MILANO, APRILE 2025

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Milano è movimento nello spazio e nel tempo, inesauribile cultura in continua elaborazione. E di persone sempre più diverse per provenienza, cultura, obiettivi, interessi. Arcipelago di comunità con interessi i più diversi e in navigazione sempre più a vista su telefoni cellulari in un mondo reduce dalla globalizzazione dei mercati in apparenza inarrestabile, ma di cui la pandemia Covid ha svelato l’intrinseca fragilità.

Globalizzati erano i trasporti (oggi con crescenti criticità, anche nazionali), non l’economia e men che meno le politiche economiche, quelle nazionali per definizione e nella quasi totale assenza di quelle internazionali, fatto salvo l‘avvento dell’euro. Non economia globale, ma produzioni sempre più in competizione all’insegna non dello scambio, ma della conquista/sostituzione, complici le nuove tecnologie dell’informazione. Nuove nei mezzi, non nei fini, come subito ammonì Marshall McLuhan non correggendo il famoso refuso nel titolo del suo The Medium Is The Massage. An Inventory of Effects del 1967 (massaggio, antica arte manipolatoria).

Di questo vecchio mondo Guido Alfani, ordinario di storia economica in Bocconi, si chiede «se i ricchi di oggi, che concentrano nelle proprie mani una quantità storicamente eccezionale di risorse economiche, non stiano usando i propri mezzi anche per ottenere un controllo eccezionale sul sistema politico o semplicemente per allontanare gli elettori da certe posizioni. Stanno sistematicamente mobilitando la loro presa sulla politica per proteggersi da qualsiasi tentativo di aumentare selettivamente le tasse?» «Se così fosse, farebbero meglio a rispolverare la loro mitologia classica, perché nella tradizione occidentale anche gli dèi possono cadere. E quando succede, l’impatto è catastrofico e tutti ne soffrono» [Come dèi tra gli uomini. Una storia dei ricchi in Occidente, tr.it. Laterza 2024, pp. 410-11, ed. or. Princeton UP 2023]».

E a proposito di dèi e catastrofi Alessandro Volpi, docente di storia contemporanea all’università di Pisa, ci informa che «negli ultimi anni, lo schema del capitalismo americano è stato chiaro: mantenere il dollaro come unica moneta globale, conferire ai grandi fondi poteri assoluti nel monopolizzare il risparmio gestito, far lievitare i valori di borsa e acquistare il debito statunitense a tassi elevati. Inoltre, si è cercato di utilizzare gli investimenti pubblici, coperti dal debito federale, per competere con la Cina e altri concorrenti, ostacolati attraverso l’imposizione di dazi». 

«Siamo così di fronte a una politica aggressiva che ha una vittima certa e una colossale incognita. La vittima è l’Europa a cui i grandi fondi, come accennato, vogliono sottrarre il risparmio gestito e che, ‘obbligata’ da una Commissione debole a seguire la strategia degli alti tassi e dei dazi, avrà enormi difficoltà nel rigenerare il proprio sistema produttivo, ma anzi sarà costretta proprio dagli alti tassi a una politica di rigore suicida». «L’incognita colossale è rappresentata dalla Cina, che difficilmente accetterà di subire i dazi» [Nelle mani dei fondi. Il controllo invisibile della grande finanza, Altreconomia 2024, p. 108].

Dopo i reiterati condoni fiscali berlusconiani, interpreti della crescente manifesta avversione alla tassazione diretta specie se progressiva, Milano è soggetto e oggetto importante dell’attuale, e senza precedenti, crisi di organizzazioni, istituzioni e regole internazionali, nel ritorno della guerra calda e dei nazionalismi in Europa.

Giorni fa, davanti alla basilica di S. Ambrogio, il papà immerso in una telefonata, un bimbo di pochi anni osservava affascinato la campana (vera con batacchio) invitare al rito annunciandolo. Testimonianza di un ‘mondo altro’ e annuncio di un ulteriore passaggio di consegne (la storia di Milano). Altro, ma non altrove. anzi prioritariamente a Milano e in Europa.

Il conflitto non è mai sparito dalla scena milanese, teatro di molti dei più efferati delitti perpetrati in Italia e in Europa nella guerra cosiddetta fredda. Che l’Europa, ma non ancora il resto del mondo, ha superato nel Mercato Comune Europeo, poi Comunità Economica Europea e ora Unione Europea con una sua moneta, unione inscindibilmente economica e politica perché l’economia è figlia della giustizia e dell’interesse. 

Sulla politica europea Milano ha un ruolo fondativo, come già nell’unità d’Italia. Da secoli l’Europa ha capito che «la giustizia sociale non è un di più d’anima per idealisti di buon cuore, ma garanzia di stabilità per politici realisti». Per dirla nei termini maleodoranti usati da Francis Bacon nel XVII secolo nel capitolo degli Essay consacrati a tumulti e sedizioni: «Il governo deve soprattutto prendere misure atte a impedire che tutto il denaro di un paese si accumuli in un piccolo numero di mani: […] il denaro e il concime non danno frutto se non quando si ha cura di spargerli» [Alain Supiot, La justice au travail, SeuilLibelle, 2022, p. 14].

Diagnosi e cura della crisi attuale, europea e globale.

Giuseppe Gario

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Giuseppe Longhi
Giuseppe Longhi
1 anno fa

Bravo Gario, sempre lucido nel vedere la struttura delle questioni

Fausto Bagnato
Fausto Bagnato
1 anno fa

Come mai i milanesi, che, in 126 anni, hanno ammassato tanto concime, non riescono a spargendo per evitare le code, mattutine, al Pane Quotidiano?

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