UN CONCERTO ANTITETICO

 Copia di ARCIPELAGO MILANO

Domenica 25 maggio alle ore 16.00 si è tenuto il Concerto dei due Cori del Conservatorio “G.Verdi” di Milano, che ha fatto da cornice anche a numerosi concerti per la Manifestazione “Piano City”.

Atteso dagli appassionati di musica vocale e sinfonica, l’esibizione ha visto protagonisti due direttori e una serie di composizioni molto diverse tra loro per stile, atmosfera e impatto emotivo.
L’inizio, rigorosamente a cappella, ha avuto come guida il M° E. Cazzaniga, mentre la seconda parte ha offerto un ricco ventaglio sonoro con coro, orchestra da camera e tre solisti, sotto la direzione carismatica della Professoressa M.G. Lascala.

Questo doppio binario musicale ha dato origine a un’esperienza in chiaroscuro, con una prima parte tecnicamente impeccabile ma emotivamente monocorde, e una seconda parte che ha letteralmente conquistato la platea grazie ad una scelta di repertorio più dinamica e coinvolgente.
Il pubblico, formato da docenti, studenti, appassionati, e anche qualche turista fortunato, è presente dalle 15.30 in un’atmosfera tipica degli eventi accademici, in cui l’eleganza e la fama del luogo non fanno dimenticare che ci si trova nel cuore pulsante della vita musicale milanese.

Il concerto si apre puntualmente con l’ingresso del coro “Michael Haydn” diretto dal Maestro Cazzaniga, un nome noto nel panorama corale italiano, rispettato per la sua precisione e la capacità di modellare l’insieme vocale con mano sicura. L’organico corale, composto prevalentemente da giovani cantori selezionati tra gli studenti più preparati del Conservatorio, si dispone sul palco con compostezza.
L’intero primo segmento del concerto è dedicato a composizioni a cappella, che spaziano nel Romanticismo europeo, senza mai allontanarsi troppo da un’atmosfera di raccoglimento e serena austerità. I brani eseguiti:

Blumner – Trauergesang
M. Haller – Grablied
F. Abt – Abendstille
J. Brahms – Waldesnacht, Dem dunkein Schoss
F. Hiller – Litanei
C.M. Von Weber . Grablied
F. Abt – Abendlied
C. Reinecke . Zur Nacht
F. Wilhelm – Am grabe
F. Mendelssohn – Abschied vam Walde
M. Hauptmann – Wanderers Nachtlied
F. Mendelssohn – Auf ihrem Grab op.41 n.4

C’è poco da eccepire sull’intonazione, sul fraseggio o sulla pulizia timbrica: ogni accordo è calibrato, ogni entrata è chiara. Il Maestro Cazzaniga guida con gesti asciutti, precisi, sobri, capaci di trasmettere la struttura musicale senza invadere l’espressività degli interpreti.
Tuttavia, è proprio questa perfezione formale a far emergere, col passare dei minuti, un senso di staticità. Il programma, pur raffinato, si sviluppa secondo una linea troppo omogenea, senza veri momenti di rottura o sorpresa. L’assenza di accompagnamento strumentale, benché voluta e adatta al repertorio, accentua la sensazione di immobilità e la bellezza dei brani si fa quasi ipnotica, rischiando di confondersi con la monotonia.

Al termine del Primo Tempo del Concerto, viene lentamente allestito il palcoscenico, con sedie e leggii per i musicisti protagonisti della seconda parte.

La scena ora è occupata dal Coro “Gabriel Fauré”, decisamente più numeroso del precedente, e da una piccola ma agguerrita orchestra da camera. Tra il coro vi sono i tre solisti: due soprano e un baritono, che si alternano nell’esecuzione dei vari brani.

Il Programma:

Pachelbel – Was Gott tut, das ist wahigetan
Fauré – Cantique de Jean Racine
J. Rutter – A gaelic blessing
I will sing with the spirit
The Lord bless you and keep you
Look at the world

La direzione è affidata alla Professoressa Lascala, musicista dal piglio deciso e dal repertorio eclettico. Fin dalle prime battute, si avverte un cambio di passo radicale: il suono è pieno, articolato, dinamico. La scelta dei brani si rivela vincente. Si alternano pezzi di autori vari, dal
Barocco ai contemporanei, in una tavolozza timbrica e stilistica decisamente più ampia. Tra le esecuzioni più apprezzate figurano “Cantique de Jean Racine” Op. 11 e “Look at the world” di John Rutter.

Il coro, questa volta, si mostra non solo preparato ma anche partecipe, dinamico, capace di passare da momenti di intensità drammatica a episodi di leggerezza quasi teatrale. L’orchestra accompagna senza mai coprire, ma sa anche brillare nei momenti solistici.

La direzione della Professoressa Lascala è molto decisa, espressiva, vibrante, empatica. La comunicazione con il pubblico è evidente. Si sorride, si segue con attenzione, si partecipa. L’applauso finale, lungo e convinto, porta sul palco tutti gli interpreti, che ricevono richieste di bis. Molti spettatori si alzano in piedi. Alcuni, visibilmente emozionati, commentano ad alta voce
l’impatto della seconda parte.

Il concerto del Conservatorio “G. Verdi” ha offerto uno spaccato significativo delle possibilità espressive del canto corale, declinato in due versioni quasi antitetiche: l’una, riflessiva e rarefatta; l’altra, solare e scenica. Entrambe hanno avuto il merito di mostrare diversi volti della coralità. Dal punto di vista didattico e artistico, l’evento è stato un successo: gli studenti hanno potuto confrontarsi con repertori impegnativi e hanno dimostrato una maturità notevole. I due direttori, seppur diversi per stile e approccio, hanno saputo valorizzare i propri ensemble con intelligenza e sensibilità.

Questo concerto, pur con i suoi squilibri interni, pone una questione interessante sulla fruizione della musica corale oggi. Se da un lato la tradizione polifonica a cappella mantiene un valore formativo e spirituale altissimo, dall’altro la varietà timbrica e ritmica di composizioni
accompagnate, o persino contaminate da altri generi, risponde a un bisogno contemporaneo di dinamismo e immediatezza.

Forse la sfida, per i cori del futuro, sarà proprio quella di trovare un equilibrio tra queste due tendenze.

Jacopo Enrico Scipioni

 

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