PROBLEMA CASA. KAFKA AL LAVORO IN COMUNE

Giovedì 19 settembre divampa un incendio in una palazzina di via Fracastoro, occupata stabilmente da settanta persone, tra cui molti lavoratori immigrati e alcune famiglie con bambini, sostenute dalla Rete Ci Siamo.
Alcuni di loro provenivano dall’occupazione di via Esterle, sgomberata la scorsa estate, altre persone dall’occupazione dello stabilimento San Carlo in via Siusi, sgomberato durante il Forum dell’Abitare organizzato dall’ex assessore Maran a marzo 2023. Sebbene si tratti di un gruppo noto nella città, il Corriere della Sera e La Repubblica riportano la notizia riferendosi genericamente a un incendio accaduto in un capannone abbandonato e diventato rifugio di alcuni senza tetto, scappati prima che le fiamme divampassero.
Venerdì 20 settembre, quaranta persone del gruppo CI Siamo, rimaste senza soluzioni abitative e impossibilitate ad accettare le proposte di accoglienza del Comune di Milano nei dormitori, decidono di accamparsi in piazza Leonardo da Vinci, di fronte al Politecnico, come già avevano fatto gli studenti, per denunciare la propria condizione: lavoratori e lavoratrici immigrati e precari, privi del reddito e delle garanzie necessarie ad affittare una casa o una stanza sul mercato immobiliare privato, essenziali per la crescita economica della città, ma abbandonati dalle Istituzioni Pubbliche, che non promuovo politiche abitative inclusive e che, anche di fronte all’emergenza di un evento straordinario come un incendio, non danno né ascolto né sostegno.
Sabato 21 settembre gli inquilini del quartiere Grigioni, zona Giambellino, si riuniscono in un’assemblea convocata dal Comitato Inquilini e dall’organizzazione sindacale Sicet a seguito della decisione della proprietà di aumentare gli affitti alle famiglie con un contratto in scadenza. Sono presenti circa quattrocento persone: impiegati, infermieri, lavoratori dell’Atm, tecnici e professionisti, pensionati, quello che un tempo si chiamava ceto medio.
Nel 2018 l’Immobiliare San Carlo Trieste aveva sottoscritto con il Sicet e il Comitato Inquilini un protocollo di intesa che aveva permesso a più di mille famiglie di anticipare il rinnovo del contratto, passando dal canone libero a un affitto più basso, il canone concordato, e di ottenere, in molti casi, la restituzione del deposito cauzionale. Anche per la proprietà era stato un accordo vantaggioso, in quanto garantiva agevolazioni fiscali, riduzione dell’Imu e generosi contributi erogati dal Comune di Milano tramite l’Agenzia Milano Abitare.
Oggi invece la proprietà intende imporre alle circa 500 famiglie con il contratto in scadenza aumenti dal 25% al 30% dell’ultimo canone applicato, già aumentato nei sei anni precedenti dalle rivalutazioni annuali istat e a cui vanno sommate le spese rincarate del riscaldamento e degli oneri accessori. La proposta è stata giustificata dalla rivalutazione dei valori immobiliari della zona conseguente all’imminente apertura della linea M4 (anche se a dire il vero il quartiere era già servito dalla metropolitana, visto che la fermata di Bande Nere è raggiungibile in circa 10 minuti a piedi), dall’andamento del mercato immobiliare milanese e dalla rizonizzazione dell’Accordo Locale aggiornato nel 2023 che ha inserito il quartiere in una zona più pregiata e con valori superiori.
La proprietà ha inizialmente avviato una trattativa con il Sicet e il Comitato per trovare un nuovo protocollo d’intesa che disciplinasse i rinnovi contrattuali e ha contestualmente convocato tutte le organizzazioni sindacali, anche prive di rappresentanza nel quartiere, per la definizione dell’Accordo Integrativo necessario a rendere validi i contratti. Sebbene all’inizio anche gli altri sindacati erano persuasi che l’accordo integrativo non potesse prescindere dal protocollo relativo ai rinnovi dei contratti già in essere, in data 18 settembre SUNIA-CGIL E CONIA hanno accettato le cifre imposte dalla proprietà, estromettendo Sicet e Comitato Inquilini e legittimando in questo modo le proposte di aumento. Per gli inquilini un tradimento, costretti così o ad accettare gli ingenti rincari o a subire uno sfratto per finita locazione e lasciare la città.
Domenica 22 settembre il gruppo Abitare in via Padova organizza “fuori di festa” in via Temperanza, come scrivono sulla loro pagina facebook, “Un’occasione buona per fare festa, stare insieme e tessere comunità, ma anche l’opportunità di denunciare il vuoto urbano dell’ex Hotel Pasteur, che in una città ad alta tensione abitativa come Milano, dove il caro affitti imperversa, anche per effetto della riqualificazione di Piazzale Loreto (che incombe), potrebbe diventare l’ennesima struttura privata ricettiva per affitti brevi per mano di un fondo immobiliare estero.
Chiediamo che questo stabile venga restituito alla collettività e alla cittadinanza attraverso l’acquisizione da parte del pubblico e il cambio di destinazione d’uso da turistico ad alloggi residenziali a canone sociale. Quello che ci serve nel quartiere – e in tutta la città – anche alla luce dell’inchiesta della Procura sugli abusi edilizi che hanno prodotto solo case a prezzi inaccessibili senza versare i giusti oneri, è invertire la tendenza e che questo stabile in Via Temperanza diventi un residence sociale per famiglie a medio e basso reddito, precari, lavoratori poveri, studenti e pensionati.
Chiediamo inoltre che la revisione del PGT porti a produrre nuove case popolari e più affitti a canone sociale nelle nuove costruzioni (in maniera sostenibile e senza altro consumo di suolo). Siamo stufi, basta speculazione! Vogliamo una città inclusiva e un quartiere per tutt3”.
Lunedì 23 settembre grazie alla presenza dell’Unione Inquilini e della Rete per il Diritto all’Abitare del Municipio 4, viene rimandato a dicembre lo sfratto di una famiglia con tre minori.
Martedì 24 settembre grazie alla mobilitazione del Sicet viene rinviato lo sfratto di una famiglia con due minori, in attesa dell’assegnazione di un alloggio in emergenza (SAT) da gennaio 2024. Il Comune continua a ripetere 1) di non avere alloggi da offrire, sebbene nel Piano dei Servizi Abitativi Annuale approvato dal Consiglio Comunale, siano stati resi disponibili 240 alloggi: 2) di non poter garantire il passaggio da casa a casa alle famiglie sotto sfratto.
Mercoledì 25 settembre migliaia di cittadini si ritrovano davanti alla Prefettura per manifestare contro il ddl 1660, approvato alla Camera, che criminalizza dissenso e proteste organizzate, prevede il carcere immediato anche per le madri incinte o con figli inferiori a un anno e che introduce un nuovo articolo al codice di procedura penale, il 634bis, che punisce con la reclusione da due a sette anni chi occupa un immobile pubblico o privato e chi si intromette e coopera, fuori dei casi di concorso nel reato. Oltre a inasprire la pena, il decreto semplifica le procedure di reintegra del possesso dell’immobile.
Giovedì 26 settembre si celebra una giornata di protesta contro le politiche di depotenziamento del trasporto pubblico di Milano, incentrate da una parte su grandi opere e investimenti per le nuove linee della metropolitana e dall’altra sui tagli alle corse dei mezzi di superficie. I manifestanti denunciano come il ridimensionamento del trasporto pubblico stia creando sempre più disagi ai cittadini che non vivono vicino a una fermata della metro, incentivando così l’uso dell’automobile privata.
Venerdì 27 settembre la Rete dei Comitati della città metropolitana di Milano promuove una giornata di informazione su greenwashing e consumo di suolo nella nostra città, una tra le più cementificate e meno verdi d’ Europa, nell’ambito della manifestazione Fake week, in risposta alla Green Week organizzata dal Comune di Milano.
Sabato 28 settembre le persone accampate davanti al Politecnico, dopo aver dormito sotto l’acqua, all’aperto, senza intimità e senza riuscire a trovare altre soluzioni abitative dignitose, decidono di trasferirsi nello stabile di viale Sarca 183, ex Pirelli, fino a quest’estate, per 21 anni, CasaLoca. Nel pomeriggio il Comitato Sostenibili Olimpiadi organizza una biciclettata critica nei quartieri di Porta Romana e Corvetto, coinvolti dalle trasformazioni previste per le Olimpiadi, soffermandosi sullo scalo di Porta Romana per chiedere che ciò che verrà costruito con fondi pubblici sia restituito realmente alla collettività e che gli edifici abbandonati del quartiere non vengano concessi ai privati, ma ristrutturarti come studenti per redditi bassi e come caseggiati per nuclei in stato di bisogno abitativo.
Contemporaneamente si svolge la cinquantunesima manifestazione per la Palestina.
Lunedì 30 settembre alcune centinaia di inquilini dell’Immobiliare San Carlo, come deciso nell’assemblea, scendono in piazza e sfilano per le vie del quartiere per dire no agli aumenti degli affitti che la proprietà vuole imporre e per chiedere l’apertura di una vera trattativa, non riconoscendo la legittimità dell’accordo tra Proprietà e sindacati inquilini Sunia e Conia. L’amministratore delegato dell’Immobiliare ha per ora rifiutato qualunque incontro e apertura, ma gli inquilini non intendono arrendersi.
Questi sono solo alcuni fatti accaduti nella nostra città nella settimana trascorsa, quelli noti a chi scrive e quindi certamente parziali, ma sufficienti a restituire l’immagine di una città attraversata da profondi e sofferti conflitti. I meccanismi di espulsione e di attacco alla città pubblica sembrano farsi sempre più stringenti e diffusi, coinvolgendo non più solo i gruppi sociali marginali e sfruttati, ma anche i cittadini storici e le classi medie. La città diventa più invivibile e contestualmente le politiche pubbliche svelano un volto spietato.
Riporto le motivazioni presenti in un provvedimento di rigetto del Comune di Milano di una domanda di casa in emergenza (sat) presentata da una mamma con un figlio di diciannove anni, sfrattati dalla casa in cui vivevano a Casarile alcuni anni fa, rientrati a Milano perché qui avevano parenti e conoscenti che avrebbero potuto accoglierli e aiutarli, e ora, disperati, costretti a dormire in macchina, nonostante la madre abbia un regolare lavoro come addetta alle pulizie full-time per una cooperativa operante nella fiera di Rho.
Le argomentazioni esposte non credo abbiano bisogno di alcun commento“…dalla documentazione prodotta e dalle verifiche istruttorie effettuate risulta che non vi siano elementi comprovanti la necessità di risiedere sul territorio del Comune di Milano che pertanto pare sprovvista di adeguati motivi oggettivi, con ciò significando che la richiedente non debba ritenersi necessariamente ed indissolubilmente legata alla realtà del territorio comunale, che impone condizioni molto restrittive (anche in senso economico) certamente diverse da quelle rappresentate. […]la richiesta di accesso ai SAT in situazioni come la presente deve essere corredata da idonea documentazione che certifichi oggettivamente la necessità di risiedere e permanere rigidamente sul territorio comunale e che non vi siano alternative. Tale situazione, si ritiene, non potrebbe assumere diverso carattere nemmeno in presenza di soli motivi lavorativi o di studio; diversamente, chiunque si trovasse in tale situazione, si vedrebbe posto su un piano diverso e privilegiato rispetto a tutti quei soggetti, che, loro malgrado, quotidianamente sono costretti al pendolarismo. […]”
Negli stessi giorni abbiamo potuto leggere sui mezzi di informazione e ascoltare nei diversi incontri pubblici le dichiarazioni del Sindaco Sala e della giunta in merito ai temi della questione abitativa della città, notando come la retorica del discorso sia diventata meno trionfante e più complessa.
Riconoscono come Milano sia attraversata da dinamiche di gentrificazione, ammettono come l’housing sociale non abbia prodotto in questi anni alloggi accessibili alle fasce più deboli del ceto medio e riconoscono come le scelte finanziarie compiute dalla giunta Moratti,attraverso la creazione dei due fondi di investimento immobiliari gestiti da Bnp Paribas Real Estate, siano state fallimentari.
Le proposte, per ora solo annunciate, non sembrano però coerenti né con le affermazioni appena esposte né con quanto sta drammaticamente vivendo un numero sempre più grande di cittadini: il piano casa sembra infatti prevedere nuove produzioni di case da far realizzare a costruttori e cooperative, sovvenzionati e sostenuti dal pubblico, dismissione del patrimonio abitativo pubblico più pregiato, attivazione di nuovi strumenti finanziari. Politiche di svendita della città pubblica già rese operative e già dimostratesi fallimentari, capaci solo di acuire disuguaglianze e ingiustizia sociale, e di ignorare diritti sociali e civili. Il confronto nella città rimane però aperto.
Veronica Pujia

Ma adesso c’è in nuovo assessore Bardelli nominato da Sala, ci penserà lui… (a far fare affari alle ditte cielline, beninteso)
A leggere le recenti uscite dell’amministrazione sul nuovo PGT c’è da disperarsi (non si sa davvero se ridere o se piangere). Dunque, per il problema casa si tornerà (la norma c’era già nel PGT 2012 per la aree edificate) a chiedere una quota ERS per gli interventi sopra i 5.000 mq. C’era già nel PGT 2012 e il PGT 2020 l’ha tolta per ché “non funzionava”. Adesso la rimettono, che risultati si attendono che ci sia? Chi controllerà le assegnazioni? In compenso ci sono i “progetti-bandiera”, ovvero i “progetti-fuffa”, quelli che con un buon rendering non si negano a nessuno. Ad esempio, rendere ciclabile e ancora più alberata (lo è già abbastanza) la circonvallazione dei Bastioni. Perché no? E le auto che vanno lì, dove andranno? Boh. Ah, lo si fa per ridurre l’inquinamento… Ma anche la mia portinaia sa che si va verso un mondo solo auto elettriche, che non inquinano (o meglio, inquinano altrove, dove si produce l’energia, come tante altre cose, ma questo non diciamolo…). E lei sa anche che il Comune sta riducendo le frequenze delle linee pubbliche di superficie e quindi niente auto e niente bus e tram, come ci muoveremo? Tutti in bicicletta? Anche qui, non si sa. Ma comunque, il primo punto è: gli indici edificatori non si toccano. Tutto cambia, tutto è modificabile, tutto è in discussione: tranne gli indici (che sono la vera causa dei problemi di congestione). La proprietà fondiaria si era allarmata, e quindi rapidamente il Comune zerbineggia: tranquilli! E i cittadini che chiedevano case a prezzi più equi? Per quelli ci sono i progetti-bandiera, il popolo chiede pane? Gli daremo brioches! La mia portinaia farebbe di meglio. Ma a questo punto mi viene il dubbio: non è che il PGT lo sta preparando appunto la mia portinaia? Ah no, questo è impossibile, lei certe scemenze non le direbbe…
Tutti in bici come nella Cina di Mao! (solo che adesso loro vanno in auto…)