MUSICA O MUSICOTERAPIA?

A lungo si è pensato che quella per la musica fosse un’attitudine o una predisposizione innata che varia a seconda dell’individuo. È evidente quanto già dalla giovane età gli uomini siano più o meno vicini al mondo musicale in quanto di fatto il nostro corpo è un vero e proprio strumento, che può essere accordato.
La musica ha un enorme potere sin dalla gravidanza (danza nei suoni gravi), dove il feto è completamente immerso in onde sonoro-liquido-emotive. Viene dondolato nel liquido amniotico durante la camminata (ritmo binario). Al momento della nascita il piccolo è già ricco di conoscenze, vere e proprie memorie percettive e corporee. Il tono corporeo, il calore dell’abbraccio gli ricordano esperienze passate, ma la sua condizione non sarà più così confortevole come quella di prima.
Per questo la voce materna e l’essere cullato ricoprono il fondamentale ruolo di congiunzione fra un modo di essere passato, che non tornerà più e la nuova vita. Oltre all’educazione musicale come la conosciamo, c’è quindi un altro tipo variabile di “educazione”, apparentemente più passiva, che predispone l’organismo a ricevere i suoni e sviluppare una propria percezione. Mediante il suono è possibile quindi aprire dei canali di comunicazione con sé stessi e con gli altri, instaurare un dialogo, un rapporto fra il bambino e il mondo che lo circonda.
L’uso della musica a fini terapeutici è antico quanto il mondo. Se ne parla nella Bibbia, ne facevano uso i medici Egizi, faceva parte della tradizione dell’antica Grecia (Pitagora, Socrate…).
Solo recentemente si è riconosciuta ufficialmente l’importanza del suono anche in campo medico. È stata introdotta così la Musicoterapia. Ma cos’è la Musicoterapia?
Kenneth Bruscia, Professore Emerito di Musicoterapia all’Università di Philadelphia, la definisce “processo sistematico di intervento ove il terapeuta aiuta il cliente a migliorare il proprio stato di salute utilizzando le esperienze musicali ed i rapporti che si sviluppano attraverso di esse come forze dinamiche del cambiamento”
Edith Hillman Boxill, celebre docente di Musicoterapia all’Università di New York disse: “Quando la musica, in quanto agente del cambiamento, è utilizzata per stabilire una relazione terapeutica, per favorire la crescita e lo sviluppo della persona, per assisterla nella realizzazione di sé, il processo è Musicoterapia”.
Alcuni campi d’azione:
- donne in gravidanza
- scuole dell’infanzia
- casi di prematurità
- autismo e sindromi varie
- disabilità sensoriali e motorie
- alzheimer e demenza senile
- pazienti oncologici
- pazienti normodotati di qualsiasi età
Attraverso alcune tecniche di Musicoterapia è possibile fare una serie di innumerevoli osservazioni oggettive e sulle dinamiche relazionali, che permettono di creare un quadro clinico molto più chiaro.
In tutto il mondo esistono Università specializzate in questa disciplina. Fino a non molti anni fa ci si è concentrati, almeno nel nostro paese, sull’aspetto prettamente medico nella formazione degli operatori, tralasciando l’aspetto più importante: la conoscenza della musica.
Finalmente sempre più Conservatori, come Milano, Cagliari, Bergamo… hanno inserito la Musicoterapia come materia di indirizzo nei bienni accademici, promuovendo una formazione sì medica, ma soprattutto musicale.
L’unione di queste competenze, come dimostrato dal Dipartimento di Musicoterapia del Berklee College of Music di Boston, innalza notevolmente le probabilità di buona riuscita degli interventi.
Questo è solo uno degli esempi dove scienza e arte si incontrano a fin di bene.
Jacopo Enrico Scipioni
