BIBBIA, CLASSICI, LATINO: LE NUOVE INDICAZIONI PER LA SCUOLA

Il Ministro Giuseppe Valditara ha presentato i lineamenti essenziali delle nuove Indicazioni nazionali per la Scuola, elaborate da una Commissione coordinata da Ernesto Galli della Loggia. Si propongono due obbiettivi.
Il primo: contrastare la perdita della Lingua italiana da parte degli Italiani e dei loro figli, rilevata da tutti gli Istituti di ricerca e da chiunque legga un giornale, una tesi di laurea o ascolti un talk-show. Si chiama analfabetismo di andata e di ritorno. Significa che vedi dei segni grafici o senti dei suoni, ma non riesci a āintus-legereā, cioĆØ non riesci a raccogliereĀ Ā da dentro – ĆØ questo il significato di āintelligereā – il significato che essi velano.
PovertĆ lessicale in aumento, incapacitĆ di connessione tra i concetti, mutismo espressivo. Sono un adolescente che prova amore, dolore, odio, rabbia, ma non ho i mezzi per dirlo a me stesso ā e quindi per avviare una qualche forma di controllo e di catarsi ā e per condividerli con altri. La povertĆ lessicale diviene penuria psichica, educativa, relazionale e può degenerare in comportamenti violenti o in depressione.
Ā Il ritorno ai Classici
Le Indicazioni propongono due strade: una ĆØ quella del ritorno allo studio della grammatica e, a partire dalla Seconda media, del Latino. GiĆ oggi le scuole possono autonomamente istituire corsi di Latino.
Qui si fa un passo in più: si rende curriculare lāofferta del Latino, ma poi ci si arresta sulla soglia dellāobbligatorietĆ rispetto alla domanda. La seconda strada ĆØ quella dello studio dei Classici ebraici, greci, e latini, perchĆ© costituiscono la base del nostro lessico e delle nostre categorie e valori fondativi.
Si deve soprattutto agli studi umanistici anglosassoni di questi anni, tra i quali da annoverare in particolare lāopera di Martha Nussbaum, la riaffermazione dei Classici come scuola di umanitĆ e come educazione delle passioni e dei sentimenti. Nei Classici non cāĆØ solo lāimmenso giacimento delle nostre parole ā pochi americani e inglesi sanno che circa il 70% dei loro vocaboli ĆØ di origine latina ā; cāĆØ la fenomenologia della condizione umana perenne. Leggendo quei testi si viene educati al difficile mestiere di uomini.
La costruzione della coscienza storica
Il secondo obbiettivo delle Indicazioni nazionali ĆØ quello della costruzione della coscienza storica delle nuove generazioni. La Geo-storia, propostaĀ Ā con lāambizione di aprire gli occhi dei ragazzi sul mondo intero, ha finito per sciogliere eventi e luoghi in una melassa globalista, senza centro e senza periferia, nella quale uno non riesce a spiegare donde viene e verso dove ĆØ diretto.
La storia del mondo viene rappresentata in diorama, nel quale non è più necessario voltarsi indietro, basta guardarsi intorno, dentro un eterno presente. Una rifocalizzazione nazionale ed europea si rende necessaria. Non si fa educazione civica senza la costruzione della coscienza storica. E neppure senza quella⦠geografica. Donde il ritorno alla Storia e alla Geografia.
Dietro a tutto ciò sta unāidea di Scuola quale istituzione nella quale il passato del Paese parla al suo futuro e che ritesse la sua identitĆ e il suo ruolo nella storia del mondo. LaĀ Ā Scuola come custode creativaĀ dellāidentitĆ della Patria.
La reazione del tecno-wokismo globalĀ
Nellāattesa del testo ufficiale delle Indicazioni nazionali, il loro pre-annuncio ha giĆ scoperchiato il vaso del wokismo italico. Il Ministro ĆØ stato oggetto dei mille sberleffi progressisti, dei quali da sempre sono bersaglio i pretesi reazionari, i passatisti, i nostalgici.
Che cāentrano āla piccola vedetta lombardaā e lāeroica stampella di Enrico Toti con la luminosa ānew frontierā della storia universale, che ĆØ sempre contemporanea e che ci viene incontro sulle ali invisibili di Internet, dei cellulari, dei social? E che cāentra la Bibbia con noi?
PerchƩ, allora, per essere inclusivi, non anche il Corano? Oppure, meglio ancora, perchƩ, per essere veramente laici, non stare alla larga da ambedue? A che serve conoscere la storia nazionale, quando ci si dispiega innanzi il mondo?
Lāopposizione parlamentare ha adottato unanime queste posizioni marinettiane, pseudo-avanguardiste, wokiste e islamo-gauchiste, che hanno giĆ devastato il Partito democratico americano e la sinistra francese, con risultati infausti. Allā āodium suiā dellāOccidente, lāopposizione ha aggiunto con piglio originale lāāodium sui ā dellāItalia.Ā
Ā Costruire un Curriculum nazionale ed europeo
Tuttavia, tra āil direā delle Indicazioni nazionali e āil fareā delle scuole si estende un gran mare senza vento. Intanto, perchĆ© le Indicazioni sono amministrativamente meno prescrittive e cogenti dei Programmi. Tocca, infatti, alle singole unitĆ autonome scolastiche definire i concreti percorsi didattici.
In assenza di un āNational curriculumā e di un OFSTED (Office for Standards in Education) che ne verifichi lāattuazione ā introdotti in Gran Bretagna da M. Thatcher e confermati da Tony Blair ā ciascuna scuola e, infine, ciascun insegnante vanno per proprio conto, spesso in nome della libertĆ di insegnamento.
Qui urtiamo contro uno scoglio cruciale. Fino al ā68 ā semplificando, si intende ā ciascuna istituzione scolastica funzionava come un monastero che diffondeva sapere e educazione nel territorio circostante, lo bonificava, lo rendeva fertile. Per troppo pochi, si deve riconoscere!
E questo era il limite profondo della scuola gentiliana. Ma prevedeva programmi ministeriali imperativi e esami severi. Le FacoltĆ universitarie āproducevanoā le discipline e i laureati che le avrebbero insegnate.
Ciò che ĆØ accaduto dopo, in questi cinquantacinque anni, almeno per quanto riguarda le āhumanitiesā, ĆØ stato lo sgretolamento delle discipline nelle UniversitĆ e, pertanto, anche la produzione di insegnanti. Quale programma realizza oggi lāinsegnante nella sua classe? Quello dei libri di testo. Chi scrive i libri di testo? Le Case editrici. E chi, dentro le Case editrici? Gruppi di laureati, tra cui molti giovani adepti della laica religione DEI ā Diversity, Equity, Inclusion.Ā Ā
Questo āDEI-smoā global ĆØ diventato qui in Europa il mainstream. Negli Usa si sta affievolendo. Case editrici, social-media, migliaia di blog sotto-producono categorie, simboli, santini di questa nuova arida religione, guidata da potenti logiche di mercato. Le scuole ne sono attraversate e pervase, resistono a fatica. E con ciò il cerchio si chiude. Ecco perchĆ© le Indicazioni nazionali rischiano di scivolare come acqua sul marmo e di ridursi a semplici āgridaā.
Dopo decenni di erosione del Curriculum nazionale la sua necessaria ricostruzione convoca le UniversitĆ , il sistema politico, le culture politiche del Paese. La mediazione didattica la operano le Scuole, ma gli assi del Curriculum li deve decidere il Parlamento.Ā
Giovanni Cominelli
Per gentile concessione diĀ Santalessandro

Deo gratias, Giovanni Cominelli! Finalmente da sinistra si leva una voce critica, razionale, ma appassionata sulla deriva culturale e civile di cui la nostra parte purtroppo si ĆØ resa complice per decenni, assecondando i progetti confindustriali (cfr le raccomandazioni della non mai abbastanza deprecata associazione Treelle), e dando spazio ai pedagogisti ministeriali, sfornatori indefessi di neolingua americanoide. Ed ove c’ĆØ neolingua, ivi c’ĆØ inganno, come insegna Orwell.
Sull’ importanza della lettura dei classici, nessun dubbio. I classici sono scuola di libertĆ e raziocinio. Non capisco invece (scusate l’ ignoranza) la polemica sul “wokismo”. Woke vuol dire “risvegliato”. Il risveglio ĆØ una categoria fondamentale dell’ esperienza religiosa (pensate ai Papi che si chiamano Gregorio che ĆØ giusto l’aoristo di egheiro, che ĆØ appunto “svegliarsi), ma anche del rinnovamento culturale. La connessione fra gnosi (che ĆØ proprio un risvegliarsi, un ricordarsi della propria natura angelica) e progressismo ĆØ abbastanza consolidato. Woke da quanto capisco ĆØ solo un’espressione in lingua inglese di questa lunga tradizione. Siamo contrari al risveglio? Non mi sembra molto di sinistra.