RETOUR À L’ORDRE: LISTA ARCHITETTI METROPOLITANI

Il prossimo mese di settembre si voterà per il Consiglio dell’Ordine degli architetti di Milano, una notizia passata in sordina a causa del fiume estivo di cronache giudiziarie e politiche che ha inondato i media nazionali e da un calendario per la presentazione delle candidature, fissato durante le vacanze estive, che non favorisce certamente la partecipazione, nemmeno in un periodo delicato come questo.
Il silenzio e il “non disturbare il manovratore”, come si leggeva nei tram meneghini, sono stati la cifra di questi ultimi 20 anni di una Istituzione della cui ragion d’essere – quote obbligatorie di iscrizione comprese, recentemente aumentate – ci si chiede sempre più spesso il motivo.
Una Istituzione corporativa, rappresentante circa 13000 architetti di Milano e Provincia, le cui responsabilità nello scandalo dell’urbanistica milanese, con la partecipazione secondo l’accusa di suoi membri apicali passati e presenti, con la mancata risposta alle segnalazioni degli iscritti, con il mancato controllo dei conflitti di interesse, richiede ora un reale cambiamento.
Le segnalazioni per le nomine della Commissione del Paesaggio, al centro dell’inchiesta, sono state fatte, come da nota “OAMI” pubblicata il 10/03/2025, in larga parte dal Consiglio dell’Ordine, tramite la votazione di una delega da parte di tutto il Consiglio ai vertici apicali (presidente, segretario e tesoriere) per una cernita delle candidature pervenute. Dal momento che non esiste nessun “complotto dei giudici” e che non è assolutamente vero che “così fan tutti”, è legittimo sostenere che abbiamo un mondo produttivo del comparto edilizio fermo, con progetti passati alla commissione del paesaggio dell’area metropolitana milanese “congelati” e che abbiamo subito il discredito di una intera categoria (“architettopoli” titolava il Corriere della Sera). I quotidiani hanno riportato l’immagine di un ente controllore che non controlla, che risulta parte in causa di un sistema collaudato negli anni, che, al di là degli esiti dei processi, ha responsabilità dal punto di vista etico, quella morale collettiva così ben definita dal filosofo milanese Fulvio Papi.
Un Consiglio che oltretutto si ripresenta alle elezioni con la lista OAMI è (OAMI è l’acronimo dell’Ordine stesso, sarebbe come chiamare una lista elettorale politica “il Governo italiano è”). Bisogna essere garantisti, ma l’Ordine degli Architetti di Milano – che da circa 20 anni si autogenera a fronte di una partecipazione al voto che a stento rasenta il 20% degli iscritti, un dato clamoroso – avrebbe fatto meglio da tempo a dimettersi in blocco, avendo nominato buona parte della Commissione del Paesaggio al centro del ciclone giudiziario, come ho avuto modo di dire vis à vis all’attuale tesoriere.
A causa di leggi regionali sulla “deregulation”, promulgate lungo 30 anni di giunte di centro destra al governo della Regione, abbiamo assistito a una progressiva alienazione della collettività rispetto alle grandi opere su aree pubbliche: abolizione degli standard urbanistici, che furono una conquista sociale; possibilità di rinunciare ai piani integrativi di intervento; abolizione dei certificati urbanistici per le attività commerciali; cambi di destinazione d’uso gratuiti da terziario e ricettivo a residenziale; sottrazione del controllo dei progetti da parte dei consigli municipali e comunali; mancato aggiornamento degli oneri urbanistici e di costruzione; interpretazione estensiva delle SCIA e delle ristrutturazioni per ridurre ulteriormente le tasse (già molto inferiori a quelle di una metropoli come Parigi), rispetto ai Permessi di costruire.
L’Urbanistica per un Comune, così come la Sanità per una Regione, sono LA politica, tutto il resto è contorno, come giustamente ha fatto notare l’ex sindaco di Barcellona Ada Colau in visita ad un recente convegno milanese.
In questo vuoto di urbanistica, al netto di parziali ingenuità della classe politica e altrettanta incredibile leggerezza di alcuni tra i 74 indagati (su 13000 architetti), il ruolo dei “tecnici”, dalle “archistar” (termine da abolire ex Lege dai dizionari italiani) fino ai dipendenti comunali cooptati dai propri dirigenti, si è amplificato oltre misura.
In particolare quello dei membri della Commissione del Paesaggio, dimessasi in blocco dopo gli arresti domiciliari di un membro, Segretario dell’Ordine degli Architetti di Milano e di altri indagati (Corriere della Sera, 07/05/2025). A fronte di tali accuse, restiamo garantisti anche per l’ex Presidente dell’Ordine degli Architetti di Milano e plurindagato per propri progetti approvati dalla Commissione edilizia quantitativamente oltre ogni civile buon senso (da cui peraltro è partito il maggiore filone di indagini giudiziarie), e per gli altri colleghi coinvolti, indagati per aver avuto incarichi professionali remunerativi grazie al loro ruolo di membri e “giudici” in Commissione (Corriere della Sera 18/07/2025).
A fronte di un mondo del lavoro bloccato e refrattario, il membro della commissione del paesaggio è un incarico a titolo gratuito, così come quello di Consigliere dell’Ordine, che tuttavia impegna circa 40 giorni lavorativi all’anno e che oggi è gravato della responsabilità di fissare una asticella qualitativa e quantitativa allo sviluppo urbano. Uno sviluppo-tsunami su Milano nell’ordine di 35 miliardi di euro negli ultimi 20 anni, dove, a quanto pare dalle accuse giudiziarie, l’asticella è salita e scesa a seconda di chi fosse il proponente.
L’immaginario collettivo de “Le mani sulla città”, film di Francesco Risi del 1963, de “Le mani su Milano: Gli oligarchi del cemento da Ligresti all’Expo” di Franco Stefanoni del 2014, de “L’invenzione di Milano” di Lucia Tozzi del 2023, fino a “Contro Milano” di Gianni Barbacetto del 2025, per i cittadini più attenti, si è palesato nelle intercettazioni pubblicate.
Un Consiglio, che si auto riproduce da decenni, molto prima delle ultime vicende politiche milanesi, dove il verticismo e la compattezza, la mancanza di dialogo e critica interna, sono stati la sua maggiore debolezza. Dal 2021 al 2024 un unico coraggioso membro, il compianto prof. Emilio Battisti, eletto nella lista Architetti Metropolitani e prontamente isolato – deriso dall’attuale Presidente dell’Ordine in chat private divenute di dominio pubblico – ha sempre votato, con occhio lungo, astenuto o contrario a quasi tutte le sedute consigliari.
Di fronte ad uno stato dell’arte così sconfortante dell’architettura ambrosiana, ridotta a “sistema” (con solo 80 concorsi in 10 anni, di cui realizzati 4), di un mondo del lavoro bloccato (che ha prodotto quasi 500000 neolaureati emigrati negli ultimi 4 anni), dello sviluppo escludente della città (una sorta di poutpourri di edifici senza disegno unitario e senso storico, appariscenti volumi con costi proibitivi per l’accesso alla casa rispetto agli stipendi medi), è oggi necessario un riscatto degli architetti di Milano e Provincia.
In un sistema elettorale da riformare, perché così pensato esclude ogni sano pluralismo e la partecipazione, con alcuni architetti, provenienti in parte dallo stesso milieu di impegno culturale e civico ma aperti a diversi ambiti e settori dell’architettura e della critica, ci siamo guardati allo specchio ed abbiamo deciso di rimettere in forze la lista Architetti Metropolitani, fondata e organizzata nel 2021.
Proponiamo la simbolica chiusura dell’Ordine in Via Solferino (affittato a caro prezzo a un privato), la rifondazione di una nuova sede in uno spazio pubblico in affitto adatto per coworking, bar, mostre e convegni; la realizzazione di un Premio per l’Architettura Lombarda; un rilancio e riformulazione netta dei concorsi di architettura; l’abolizione di inutili commissioni e l’istituzione di nuove significanti, dedicate alla Commissione del Paesaggio, al Bilancio sociale, ai rapporti con la Sovrintendenza, al Lavoro equo, alle Associazioni di categoria ed ai rapporti con i 133 Comuni dell’area metropolitana milanese e tanti altri temi utili sottoscritti dai candidati, insieme ad un codice etico di condotta, pubblicati nel sito www.architettimetropolitani.it.
Non abbiamo nessun “grande elettore” al seguito, rappresentiamo i piccoli interessi diffusi nel territorio che in fondo generano ancora uno spazio e una società dove è ancora interessante abitare; votate tutti e 15 i componenti della lista Architetti Metropolitani, in caso di elezione faremo la nostra parte per cambiare l’ordine delle cose con impegno e coraggio. Milano non è “architettopoli”, merita di meglio che in passato.
Jacopo Muzio
Coordinatore lista Architetti Metropolitani

Bravo! Ti voterò