I QUEEN A LUME DI CANDELA  

Copia di Progetto senza titolo (33)

Da quasi una decina d’anni, sul panorama concertistico classico del grande pubblico, si sta sempre maggiormente diffondendo il “candlelight”. Questa nuova moda consiste nell’eseguire i brani in un ambiente buio e completamente invaso da centinaia di candele accese, che creano stupore e disorientamento allo stesso tempo.

Per quanto sia criticato, il candlelight consente al pubblico meno abituato, con gran pena per gli esecutori, una maggior catarsi, avvicinando anche coloro che altrimenti rimarrebbero estranei alle formazioni classiche. Certamente è comprensibile la difficoltà nel concentrarsi sulla musica quando si ha una gran quantità di stimoli visivi come quella prodotta da un’orchestra in azione. Purtroppo però, il rischio della spettacolarità di questi eventi è la scontatezza del programma. Si finisce infatti spesso per eseguire troppi brani “acchiappa pubblico”, causa delle critiche.

Domenica 30 marzo si è tenuto, all’auditorium San Fedele di via Hoepli, un concerto tributo ad uno dei maggiori gruppi rock della storia: i Queen.

A suscitare lo stupore generale però è stato chi ha eseguito il concerto. Sul palco il gruppo “Arceus”, un classicissimo quartetto d’archi: due violini, viola e violoncello.

Programma: 

Crazy Little Thing Called Love
Killer Queen
Love of My Life
Another One Bites the Dust
I Want to Break Free
We Are the Champions
We Will Rock You
Bicycle Race
Don’t Stop Me Now
Who Wants to Live Forever
Bohemian Rhapsody
The Show Must Go On
Radio Gaga (bis)

Riuscire ad eseguire i brani sopra elencati: senza dubbio un’ardua impresa. Non tanto per la difficoltà tecnica, chiaramente non un problema per gli strumentisti, quanto per la complessità e la diversità che caratterizzano i pezzi del gruppo britannico.

Nonostante ciò tra i capolavori presentati ce ne sono alcuni che sono stati pensati e scritti in maniera “corale”, con armonie elaborate spesso eseguite vocalmente dai componenti della band, cosa che è diventata col tempo il marchio di fabbrica dei Queen.

Addirittura, altri brani come “Who Wants to Live Forever”, sono stati incisi con l’orchestra.

Questo ha facilitato notevolmente la resa verosimile delle cover.

Altrettanto non si può dire per brani come “Radio Gaga” o “We Will Rock You”, quasi incompatibili con la formazione proposta, a causa della ovviamente necessaria presenza di elementi come la batteria e la voce.

A peggiorare la situazione è stato l’invito nei confronti del pubblico a cantare e battere le mani. Ciò ha provocato una gran quantità di stonature ed aritmie che hanno sciupato la resa dei brani, già riadattati. Una sala da concerto è così diventata uno stadio, luogo che renderebbe più giustizia all’impegnativo programma proposto, specialmente se “accompagnato” da urla. 

Nonostante ciò il pubblico è rimasto molto contento e divertito. Le musiche dei Queen sono state in grado di regalare una serata alternativa e sicuramente ricca di spunti per eventi futuri, anche in vista del concerto che si terrà domenica prossima nella sala Verdi del Conservatorio, sempre dedicato al leggendario gruppo fondato da Brian May e Freddie Mercury.

I concerti candlelight sono delle grandi opportunità per far apprezzare la musica in maniera inconsueta. L’importante è non cadere nella banalità o nelle forzature.

Jacopo Enrico Scipioni

 

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Melomane meneghino
Melomane meneghino
1 anno fa

Queste e altre idiozie “ immersive “ ,utili al botteghino e al gusto trash diffuso, non ottengono di attenuare la noia congenita che prova sempre il neofita intossicato dal pop. La pena di eseguire questa roba da parte di chi ha studiato davvero musica, con un pubblico di idioti che battono le mani come alla scuola materna o nei coretti gospel, non potrà mai essere sufficientemente retribuita. Infine eseguire i Queen in sala da concerto è come far pranzare seduto a tavola il cane, snatura l’animale e risulta sempre fuori luogo.

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