6 OTTOBRE 2024: MORGAN RACCONTA DE ANDRÉ, CON ALICE DE ANDRÉ

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Al Teatro Menotti di Milano si tiene il primo evento affidato a Morgan dopo i mesi di fermo imposto.

Lo spettacolo si apre con un assolo recitativo della bravissima Alice De André, nipote del gigante della musica e della poesia italiana del secolo scorso, nel quale ricorda i personaggi delle canzoni del nonno che hanno più lasciato impronta dentro di lei.

Immagini genovesi di donne smarrite che convergono nel punto di vista della narratrice, interna e coinvolta. Immagini che accompagnano le canzoni leggendarie di Fabrizio De André, che suonano nella testa di chi è presente in sala come se i cervelli fossero impianti stereo e la memoria fosse un vinile ben conservato.

Tutti Morimmo A Stento, novembre 1968. Concept album, che quindi, come dice Morgan sul palco, “occorre ascoltare dall’inizio alla fine, per comprenderlo”.

Il primo brano cantato è proprio Il Cantico Dei Drogati, che introduce il tema della morte. De André ama trattare l’argomento della morte, ma c’è un aspetto della morte che quasi mai viene preso in considerazione. “Nella vita c’è la morte, ma nella morte non può esserci la vita”, racconta Morgan.

Il grosso trauma, il tradimento, la violenza, l’abuso, sono la componente di morte presente nella vita.

E Fabrizio De André ce la racconta.

Viene presa in attenta analisi Leggenda di Natale, che, con parole violente camuffate al miele da un linguaggio quasi fiabesco, narra con fredda delicatezza lo stupro di una giovane ragazza che passeggiava nel bosco.

Morgan e Alice De André, la quale durante l’esecuzione didattica del brano impersona la giovane donna protagonista, fanno notare che i verbi nel testo sono posti alla seconda persona singolare.

Dunque, il narratore è onnisciente, e forse coincide con il colpevole della violenza.

La canzone è quindi un dialogo tra chi narra e la vittima. Tuttavia non è un vero dialogo, perché a parlare è solo il narratore, ed è quindi una sorta di monologo-memento.

Perché la vittima è già morta, e non ha più voce. Non può quindi narrare con le sue parole, quelle che per lei, per il suo punto di vista, sono corrette.

Il testo originale recita:

Parlavi alla luna, giocavi coi fiori

Avevi l’età che non porta dolori

E il vento era un mago, la rugiada una dea

Nel bosco incantato di ogni tua idea

Nel bosco incantato di ogni tua idea

E venne l’inverno che uccide il colore

E un Babbo Natale che parlava d’amore

E d’oro e d’argento splendevano i doni

Ma gli occhi eran freddi, e non erano buoni

Ma gli occhi eran freddi, e non erano buoni

Coprì le tue spalle d’argento e di lana

Di perle e smeraldi intrecciò una collana

E mentre incantata lo stavi a guardare

Dai piedi ai capelli ti volle baciare

Dai piedi ai capelli ti volle baciare

E adesso che gli altri ti chiamano “Dea”

Quell’incanto è svanito da ogni tua idea

Ma ancora alla luna vorresti narrare

La storia di un fiore appassito a Natale

La storia di un fiore appassito a Natale

“Ma non è la lana calda il dono, è la lama! E la ragazza non è incantata. È incatenata!”, dice Morgan.

Ecco, le parole mascherate, la genialità, la poesia di Fabrizio De André.

Morgan esprime una volontà.

Quella di salvare la ragazza, usando la musica.

Senza modificarne la storia.

E allora cosa basta fare? Porre tutti i verbi alla prima persona.

La narrazione del brano passa, così, per la voce della ragazza. Il fatto stesso che abbia voce costituisce di fatto la prova inequivocabile che sia viva.

Parlavo alla luna, giocavo coi fiori

Avevo l’età che non porta dolori

E il vento era un mago, la rugiada una dea

Nel bosco incantato di ogni mia idea

Nel bosco incantato di ogni mia idea

E venne l’inverno che uccide il colore

E un Babbo Natale che parlava d’amore

E d’oro e d’argento splendevano i doni

Ma gli occhi eran freddi, e non erano buoni

Ma gli occhi eran freddi, e non erano buoni

Coprì le mie spalle d’argento e di lana

Di perle e smeraldi intrecciò una collana

E mentre incantata lo stavo a guardare

Dai piedi ai capelli mi volle baciare

Dai piedi ai capelli mi volle baciare

Lo stupro, la violenza, diventano quindi un semplice incontro con un uomo poco gradevole al quale la ragazza si è concessa, pentendosene.

La ragazza è salva.

Tommaso Lupo Papi Salonia

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