno di questi aveva un suo ruolo e suoi poteri. Da sempre esistono due personaggi importanti il Direttore generale e il Segretario comunale: quest’ultimo dipendente dal Ministero degli Interni nominato dal Sindaco e destinato a cadere quando cambia il Sindaco ma non ci sono norme che ne limitino il reincarico, può essere Segretario comunale per molte volte continuativamente nello stesso Comune. 

Il Segretario Generale, anch’esso nominato dal sindaco, scelto tra i membri di un apposito albo, resta in carica fin che lo è il Sindaco e può ricoprire questo incarico nello stesso Comune anche più volte di seguito senza limiti.

Prima delle leggi Bassanini la catena di comando e responsabilità era corta: Sindaco, assessore, che era responsabile della ripartizione con la competenza a lui assegnata con l’approvazione della Giunta da parte del Consiglio comunale ed infine il Capo ripartizione.

Allora tutti gli atti emanati da un assessore portavano 2 firme: quella dell’assessore e quella del capo ripartizione.

Prima delle leggi Bassanini il Comune aveva 12 assessori e 12 ripartizioni, sotto di loro oggi il numero degli assessori è sempre 12 ma le ripartizioni si sono trasformate in 27 Direzioni alle quali vanno aggiunte alcune, 5 per l’esattezza, come l’Internal auditing – un organo con competenza di controllo-, strutture con funzioni particolari. 

Questo nuovo organigramma e le relative mansioni si ritrova tra i documenti pubblicati dal Comune digitando qui, e attraverso questo documento cliccando sulle direzioni colorate in giallo, verde o celeste potrete arrivare ad un documento che per ogni direzione vi mostrerà l’organigramma interno e soprattutto la descrizione delle loro varie funzioni.

Non siate pigri, digitate! Potrete passare una bella serata che vi farà capire tante cose e potrete porvi una domanda essenziale per capirne una: nella vicenda SCIA/PM come mai non sono stati coinvolte non la sola Direzione Rigenerazione Urbana (Architetto Tancredi) ma anche il Segretario Generale che, come si legge, svolge compiti di collaborazione e assistenza giuridico-amministrativa nei confronti dell’Ente (Comune) assicurando la conformità dell’azione amministrativa alle leggi allo Statuto e ai regolamenti?

Oggi, dopo lo scandalo della SCIA e l’intervento della magistratura si pone la questione di aggiornare tutte le norme (PGT, Statuto, Regolamento …) che presiedono al funzionamento della città e molti si chiedono se all’interno della macchina comunale ci siano le risorse e le competenze necessarie per un’operazione tanto complessa.

Che le competenze dell’amministrazione comunale fossero insufficienti basta considerare che attualmente il Comune ha utilizzato molti collaboratori esterni, 585 come si legge nel documento comunale che trovate qui. Di questi 585 alcuni sono collaboratori a titolo gratuito ma la maggioranza hanno contratti di collaborazione o di incarico professionale occasionale.

Vi consiglio di consultare questo elenco, perché tra le mansioni affidate all’esterno ve ne sono di assolutamente stravaganti, in particolare quelle che hanno permesso al Comune di far parte di organismi o commissioni internazionali. 

Allora perché titolare UN NUOVO SINDACO PER MILANO. MISSION: IMPOSSIBLE? Perché lasciando da parte l’inutile questione se il nuovo sindaco debba venire dalla politica o dalla società civile, bisogna trovare chi riesca a risolvere tutti i problemi che l’attuale sindaco non ha risolto e che gli lascia in eredità: il PGT da rinnovare, la più generale questione urbanistica (SCIA e magistratura), la questione del traffico (mai peggio di oggi), la mancante manutenzione di strade e marciapiedi, la disciplina degli utenti (vedi bici, riders, sosta in doppia fila), il problema della casa per tutti, l’inquinamento dell’aria (malgrado maldestri interventi assessorili), la sporcizia di strade e marciapiedi, la fasulle operazioni di consultazione dei cittadini che altro non sono che ingegneria del consenso, l’empatia verso gli speculatori immobiliari, ……… Insomma tutte le cose delle quali si lamentano i cittadini scrivendo ai giornali.

Siamo alla ricerca di un “Titano” che si faccia carico di questo fardello che noi cittadini ci portiamo da troppo tempo. Non sarà facile ma, come ho letto recentemente, la città pullula di intelligenze e competenze che sembra la Politica non veda o non voglia vedere.

Sarà il momento di scrivere una “agenda” che faccia da guida, qualcosa che potremmo chiamare “Salvamilano” se questo nome non ci riportasse alla memoria una vicenda della quale vergognarci.

Luca Beltrami Gadola

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Roberto Brambilla
Roberto Brambilla
1 mese fa

Complimenti caro Luca! Bellissimo articolo. Ci dobbiamo sentite. Ricambio con questo articolo perché spiega il percorso storico e filosofico che ha reso la politica così malmessa. Poi, se vi piace, sarebbe nello trasformarlo in un articolo per questo sito. In sostanza mette le basi del nuovo paradigma della politica aprendo nuovi orizzonti per le persone di buona volontà che sino ad ora hanno avuto repulsione per la politica. Leggere per credere. Buona giornata https://www.listacivicaitaliana.org/2026/forse-non-tutti-sanno-che-siamo-nel-caos-per-una-frase-detta-2400-anni-fa/

Serenella+Fabiani
Serenella+Fabiani
27 giorni fa

Con questo scritto ho capito di più come hanno funzionato le questioni in questo comune, certo la legge Bassanini sicuramente una gran porcata…ma resta un interrogativo: ma dove è finita la MORALITÀ che dovrebbe essere l’elemento cardine di una amministrazione e soprattutto di un Sindaco???
Serenella Fabiani

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