QUESTIONE SEA: UNO SCANDALO

Copia di beltrami 3 (3)

Non c’è da stupirsi se Sea e il Comune di Milano, come spesso accaduto, stanno prendendo decisioni urbanistiche/industriali alquanto discutibili. In questi giorni il prestigio di Sea ha subito un duro colpo proprio dal suo numero due Pierfrancesco Barletta, accusato di concorso in accesso abusivo a sistema informatico in qualità di ex socio di minoranza della società di investigazioni Equalize srl.
Il manager è accusato in relazione a due report da lui commissionati e sarebbe anch’egli vittima di un episodio di dossieraggio. Già nel Cda di Leonardo (dal 2020 al 2023), è stato socio di minoranza di Equalize. Il vicepresidente di Sea è anche CEO di Giada Communication, società di media Relations, e presidente di Ulurale, storica maison di cravatte. Da febbraio 2004 insegna allo Iulm. In passato, dal 2011 al 2018, è stato presidente del Cda Milano sport S.p.A., la società per azioni creata dal Comune di Milano per gestire parte delle strutture sportive pubbliche.

Dal 2009 al 2014 ha inoltre ricoperto il ruolo di amministratore delegato di M-I stadio, società partecipata da A.C.I. Milan S.p.A. e FC internazionale S.p.A. per la gestione dello stadio Meazza. Dell’Inter è stato inoltre dirigente, assumendo la carica di Self operator officer. Pierfrancesco Barletta si sarebbe autosospeso dall’incarico di vice presidente.
Nel suo caso le auto sospensioni sono il colmo del ridicolo. La decisione può stupire i cittadini ignari dei più elementari principi di diritto, ma non dovrebbe essere così per il debordante ufficio legale di Sea e quello del suo maggior azionista, il Comune di Milano, che peraltro l’ha indicato e nominato. Non possono non sapere gli uffici legali che esiste l’interruzione del rapporto di lavoro (licenziamento) o le dimissioni.

L’autosospensione, come istituto giuridico, non esiste. Il vicepresidente della Sea è lì per lavorare (ammesso che lo facesse prima, visto l’alto numero di incarichi), anche se sembra abbia rinunciato al compenso. Ci mancherebbe altro. È pagato per lavorare. Tra l’altro i compensi in Sea sono almeno il doppio di quelli delle aziende private che stanno sul mercato e non sono garantite da una concessione aeroportuale dello Stato italiano, come la Sea. Se venisse licenziato non sarebbe più pagato e neppure se desse le dimissioni. Nel caso di Barletta, la sua autosospensione lo mantiene comunque vicepresidente.
È di questi giorni l’incredibile notizia che verrà demolito lo storico parcheggio multipiano di Linate,1600 posti in uso dei dipendenti Sea e delle compagnie aeree che operano a Linate. Al posto dell’attuale direzione generale verrà costruito un albergo da 220 camere, il primo nell’area aeroportuale. Dietro la parola magica riqualificazione dell’area, Sea si trasforma sempre più in un’azienda immobiliarista. I lavoratori, che usavano il multipiano, saranno “riprotetti” in altre aree.

Verranno utilizzati alcuni stalli oggi destinati al parcheggio dei passeggeri come il P2 P3 P4. Il P4 è più lontano e disporrà di una navetta dedicata agli operatori aeroportuali che scenderanno di fronte all’entrata della M4. Le soluzioni proposte da Sea non convincono perché una parte dei lavoratori andrà a parcheggiare all’esterno e un’altra parte all’interno del sedime. Non disporranno più di un parcheggio coperto. Sorprende la soluzione adottata dal Comune di Milano in convenzione con la Sea per il parcheggio integrato con la stazione della M4 a Linate denominato P3 smart. Una porzione di parcheggio sotto dimensionata per la funzione d’interscambio che non dice nulla di buono per il futuro del traffico della M4 che sarà alimentato con soli 200 posti auto che hanno tariffe doppie rispetto agli altri parcheggi d’interscambio di Cascina Gobba che gestisce 1.381 stalli e S. Donato 1.941 stalli. Soluzione questa che non incentiva l’uso della M4 per i pendolari della zona sud est del milanese.

Dario Balotta

 

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