CRONACHE URBANISTICHE (7)

cronache

In questi giorni con un parallelismo simbolico o forse non fortuito si sta riprendendo a parlare di nuovo PGT a Milano e intanto procede l’iter del Disegno di Legge 1987 (hanno presentato gli emendamenti in commissione), quello che viene volgarmente definito “SalvaMilano”. Considerando che, se è incontestabile che vi siano a Milano 150 procedimenti edilizi boccati perché sotto inchiesta o simili a quelli già oggetto di azione giudiziaria, allo stesso tempo mi risulta che in altri comuni lombardi vi sia una certa preoccupazione che le inchieste possano arrivare anche a casa loro e che addirittura in altre regioni (Piemonte? Toscana?) attendono con una certa trepidazione questo DdL, ecco forse potremmo iniziare a chiamarlo in un altro modo, invece che “SalvaMilano”.

Così possiamo fare ragionamenti meno ideologici e privi di un certo bias. Ora senza entrare nei tecnicismi, il DdL 1987 si compone di pochi articoli, trattandosi di una norma di tipo interpretativo. In sostanza si dice che nell’attesa di mettere mano in maniera organica al Testo Unico dell’Edilizia, fortemente incasinato dalle infiltrazioni del “SalvaCasa”, si dice in modo chiaro(?) cosa è una ristrutturazione edilizia. In questo modo dovrebbe venire meno uno degli argomenti della procura, che tra le contestazioni avanza proprio quella che le operazioni si sviluppo immobiliare siano delle nuove costruzioni non solo di fatto ma anche in punta di diritto. 

Perché intendiamoci, nessuno sano di mente può sostenere che i vari edifici (torri o boschi orizzontali, poco importa) non siano delle nuove costruzioni, ma se leggiamo bene le norme esistenti anche alla luce di circolari interpretative ministeriali, quel tipo di operazione può rientrare a pieno titolo nella ristrutturazione edilizia. Ecco che il DdL 1987 va a rafforzare questa interpretazione. Ponendo un limite temporale. Ovvero si ammette implicitamente che la normativa edilizia nazionale è un casino e che va riformata entro 6 mesi (e qui mi viene da ridere, ma anche da piangere), ma nell’attesa ci spiegano per l’ennesima volta cosa è ristrutturazione e cosa è nuova costruzione. Io avevo cercato di sintetizzarlo nel mio articolo del 24 maggio 2024 a cui vi rimando, per non ripetere sempre le stesse cose. 

Poi il DdL entra nel merito di un’altra questione interpretativa, ovvero la mancanza di Piano Attuativo. Qui la questione è effettivamente più scivolosa, perché sostanzialmente il DdL sposa la tesi Milanese e più in generale lombarda che il Piano Attuativo non serva se il territorio in cui vado a operare la trasformazione è già fortemente urbanizzato. Su questo argomento serve un dibattito serio e non una norma frettolosa.

E quindi perché questo DdL non dovrebbe salvare Milano e tutte le sue pratiche bloccate o sotto inchiesta? Perché stando a quello che si legge le inchieste non contestano solo l’errata qualifica dell’intervento, ma pure l’utilizzo scorretto della SCIA al posto del Permesso di Costruire, le monetizzazioni a costo ridotto rispetto al valore del terreno e deroghe alle norme morfologiche, tra le altre cose. E su questi temi il DdL non si esprime. A meno che emendamenti non vadano ad integrarlo in tal senso.

Ultimamente si parla spesso di SCIA e di come questa sia stata usata impropriamente nelle operazioni sotto inchiesta. Provo a spiegare in termini semplici. Quando parliamo di SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) stiamo nell’ambito edilizio, non urbanistico. Poi magari un giorno vi spiego la differenza e la sovrapposizione fra i due ambiti, che è in parte fonte di casini, ma non oggi. La SCIA ha sostituito dal 2010 la DIA (Dichiarazione di Inizio Attività). 

Si tratta di tipologia di pratica edilizia che sostanzialmente ti permette di iniziare i lavori subito dopo aver protocollato la stessa, senza aspettare verifiche da parte del comune (che ha comunque 30 giorni per farlo, poi scatta il silenzio assenso). È il tecnico privato che segnala e certifica la liceità dell’intervento. Poi il comune può sempre controllare e chiedere modifiche, integrazioni o anche respingere la pratica, ma i lavori intanto sono iniziati.

Di fatto con una SCIA si fanno quel tipo di opere che richiedono di modificare anche le parti portanti degli edifici (altrimenti basta una semplice CILA).

Poi per le nuove costruzioni, ma anche per le ristrutturazioni importanti si utilizza il Permesso di Costruire, che è la tipologia di pratica edilizia più importante, perché prevede che il titolo abilitativo venga rilasciato dal comune a cui lo richiedi. Quindi tu presenti il progetto, il comune lo valuta (istruttoria), calcola quanto devi pagare (oneri) e poi rilascia il permesso. Solo allora si possono iniziare i lavori. L’iter dura parecchi mesi anche se vi sono dei termini di legge precisi che non vengono quasi mai rispettati.

Ora il problema è che esistono due tipi di SCIA (art. 22 e art. 23). Una serve per quello di cui parlavo sopra, mentre quella dell’art 23 (Del DPR 380/2001) è alternativa al Permesso di Costruire. Come dire un modo per bypassare i tempi biblici del Permesso. 

E qui si crea il cortocircuito o, meglio, lo ha creato il legislatore. Perché io imprenditore dovrei aspettare mesi per avere un Permesso se con una SCIA posso aspettare 30 giorni e poi, se il comune tace, iniziare i lavori? 

Capite perché a Milano, ma non solo a Milano, si fa un (ab)uso della SCIA art 23?

Va detto che se il DdL 1987 non parla di SCIA è anche vero che, se le pratiche sotto inchiesta diventano tutte per legge ristrutturazioni e io le ristrutturazioni le posso fare con una SCIA, allora potrebbe venir meno anche questo capo di imputazione. Vedremo.

Forse questa sovrapposizione verrà eliminata o sistemata dal riordino normativo che avremo 6 mesi dopo il DdL 1987. Forse gli asini inizieranno a volare. Chissà…

Ma no, sicuramente la revisione del PGT di cui si parla in questi giorni risolverà il problema…

No, perché il tema della SCIA è un tema edilizio, forse potrebbe essere affrontato parzialmente da modifiche alla legge regionale12/2005, ma non certo in un documento locale come il PGT di Milano. Non ci sono i presupposti normativi. 

E infatti il nuovo PGT si sta rivestendo di green e ammantandosi di progetti bandiera ci porterà in una Milano verde (o al verde?) e senza auto (o paralizzata come Piazza Stuparich?). 

Ne vedremo delle belle e ne riparleremo a tempo debito.

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Guido Angelini
Guido Angelini
1 anno fa

E pure secondo un esponente dell’Anci alle “4 lezioni di Urbanistica” organizzate degli Architetti PPC della Provincia di Milano, ha anticipato che con il prossimo ddl Salva Milano non cambierà nulla, in quanto i tecnici comunali non vorranno rischiare denunce, dato il loro esiguo stipendio.

Annalisa Ferrario
Annalisa Ferrario
1 anno fa
Rispondi a  Guido Angelini

In che senso “esiguo” stipendio? Ma lei lo sa che i dirigenti comunali guadagnano fra i 100 e i 200.000€ all’anno? Ma poverini non vogliono assumersi responsabilità… Mi stupisce invece quello dell’Anci, come fa a non saperlo? Ah sì, era all’interno delle “quattro lezioni di urbanistica” tenute da gente che di urbanistica non ne sa una cippa di niente. Saluti

Pietro Cafiero
Pietro Cafiero
1 anno fa

Però confondere i tecnici comunali con i dirigenti…

Guido Angelini
Guido Angelini
1 anno fa
Rispondi a  Pietro Cafiero

Esatto: oltre che nel video della 1^ lezione, anche su Repubblica è apparso poi un articolo su questo tema (stipendio mensile di 1400 euro). Ma la questione è un’altra, è come sarebbe impostato il ddl Salva Milano piuttosto che avviare la necessaria riforma come proposta dall’INU.

Annalisa Ferrario
Annalisa Ferrario
1 anno fa

Nessuna confusione. Chi firma è il dirigente, si informi

Annalisa Ferrario
Annalisa Ferrario
1 anno fa

Suggerisco anche di non dare lezioni per cortesia su argomenti che evidentemente conosce in modo superficiale. Questa idea che demolisco una fabbrica e al suo posto faccio una torre residenziale e che questo si chiami ristrutturazione, è una cosa che c’è solo a Milano, e in Italia sciaguratamente perché gli avvocati e i costruttori milanesi hanno buoni agganci a Roma. Ma era e resta una pirlata che non si fa in nessun altra parte del mondo. Buonanotte.

Pietro Cafiero
Pietro Cafiero
1 anno fa

Nessuna confusione. Io mi riferivo chiaramente ai tecnici comunali citati da Angelini nel primo commento, che fanno gran parte del lavoro di istruttoria e hanno uno stipendio normale e sono indicati nel documento di rilascio del titolo edilizio. In tutti i Permessi che ho ricevuto c’è la firma del Dirigente, ma sono esplicitati anche il Responsabile del Procedimento e i tecnici istruttori.
Poi sul resto è libera di sostenere che le norme del DPR 380/2001 sono pirlate e di fare dietrologia sugli agganci romani, ma io parlo di norme e circolari, cerco di spiegarle in modo comprensibile anche a chi non è così esperto come lei che per fortuna sua sa tutto. Mi spiace ma non accolgo il suo suggerimento.

Annalisa Ferrario
Annalisa Ferrario
1 anno fa
Rispondi a  Pietro Cafiero

Con tecnici si intendono sia i funzionario istruttori che i dirigenti. Questi ultimi possono firmare gli atti anche senza la firma dei tecnici istruttori, è una norma del TU enti locali, controlli pure. Ergo, se manca la firma è perché i dirigenti (strapagati) si rifiutano di farlo. Questo degli alti compensi dei dirigenti è un tema delicato, perché furono aumentati con due motivi: impedire la corruttela (e in questo un po’ hanno funzionato); renderli autonomi dai politici (come da ordinamento). Qui invece è successo esattamente il contrario di quello auspicato: essendo ruoli appetitosi, non vengono più assegnati tramite concorsi aperti, ma attraverso cooptazione e altro. Ogni dirigente ha un “padrino” (politico o burocratico) da ringraziare e a cui rendere conto (la riforma Madia aveva tentato di intervenire su questo, ma senza successo). Non capire questo problema rivela una sciagurata ignoranza dei veri problemi dell’ amministrazione pubblica. Pensare (come dice l’Anci) che i permessi non vengono firmati perché i tecnici (funzionari e dirigenti) sono poco pagati è una follia, vorrebbe dire foraggiare ulteriormente questa classe di incompetenti e irresponsabili (tranne le eccezioni che ovviamente ci sono, c’è anche tanta brava gente). Continuare a sostenere le proprie opinioni a fronte dell’evidenza contraria è una protervia che sarebbe meglio evitare. Accolga i suggerimenti che le farebbero solo bene. Cordialità

Annalisa Ferrario
Annalisa Ferrario
1 anno fa
Rispondi a  Pietro Cafiero

Spiego meglio (se interessa) quello che penso sul tema dei dirigenti: 1) andrebbero scelti sulla base di un concorso aperto su base regionale e nazionale (e non comunale) per evitare che l’ assessore piazzi lì il suo portaborse o il dirigente anziano il suo fedele delfino (come invece avviene praticamente sempre); 2) ogni cinque anni i dirigenti dovrebbero spostarsi, nel senso di cambiare Comune (da Bergamo a Mantova, per dire, o da Brescia a Milano) o Ente (da comune a città metropolitana o Regione), questo sia per fare esperienza, sia per dare il meglio di sé in quel periodo e non lasciare pasticci, sia per evitare la formazione di rendite d posizione (incapaci che se ne stanno vent’anni nello stesso posto perché il caos che hanno creato sono gli unici che lo capiscono); 3) se i funzionari hanno dubbi firma il dirigente, approvando il provvedimento se lo giudicano legittimo e respingendolo se lo giudicano illegittimo (e assumendosi le responsabilità conseguenti, come fanno tutti i manager del mondo); 4) se non sanno decidere, vuol dire che sono incompetenti e vanno quindi licenziati (o messi in aspettativa nella migliore delle ipotesi). Troppo facile tentennare e a fine mese ritirare il (lauto) stipendio! Saluti

Pietro Vismara
Pietro Vismara
1 anno fa
Rispondi a  Pietro Cafiero

su questo, mi dicono che l’ex portaborse di Maran (che nel frattempo per fortuna si è trasferito a Strasburgo, dove si spera faccia meno danni) sia stato nominato dirigente di Amat. Dunque, il suo referente politico se ne va, lui resta (a nostro carico). Non so se sia vero, ma lo fosse, sarebbe scandaloso (neanche i ciellini osavano tanto)

Annalisa Ferrario
Annalisa Ferrario
1 anno fa
Rispondi a  Pietro Cafiero

Mi dicono che non è molto chiaro quello che propongo al punto 1). Certo che oggi ai concorsi (quando si fanno) possono partecipare tutti gli aventi i requisiti sul territorio nazionale. Io dico di fare un concorso UNICO nazionale (o regionale) per formare un elenco di dirigenti a cui gli enti locali possono pescare (un po’ come avviene per i segretari comunali, per dire). Eliminerei invece i concorsi indetti dal singolo Ente locale, che di solito hanno un vincitore predestinato (con vari trucchi per farlo sembrare regolare). Ad esempio Amat ha fatto un concorso per capo magazziniere o giù di lì; una volta vinto dal prescelto, la qualifica è stata trasformata in Responsabile della Pianificazione Strategica. E se qualcuno ha qualcosa da obiettare la risposta è: assunto dopo regolare concorso. Sono i trucchi di cui vive la pubblica amministrazione, ma quello che fa rabbia agli onesti è: ma credono che nessuno se ne accorga? Pensano di essere più furbi degli altri, ecco cosa… Saluti Saluti

Pietro Cafiero
Pietro Cafiero
1 anno fa

Non vorrei alimentare questo botta e risposta tutto sommato un po’ sterile, ma preciso solo un punto. Il mio primo intervento era perchè mi sembrava che Angelini nel suo commento riportasse il termine “tecnici dall’esiguo stipendio” riferendolo ai tecnici istruttori e non ai dirigenti. Tutto qui. Se invece lui o quelli dell’ANCI si riferiscono ai dirigenti allora do ragione a lei. Io da professionasta parlo più coi tecnici che coi dirigenti e inquesti mesi ho ascoltato molti sfoghi. Tutto qui.
Quanto al resto, che ci piaccia o meno, la ristrutturazione edilizia ad oggi è quella roba lì.
Ok erano due i punti…

Guido Angelini
Guido Angelini
1 anno fa
Rispondi a  Pietro Cafiero

Come le ho già risposto al suo primo commento, la retribuzione è una questione secondaria: ho riportato la giustificazione del geometra del Anci citando la fonte (per essere credibile). Ho sottolineato invece lo sgomento del geometra di non sentirsi più nella “comfort zone” del pubblico impiego, come come avviene anche in altri settori pubblici dove addirittura gli operatori sono stati picchiati da degli utenti. Segni, pure per me, della difficoltà attuale di amministrare la “cosa pubblica”, come sembrano per lo più i rimedi improvvisati e forzati a ogni livello politico. Ma fare un concorso nel pubblico impiego in Italia non è una garanzia per ottener un risultato soddisfacente; infatti spesso si sono dimostrati inadeguati come unico metodo di preparazione, e nel nostro caso perfino con una legislazione corrente da aggiornare. Inoltre è noto dei soventi casi di concorsi truccati.

Annalisa Ferrario
Annalisa Ferrario
1 anno fa

Se non vuole alimentare il botta e risposta, basta non rispondere. Il testo del primo commento non parlava dei “tecnici dall’ esiguo stipendio”, rilegga prima di parlare. Cordialità

Anonimoahimè
Anonimoahimè
1 anno fa

Sorvolo sulle malignità e insinuazioni di alcuni commenti da bar cercando di tornare al punto dell’articolo.
Nella sostanza penso che il pensiero di Cafiero sia condivisibile da molti: la legge è confusionaria, per alcuni sbagliata, esagerata, ma quella è: quella prodotta da anni di “semplificazioni”. Si spera che l’auspicabile discussione in parlamento di revisione generale della materia dia ascolto anche a portatori di interessi diffusi che non siano solo quelli che puntano a semplificare e velocizzare. Forse bisognerebbe convincerci che spesso per fare le cose fatte bene serve tempo e nei campi in cui le conseguenze sono importati e dilatate nel tempo (edilizia e urbanistica in primis) le semplificazioni volte solo a ridurre i tempi non sono la soluzione da nessun punto di vista. Molto meglio la chiarezza, che certo ridurrebbe anche tempi e contenzioni.
Ciò detto, 2 soli appunti sul fatto che Cafiero ritiene che il PGT non abbia il “potere” di incidere, ecco questo penso sia del tutto errato:
– Il PGT definisce le modalità di intervento (art. 10.2 LR 12/2005) e può quindi assoggettare ambiti e/o interventi a PA o PdCC e se così fosse stato (più oculatamente e diversamente) definito e votato non si sarebbe arrivati a questo punto; inoltre il PGT può specificatamente escludere la SCIA art.23 per le nuove costruzioni (art. 23.01.c DPR 380/2001), ma -udite, udite- il comune verifica le SCIA 23 tanto quanto i PdC!
– La verità è che si è abdicato a fare vera pianificazione in favore di propaganda green e disegnini (talvolta portata avanti proprio da quei consulenti AMAT evocati)! Volutamente, dolosamente, per incompetenza…chi lo sa?
(per la cronaca -visto che pare si continui a far finta del contrario-: nessuno degli interventi sotto indagine che abbia aumentato le cubature di 1 mc rispetto alle preesistenti è stato qualificato esclusivamente come ristrutturazione edilizia)

Andrea Vitali
Andrea Vitali
1 anno fa
Rispondi a  Anonimoahimè

Aggiungo che la qualifica disgiunta degli interventi edilizi contenuta nel regolamento edilizio milanese è notoriamente e da anni in contrasto con la giurisprudenza prevalente. E quindi le indagini sotto questo punto di vista si giustificano eccome

Anonimoahimè
Anonimoahimè
1 anno fa
Rispondi a  Anonimoahimè

@Vitali E qualcuno ha mai impugnato il RE? Lei lo sapeva da 10 anni? E non ha fatto nulla? Attenzione perché la Procura è a caccia di capri espiatori… E le “giustificate indagini” sono penali! Forse è ora di parlare con chi ha scritto (e chi ha approvato) PGT e RE, non le pare?

Andrea Vitali
Andrea Vitali
1 anno fa
Rispondi a  Anonimoahimè

Il RE (pieno di norme contrarie alle allora leggi nazionali e regionali, che nel frattempo si sono adeguate) è notoriamente figlio dell’ assessore Lupi, futuro sindaco di Milano. Fu approvato dalla regione Lombardia grazie all’ appoggio del suo caro amico Formigoni. Poi ci pensò la De Cesaris a riapprovarlo in versione vagamente greenwashed. Perché non è stato denunciato prima? Ma in verità le osservazioni sono state fatte (ma ignorate) e anche gli interventi su Arcipelago (ignorati anch’essi). In generale poi credo che le battaglie culturali e politiche si debbano vincere si quel terreno, non grazie all’ intervento della magistratura. Infine… chi critica troppo (come si dice in un altro intervento) smette di lavorare, e non sempre si può. Stupisce invece il silenzio del Politecnico, quelli uno stipendio lo prendono comunque, ma con il miraggio di un incaricuzzo… Tutti zitti

Pietro Cafiero
Pietro Cafiero
1 anno fa
Rispondi a  Anonimoahimè

Anonimoahimè, ringrazio del commento. Sul fatto che il PGT possa, anzi debba definire il più possibile gli ambiti da assoggettare a PA sono completamente d’accordo. L’ho anche scritto in un articolo precedente. Noto ahimè che dal primo PGT a quello in vigore via via sono sempre più scomparsi i perimetri dei PA a favore di modalità dirette. Quanto al tema delle SCIA in ormai tanti anni di analisi di PGT lombardi non ne ho mai trovato uno che disciplini eventuali ambiti di esclusione della SCIA art. 23. Penso che sia meglio intervenire sul TU eliminando questa modalità che si sovrappone troppo al PdC.

Pietro Vismara
Pietro Vismara
1 anno fa
Rispondi a  Anonimoahimè

@Pietro Caldiero: Curiosità, anonimoahimè per caso è un suo amico? Ci sa dire cortesemente come si chiama e che lavoro fa? Per caso fra i suoi clienti c’è assimpredil, per dire? Così, tanto per saperlo

Pietro Cafiero
Pietro Cafiero
1 anno fa
Rispondi a  Anonimoahimè

Caro Vismara, mi faccia capire, se un lettore commenta e si trova d’accordo con quello che scrivo deve per forza essere un mio amico? Non conosco Anonimoahimè e non mi permetterei mai di fargli il terzo grado per sapre chi è e che lavoro fa… E non capisco se la domanda su Assimpredil è riferita a me o a lui. Anche qui mi pare ovvio che l’elenco dei miei clienti non è affare suo. Ma giusto per sua curiosità, posso dirle che non mi onoro di avre la suddetta associazione tra i miei committenti. Spero che si possa rimediare. Anzi se qualcuno di Assimpredil ha bisogno, sono disponibile. Ciò detto, mi permetto di dirle che trovo oltremodo offensivo questo commento. Accetto le critiche, anche poco eleganti, di chi mi da dell’ignorante in materia urbanistica, ma non tollero insinuazioni anche indirette sulla mia moralità o libertà di pensiero. Non mi pagano per scrivere quello che penso e non ho claque di amici che commentano in mio favore. Se non le sta bene, la soluzione è semplice. Non mi legga.

Pietro Vismara
Pietro Vismara
1 anno fa
Rispondi a  Anonimoahimè

@Pietro Cafiero: il riferimento era solo all’anonimato di Anonimoahimè che lei ringrazia. Sarei curioso di sapere che lavoro fa e perché non si qualifica, tutto qui. Non si offenda

Andrea Vitali
Andrea Vitali
1 anno fa

Forse per errore non è stato pubblicato il mio commento delle 20.59 che riporto di seguito (ringraziando comunque dell’ attenzione):

Caro Anonimo (che magari che ne dici di iniziare a palesarti, visto che un minimo di competenza sembri averla), non disprezzare le opinioni “da bar” perché spesso ci azzeccano, ancorché espresse in modo un po’ ruspido. Ciò premesso, è chiaro che il PGT ha le sue colpe, e quello di nascondersi dietro la poca chiarezza delle leggi è solo un alibi, ma chiediamoci: che ruolo ha avuto Milano in tutto ciò? È vero o non è vero che molti dei malintesi odierni nascono da disposizioni comunali milanesi volutamente confuse, in contrasto con la normativa regionale e nazionale, che solo successivamente si è adeguata inchinandosi? E chi lo ha voluto? Quali forze politiche (CL) e imprenditoriali (Assimpredil)? Mi sbaglio, sono chiacchiere da bar o ci azzecco? Buona serata

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