SALVA MILANO, PEGGIO IL “TACON DEL BUSO”?

La legge cosiddetta “SalvaMilano” passa alla Camera e non incontrerà difficoltà al Senato.
La sostiene una larga maggioranza trasversale, che vede uniti centro destra e PD, Contrari AVS e 5 stelle, felici questi ultimi di segnare un nuovo punto di distanza, e quale, dalla forza egemone del centrosinistra.
La maggioranza così inusuale genera perplessità e maldipancia a sinistra. Tocca a Silvia Roggiani, mentre Schlein si defila, di ergersi a “defensor fidei”. Eccede nel compito però e rivendica non solo, che già basterebbe, di aver ottenuto da Salvini e Meloni “l’interpretazione autentica delle norme urbanistiche” vigenti dal 42 e rivisitate nel 67 (legge ponte) ma anche di aver condotto in questi ultimi vent’anni (???) “un processo di rigenerazione urbana e (di aver ndr)….risposto alla strategia di cambiare, di avere una transizione da una città solo industriale a una città contemporanea. Gli interventi che sono stati fatti hanno cambiato totalmente il volto della città. Negli ultimi anni, mille aree sono state oggetto di bonifiche che hanno migliorato le condizioni del sottosuolo, riducendo il rischio di contaminazione della falda”.
In preda ad un’enfasi auto assolutoria, prende su di sé, lapsus più che freudiano, non solo gli ultimi 13 anni del centrosinistra milanese ma anche i precedenti 7 del centrodestra. E non ha torto davvero perché la visione, gli strumenti e le norme urbanistiche, insomma i fondamentali della rigenerazione alla milanese erano stati elaborati dal centro destra ed in tempi non sospetti. Che poi nei primi anni 2000, Milano fosse ancora “una città solo industriale” è cosa davvero sorprendente. Forse ci siamo persi qualcosa, transeat. Ci si sarebbe piuttosto attesi una ricostruzione più equilibrata, un bilancio dell’accaduto con i chiari e gli scuri, una rivendicazione, pur nel nuovo tempo, dei principi dell’urbanistica riformatrice avviata negli anni sessanta proprio dalla sinistra. Niente. Tutto va ben, madama la marchesa.
Tace prudente con Schlein anche il giovane Capelli, e non senza motivi. Avviata la segreteria metropolitana con un de profundis al Modello Milano “come l’abbiamo conosciuto”, si è ritrovato tra le mani una patata bollente che, come la giri, ti scotti le mani. Perché se è vero che la cosiddetta “rigenerazione urbana” è stata un grande favore “a chi ha e sempre più vorrebbe avere”, se è vero che la cosa pubblica ha registrato pesanti perdite sul fronte della monetizzazione degli oneri, ed infine se è vero che il modello di sviluppo cittadino tutto giocato sull’attrazione dei capitali immobiliari ha portato anche a gravi problemi di sostenibilità al ceto medio, è pur vero che la situazione si era fatta ormai esplosiva.
Il blocco delle attività edilizie, il conseguente arresto di quelle finanziarie, commerciali ed artigianali connesse, la rabbia crescente e non ingiustificata dei proprietari degli appartamenti comprati ma rimasti bloccati, il malessere profondo del sistema comunale a cui era stata data piena assicurazione di legalità e la serrata degli uffici, formavano le premesse di una tempesta perfetta a cui mancava ormai solo l’innesco. Grande la preoccupazione nel PD, a Milano ed a Roma, nell’avvicinarsi della scadenza elettorale del 2026, grande il timore di lasciare a La russa il merito di aver “salvato” economia, società ed istituzioni milanesi da un punto di rottura sempre più vicino. Il disegno prendeva forma minacciosa e la certezza che il governo avrebbe comunque con i suoi soli numeri, e d’accordo con il Sindaco Sala, varato la Salva Milano ha fatto il resto. Così, obtorto collo, non ci si è opposti ad una manovra politica che addebita sostanzialmente la responsabilità di tutto alla contraddittorietà delle norme, alle competenze contrastanti, all’azione di una magistratura malata di giacobinismo astratto.
Insomma, indipendentemente dalla effettiva fondatezza dei torti e delle ragioni, hanno prevalso le sempiterne ragioni su cui si fonda spesso l’alleanza tra l’impero dei daneè e quello della politica. Chi ne fa le spese, ovviamente sono gli altri, quel mondo estremamente vasto della città e del Paese che resta fuori dai giochi, e, privo di potere finanziario o di potere politico – corporativo, annaspa sempre più nella vita quotidiana.
É però lecito chiedersi se sia “peggio il tacon del buso”, anche perché sollevando lo sguardo dalle cose milanesi a quelle del Bel Paese, sarebbe opportuno considerare che il danno della “SalvaMilano” è ben più ampio delle pur rilevanti vicende milanesi, ed ha a che fare con le conseguenze gravi ed a cerchi concentrici sempre più ampi che la nuova normativa introduce nella gestione del territorio su scala nazionale. La legge ponte del 67, figlia di una stagione riformista che sarebbe bene rivalutare nella sua portata ed ambizione, introduceva una mediazione tra iniziativa privata e bene comune più avanzata socialmente ed attenta alle esigenze dell’abitare e dell’abitare bene. Il costruire senza criteri del dopoguerra non poteva più bastare e doveva essere accompagnato da approcci convenzionali dove il privato trovava limiti e “restituiva” al pubblico, e quindi al sociale, parte del valore monetario derivante dalla appropriazione privata del bene comune.
Da quel momento, ed il PD di oggi dovrebbe ricordarlo ripescando nella sua composita migliore tradizione, i peggiori fenomeni di dequalificazione urbana, di speculazione e di mala gestione dello spazio pubblico, trovavano almeno un freno in istituti come i Piani Attuativi e gli oneri di urbanizzazione. I riformisti degli anni 60 non si fecero incantare dalle manfrine e dai lamenti sui rischi di scarsa attrattività, più coraggiosi e lucidi di quelli odierni, spesso attirati dalle porte girevoli dei grandi studi che regolano il business immobiliare ambrosiano. E pazienza se allora, come oggi, ne derivava inevitabilmente una contrazione dei margini enormi realizzati da un ceto edificatorio che peraltro trovava nel nome la sua sanzione etica: palazzinari.
Lo erano negli anni 50 e 60 a Roma e tali oggi restano anche a Milano i pur azzimati protagonisti della rigenerazione urbana, e del resto quale altro nome si potrebbe trovare per indicare la reale natura sociale di molti degli attori degli interventi, non tutti certo, che fanno carne di porco di quel che resta di un’urbanistica intesa ad uno sviluppo equilibrato della città ed ad una redistribuzione sociale del valore.
Alcune autorevoli voci, in primis su Arcipelago Milano, si sono levate, alcuni qualificati urbanisti del Politecnico hanno messo a verbale forti opinioni contrarie, IMU Lombardia ha segnalato educate perplessità che, depurate dalle cautele del caso, segnano forti preoccupazioni. Alcune componenti nel PD e fuori le hanno intese e condivise, ma, con ben pochi margini di manovra possibili, non è bastato a rallentare la corsa di un treno che corre dritto verso la sua destinazione, né l’opinione pubblica nel suo insieme si è manifestata sulla questione con la medesima determinazione espressa in alcune vicende puntuali (San Siro…).
Resta infine da chiedersi se e come, pur nel nuovo quadro normativo, alcune avvertenze ed alcuni principi regolatori dell’equilibrio tra interesse privato e bene comune potranno comunque essere prese in carico dalle amministrazioni locali e quindi anche dal Comune di Milano. Potrebbe essere il caso dell’aumento degli oneri di urbanizzazione, anche collegando i possibili maggiori introiti ad interventi finalizzati alla riqualificazione e potenziamento delle case popolari o l’introduzione di criteri di valutazione su standard costruttivi più rispettosi dell’ambiente e della vita sociale o procedure più attente.
Come che sia, il danno è fatto e ci ricorderemo a lungo della triste vicenda che ha visto il Sindaco della “capitale morale” del Paese chiedere in ginocchio al governo postfascista una legge ad hoc per uscire dal cul de sac dove si era voluto ficcare.
Giuseppe Ucciero

Una nota sui dirigenti sotto inchiesta: sono stati tutti nominati da Sala, in sostituzione dei precedenti, giudicati “troppo rigidi” forse perché applicavano le regole. Sono nomine quindi richieste e benvolute dai costruttori e dagli immobiliaristi. E adesso le dovremmo difendere? Ci pensi Sala piuttosto
Dimenticavo: idem per la Commissione paesaggio, chi è che ha nominato i componenti che si facevano pagare per fare passare i progetti? Ne deve rispondere Sala
Come si dice, se la canta e se la suona.
Ma la realtà ha la testa dura e non cambia con la musica degli amici.
Magistrale articolo. Una puntualizzazione: l’” IMU Lombardia” menzionata non sarà forse l’”INU Lombardia”, e cioè la sezione lombarda dell’Istituto Nazionale di Urbanistica”?
Gentile Pietro
ringrazio per l’apprezzamento e per la delicata segnalazione del refuso. Si, certamente si tratta dell’INU Lombardia.
Nuova uscita di oggi sul tema da parte del Sindaco, che sembra sempre di più aver perso il lume della ragione: “il centrosinistra governa questa città da 14 anni e chi oggi fa dei distinguo era con me in giunta, in consiglio e non ho visto nessuna persona in questi anni alzare la mano e dire ‘c’è qualcosa che non va’.” RICORDA MALE: AL MOMENTO DELL’APPROVAZIONE DEL PGT 2012 IL SINDACO PISAPIA AVEVA FATTO UNA SFURIATA AI CONSIGLIERI PROIBENDO DI FARE QUALUNQUE OSSERVAZIONE, PENA L’ESPULSIONE. E MILLE ALTRI EPISODI. (se avesse letto Arcipelago le critiche le trovava eccome…) Poi: “io da responsabile dell’amministrazione comunale, da buon padre di famiglia, ho dirigenti e funzionari inquisiti e li voglio proteggere.” ALT UN ATTIMO. TU DEVI GOVERNARE LA CITTA’ NEL RISPETTO DELLE LEGGI. SE HAI FUNZIONARI INQUISITI PERCHE’ SOSPETTATI DI NON AVERE APPLICATO LA LEGGE, TU INNANZITUTTO DEVI PROTEGGERE LA GIUSTIZIA (POI PER CARITA’ LA SOLIDARIETA’ AI TUOI FUNZIONARI CI STA, MA PROTEGGERLI NON DEVE ESSERE L’OBIETTIVO PRINCIPALE) Infine: “la Camera l’ha approvato e voglio vedere cosa succede in Senato, voglio vedere il Pd che posizione tiene, perché dopo che è passato alla Camera è inaccettabile immaginare che qualcosa cambi e si va avanti”, ha aggiunto. “Se questo non succederà vedremo le conseguenze.” VUOL DIRE CHE SI DIMETTE? ALLELUIAH! In grande sintesi: un motivo in più per non approvare il salvamilano così com’è. Amen