FORSE NON SAPEVI CHE…

La memoria rafforza la nostra identità di uomini, donne e cittadini di questa città

La Milano-romana, con le dovute eccezioni ed argomentazioni, si trova mediamente sotto al livello attuale di strada di circa 3 metri, a seconda delle zone.

Questo significa che in Duemila anni di storia, la città si è quasi sempre “demolita” e “ricostruita” addosso. Con una costante attività di generare il nuovo tessuto urbano sopra a quello precedente, il costruito si è tenuto nel medesimo perimetro urbano della città storica, rimanendo così nei secoli di dimensioni abbastanza contenute rispetto ad altre città europee. La stratigrafia dimostra come le varie epoche si siano affastellate le une sopra alle altre; soprattutto le ricostruzioni del Medio Evo e del seguente Rinascimento hanno innalzato di molto il sedime urbano.

I primi quartieri che godevano di grande autonomia e di luce propria si chiamavano Sestieri. All’interno di essi, vi era un’altra suddivisione: la Contrada… I Sestieri erano sei e le Contrade erano circa 30, così dal Medio Evo sino al 1800, tutti collegati da Porte e Pusterle (le porte erano le principali, le pusterle erano le secondarie). Il centro nevralgico, commerciale e politico della città si trovava nell’attuale Piazza dei Mercanti che ancora oggi trasuda di quell’antica importanza, mantenendo atmosfere medievali con la cortina edilizia un po’ stretta e tutta a perimetro dello spazio dedicato alla cittadinanza.

La Darsena intesa come bacino – fino agli anni Cinquanta del secolo scorso – è stata un importante porto fluviale italiano per traffico di merci trasportate e tonnellaggio complessivo, ricoprendo un ruolo decisivo e di hub (per dirla con un linguaggio attuale) del sistema complessivo dei Navigli e dei fiumi lombardi, fino al mare Adriatico, tramite il Po. Il porto rimase attivo fino alla fine degli anni Settanta, quando la sua funzione venne man mano e progressivamente assorbita dai trasporti su gomma e ferro.

Tra Milano e Pavia c’è un dislivello negativo di circa 40/45 metri circa e, lungo il Naviglio Pavese, lungo circa km 33, che unisce le due città con acqua in “uscita” dalla Darsena, vi sono 12 “salti o chiuse” compensativi, dette conche. La più conosciuta è la Conca Fallata, costruita nel 1600. Il suo salto raggiunge i quasi 5 metri e deve il suo nome proprio al fatto che i milanesi non la volevano e la reputavano “sbagliata” appunto, per la presenza di altre conche ed indispettiti per i costi esorbitanti che l’opera idraulica richiese.

Gian Giacomo Mora, vissuto a cavallo tra i secoli sedicesimo e diciassettesimo, era un barbiere milanese che, accusato ingiustamente di essere un untore della peste di manzoniana memoria, fu costretto a confessare la “sua (non)colpa” ed in seguito condannato a morte. Tralasciando i particolari della dolorosa vicenda, fu barbaramente ucciso il primo agosto del 1630.

Porta il suo nome la piccola e tortuosa via che mette in comunicazione Via Cesare Correnti con Porta Ticinese, fino agli anni Sessanta ancora sterrata. Dopo quasi 400 anni, lo sfortunato barbiere è stato completamente riabilitato da un processo storico che ha dichiarato invece colpevoli i giudici di allora resisi responsabili della sentenza di morte verso l’uomo. Meglio tardi che mai, oserei scrivere, se non che la frase rasenti il paradossale, il ridicolo per l’infinito lasso di tempo intercorso tra i due avvenimenti.

L’asse del Corso Sempione “punta” verso Parigi, in onore e in memoria imperitura dei trascorsi dell’occupazione francese e di Napoleone che dimostrò grande affezione alla nostra città, facendola capitale del Regno d’Italia dal 1805 al 1814. Si diceva allora che Milano dovesse diventare una “piccola Parigi”. Prima di allora – dal 1797 al 1802 – era stata capitale della Repubblica Cisalpina e della Repubblica Italiana, sempre sotto al dominio francese. Napoleone Bonaparte fu incoronato re d’Italia (il primo!) nel nostro Duomo, il 26 maggio del 1805, prendendo la Corona Ferrea e ponendosela sul capo, esclamando trionfante “Dio me l’ha data e guai a chi me la tocca!”. Innovazioni urbanistiche, architettoniche ed amministrative vennero realizzate in quel periodo che lasciò un segno indelebile nella nostra società. 

Tra il 1942 e il 1944, Milano fu pesantemente bombardata dagli anglo-americani. L’apice avvenne nell’agosto del 1943. La città fu distrutta (quasi il 30% del patrimonio edilizio) e il cumulo delle macerie si era reso ben presto di enormi proporzioni con inevitabili problemi di smaltimento. L’architetto Piero Bottoni, luminare del settore, venne incaricato di progettare la cosiddetta montagnetta tra il 1946 e il 1947 che sarebbe sorta con l’accumulo delle macerie stesse. La necessità seguì la virtù: la collinetta artificiale ben realizzata acquisì un ruolo iconico nel panorama milanese del tempo. Venne chiamata il Monte Stella, quest’ultimo non era altro che il secondo nome della moglie dell’architetto.

E tante, tante altre storie. Milano, come tutte le città e i luoghi del mondo, nasconde “ai più”, curiosità che meritano di essere riconosciute per il loro valore. Percorriamo le vie e le strade, assorti nei nostri pensieri, un po’ distratti e sempre di fretta come se quei luoghi debbano essere solo usati, ma in realtà sono testimoni muti del nostro passato non troppo lontano, dal quale non possiamo/dobbiamo staccarci. La memoria che si rende viva nelle nostre menti – rievocando esperienze – rafforza la nostra identità di uomini, donne e cittadini di questa città.

Marco Guido Santagostino

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Annalisa Ferrario
Annalisa Ferrario
22 giorni fa

La conca fallata però si chiama così semplicemente perché non funzionava, tanto è vero che il naviglio pavese fu completato da Napoleone all’ inizio dell’ Ottocento. Questo vale per tutti i sistemi complessi di conche che superavano dislivelli importanti: quella di Vizzola fu realizzata dagli austriaci, e anche quella di Vaprio. Le uniche conche “milanesi” storiche sono quelle di via conca (peraltro rifatta) e quelle lungo il naviglio di Bereguardo. Questo per la memoria storica

Annalisa Ferrario
Annalisa Ferrario
22 giorni fa

Ho scritto Vaprio ma intendevo Paderno/Porto (whoops, sorry)

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