CHI CI SALVERÀ DAL SALVAMILANO?

cronache

Cerchiamo di farla facile. E quindi partiamo dal 1942. Siamo in piena II Guerra Mondiale. La Roma vince il suo primo scudetto. Nasce Paul McCartney. E il 17 agosto di quell’anno viene approvata in Italia la prima legge fondamentale dell’urbanistica, la 1150/42. E ci credo che pochi giorni dopo, il 22 agosto, il Brasile ci dichiara guerra. Piove sempre sul bagnato…

Facciamo un piccolo balzo in avanti e arriviamo al 21 novembre 2024. La Camera dei deputati approva con i voti contrari dei soli Verdi, 5S e SI, la proposta di legge 1987, il cosiddetto Salvamilano (soprannome che si presta a più di una lettura). 

In mezzo ottant’anni di storia. E tante altre leggi in materia di edilizia e di urbanistica.

Mi sembra inutile tornare su quanto già scritto (anche da me e da altri su queste pagine). C’è ormai da mesi uno scontro che vede sconvolti da una parte la magistratura meneghina (non amministrativa, questo va detto) e dall’altra i vari attori dello sviluppo immobiliare, ovvero i developer con i loro progettisti e il Comune di Milano con i suoi tecnici e funzionari. Ognuno parteggi per chi preferisce, visto che in Italia siamo soliti trasformare tutto in una lotta – spesso ideologica- tra schieramenti. Io tirerò un colpo al cerchio e uno alla botte, come sempre.

Provo però a spiegarvi cosa dice il Salvamilano e che effetti dovrebbe avere sulla situazione in atto.

Visto che parte del problema (sottolineo parte) deriva da come si sono interpretate e quindi applicate certe norme (che risalgono anche al 1942), il legislatore ha pensato di risolvere la questione fornendo una legge di interpretazione autentica. Quindi la legge 1897 (non chiamiamola più Salvamilano, anche perché non riguarda solo il capoluogo lombardo, ci sono casi in Piemonte e Toscana, per quel che mi risulta e non escludo che anche in altre regioni tireranno un sospiro di sollievo) si “limita” a fornire nel primo articolo un’interpretazione autentica (sarebbe meglio dire postuma) dell’art. 41 – quinquies della legge del 1942. Come a dire, per ottant’anni non avete capito nulla, vi spieghiamo noi come stanno le cose. 

E se non bastasse la stessa legge ci spiega che avevamo interpretato male anche il Decreto interministeriale del 2 aprile 1968, n. 1444. In entrambi i casi la nuova norma ci dice che il piano attuativo menzionato dalle vecchie norme non è obbligatorio se il territorio in cui vado ad operare la trasformazione è già urbanizzato, anche se mi alzo sopra 25 metri. Peccato che la legge del 1942 e il decreto del 1968 non dicano nulla del genere, non prevedono la facoltà di scegliere. Quindi più che una legge di interpretazione quella odierna è una legge di processo alle intenzioni. Nel ’42 non lo hanno scritto, ma di sicuro lo pensavano. E anche se lo hanno ribadito nel ’68, in realtà intendevano quello che vi diciamo oggi. Il Piano Attuativo non è da intendersi come obbligatorio. 

Il secondo articolo della legge 1897 sancisce, se mai vi era il dubbio, che in materia di standard, servizi o dotazioni territoriali, decidono le regioni e i comuni. 

Il terzo articolo ci conferma che a seguito delle modifiche introdotte nel 2013 la ristrutturazione edilizia è anche quella cosa lì che si è fatta a Milano. Demolire un capannone per costruire una torre a parità di volume o con gli incrementi previsti dagli incentivi è ristrutturazione e non nuova costruzione. E anche questo lo si sapeva già. Ricordo in tal senso la circolare interministeriale di dicembre 2020.

Beh, il Salvamilano (eppure mi ero ripromesso di non chiamarlo così…) è più o meno tutto qui. E ci sono voluti mesi per partorire questo sconvolgente topolino? Pare di sì.

Ok ma ora cosa succede? Non sono un indovino e nemmeno un magistrato, ma posso fare delle ipotesi più o meno ragionevoli. 

Visto che già si parla di incostituzionalità, mi aspetto che la legge venga contestata nelle sedi appropriate. Se così fosse le inchieste probabilmente andranno avanti e rimarrà il blocco dell’edilizia milanese. Abbiamo già visto con la legge per i centri di “accoglienza” in Albania come sono andate le cose. A riprova che ormai le leggi vengono fatte veramente male. La mancanza di cultura anche solo di tecnica legislativa è sconvolgente. 

E se invece la legge viene applicata? 

Proviamo un po’ a vedere. Verrebbe meno il reato di lottizzazione abusiva, perché abbiamo visto che non è obbligatorio presentare un piano attuativo. E cadrebbe anche la qualifica di queste opere come nuove costruzioni con la conseguenza che sarebbe giusto pagare gli oneri ridotti della ristrutturazione. A questo punto potrebbe venir meno anche la necessità di presentare un Permesso di Costruire, visto che per la ristrutturazione basta anche la SCIA art. 23. Quindi praticamente vengono meno tutti i presupposti su cui si basano le inchieste….

Adesso capisco perché i magistrati hanno tirato fuori dalla manica l’asso del traffico di influenze… E no, non si parla di malanni stagionali che si prendevano in Commissione Paesaggio visto che si lavorava a troppo stretto contatto gli uni con gli altri. Quindi può essere che in Procura abbiano un piano B, certamente più difficile da percorrere a meno che non saltino fuori documenti clamorosi. E sinceramente credo che questo sarebbe un ambito più corretto e pertinente di azione visto che mi è parso sin dall’inizio assai singolare che la magistratura penale si sia infilata in questioni che attengono più al diritto amministrativo. Ma sappiamo tutti come sono nate queste inchieste.

E poi cosa succederà alle convenzioni che non sono passate nemmeno per l’anticamera della giunta comunale? Su questo il Salvamilano non si esprime.

Comunque andrà a finire è chiaro che, se anche non ci fossero rati perseguibili, dal punto di vista meramente deontologico la maggior parte degli indagati ci fa una pessima figura (eufemismo). E sarei curioso di capire se in questo senso l’Ordine degli Architetti, il mio Ordine, prenderà provvedimenti a carico di alcuni nomi che ben conoscete. O vale la regola che cane non mangia cane?

Aggiungo qualche considerazione sul tema più in generale.

In articoli precedenti ho espresso, anche venendo criticato, la mia idea che nei piani urbanistici ci sia necessità di una maggiore pianificazione attuativa (di iniziativa pubblica) e non rinnego quello che ho scritto. Ma è altrettanto vero che ove si intervenga in un tessuto fortemente urbanizzato, le ragioni di un piano attuativo sono meno evidenti. Il piano attuativo nella legge del 1942 serve a governare le trasformazioni in un territorio poco costruito (e ancora di più lo sarebbe stato con la fine della guerra) e quindi a contestualizzare i vari progetti in un intorno sostanzialmente privo di elementi. Oggi in Piazza Carbonari dove, demolito un capannone, hanno fatto una torre, cosa dovevano inserire nel piano attuativo? Forse va pensato uno strumento adatto quando la scala dell’intervento è ridotta e il contesto consolidato. 

Allo stesso modo se non piace la ristrutturazione edilizia così come è diventata nel corso degli anni, avrebbe senso introdurre una nuova categoria, quella della sostituzione edilizia, con oneri ridotti, magari solo del 20% rispetto alla nuova costruzione. Tutti temi buoni per la riscrittura del TU dell’edilizia. 

Ma anche le norme urbanistiche hanno bisogno di essere svecchiate e riscritte. La legge del 1942 è ormai ridotta ad un colabrodo (perché noi le leggi le facciamo così, violentando quelle precedenti) ed è effettivamente figlia del suo tempo.

E poi bisogna decidere una volta per tutte se su questi temi vale l’autonomia delle regioni.

Concludo ma, rileggendo, mi viene voglia di dire anche no. Perché mi immagino una riscrittura delle norme edilizie e urbanistiche operata in questo contesto politico e mi viene da ridere (o da piangere).

Tra Superbonus, Salvacasa e Salvamilano sembra che al peggio non ci sia mai fine…

Pietro Cafiero

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Pietro Vismara
Pietro Vismara
1 anno fa

Molti grossi e gravissimi errori. Innanzitutto (lo sanno anche i sassi) l’ articolo 41- quinques della legge 1150 non è del 1942, ma del 1967 (è modificativo di una legge). Quindi fare ironia sulla guerra o sul Brasile è del tutto fuori luogo. È chiaramente un dettaglio, ma mostra chiaramente la volontà di essere fuorvianti.
Secondo, dare per scontato che in materia di standard urbanistici prevale la normativa regionale e comunale. Lo sanno anche i sassi che è materia “concorrente”, nel senso che le regioni intervengono nei limiti stabiliti dalle norme nazionali (che quindi andavano richiamate).
Mi fermo qui (senza andare anche sul tema contorto della ristrutturazione) perché penso che sia evidente la malafede di chi ha scritto questo intervento. Cafiero, cosa insegnavi ai tuoi studenti? Urge corso di ripetizioni in urbanistica (per il professore ovviamente).

Pietro Cafiero
Pietro Cafiero
1 anno fa
Rispondi a  Pietro Vismara

Mi scuso in anticipo con i lettori a cui magari nulla cale di queste baruffe chiozzote, ma sarò lungo e tedioso nell’esercitare il mio diritto di replica.

Caro Vismara, nessun errore se non qualche typo che è sfuggito alla rilettura. Se è vero che l’art. 41 quinquies della 1150/42 è stato introdotto con la legge 765/67, questo non toglie che il Salvamilano si riferisca nel testo alla legge del 1942, e non potrebbe essere altrimenti. Come dice lei è un dettaglio, che però avrebbe appesantito la lettura del mio pezzo e non avrebbe aggiunto nulla al senso del discorso, forse avrebbe evidenziato quello che sostengo ovvero che vanno fatte nuove norme e non leggi modificative che sfilacciano e bucherellano le norme originali. Io cerco di spiegare in termini semplici una materia complessa, a volte anche per gli addetti ai lavori. E lo faccio come credo. Se poi non le piace il mio stile (né il Brasile, né Paul McCarty si sono offesi), questo è legittimo, ma non cambierò il mio modo di scrivere per compiacerla. Però le chiedo di fare quantomeno pace con sé stesso. Decida se io faccio errori per ignoranza (e allora mi corregga liberamente, se sono veri errori) o se invece io sono volontariamente “fuorviante” e in “malafede”. Nel qual caso non si tratta di errori, ma di mistificazioni, lo dica bene. Mi faccia sapere cosa preferisce. Nell’attesa mi trovo a ribadire come ho fatto per il suo commento in un altro articolo che, se uno scrive cose che non le piacciono, non necessariamente è prezzolato dai padroni o persegue chissà quale disegno. Lasci ai terrapiattisti, complottisti e no vax l’atteggiamento di cercare sempre verità nascoste. Non vorrei confonderla con siffatte categorie… Non mi paga (purtroppo) né Assimpredil, né Bill Gates.

Noto inoltre un certo accanimento, di cui mi sfuggono le ragioni, nei miei confronti. In modo, oserei dire fazioso, lei si mette a fare le pulci e a contestare quello che scrivo, accusandomi di essere in malafede. Allo stesso tempo leggo un suo commento sotto un altro articolo che contiene alcune inesattezze (o semplificazioni) e lei chiosa: “Bell’intervento: chiaro, informato e coraggioso”. Quindi non si è accorto o lo ha notato, ma ha deciso di soprassedere visto che scrivono cose più affini al suo sentire? E non sto parlando della riduzione per ristrutturazione.
Io mai mi sognerei di sostenere che lo hanno scritto con malizia. Lei che è così attento invece? “chiaro informato e coraggioso”. Prendo atto dei due pesi e due misure. Intendiamoci, quell’articolo è in buona parte condivisibile. Del resto non penso di avere scritto cose molto diverse a livello di concetti. Il mio giudizio sulla legge 1987 è negativo. È un male necessario, questo sì. Ma serve, ribadisco, una profonda revisione di tutte le norme.
Comunque attendo con ansia di potermi iscrivere al suo corso di ripetizioni. Sono del parere che non si smetta mai di imparare…

Pietro Vismara
Pietro Vismara
1 anno fa
Rispondi a  Pietro Vismara

Temo che lei abbia letto male il suo stesso intervento. Tutta la parte iniziale ironizza sul fatto che si applichi ancora una legge del 1942, ne è passata di acqua sotto i ponti… Invece la legge è del 1967, e non è un dettaglio irrilevante, perché è una legge post- ricostruzione, che ha preso atto dei limiti della legge del 1942 e si propone di modificarla. Ora, perché lei confonde le date? I casi sono due: o non conosce la materia, o fa apposta per confondere i lettori. Non so quale sia il caso, lo dica lei. In entrambi i casi però non ci fa una bella figura. (e comunque i miei commenti sono sempre nel merito e non sulle persone o tantomeno sugli schieramenti, nei quali non mi identifico per niente. Non si offenda quindi, il mio è solo un invito a essere più attenti, magari detto in modo un po’ brusco, ma ci sta)

Cesare Mocchi
Cesare Mocchi
1 anno fa

Fare delle illazioni sul tema del traffico delle influenze, come se fosse un escamotage dei magistrati messi con le spalle al muro, lo trovo davvero miserabile. Tutti sanno che i componenti della commissione paesaggio prendono incarichi per fare passare i progetti, quelli venuti alla luce non sono mica un caso unico. Sono indifendibili, finalmente qualcuno è intervenuto – e non facciamo false illazioni per cortesia.

Pietro Cafiero
Pietro Cafiero
1 anno fa
Rispondi a  Cesare Mocchi

Non si disperi Mocchi, rispondo anche a lei. Non faccio illazioni. Sottolineo che in primis le inchieste parlavano di abusi, mentre ora, che rischiano di arenarsi a causa del Salvamilano, si parla anche di traffico di influenze. E a mio parere fanno bene ad indagare in tal senso. Magari il tema era presente fin dall’inizio, ma sui giornali è da poco che se ne parla. Io non ho amici in Procura che mi fanno leggere le carte. Poi avrò pur diritto di scriverlo a modo mio? O anche qui devo uniformarmi alle linee guida del Central’nyj komitet Kommunističeskoj partii Sovetskogo Sojuza?
Io trovo invece “miserabile” essere a conoscenza di nefandezze che avvengono in commissione paesaggio e rimanere impassibili. Perché, se “tutti sanno che i componenti della commissione paesaggio prendono incarichi per fare passare i progetti”, a logica lo sapeva pure lei. È andato a denunciare in Procura? Mi illumini…
Tema standard e servizi. Anche qui tutti sanno. Tutti sanno anche che vi è stato un dibattito e con la riforma del titolo V all’art. 117 della Costituzione si è inserita la voce “governo del territorio” tra quelle di materia concorrente, ma si è tolta la dicitura “urbanistica”. Sono servite sentenze della Consulta dal 2003 al 2005 per confermare che l’urbanistica era ricompresa nel termine più ampio e che quindi era anche essa materia concorrente. Detto questo il fatto che sia materia concorrente vuol dire che la competenza è dello Stato come delle Regioni, ma non necessariamente in maniera gerarchica. Nel caso specifico lo Stato dice che ci devono essere gli standard, ma dal punto di vista quantitativo le Regioni possono e devono decidere come declinarli. Il tema di servizi e dotazioni territoriale è complesso e non può essere ridotto ad un numero (altrimenti ci riduciamo ad inserire i quattro pelucchi d’erba degli spartitraffico nel conteggio). E comunque ripeto anche qui. Il mio giudizio sul Salvamilano è negativo e penso che chi è in grado di leggere senza avere i paraocchi di non so quale orientamento ideologico se ne sia accorto.

Cesare Mocchi
Cesare Mocchi
1 anno fa
Rispondi a  Cesare Mocchi

Rispondo sui due temi. Commissione Paesaggio: ho parlato tempo fa con un avvocato. Mi ha detto che senza prove scritte o testimoni a disposizione andando in Procura si rischia di finire condannati per calunnia. E prove scritte e testimoni disposti a confermare non ce ne sono: si tratta della famosa “area grigia” del malcostume che non diventa ancora reato, e che dovrebbe essere a carico del sentire comune, della buona educazione, dei corpi intermedi tipo gli Ordini professionali, dell’etica: tutte cose di cui abbiamo fatto strame. Quindi in parte sono d’accordo con lei, in parte credo che lei stia semplificando un tema complesso. Pubblicazioni come Arcipelago servono appunto a tenere viva l’attenzione ai temi prima di andare in Procura: perché sono temi innanzitutto politici, culturali, professionali: se si risolvono perché interviene la magistratura è sempre una sconfitta. Comunque vale la pena fare una riflessione. Standard urbanistici: non sto parlando di parametri quantitativi, né di gerarchia (non ho scritto niente del genere, da cosa lo pensa?). Dico che una legge che affermi si tratti di “interpretazione autentica” la necessità del solo rispetto delle normative regionali e comunali in materia, dimenticandosi di quelle statali, a fronte di sentenze delle Consulta quale quelle che lei cita, è una legge che mente sapendo di mentire. Scrivere come dice lei che “mai vi era dubbio che fosse solo competenza di regioni e comuni” è esattamente ignorare (non capisco se volontariamente o meno) proprio quelle sentenze. Si tratta di un’evidente forzatura, non di una banalità. Non facciamo confusione su questo tema.

Cesare Mocchi
Cesare Mocchi
1 anno fa

in che senso poi “se mai vi era il dubbio che in materia di standard, servizi o dotazioni territoriali, decidono le regioni e i comuni”?!? Tutti sanno che è materia concorrente, e quindi valgono anche le leggi nazionali, non scherziamo (e soprattutto non buttiamo fumo sulla questione, che è cruciale)

Antonino Brambilla
Antonino Brambilla
1 anno fa

L’art. 136 secondo comma lettera b) del Dpr380/2001 conferma la vigenza dell’art 41 quinquies legge 1150/1942 e sm.
E il codice dell’edilizia non è norma desueta

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