L’AREA SAN FRANCESCO E IL NUOVO STADIO

Bloccata tra la volontà, più volte annunciata, di realizzare una nuova struttura fuori Milano e fantomatici progetti di ristrutturazione del vecchio “Meazza”, l’infinita vicenda stadio sembra ancora lontana dall’essere risolta. Tema più volte dibattuto su questa testata, la realizzazione di un nuovo stadio può forse essere utile ai profitti delle società di calcio (e ai grandi fondi di investimento che ne detengono il controllo), ma di scarsa utilità pubblica per la città metropolitana. Più lungimirante, a nostro avviso, sarebbe riutilizzare le strutture esistenti in una vera prospettiva di rigenerazione urbana.
Il nostro contributo vuole focalizzarsi sull’area San Francesco, dove il Milan sembra intenzionato a edificare il nuovo stadio di proprietà. Situata nel comune di San Donato Milanese, in pieno Parco Agricolo Sud, l’area (che prende il nome dall’antica cascina S. Francesco dell’Accesso, ormai ridotta a pochi ruderi) è un brano di paesaggio metropolitano, chiuso tra la ferrovia Milano-Bologna e l’Autostrada del Sole, a poche centinaia di metri dall’Abbazia di Chiaravalle. Spesso presentato nella ricostruzione giornalistica e nel dibattito pubblico come semplice “vuoto” urbano, è in realtà un luogo ricco di storia progettuale, che si sviluppa in oltre 50 anni di piani, progetti, attese e ripensamenti, mai tradotti in interventi concreti. Un’area ancora in attesa, che presenta però caratteri di accessibilità, dimensioni e visibilità per certi aspetti unici nel contesto metropolitano e che la rendono un ambito di grande rilevanza strategica.
La lunga vicenda progettuale ha inizio nel 1972, quando l’Eni presenta il cosiddetto “Pianone”, un vasto piano urbanistico di sviluppo delle aree di proprietà situate nel comune di San Donato. Il piano interessa anche il comparto 8, un’estesa area compresa tra la via Emilia e i tracciati dell’A1 e della ferrovia, nella quale si prevede lo sviluppo di un enorme polo terziario di circa 800.000 mc e la realizzazione di una nuova stazione ferroviaria. Volano fondamentale per lo sviluppo dell’area è, nel giugno 1976, l’approvazione della proposta di quadruplicamento della linea ferroviaria Milano-Bologna e, alla fine degli anni ’80, il progetto di potenziamento dell’autostrada A1, che prevede la realizzazione del tratto esterno all’area San Francesco con un sostanziale raddoppio del tracciato.
Nel 1990 la Snam affida allo studio Kenzo Tange Associates la stesura del progetto urbanistico definitivo, che interessa congiuntamente i due ambiti di San Francesco e Quartiere Affari (rispettivamente a ovest e a est della ferrovia) con la previsione di nuove funzioni residenziali e terziarie direzionali. Le successive inchieste di “Mani pulite” provocano profondi sconvolgimenti a livello politico e urbanistico, ma non fermano l’attività edilizia: i lavori relativi al Quartiere Affari si concludono nel 2000.
Verso la fine degli anni ’90 le condizioni del mercato immobiliare sono completamente mutate e la profonda crisi del settore terziario rende il progetto ormai irrealistico e sovradimensionato. L’Eni matura la decisione di sospendere la realizzazione del quartiere San Francesco e, con un comunicato sul Sole 24 Ore, rende pubblica la scelta di dismettere il proprio patrimonio immobiliare a uso direzionale, commerciale e residenziale, oltre ai terreni posseduti in San Donato, Roma e Torino e i complessi turistico-alberghieri. In un paio d’anni si conclude la vendita di tutti i terreni di proprietà in San Donato alla banca americana Goldman Sachs, che li acquisisce tramite il fondo immobiliare Whitehall, affidandone la gestione alla società Asio.
Nel corso degli anni 2000 il percorso “ufficiale” seguito dalla proprietà è affiancato da numerose proposte pubbliche e private, in un quadro contrastante di speranze e incertezze. Se da un lato Asio redige un masterplan urbanistico complessivo delle aree, dall’altro attori politici, sociali e imprenditoriali propongono diverse suggestioni più o meno realistiche, tutte destinate a non avere esito. Per oltre dieci anni il destino dell’area San Francesco rimane caratterizzato da una profonda incertezza circa il destino futuro.
La situazione di stallo si sblocca solo nel 2017. La società SportLifeCity presenta infatti una proposta di Piano Integrato di Intervento per la realizzazione di una cittadella dello sport di oltre 90.000 mq di superficie lorda, con un’arena per eventi sportivi e di intrattenimento di circa 18.000 posti, funzioni commerciali, campi sportivi, residence, uffici e svariate altre attività pubbliche e private.
Arriviamo così alla cronaca odierna e agli sviluppi più recenti legati all’ipotesi del nuovo stadio del Milan. L’ultima proposta di variante al PII, ripresentata a settembre dell’anno scorso, interessa una superficie territoriale più ampia e prevede uno stadio di circa 70.000 posti, sede e museo dell’AC Milan, hotel, attività commerciali e di ristorazione, con possibilità di aggregazione in grande struttura di vendita o parco commerciale. La vorace necessità di parcheggi è soddisfatta da una struttura a piastra al piede dello stadio, con ulteriori parcheggi scoperti in superficie a ovest del sito: un’abbondante “invasione di campo” entro il perimetro del Parco Agricolo Sud.
Siamo dunque alla conclusione di questa lunga vicenda? San Francesco sarà la nuova San Siro, almeno per i tifosi di fede rossonera? Le intenzioni sembrano concrete, da parte pubblica e privata: all’Accordo di programma, promosso ad aprile di quest’anno dal Comune di San Donato, hanno già aderito Regione Lombardia, Città Metropolitana, RFI, Gruppo Ferrovie dello Stato e FS Sistemi Urbani. Il Milan, dopo aver rilevato la società SportLifeCity e acquisito la proprietà dell’area, ha lentamente avviato alcuni lavori preliminari di sistemazione.
D’altro canto la giunta Sala, nel tentativo di non far perdere lo stadio a Milano, ha rilanciato una prima proposta di ristrutturazione del Meazza a firma WeBuild, accolta per la verità con una certa freddezza da parte delle società calcistiche, poi una seconda idea (già ventilata in passato) di realizzare un nuovo stadio di fianco al vecchio. Ipotesi rilanciata poco tempo fa durante un incontro tra sindaco, ministri della Cultura e dello Sport e rappresentanti delle società, al quale hanno fatto seguito le formali manifestazioni di interesse di Milan e Inter per l’acquisizione dello stadio e delle aree circostanti. Ma rimangono ancora molti nodi da chiarire in merito alla concreta fattibilità tecnica ed economica e al rapporto con gli elementi architettonici vincolati.
Maurizio Rini
