SANREMO 2025 – MA LA MUSICA, DOV’È?

Anche per quest’anno si è concluso il consueto appuntamento con il Festival di Sanremo e, come ogni volta, si trascina la solita carovana di polemiche e speculazioni.
Io non mi voglio soffermare sulle varie teorie del “complotto”: la mia è soltanto una considerazione spassionata sui vari aspetti che circondano questo evento, cercando di analizzare il perché del suo lento e costante degrado, anno dopo anno, che vede la musica sempre meno protagonista.
Vorrei fare un discorso generale prima di “snocciolare” i miei punti, partendo dal nome della manifestazione: “Festival della canzone Italiana”; dato questo titolo, e ricordando anche che si tratta della manifestazione canora considerata la più importante in Italia, ci si aspetterebbe di ascoltare dei professionisti del canto, se non addirittura le eccellenze musicali del nostro paese.
Ragioniamo, quindi, un istante sul significato della parola “professionista”: chi è un professionista? Prendiamo la definizione letterale dal dizionario della lingua italiana: “Nell’uso com., chi svolge la propria attività lavorativa, qualunque essa sia, con particolare abilità e competenza”.
Ecco che, con questa definizione, mi do un assist per aprire un primo spunto di riflessione, ovvero, un’analisi generale del livello tecnico/musicale dei cantanti di questo Sanremo e, data la definizione di cui sopra, ci sono due parole che “stonano” (e non solo le parole): Abilità e Competenza, perché, entrambe, sono state offuscate da interpretazioni per la maggior parte sotto la media (non tutti, sia chiaro) con “canzoni” (le virgolette non sono casuali), elementari e aride, sia strutturalmente sia liricamente – anche chi ci ha provato con testi più ruffiani – e armonicamente, con performance “dopate” dall’uso dell’Autotune.
Se, fino a qualche anno fa, ne parlavano solo gli addetti i lavori, adesso di questo aiutino ne parlano anche nei bar, tra una formazione calcistica e l’altra.
Già, l’AUTOTUNE… È stato regolarizzato in una GARA CANORA… perché, sì, non dimentichiamoci che, dopo tutto, il Festival di Sanremo, dovrebbe essere una gara canora tra professionisti della canzone, e usare l’Autotune è come fare uso di doping, ingannando le persone che ti stanno ascoltando, perché quella che sentono non è la tua voce reale (forse in certi casi è un bene), ma un artefatto creato da un algoritmo.
Ma com’è possibile che si sia arrivati a dover ricorrere all’Autotune, perché, altrimenti, 25 cantanti su 29, non sarebbero riusciti a prendere nemmeno una nota giusta? E perché il pubblico non si ribella e non si sente preso in giro?
Bisogna, secondo me, fare un discorso più ampio, ponendosi anche un’altra domanda sul tessuto sociale attuale, ovvero come siamo arrivati a questo degrado musicale, facendo sì che al Festival di Sanremo si siano presentati personaggi spesso grotteschi e dal dubbio (in alcuni casi, inesistente) valore artistico?
Semplice: perché non si guarda più alla canzone, ma al personaggio, e quindi ecco che, in stile sfilata “circense” (tutto rispetto per l’arte circense), si sfila per il red carpet e si fa a gara a chi si agghinda nel modo più stravagante, a chi indossa delle lenti a contatto particolari, chi ha una storia “triste”.
Per giorni, si parla degli outfit, delle discussioni, delle polemiche, dei complotti, ma in tutta questa carovana, LA MUSICA DOV’È?
Relegata in sottofondo, dove ormai è stata messa negli ultimi anni, vissuta PASSIVAMENTE dal fruitore medio, troppo pigro per capire che, sfruttando a pieno gli algoritmi e le tecnologie che abbiamo, si potrebbero scoprire ogni giorno nuovi musicisti eccellenti.
Ma perché farlo, quando la tv/radio o la major mi crea ad hoc una playlist per la palestra, per fare la spesa, per l’aperitivo, con i suoi artisti che, casualmente, dopo aver “raccolto “passivamente consensi e ascolti, approderanno al Festival mesi dopo; confinando, magari, certi musicisti di livello, ma poco “vendibili” o poco furbi a livello di marketing, a suonare in locali vuoti.
(Vi invito a guardare il numero di streaming di certi artisti di grido italiani: nei loro “numeri” vedrete che la quasi totalità degli ascolti è data dai singoli più pubblicizzati; le altre tracce del disco a cui appartengono quei singoli, spesso, sono solo briciole. Ecco cos’è l’ascolto passivo della musica.)
È tutta una questione di strategia di marketing, quindi: artisti che arrivano al Festival già con milioni di “seguaci” (mi piace scriverlo all’italiana, perché ha un’accezione completamente diversa e più grottesca) e il seguace è potenziale pubblico; l’artista con milioni di seguaci attira sponsor, e lo sponsor porta soldi.
Ecco spiegato perché, adesso, tutti guardano Sanremo e sembra che non ci sia altro in quei giorni; lo guarda anche chi, anni fa, diceva con aria di superiorità che il Festival non lo guardava perché “troppo trash e volgare”, ma ormai è “di moda” e, piuttosto che rimanere isolati dalla massa, meglio omologarsi per evitare di venire esclusi.
Il Festival, è approdato anche sui social (già, i social): luoghi come Facebook, in cui personaggi casuali della quotidianità italiana, in tempo reale, commentano le canzoni del Festival, con il benestare della loro manciata di “amici virtuali” con cui scambiano GIF animate di gatti o dei “buongiorno”, danno il loro autorevole parere (spesso sgrammaticato e ortograficamente discutibile), dato dallo studio di ben 3 anni di flauto alle scuole medie; il tutto comodamente dal proprio divano, perché sì, se durante l’anno l’Italia è un paese di allenatori, durante il Festival siamo un paese di influencer e critici musicali.
Ma tutto questo alimenta, ovviamente, la “macchina Sanremo” e quindi, ci si è inventati anche il Fanta-Sanremo, in cui si guadagnano/perdono punti se l’artista compie qualche azione particolare (possibilmente imbarazzante o trash), come cadere dalle scale, far cadere il microfono e via dicendo: vi invito ad andare online a cercare il regolamento.
I manager, le etichette discografiche e le Tv/Radio, tutti questi meccanismi li hanno oliati per bene e capiscono dove catalizzare l’attenzione del papabile fruitore o come trovare nuovi seguaci per i loro pupilli.
Lo scopo è far “spiccare” nuovi trend o nuove tipologie di personaggi. Infatti, non a caso, quest’anno, abbiamo fatto trionfare “i bravi ragazzi”, perché dopo tutte le polemiche dei mesi passati con i vari trapper, bisognava dare nuovo “olio” alla macchina.
Vi ricordo che il peso del voto delle tv/web/radio e stampa è del 66% (33% a testa), sì, proprio il voto di chi decide durante l’anno che musica farci ascoltare e, che, ogni giorno si incontra con manager ed etichette discografiche.
Direi, quindi, tutto ben costruito dal punto di vista del business, sì, ma, in tutto questo, LA MUSICA DOV’È?
Chris Castiglioni

Il giudizio sul Festival di Sanremo trovo sia ricercato e coinvolgente riguardo gli spettatori residenti (almeno) in tutta la Penisola
Io confesso che non ho avuto cuore di sintonizzarmi su Sanremo, non volendo deprimere il mio senso critico, anche se anni addietro son stato presso il Teatro Ariston onde essere intervistato su un mio Romanzo appena uscito: pur rifiutandomi di partecipare alla “Sceneggiata”, ho notato i ragazzini urlanti all’arrivo dei Vip e mi son demoralizzato: inducendomi, dopo anni in cui ho avuto modo d’assistere allo scempio, a cercare altro programma televisivo
Son sicuro di non aver scritto niente in proposito, in quanto ho appena aperto il Link
Ci terrei ad esprimere il mio parere, nonostante sia già stato espresso nel modo più documentato ed appropiato nell’articolo di Chris Castiglioni