RADICAL FLOWS, LA VOCE DELL’ARROGANZA

Copia di Copia di ARCIPELAGO MILANO (8)

Nonostante il lavoro indefesso di critici e attivisti milanesi sulla casa e sull’ambiente, le numerose inchieste giudiziarie sull’urbanistica, e la grande sconfitta in parlamento sulla pessima legge Salvamilano che avrebbe esteso all’Italia intera il sistema della rigenerazione urbana contro gli abitanti messa a punto a Milano, il sindaco Sala e la sua giunta continuano ad accelerare nella densificazione del tessuto urbano e privatizzazione di beni e servizi pubblici come e più di prima. 

Come è possibile che non prendano atto del clima di ostilità crescente da parte dei cittadini nei confronti dei loro progetti e delle loro retoriche, che non si fermino o almeno provino a cambiare la direzione delle politiche urbanistiche? 

Io credo che chi governa la città senta non solo l’appoggio dei poteri forti, di quegli stessi attori che del resto hanno servito così bene negli ultimi anni e che li spingono ad accanirsi nella difesa dello status quo, ma anche la complicità sostanziale del mondo culturale che pure ha molto meno da guadagnarci, anzi tutto da perderci. Sono ancora pochissimi gli architetti, urbanisti e professori universitari che hanno preso le distanze da politiche che danneggiano non solo la città, ma anche la loro professione, e dalle persone che le hanno implementate – non solo politici, ma anche colleghi. 

Il presidente dell’Ordine, Federico Aldini, è intervenuto per mesi a congressi scientifici e sui media per sostenere la perfetta legittimità dei grattacieli con la Scia e dei processi di trasformazione della città, e addirittura esponendosi a favore della legge Salvamilano, fino al momento in cui sono state rese pubbliche le intercettazioni in cui, insieme al plurindagato ex dirigente comunale Oggioni, si accordava per escludere alcuni architetti dalla Commissione paesaggio perché troppo critici, “fissati con il paesaggio”. 

Paolo Mazzoleni, coinvolto sin dalle prime indagini, che al di là delle responsabilità civili e penali su cui deciderà la magistratura, è consulente di Coima e un alfiere del sistema Milano, continua indisturbato a estenderlo a Torino, da assessore. 

Chi ha più brigato per aggiudicarsi i progetti urbani, le consulenze per costruire falsi processi partecipativi, chi ha più contribuito a creare le retoriche greenwashing e socialwashing – parlo per esempio dei progettisti dei quartieri e degli edifici più impattanti sulla città, da Mario Cucinella che ha progettato SeiMilano a Bisceglie e “Spark”, “Soul” e “Linfa” a Santa Giulia, a Carlo Ratti presente a Mind (ex Expo) e Scalo Romana (lo scalo “Olimpico”), Stefano Boeri autore del Bosco Verticale a Porta Nuova e del nuovo pezzo del Policlinico, oltre che del controverso Bosco Navigli, ma anche di società come Coima o NHood, e degli stessi atenei che agiscono da attori del Real Estate mentre cumulano consulenze sul territorio – oggi continua a monopolizzare la “rigenerazione” milanese esattamente nello stesso modo di prima, semplicemente utilizzando gli argomenti di chi li contesta per proseguire indisturbati. 

Così Boeri organizza la Triennale delle disuguaglianze, mentre Ratti e Cucinella fondano insieme a tutti i progettisti di LOC-Loreto (il piano di trasformazione di Piazzale Loreto in un centro commerciale) e a un certo numero di abitanti-attivisti della sicurezza stradale per le biciclette “Radical Flows”, una “nuova realtà” che si definisce nata dal basso con l’obbiettivo di ridisegnare gli spazi pubblici della città per renderli vivibili, a misura di pedoni e ciclisti. 

Perché un movimento dal basso, che comprensibilmente cerca di creare una città dove si può sopravvivere girando a piedi o in bici, si rivolge agli architetti del sistema Milano, e si presenta al pubblico il 26 maggio insieme all’assessore alla rigenerazione Tancredi nella tana del lupo, cioè nella sede di quell’Ordine degli architetti che è stato complice dell’amministrazione senza mai aprire un reale dibattito sulla situazione? Perché coinvolge quelle università che pure hanno contribuito direttamente e con studi e consulenze compiacenti alla logica della rendita e della valorizzazione del metro quadro, all’edificazione di studentati carissimi con fondi pubblici, alla distruzione di parchi e aree verdi? 

Gli stessi attori che hanno sempre respinto il confronto con comitati, cittadini, abitanti che proponevano visioni alternative di città, che volevano e vogliono salvare la Goccia di Bovisa, Piazza d’Armi, via Padova, i quartieri popolari di Corvetto, Giambellino e San Siro, lo stadio Meazza, le piscine, le biblioteche, i parchi e i centri sportivi pubblici, ora presentano in gran pompa una mappa di percorsi e spazi pubblici, prodotta da Radical Flows, che dovrebbero agevolare la mobilità dolce e sicura degli studenti e abitanti. 

“Vogliamo cambiare la narrazione della città” – ha dichiarato al Corriere Andrea Boschetti di Metrogramma (una delle firme coinvolte in Loreto). “Vogliamo fare pressione e portare a gran voce la richiesta che Milano cambi pelle”, dice Sara Banti, giornalista e fondatrice di Radical Flows. 

Che cambiamento si vuole dunque produrre? Un cambio di immagine o di sostanza? Perché per cambiare il senso di una città classista, elitaria, soggiogata agli interessi immobiliari oltre che sempre meno vivibile non ha il minimo senso concepire dei progetti urbani senza contestare nel merito le politiche, le entità e le persone che l’hanno prodotta. Anzi, è controproducente. È la cosa più somigliante a un assist mediatico che si possa immaginare, e arreca un danno ancora più grave a quei cittadini che da anni cercano una via reale e conflittuale alla partecipazione.

Lucia Tozzi

 

Share

NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra newsletter
Iscriviti
Notificami
guest

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

2 Commenti
Vecchi
Più recenti Le più votate
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti
Annalisa Ferrario
Annalisa Ferrario
10 mesi fa

Boschetti è anche uno degli autori dello sciagurato PGT di Masseroli, e notoriamente ha fatto carriera in quanto formigoniano (eufemismo per dire ciellino).

Fausto Bagnato
Fausto Bagnato
10 mesi fa

Purtroppo, constatato che 500.000 elettori milanesi, oltre il 50%, non vanno a votare i loro rappresentanti al Governo del Comune di Milano, che comprende anche le Municipalizzate, è ragionevole pensare che Milano deve essere disamministrata, così loro traggono dei benefici da questo sistema di governo non all’altezza di Milano.

2
0
Esprimete la vostra opinione commentando.x