BASILIO RIZZO: «A MILANO LA POLITICA È AL SERVIZIO DEI POTERI FORTI»

Milano, 5 agosto 2025 – Abbiamo incontrato Basilio Rizzo, figura storica dell’opposizione di classe in questa città (prima presenza in Consiglio comunale nel 1983 per Democrazia proletaria), oggi animatore dell’associazione CostituzioneBeniComuni, per sapere il suo punto di vista sulle vicende giudiziarie che stanno scuotendo Milano, esito peraltro di processi la cui insostenibilità sociale e ambientale e la cui opacità sul terreno della legalità apparivano evidenti ormai da anni.
L’intervista è stata l’occasione anche per alcune riflessioni più generali sulla crisi della democrazia e della politica stessa, di cui peraltro il disagio della nostra città è – a parere di Rizzo – un importante e visibile sintomo.
Basilio, tu sei stato per quasi quarant’anni ininterrottamente in Consiglio comunale, fino a quando nel 2021 ti sei ritirato, ma sempre rimanendo osservatore attento e partecipe. Naturalmente ti abbiamo chiesto questo incontro per discutere della nostra città, nel momento in cui è “esplosa” la vicenda giudiziaria. E dunque, se accetti il gioco, ti proporrei di cominciare in questo modo: cosa avresti detto, se fossi stato ancora consigliere, lo scorso 21 luglio, quando il sindaco Sala si presentò in Consiglio comunale?
Il mio esordio sarebbe stato: “Non pensate che sia un fatto occasionale. Non pensate che sia qualcosa di diverso da quello che è successo in passato. Non pensate che sia qualcosa che finisce con questa riunione”. Perché secondo me c’è stato un tentativo di minimizzare una crisi gravissima della vita politica della città, che come sempre accade è l’esito di una situazione che non era più sopportabile. Esattamente come accadde nel 1992 con Tangentopoli. Anche stavolta la magistratura ha preso atto che non si poteva più andare avanti così ed è intervenuta. Ecco cosa avrei detto: “Non pensate che è una faccenda tra maggioranza e opposizione”. Ai tempi, si parlava di “sistema consociativo”, oggi gli si possono dare tutti i nomi che si vogliono, ma ancora siamo in presenza di una realtà nella quale maggioranza e opposizione si trovano alla fin fine d’accordo su un progetto che è invece insopportabile per quanto riguarda la città. Quindi avrei detto: “Guai a pensare che sia una vicenda passeggera e guai a pensare che sia una controversia maggioranza-opposizione. I contatti, le scelte, gli interessi che emergono sono quelli dei poteri forti della città”.
Dimissioni del sindaco “per la forma” si è subito rimessa in silenzio, limitandosi a ripeter che “la città deve ripartire” e che “i cantieri sono fermi”. E del resto Meloni e Fontana hanno parlato chiaro: il sindaco non si deve dimettere.
È l’opposizione di sua maestà, come si usa dire. Cioè non sono realmente forze d’alternativa, ma sono forze che tentano di occupare spazi politici probabilmente per fare le stesse cose. Del resto, non credo che ci sarebbero state grandi differenze se avessero governato queste destre. Non a caso, sta emergendo il ruolo importante giocato da Comunione e Liberazione, dunque un sistema non strettamente partitico, ma di relazioni di alto livello che esistono nella città, relazioni che in alcuni casi affondano le loro radici nel passato ma sono ancora attive. Adesso quel che sta emergendo dall’inchiesta è che tutta l’urbanistica milanese era nelle mani di persone che in un modo o nell’altro erano legate a CL.
Un aspetto scarsamente segnalato, quest’ultimo…
Eh beh, forse non è casuale. Diciamola così: i poteri forti esistono; i poteri forti si servono delle opportunità e degli strumenti che gli sono necessari. A un certo punto – va detto con tristezza e con severità – Sala è stato il migliore rappresentante di questo blocco di forze. Quello di cui ci si poteva fidare. Quello che poteva garantire che un certo modo di pensare la città potesse realizzarsi. Questa non è un’accusa alla persona, assolutamente no. Io sono convinto che dal punto di vista personale non ci sia nessun elemento di corruzione da parte del sindaco; ma che il sistema sia corrotto, che non garantisca gli interessi della gente, della larga maggioranza dei milanesi, su questo non c’è dubbio. Ed è qui il vero problema.
Quindi tu stai dicendo proprio che Sala è uno bravo… a fare gli interessi dei poteri forti!
Ma certo! Lui è uno che sta occupando una posizione, sta svolgendo una funzione. Che poi ne tragga vantaggi individuali, non credo. Che il sistema si serva di lui, è invece del tutto evidente. Come accadeva ai tempi di Tangentopoli, dove c’erano gruppi di potere occulti in cui i partiti avevano ciascuno il proprio rappresentante. Ora tutto avviene fuori dalla mediazione dei partiti, che di fatto non esistono più. Anzi, la politica non esiste più. E la vicenda di Milano è proprio la dimostrazione che c’è stata una vera e propria resa della politica. La politica ha smesso di prendere le decisioni, di governare la città; ha cominciato a seguire gli interessi particolari che si venivano manifestando…
I politici come “facilitatori” dei poteri economici, insomma.
Sì, e in questo modo la politica viene offesa, perché per fare questo bisogna che non contino le istituzioni. Il Consiglio comunale ormai cosa conta? Nulla. E quindi, siccome non conta nulla, non c’è neanche la passione; le stesse istituzioni sono svuotate di passione… Quando capito ancora a Palazzo Marino, molte persone, anche quelle che lavorano ai livelli più bassi, mi fermano e mi dicono: “Ah, quando c’era lei era tutta un’altra cosa…”. Non è perché c’ero io, era la situazione che era diversa.
Un tempo – voglio dirlo con un paradosso – c’era la corruzione ma la politica chiedeva dei passaggi, giocava un suo ruolo… non a caso ci si poteva richiamare a Ghino di Tacco! [1] Ora non c’è più neanche bisogno di questo, perché il “servizio” viene garantito immediatamente.
“A gratis”, verrebbe da dire!
Magari non proprio gratis… anzi, le indagini stanno mostrando che i denari in circolo ci sono. E comunque non ce n’è bisogno. E poi ci sono sistemi nuovi: una volta c’erano le tangenti; adesso ci sono le fatture, no?
C’è un’altra cosa da dire: un tempo c’erano le tangenti e la corruzione, appunto, però poi si facevano le opere, opere utili alla città, che restavano. Però, adesso, non c’è più neanche quello. Perché oggi assistiamo a un fenomeno gravissimo: da un lato c’è una grande ricchezza collettiva, che è testimoniata dal territorio. E il territorio, gli spazi della città, sono un bene di tutti i cittadini. Ebbene, si è trovato il modo di canalizzare questa ricchezza a favore di pochi. Questa è la cosa più drammatica che dobbiamo riconoscere! Al di là che tutto ciò sia un reato o meno – e dove ci sono i reati, questi vanno perseguiti ad opera della magistratura – quando si manifesta un processo di appropriazione di questo genere, è la politica che dovrebbe opporsi.
Noi oggi abbiamo una straordinaria ricchezza collettiva che viene sottratta alla cittadinanza, perché le persone non ne possono godere, perché sono poi costrette ad andare via da Milano (i costi degli immobili sempre più alti, inaccessibili soprattutto ai giovani ecc.). E questa ricchezza viene oggi appropriata da delle entità impersonali: per esempio, un tempo – un altro aspetto se vuoi paradossale – a Milano c’era Ligresti e io lo combattevo, sono stato identificato (anche al di là dei miei meriti) con la lotta contro il suo “sistema”. Ecco, oggi potrei dire che allora avevi a che fare con una persona; tu con lui potevi parlare e dirgli: “Sbagli”. Oggi, con chi me la devo prendere? Con i fondi? Dov’è il “signor Fondo”?
Ora stai toccando un punto davvero cruciale: il fatto che l’urbanistica milanese degli ultimi anni è costruita a misura del capitale finanziario: potentissimi fondi che gestiscono immani quantità di denaro da valorizzare attraverso la rendita immobiliare [2]. La stessa COIMA di Manfredi Catella è… pura finanza, no?
Catella è espressione di questi poteri economico-finanziari; è nato in quel modo lì. Ripeto: Ligresti, discutibile quanto si vuole, era una persona con la quale ti potevi confrontare. Abbiamo fatto una commissione di indagine, su Ligresti, come Consiglio comunale. Adesso a chi ci rivolgiamo, che non si riesce neanche a capire chi sono i titolari di questi fondi e come operano? Questo svuotamento della politica e anche dello scontro politico è drammatico. E secondo me è questa la partita che dobbiamo giocare Un altro aspetto, gravissimo anche questo, è che la politica, nel senso della partecipazione alla vita attiva della città, non è vista come possibile “ascensore sociale”. E questo è un problema grave: quando tu non pensi di poter più migliorare la tua condizione, e vedi che non riesci a migliorarla perché non te ne danno gli strumenti; quando i giovani per poter sopravvivere devono lavorare in qualche modo, con lavori precari, discontinui ecc., perché dovrebbero impegnarsi? La politica ormai sembra diventata un lusso che i poveri non si possono permettere, perché devono lavorare duramente, hanno vite complicate, e allora la politica come fanno a farla?
Che poi le lamentazioni sulla scarsa partecipazione che leggiamo spesso sulla stampa sono in gran parte lacrime di coccodrillo.
Ci sono due versanti da tenere presenti. Primo, non mi fa crescere socialmente; secondo, non me lo posso permettere. Perché ho bisogno di lavorare… lavori magari mal pagati. È questo il dramma di questa città. Quando ci lamentiamo di Milano, non ci possiamo lamentare delle politiche di questo o quel partito. Ci dobbiamo lamentare del fatto che è una città che non ha un futuro, che non si sa scegliere un futuro.
Tornando alla vicenda giudiziaria di questi giorni, tu mi dicevi che volevi soffermarti specificamente sulla vicenda del cosiddetto “Pirellino”, che oggi campeggia su tutti i giornali. Ce ne parli?
Sì, perché quello del “Pirellino” è un caso di scuola molto significativo. Dunque, vediamo di cosa si tratta. Il Comune decide di vendere un suo palazzo, un grattacielo costruito nel 1966 che si trova in via Pirelli (a poca distanza da Palazzo Lombardia) e che in passato ospitava alcuni uffici comunali. Fa una gara e dapprima non si presenta nessuno; la bandisce nuovamente e vince COIMA, la società di Catella, per realizzare un progetto che avrebbe incluso tra l’altro quel “ponte fiorito” sopra via Melchiorre Gioia di cui si è parlato molto per alcuni anni ma che viene poi a un certo momento stralciato [3]. Ora, il Piano di governo del territorio (PGT) che viene in quel periodo approvato, stabilisce che per progetti superiori ai 10.000 mq, in cui si prevede almeno il 20% di edilizia residenziale, il 40% debba essere riservato a edilizia sociale. Questo vincolo, fortemente voluto dall’allora assessore all’urbanistica Maran, che cerca di imporlo nel caso del “Pirellino”, è stato – diciamo così – all’origine della sua sventura. [4] Bisogna a questo proposito riconoscere che Maran, sul quale le critiche di essere sempre stato parte di questo sistema sono del tutto giustificate, ha avuto in quell’occasione il coraggio di dire che se si faceva edilizia residenziale bisognava anche fare edilizia sociale, rivendicando quindi un ruolo attivo per l’Amministrazione.
Comunque – tornando alla nostra storia – COIMA fa resistenza, dicendo: “Quando ho comprato, non c’era questa clausola e quindi non l’accetto”. Il Comune tiene il punto e COIMA fa ricorso al TAR. Questo, però, dà ragione al Comune. Nuovo ricorso di COIMA contro la sentenza del TAR davanti al Consiglio di Stato. E qui è interessante: il Consiglio di Stato accoglie le contestazioni dell’azienda per via del modo diciamo così poco lineare con cui il Comune si è mosso. La sentenza, in effetti, a un primo sguardo sembra semplicemente dar ragione al costruttore, ma la cosa è un po’ più complessa: dice solo che il Comune deve motivare meglio quella decisione…
Scusa, Sala lo ha detto anche nel suo intervento in Consiglio comunale, come esempio virtuoso della sua politica “sociale”: noi nel progetto del “Pirellino” avevamo previsto le case popolari, ma siamo stati bloccati dalla sentenza del Consiglio di Stato…
Lo so. Ma non è così! È la comunicazione che ha fatto passare questa immagine. La sentenza dice altro – basta leggerla. Dice in sostanza: il modo in cui vi siete mossi non è formalmente corretto e accogliamo le contestazioni dell’operatore immobiliare, fermo restando che l’orientamento della politica urbanistica spetta al Consiglio comunale. E quindi il Comune ha pienamente diritto di fare scelte di quel genere. Insomma, il Consiglio di Stato non dice: ha ragione COIMA; dice solo: le scelte del Comune devono essere adeguatamente motivate. [5]
Detto fatto, cosa s’inventa la giunta (ho qui con me le delibere)? Visto che dovremmo pagare un danno a COIMA, risolviamo così: si fa l’edilizia residenziale libera ma non si fa quella sociale. Una cosa incredibile: delibera di giunta. Ce ne accorgiamo, io seguivo la vicenda e faccio presente ad alcuni (Monguzzi ecc.) che non si può fare. E allora cambiano ancora le cose e fanno una delibera incredibile. Siccome il PGT diceva che il vincolo di cui sopra valeva a partire dal 20% di edilizia residenziale, viene fatta una delibera che, solo per il “Pirellino”, alza questo confine al 23%, in tal modo consentendo a COIMA di fare il 20% di edilizia residenziale libera come progettato. Una volta si parlava di leggi ad personam… e qui siamo alle delibere ad fondum! Una cosa vergognosa! E il Consiglio comunale vota questa cosa. Contemporaneamente, poi, la COIMA fa una SCIA; dice, in pratica: vabbè, allora io non faccio proprio edilizia residenziale, faccio solo uffici; ma anche questo non è così legittimo. In ogni caso a questo punto COIMA ha due strade egualmente comode: o fa edilizia residenziale libera (entro il 23% dell’estensione) o evita del tutto di fare edilizia residenziale.
Adesso Catella dice che il “Pirellino” è il peggiore affare della sua vita: ha chiesto qualcosa come sessantotto milioni di danni al Comune ecc., per cui mi aspetto di vederne ancora delle belle… Ora abbiamo parlato del “Pirellino”; quando, prima o poi, si affronteranno le questioni delle Olimpiadi 2026, di casi analoghi ne verranno fuori parecchi. Io ero ancora in Consiglio e c’era una delibera relativa al piano dell’arena che si doveva fare nella zona sud della città, negli spazi occupati dalla Montedison e assegnati ad alcuni operatori privati, l’Arena Santa Giulia. Ebbene, lì si leggeva grosso modo: così facendo gli operatori non raggiungono i loro obiettivi … è necessario fare qualche correzione (consentire che non si faccia edilizia residenziale ma che si faccia altro). Cioè una delibera che diceva esplicitamente che si facevano alcune scelte perché sennò gli operatori privati non ci stavano.
È tutto alla luce del sole: lo dicono e lo scrivono negli atti…
Io ricordo di aver partecipato a un dibattito, anni fa, in cui invitai a diffidare quando qualcuno invoca il “partenariato pubblico-privato”. Perché il cosiddetto partenariato pubblico-privato non è un modo per utilizzare delle risorse private pulite a favore della città; ma è la copertura per la volontà di far pagare tutte le spese e gli svantaggi al pubblico e dare tutti i vantaggi al privato. E alcune di queste delibere lo dimostrano nel modo più chiaro possibile.
Dopo un primo momento di sconforto, i poteri forti e la loro stampa hanno subito reagito con quella che potremmo chiamare la retorica del “secondo tempo”. [6] Dicono in sostanza: finora Milano è cresciuta e ha portato a straordinari successi economici, e tutto questo è un bene che non dev’essere perduto; però poi ci sono stati degli eccessi, degli errori e scarsa attenzione per i “ceti medi” (i ceti popolari neanche li considerano…). Mi pare sia in corso un tentativo di rilanciare il modello-Milano, solo con una riverniciata di “sociale”, che poi si ridurrà essenzialmente al famoso “Piano casa”, presentato lo scorso novembre. Vedi anche tu questo rischio?
Intanto, come abbiamo del resto denunciato subito con l’assemblea cittadina “Case popolari cercasi” organizzata da CostituzioneBeniComuni e Ideeinformazione, [7] questo “Piano casa” così com’è presentato non è il piano casa della città di Milano. È, semmai, il piano casa dei ceti medi. Non c’è un metro quadro di edilizia residenziale popolare! Un piano casa autentico dovrebbe poter toccare gli interessi di tutti. Qui si cerca invece di rilanciarsi, forse in vista delle prossime elezioni, verso i ceti medi, offrendo cose che poi probabilmente neanche saranno mantenute. Perché i prezzi al metro quadro indicati sono certo che poi non saranno neanche rispettati (ci saranno sicuramente costi aggiuntivi, aumenti ecc.); e poi chi li farà rispettare, in corso d’opera, gli stessi che a suo tempo quando s’è dovuto cambiare l’assessore alla casa ci hanno messo Bardelli, [8] uomo di CL, che aveva legami con il mondo degli immobiliaristi? Anche questo è un segno evidente di chi governa realmente la città.
Un’altra cosa però vorrei dire. Al Consiglio comunale che citavamo prima, l’assessore dimissionario Tancredi ha fatto una sorta di atto d’accusa molto forte – non lo hanno neanche saputo ascoltare – nel quale dice in sostanza che si considera il capro espiatorio. Anche queste cose le ho viste nel passato: quando la situazione precipita, poi c’è sempre qualcuno che viene sacrificato. Lui, certo, ha le sue responsabilità, lo voglio dire chiaramente: l’assessore Tancredi, ogni volta che c’era una posizione diversa tra il privato e il pubblico, tra il Comune e l’imprenditore, alla fine era sempre dalla parte dell’imprenditore. Questo è un dato di fatto. Poi ci penseranno i magistrati a vedere se c’era della corruzione. Appare però chiara la condizione predominante, che calcisticamente diremmo di “sudditanza psicologica” ai poteri economico-finanziari.
Hai dipinto un quadro abbastanza sconfortante… C’è da chiedersi come potremo uscirne, tenendo conto che in questa città l’opposizione c’è, c’è una vivace rete di associazioni, comitati di cittadini, sindacati, organizzazioni politiche e movimenti, che però in definitiva coinvolgono sempre le stesse (poche) persone, mentre di contro – credo vada sottolineato – l’egemonia culturale del modello-Milano è ancora molto forte. E allora, appunto, come se ne esce?
Prima di tutto vorrei dire che “è bene che gli scandali avvengano”, per usare una espressione evangelica. Quello che è accaduto è comunque un bene. Penso anche che non serva trovare delle scorciatoie: chiedere le dimissioni del sindaco per lasciare le cose come stanno non serve a nulla. Noi dobbiamo pretendere che ci sia un cambiamento radicale. E per questo fare in modo che forze nuove si manifestino, che si dia spazio a chi la pensa diversamente. Che fare allora, a questo punto? Io penso questo: “salviamo la patria” e le Olimpiadi le facciamo svolgere, perché altrimenti ci accuserebbero che vogliamo denigrare la città nel momento più importante ecc. Poi però se si dice che si vuole cambiare rotta – anche il PD dice questo – il cambiamento dev’essere cambiamento. Perché vuol dire che quello che c’era prima non andava bene. E allora anche le figure dovrebbero essere diverse. Io penso che un servizio, se si vuole dare un servizio alla città, per mettere a posto le cose più minute (e quindi eventualmente anche qualche palazzo in cui i cittadini hanno pagato ecc. – ma per salvare i cittadini, non gli speculatori immobiliari), riconoscendo che si è sbagliato. I condoni no, però…
A proposito, hai notato che dagli ambienti politici e confindustriali non solo milanesi (basta sfogliare il “Sole 24 Ore” o il “Corriere”) arriva forte la richiesta di una nuova “Salva-Milano”?
Certo, e questo è un tentativo che va assolutamente contrastato. Bisogna riconoscere che c’è stato un danno della città. Ripeto: qui si è sottratta una ricchezza che era di tutti, un bene comune per darla nelle mani di pochi. Dopodiché, fatte le cose che abbiamo detto, si torni a votare!
Se si deve cambiare, ci vuole una nuova squadra, nuove idee, nuovi progetti e credo che la città abbia le energie per farli emergere. Se si vuole una svolta radicale, questa svolta non può essere fatta da quelli di prima.
Toni Muzzioli
[1] Ghino di Tacco era la firma che per i suoi editoriali sull’“Avanti” usava Bettino Craxi al tempo dei suoi ruoli di governo, riprendendo l’epiteto che gli aveva riservato dispregiativamente Scalfari su “Repubblica”. Ghino di Tacco fu un celebre brigante attivo in Toscana del XIII, divenuto famoso perché taglieggiava le carovane degli uomini di potere ecc. E dunque Craxi, e tutta una classe politica del tempo, come taglieggiatori (ma non servi) delle imprese. [NdR]
[2] Segnaliamo diversi interventi su questo tema di Alessandro Volpi (Università di Pisa), incentrati sul ruolo della finanza nel determinare le politiche urbanistiche delle grandi città in questi ultimi anni. Si vedano: Alessandro Volpi, La vicenda urbanistica milanese ha molto a che fare con la finanza, “Altreconomia”, 23 luglio 2025, e la conversazione con “OttolinaTV”: [NdR]
[3] Pierfrancesco Maran, giovane esponente del PD molto “rampante” già nella amministrazione Pisapia, ricopre l’incarico di assessore all’urbanistica dal 2016 al 2021, e ancora ha le deleghe alla Casa e al Piano quartieri nel 2021 nella seconda giunta Sala ed evidenti sono le ambizioni del giovane assessore. Nel 2024, però, rassegna le dimissioni dalla giunta con motivazioni abbastanza opache, in vista delle Europee, dove è candidato per il PD. Dal giugno 2024 è parlamentare europeo. [NdR]
[4] Il progetto originario, a firma di Stefano Boeri, prevedeva la realizzazione di una “Torre botanica” (una variante del “Bosco verticale”) e di una copertura floreale del ponte sopra via Melchiorre Gioia. [NdR]
[5] Nella sentenza del Consiglio di Stato del 18 dicembre 2023 (che si può leggere qui: si invita il Comune a «riponderare la scelta pianificatoria relativa al compendio immobiliare (…), con piena e impregiudicata discrezionalità da parte dell’Amministrazione». [NdR]
[6] Cfr. Toni Muzzioli, Milano, secondo atto, “Ideeinformazione”, 21 agosto 2025. [NdR]
[7] “Case popolari cercasi. La situazione dell’edilizia residenziale pubblica e il diritto all’abitare a Milano”, Milano, 5 novembre 2024. Per un resoconto e registrazione audio: Stefano Nutini, Parliamo di case popolari!, “Ideeinformazione”, 13 novembre 2024. [NdR]
[8] Guido Bardelli, avvocato amministrativista (lo studio di cui faceva parte ha tra i propri clienti i maggiori operatori immobiliari milanesi) e uomo di CL (dal 2020 al 2023 a capo di Compagnia delle Opere), è stato assessore alla casa dal luglio 2024, quando ha sostituito Maran, al marzo 2025, quando si è dimesso per via del suo coinvolgimento indiretto nell’inchiesta giudiziaria. A lui si deve il “Piano straordinario per la casa accessibile” di cui si parla anche nell’intervista. [NdR]

Basilio, quanto ci manchi!!!
Grazie, Basilio, per questo intervento chiarificatore.