PERCHÉ MILANO É UNA CITTÀ SPORCA

Sicuramente non tutti i cittadini di Milano sono educati e rispettosi delle buone maniere. Se poi giriamo per la città, in particolare dal centro verso la periferia, notiamo che non dappertutto le vie sono uguali, che nelle aree periferiche la sporcizia aumenta.
Il servizio di AMSA è evidentemente deficitario. Una delle cause risiede nel fatto che l’azienda si trova “in regime di proroga”. L’ex municipalizzata di via Olgettina si occupa da decenni del servizio di igiene urbana, prima come “azienda speciale”, poi come società in house e dal 2001 come SpA del gruppo A2A.
Nel 2020 è scaduto il contratto ventennale per la pulizia di Milano e quindi Palazzo Marino non può più fare l’affidamento diretto ed è costretto a procedere ad una gara. La società Sangalli ha fatto ricorso ed è così sorto un contenzioso che dura da quattro anni nei quali AMSA, in assenza di certezze nel proseguire il servizio, non ha proceduto ad investimenti e migliorie nonché all’assunzione di personale.
Forse il passaggio da azienda municipalizzata, controllata al 100% dal Comune, a Società del gruppo A2A, non ha sortito i vantaggi auspicati. A2A è una società partecipata dal Comune di Milano solo per il 25% (l’altro 25% dal Comune di Brescia) e per il restante 50% dal cosiddetto fluttuante (fondi di investimento che devono remunerare il fondo assistito). Ciò significa che solo il 25% degli utili ritornano al Comune di Milano. Se consideriamo che nel 2018 AMSA ha realizzato un fatturato di 340 milioni di euro e un utile netto di 24,8 milioni, perché una gran parte di questi utili devono andare ai fondi di investimento anziché essere destinati al miglioramento del servizio e a contenere l’aumento delle tariffe (Tari)?
A mio parere i servizi pubblici devono essere gestiti con criteri e modalità industriali, ma la proprietà e il controllo devono restare del pubblico. Ciò consentirebbe di procedere con l’affidamento diretto, che non significa andare contro il mercato, specie se in questi settori non esiste una reale concorrenza, perché le società agiscono in regime di monopolio o al massimo di oligopolio.
Un caso emblematico è quello dello smaltimento dei rifiuti in Lombardia. I rifiuti trattati dai tredici termovalorizzatori della Regione, nel 2021 (dati ARPA) sono stati 2.314.843 tonnellate. Di questi, ben 445.461 t provengono da fuori. Considerando che un camion può portare in media 30 t vuol dire che sono entrati in Lombardia circa 15.000 camion.
Questo “turismo” dei rifiuti, oltre a rappresentare un grave deficit impiantistico a livello nazionale, è anche un forte elemento di inquinamento dell’aria in una regione che già non gode di buona salute. Se la cosiddetta “autonomia differenziata” vuol dire che ogni regione gestisce in autonomia anche i servizi, non si capisce perché non si possa vietare l’importazione di questi rifiuti, obbligando le altre regioni a realizzare gli impianti necessari.
Tenere pulita la città non può essere dunque fonte di profitto per i capitali bensì servizio per i cittadini che pagano le tasse.
Marco Cipriano
