IL PROSSIMO SINDACO

beltrami3

Il 2026 è vicino: non credo sia troppo presto per cominciare a mettere la testa seriamente sulla questione relativa all’elezione del prossimo sindaco di Milano; altri lo stanno facendo, se non altro per chiarire a chi, tra di loro, deve andare la preda. 

Iniziamo per esclusione: è da un bel po’ che il sindaco Sala sta pensando al proprio futuro. Dopo una girandola di possibili esiti è spuntata come ultima ipotesi la meno praticabile: quella del terzo mandato. Purtroppo per lui, per sentenza della Corte Costituzionale, il prossimo sindaco dovrà essere qualcun altro.

E qui cominciano i problemi. Non sarà sfuggito ai più che l’attuale opposizione a Palazzo Marino è stata significativamente silente, almeno a livello mediatico, sulle vicende legate al cosiddetto “Rito Ambrosiano”. Contro il quale, cento su cento, non ha nulla in contrario. Addirittura, su gentile richiesta di Sala, Salvini ha finto di accettare di far da sponda al Sindaco – naturalmente, tenendolo un po’ sulla graticola (che vergogna!), e infatti il Salva-Milano, peggiorato ed esteso, è stato di fatto rinviato a fine anno (la notizia è di qualche giorno fa). Guarda caso…

In effetti, a Milano ci sono avvoltoi in vigile attesa, pronti a riprendere da dove Sala è stato fermato, e a completare il lavoro. La coincidenza fattuale di indirizzi urbanistici tra amministrazione comunale e opposizione di destra è la dimostrazione più lampante che “s’è fatto malamente”; dopo quindici anni di centro-sinistra, questo è un esito sconfortante, in quanto sembra confermare l’esistenza per la politica milanese di un unico centro di gravità, coincidente con il profitto degli investitori immobiliari.

Come dunque evitare la prosecuzione del sacco di Milano, che ha fin troppi aspiranti continuatori, politici e non? Chi candidare a sindaco, che possa segnare una rottura con il passato recente e ci faccia evitare il disastro totale di una città consegnata alla destra? Certamente è troppo presto per avanzare dei nomi. Ma se per il “chi” è troppo presto, per il “come”, no: già oggi è assolutamente urgente chiarire obiettivi e metodi di quella che sarà la nostra scelta, sondare disponibilità e pensare una possibile organizzazione.

Oggi le forze progressiste sembrano prigioniere in una gabbia di impotenza e pavida moderazione, incapaci di rovesciare una narrazione della città tutta incentrata su cemento e sicurezza (ma sarebbe meglio dire paura), e inabili a sostituirla con una visione che, mettendo al centro abitabilità, urbanistica, mobilità, sia al servizio di chi la città abita e non di chi la città semplicemente usa. Una visione che metta in campo quella “radicalità gentile” già sperimentata con successo quindici anni fa.

Allora, quella che sembrava una “mission impossible” tanto per la radicalità del progetto quanto per la forza soverchiante degli avversari, si concretizzò in un successo, perché si agì bene: idee chiare e condivise, ottima collaborazione tra partiti e società civile, candidati prestigiosi, una campagna elettorale fantasiosa e variegata che, moderna e tradizionale allo stesso tempo, raggiunse e convinse molti cittadini. 

Quel metodo, quell’organizzazione, quella volontà di cambiare sono esattamente quello che ci servirebbe oggi. Certo, bisogna prima di tutto “riconoscere i propri peccati”. Sarà la politica capace di fare per tempo questo passo indispensabile? Ripeto, il 2027 è vicino. E non possiamo aspettare la fine delle Olimpiadi per rimettere in discussione le scelte che ci hanno condotto a questo punto.

Alessandro Zemella

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aldo ferrara
aldo ferrara
1 anno fa

Caro Zamella, le allego in risposta il progetto per una Nuova Città metropolitana ove la sanità sia al centro del dibattito e aperta alla legislazione comunale. Venga a San Donato a parlarne con i sindaci giorno 19 febbraio. le manderei la locandina se avessi la sua mail, cordialmente prof. Aldo Ferrara

LA SANITÀ NEL PERIMETRO GIURIDICO DELLA CITTÀ METROPOLITANA

1. Lo stato dell’arte

La modifica costituzionale con l’introduzione delle Città metropolitane (CM) quali soggetti giuridici dell’Amministrazione, ha posto interrogativi circa le attribuzioni di poteri, i loro limiti e i possibili. L’articolo 114 della Costituzione, come prima declinazione del Titolo V, dispone la ripartizione amministrativa repubblicana (comma 1 “la Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane e dallo Stato”. Subito appare evidente che il Costituente, poi legislatore che ne applica gli intendimenti, tende a rendere un’articolazione proiettata verso la periferia in modo inclusivo e partecipativo ma non ha potuto evitare i possibili conflitti di competenze.
Con L. 86/24 si crea una condizione di disparità tra gli organi amministrativi dettati dall’art.114 della Costituzione con una sorta di decapitazione delle prerogative della Città Metropolitana. Se applicata, la legge escluderebbe dalla concorrenza legislativa la nascente CM le cui competenze rischierebbero di essere mortificate.
Tra queste l’inquadramento delle principali domande territoriali quali salute e occupazione, includendo la Public Policy sui gradi di povertà e sovra-indebitamento . A conforto della tesi inclusiva, contraria alla L.86/24, subentra il T.U sugli EELL con chiarezza normativa sui casi di emergenza sanitaria e/o di igiene pubblica .
2. Il percorso legislativo
L’intervento di riordino delle Province origina da vari testi prodotti dal 2001 al 2012. A seguito della sentenza Cost. n. 220 del 3/7/2013 ( illegittimità costituzionale di alcuni articoli della L. 214/11) con il “DDL Delrio” e la L. 56/14, il parlamento emana le “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di comuni” che di fatto formalizza il processo di riordino delle autonomie locali.
Attraverso il percorso ora descritto, le Città metropolitane (14 in tutto, 10 istituite a cui si aggiunge Roma Capitale d’Italia e altre tre individuate dalla Regione Sicilia a Statuto speciale), divengono realtà, ma purtroppo semivuote rispetto alle competenze, prive di autonomia finanziaria e di elezione diretta degli organi di gestione.

3. Il progetto della C.M.
Visto che le CM sono Enti territoriali di area vasta, con finalità istituzionali generali: cura dello sviluppo strategico del territorio metropolitano; promozione e gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione di interesse della Città metropolitana; cura delle relazioni istituzionali afferenti il proprio livello, comprese quelle a livello europeo, ossia quelle con le città e le aree metropolitane europee; in pratica contenitori di poca o nulla competenza. Mentre il complesso sistema di gestione della salute e prevenzione pubbliche resta al di fuori della competenza che non sia quella regionale.
Considerata la maggiore attenzione nella gestione del Bene Comune, pubblico e sociale, alla luce della consapevolezza sui valori di salute e ambiente, richiamiamo il Testo unico dell’ambiente , con il “primario” obiettivo di “promozione dei livelli di qualità della vita umana, da realizzare attraverso la salvaguardia ed il miglioramento delle condizioni dell’ambiente e l’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali” (art. 2).
Considerata la norma europea fonte di diritto primario, si richiami l’art 191 del TFUE sul rapporto salute-ambiente, ai fini di un più equo equilibrato esercizio dei poteri, stabilendo i limiti entro cui possono operare i soggetti giuridici declarati (Regioni, Città Metropolitane e Province nel caso di una loro restitutio ad integrum).
4. La possibile soluzione
Un modo per risolvere la possibile conflittualità può rivelarsi l’attribuzione alla CM di competenze sulla materia ambientale e sanitaria con la declinazione al contrario della competenza rispetto la Regione e quindi con attribuzione diretta sulla Sanità metropolitana che occuperebbe lo spazio amministrativo della Sanità di Contiguità o territoriale.
In ultimo, l’attribuzione alla CM di competenze sanitarie territoriali avrebbe:
a) il benefico effetto di maggiore modulazione nella cooperazione tra Comuni per rendere omogenea l’offerta di salute, pur coordinandola con la Regione di riferimento.
b) Il coinvolgimento dei Comuni avrebbe l’effetto di una democratica partecipazione al Bilancio di Sanità non solo coerente con l’offerta di salute più omogenea per qualità e quantità ma soprattutto in virtù della L.81/93 che assegna al Sindaco scelto una responsabilità diretta sulla gestione della res publica.
c) La riduzione delle liste d’attesa per una maggiore redistribuzione della domanda di salute;
d) L’esercizio di un primo tassello operativo idoneo a fornire alla CM concrete e dirette responsabilità sulle materie di gestione dei Beni Pubblici e Comuni. Stabilito il preambolo giuridico si espone nella Fig. A1 l’Agenda Attuativa.

Prime Firme:
Enzo Di Natale, Sindaco di Aielli ( AQ)
Massimiliano Zaramella, Presidente del Consiglio Comunale di Vicenza
Domenico D’Amato, Assessore Comune di Saronno ( CM Milano)
Aldo Ferrara, Professore universitario e politologo

Andrea Vitali
Andrea Vitali
1 anno fa

D’accordissimo. Bisognerebbe intanto iniziare “riconoscendo i propri peccati ‘

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