LA FABBRICA DELL’ODIO

Che intorno alla questione abitativa si giochi un pezzo importante della lotta alle diseguaglianze è, da tempo, il mantra di attivisti, commentatori e accademici. 

 “Affrontare con radicalità e determinazione la questione abitativa può aiutare i partiti di centro sinistra a ritrovare sostegno e popolarità nel continente. Ignorarla, di contro, spingerà inesorabilmente gli elettori verso la destra estrema” – così The Guardian, lo scorso 27 novembre.

A destra sembrano averlo capito benissimo, e non è allora un caso che alcune tra le politiche più odiose (a volte più annunciate che praticate) riguardino proprio la casa, in un processo – consapevole e meticoloso – di costruzione di un sentimento diffuso di minaccia al bene più caro: la proprietà della casa, aggredita (nella retorica della destra) non dalla crescita vertiginosa delle diseguaglianze, dalla globalizzazione della finanza e dagli investimenti speculativi dei fondi immobiliari internazionali, ma dal povero della porta accanto.

Quello che non paga l’affitto o le rate del mutuo. 
Quello che non riesce a pagare le bollette o le spese condominiali.
Quello che ha perso la casa e vive in strada, o occupa un appartamento, una cantina, un sottoscala.
Poco importa se chi occupa o non paga lo fa per opportunismo (pochi pochissimi casi) o per necessità, perché ha perso il lavoro o ha un lavoro così malpagato da non riuscire a viverci.
Poco importa.

Sono loro i nemici – zecche, parassiti, fannulloni, incapaci. 
Queste le parole che accompagnano ogni sgombero o sfratto.
E di sgomberi e sfratti, negli ultimi mesi, ne abbiamo visti tanti.
Tra il Leoncavallo a fine agosto e Askatasuna pochi giorni fa, è stato un crescendo. Solo a Milano, San Siro, Giambellino e Baggio – tre maxi sgomberi nel giro di un mese.

Ogni volta la narrazione è quella degli abusivi, delle occupazioni, del degrado.

E l’esito è lo stesso: famiglie senza tetto, bambini, anziani e disabili al freddo e al buio, case sigillate e persone sbattute in strada.

Ma non è solo con gli sgomberi e le operazioni plateali delle forze dell’ordine che la destra di governo porta avanti la sua battaglia politica per la casa (o, meglio, per la casa come merito, come privilegio e non come diritto).

È anche a colpi di leggi e decreti, approvati o annunciati.

Ripercorriamoli:

  • il taglio delle risorse ai fondi per il sostegno agli affitti e per la morosità incolpevole

Una delle primissime misure del governo Meloni che nel tempo ha portato a una conseguenza inevitabile: sono aumentati gli sfratti

  • Il DdL Sfratti, a prima firma Paolo Marcheschi (Fratelli d’Italia): sfratti più rapidi e senza passare dai Tribunali

Se ne è fatto un gran parlare – lo ricorderete – a inizio novembre e poi (per ora) nulla; però intanto è passato, neanche troppo sotto traccia, il messaggio che chi non paga deve finire in mezzo alla strada.

Da destra, da quella destra che ha tagliato i fondi di sostegno all’affitto non è arrivata mezza idea per ridurre i casi di morosità (cosa che, per altro, sarebbe anche nell’interesse del padrone di casa), ma un disegno di legge per sbattere in strada chi è in difficoltà.

  • Il DdL Gardini (sempre Fratelli d’Italia), la riforma dei condomini di cui si è fatto un gran parlare poco prima di Natale, che, tra la richiesta di laurea (non riscattabile per la pensione, ça va sans dire) per gli amministratori di condomino e l’obbligo del revisore contabile condominiale, spalma su tutti condòmini la morosità di chi non paga

Conseguenza: anche qui il seme della rabbia e del sospetto verso chi, in condominio, non paga.

Non una parola sulle cause e su come prevenire e mitigare l’indebitamento condominiale (fenomeno che, nei quartieri periferici delle grandi città, è molto rilevante), no. Anche questa volta solo e soltanto colpevolizzazione di chi non ce la fa 

In mezzo c’è stato il SalvaCasa, che in nome della semplificazione e del diritto a sbagliare riservato a chi è proprietario di una o più case, “sana le difformità” e velocizza le procedure.

E modifica gli l’abitabilità a 20 mq (prima erano 28), rendendo di fatto legale quello sfruttamento abitativo che attraversa le periferie e i quartieri marginali delle grandi città

A destra la politica per la casa è chiara: chi più ha, più deve avere.

A conferma che la casa può essere davvero la grande occasione per la sinistra per costruire e raccontare un mondo più giusto, guardando esattamente e senza tentennamenti dalla parte opposta.

Elena Comelli

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Maurizio+Spada
Maurizio+Spada
3 mesi fa

Condivido tutto brava. Ci vuole una nuova politica della casa. Ad esempio un nuovo equo canone rinnovato e rivisto potrebbe servire per calmierare il.mercato.

Fausto Bagnato
Fausto Bagnato
3 mesi fa

Ho studiato, dal 1973, i problemi abitativi a Milano, e operativamente ho dato qualche contributo.
La soluzione ai, diversificati, problemi non si è voluta percorrere.
Oggi urge affrontare il “Problema Edilizio/Urbanistico” nella complessità di un Piano Regolatorio Mirato /Programmato e severo nelle molteplici articolazioni.
Se i residenti storici di Milano non troveranno il coraggio di prendere, seriamente a cuore, il futuro di questa città, facendosi avanti, ascoltando l’appello di Mons. Mario Delpino, molto presto saranno sotterrati dalle macerie prodotte, non solo dalla speculazione finanziaria, ma anche da quella morale.

Fausto+Bagnato
Fausto+Bagnato
3 mesi fa

Si comincia a fare osservare la legge sull’Urbanistica.
Le macerie prodotte dalla “Casa Comune” dovranno essere ripianare.

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