TROPPO “AUTOTUNE” AL FESTIVAL DI SANREMO?

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Il 28 gennaio, Massimo Ranieri ha tenuto uno spettacolo al Teatro degli Arcimboldi di Milano. Ha dato dimostrazione un’altra volta del fatto che, nonostante l’avanzare degli anni, i professionisti seri rimangono professionisti seri. Voce precisa, risonante, passi di danza simpatici quanto impegnativi, e intermezzi in cui è uscita tutta la sua carriera di attore teatrale. Insomma, un grande showman, come tutti già sappiamo.

Quest’anno lo vedremo in gara a Sanremo, e dalle congetture trapelate nei giorni precedenti all’inizio del festival, che hanno trovato conferme piuttosto attendibili, sappiamo che sarà tra i molti cantanti ad utilizzare l’AutoTune (correttore di intonazioni) sul palco dell’Ariston. A che scopo? Correggere imperfezioni vocali no di certo. Scelta stilistica? Più plausibile per un artista del suo calibro, ma il suono robotico del Tune poco si addice al suo genere. Magari solo per qualche passaggio dal sound più elettronico, oppure è una condizione imposta dai produttori, anche se è improbabile che un professionista come Massimo Ranieri si trovi obbligato da qualcuno a fare qualcosa.

Oppure è una congettura che non troverà riscontro nella realtà.

Questa curiosa scelta di utilizzare lo strumento che caratterizza altri generi sarà possibile valutarla solo dopo aver ascoltato la canzone.

Io che al momento della stesura di questo articolo non ho ancora sentito i brani in gara, mi domando quali saranno i generi che sentiremo all’Ariston. Per ora posso solo supporre, guardando i soli nomi dei trenta concorrenti, che ci sia un chiaro tentativo di attirare quanta più audience giovanile possibile, ancora di più rispetto alle precedenti edizioni del festival.

Ad oggi so che i cantanti delle nuove generazioni, come Tony Effe, porteranno un sound diverso da quello delle loro discografie. Un po’ per adeguarsi al “sistema-Sanremo”, un po’ per il fascino delle grandi canzoni della musica italiana.

Nonostante ciò, l’AutoTune non verrà abbandonato.

Non mi è mai piaciuta la retorica contro l’AutoTune che utilizza come argomento il fatto che i cantanti non debbano mascherare le stonature ma studiare per correggerle, in quanto cantanti. Credo piuttosto che l’utilizzo dell’AutoTune debba essere confinato in quello che è il suo genere, ovvero trap e affini. Il mio non è un discorso da purista o da tradizionalista, piuttosto è un discorso che tiene in considerazione il fattore del gusto e del senso dell’estetica musicale.

Una voce robotica sopra un arrangiamento orchestrale semplicemente non è bella da sentire.

Ogni artista ha un genere, e uscirne non è un male. Uscirne per metà, invece, suona forzato, o imposto, in ogni caso inadeguato.

La musica è sempre stata fatta di scoperte e sperimentazioni ma dire che l’AutoTune è uno strumento utile a questi due elementi è un’inutile menzogna volta a giustificarne l’utilizzo, ma non serve giustificarlo. La trap cantata senza il robotico dell’AutoTune è come il folk senza chitarre acustiche o il metal senza distorsione.

Sta poi al singolo ascoltatore sviluppare le capacità per distinguere una canzone bella da una canzone non bella.

Sempre a patto che le canzoni si riescano a distinguere, considerato il fatto che, come ormai tutti sappiamo, gli stessi, pochi, autori firmano la maggior parte dei brani.

Tommaso Lupo Papi Salonia

 

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