IL PROSSIMO AUTUNNO SARÀ INGARBUGLIATO

Copia di Copia di copertina 6 (3)

Mi scuso per le lunghe e frequenti citazioni contenute nel mio articolo, forse leggo troppo ma penso che sia inutile dire con le proprie parole quello che altri hanno scritto o detto o “cantato” assai meglio. Vi faccio un invito per farmi perdonare: non lasciamoci troppo affliggere e cerchiamo di prendere il buono che c’è; vi suggerisco una canzone di Guccini che rispecchia, credo, l’umore  di molti di noi, eccola, AUTUNNO di Francesco Guccini.

Con la mia LETTERA del primo di agosto scorso, desiderando anche io un periodo di ferie, ho dato appuntamento ai lettori per i primi di settembre, quindi eccoci qui, immersi nella torrida realtà milanese che, se ve ne fosse bisogno, conferma la crisi del clima, una volta con i primi temporali di fine agosto il clima cambiava, siamo tra venti giorni in autunno, cominciano le scuole e, dopo tanti anni ci ritroviamo con il solito problema delle molte, troppe, cattedre vuote e , dall’altra parte, gli asili nido del tutto insufficienti.

La quotidiana abitudine di scorrere le rassegne stampa delle pagine milanesi dei quotidiani non mi ha certo messo di buon umore perché mi ha ricordato tutti i problemi irrisolti coi quali ci dovremo confrontare a cominciare dallo Stadio Meazza: i decibel di emissione sonora dei concerti sono nella norma, lo dice l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente. Ma i problemi non sono solo il rumore!

Poi abbiamo la solita questione delle buche nelle strade, i molti lavori pubblici rimasti a metà, i turisti (bene arrivati! dice il Comune: chi ci guadagna?)ma i turisti lasciano i residui dei loro panini e lattine dappertutto, con una predilezione per la Loggia dei Mercanti, luogo sacro della città.

Che ne facciamo della crisi di ATM e della mancanza di autisti e manovratori che persino si dimettono?

Come risolviamo il problema degli alloggi per studenti? L’offerta aumenta ma la domanda rallenta, visti i prezzi. Siamo di fronte al classico esempio di economia liberale senza norme. Non è questo il solo caso a Milano.

Sul problema dello sfalcio dell’erba caliamo un pietoso silenzio. L’elenco è ancora lungo.

Che ne facciamo della città in abbandono?

Siamo in attesa dei prossimi passi per quanto riguarda il nuovo PGT, un argomento spinoso viste le ultime vicende delle SCIA, un argomento che riguarda l’urbanistica milanese e i suoi mentori che negli ultimi tempi non ci hanno fatto mancare le loro opinioni e strategie dalle pagine dei quotidiani.

Da anni non ho fatto mistero della mia opinione su molti urbanisti d’accatto forse a libro paga che considerano la loro disciplina una sorta di elisir in grado di risolvere tutti i problemi della società urbana a cominciare da quelli che concernono aspetti sociali ed economici: una invasione del campo specifico della sociologia. Una invasione superficiale che meriterebbe l’insorgere dei veri sociologi urbani.

Vi vorrei consigliare di leggere quanto scrive Colin Ellard sul numero di agosto della rivista DiTe (Rivista di studio delle dinamiche territoriali Associazione Italiana di Scienze Regionali (A.I.S.Re)).

Ne riproduco la parte iniziale e di seguito alcuni stralci significativi: 

I dati dell’OCSE evidenziano un aumento della popolazione anziana rispetto a quella giovanile. Questo fenomeno è principalmente dovuto all’aumento dell’aspettativa di vita e al calo dei tassi di natalità. Per le città, ciò comporta la necessità di adattare la vita urbana per rispondere ai gusti, alle abilità e ai bisogni diversi di una popolazione in evoluzione

***

Ecco un altro esempio: quando cammino per le strade della città, trovo leggermente più difficile seguire un percorso in un marciapiede affollato di esseri umani, perché richiede una percezione molto sofisticata. Devo seguire le traiettorie degli altri, anticipare quello che gli psicologi chiamano “l’attimo prima della collisione”. Sono necessari molti micro-aggiustamenti della postura e dell’andatura. Questo avviene in modo naturale ed inconscio, però, con il passare degli anni non è più così. Esiste un effetto della competizione. I più alti prevalgono su quelli più bassi, gli uomini dominano le donne e, sebbene le prove siano molto scarse, probabilmente anche la razza gioca un ruolo. Sebbene sia stata prestata poca attenzione, sembra che l’età conti. 

***

Per costruire adeguati dispositivi spaziali per gli anziani, ciò potrebbe significare che dovremo prestare maggiore attenzione alla potenziale competizione tra le indicazioni veicolate. Potrebbe essere utile cercare modi per contenere la quantità di informazioni inutili in questi colli di bottiglia dell’esperienza urbana, eliminando alcune inutili complessità coinvolte nella fase esecutiva del processo decisionale. Inoltre, credo che da queste misure, aldilà degli anziani, tutti potrebbero trarre beneficio da questo tipo di considerazioni progettuali. 

***

Uno dei motivi per cui i pedoni trovano così infelice camminare in un paesaggio stradale costruito per le auto è che tali paesaggi sono progettati per essere vissuti a una velocità di circa 50 km/ora, anziché i 4-5 km/ora di un tipico pedone. Cosa succede quando l’esperienza del tempo, piuttosto che la densità del paesaggio stradale, cambia di circa il 20% nel corso della vita? Gran parte del lavoro di base sull’estetica empirica suggerisce che cerchiamo la novità e la complessità, ma solo in una certa ben misurata dose. Se il grado di complessità preferito rimane lo stesso nel corso della vita, ma cambia la velocità con cui lo percepiamo nelle città, ciò potrebbe avere importanza. Dovremmo scoprirlo.

Queste considerazioni di Colin Ellard possono essere estese ad altri aspetti sociologici della città, alcuni dei quali, non è certo l’urbanistica di oggi di cui parlo, si possono risolvere, a cominciare dal reddito reale delle persone e alla composizione percentuale delle loro spese: quanto incide la casa? Quanto incidono del bollette e le altre utenze?

Non credo che il verde e gli spazi aperti attuali di cui prevalentemente parlano gli urbanisti siano i soli dei quali dobbiamo occuparci anche perché alcuni di questi “disagi”, come i livello dei redditi, non siano alla portata degli amministratori locali salvo la loro possibilità di premere sul Governo che, ad esempio, considera i Comuni come il bancomat dal quale trarre le risorse per il pareggio di bilancio nazionale.

Prima di chiudere sull’urbanistica un’ultima considerazione.

Diceva Vitruvio – e molti altri dopo di lui -:” Il committente è il padre, l’architetto è la madre e la costruzione è figlio di questo matrimonio. 

Dunque nell’accusare gli architetti urbanisti del disastro milanese dobbiamo tenere a mente quel detto perché il loro padre, il committente, ossia  Sindaco e Giunta, è venuto meno al suo ruolo: non ha idee, non conosce a fondo la città, verso di lei e i suoi abitanti non ha empatia e, soprattutto ne predilige uno, l’operatore immobiliare.

La colpa degli architetti urbanisti è di esser venuti meno ad un giuramento che dovrebbe presiedere la loro attività, seguendo Ippocrate che diceva: “Giuro per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per gli dèi tutti e per tutte le dee, chiamandoli a testimoni, che eseguirò, secondo le forze e il mio giudizio, questo giuramento e questo impegno scritto: di stimare il mio maestro di questa arte come mio padre e di vivere insieme a lui e di soccorrerlo se ha bisogno e che considererò i suoi figli come fratelli e insegnerò quest’arte, se essi desiderano apprenderla; di rendere partecipi dei precetti e degli insegnamenti orali e di ogni altra dottrina i miei figli e i figli del mio maestro e gli allievi legati da un contratto e vincolati dal giuramento del medico, ma nessun altro. Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, mi asterrò dal recar danno e offesa.”. 

Nello scorrere la cronaca c’è finalmente una notizia che mi allarga il cuore: una notizia pubblicata da OPEN, una impresa sociale fondata da Enrico Mentana. La notizia è questa: “LE LEGGI ITALIANE MAI COSÌ LUNGHE E COMPLESSE “. L’analisi di Legislab che potrebbe rivoluzionare i lavori parlamentari con un software. Andrea Colombo, dottorando in Data Analysis e Decision Science, vincitore alla Camera di un contest per integrare l’intelligenza artificiale nell’attività legislativa, racconta la sua ricerca e spiega come lavorerà il software.

Ancora dalla notizia: “Le leggi italiane sono sempre più difficili da comprendere, e negli anni sono diventate più lunghe, complesse e interconnesse. Ecco quanto emerge dei risultati dell’analisi di tutte le leggi nazionali effettuata da Legislab, un software basato sull’intelligenza artificiale che, come si legge nella sua presentazione, «si propone di analizzare e monitorare l’attività legislativa italiana dalla Costituzione ai giorni nostri» per comprenderne l’evoluzione e la complessità, «avvalendosi di tecnologie innovative di analisi dei dati e di intelligenza artificiale generativa». A idearlo, all’inizio del 2024, e a realizzarlo con l’aiuto di colleghi, professori e collaboratori, è stato Andrea Colombo, dottorando in Data Analysis e Decision Science del Politecnico di Milano. L’idea del ricercatore classe 1996 è stata premiata lo scorso 25 luglio tra i progetti vincitori di un contest indetto dalla Camera dei Deputati per integrare l’intelligenza artificiale nei lavori parlamentari”.

Ecco una APP veramente utile e un legittimo uso della intelligenza artificiale, invenzione quest’ultima che ci preoccupa, ci intimorisce, occupa vistosamente i dibattiti e preoccupa i governi. 

Dunque un autunno difficile in attesa di un inverno che sarà shakespearianamente quello del nostro scontento. 

È arrivato il momento di uscire allo scoperto con le nostre opinioni e trovare compagni di avventura.

Luca Beltrami Gadola

 

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Guido Angelini
Guido Angelini
1 anno fa

Sono d’accordo sull’uscire allo scoperto, meglio se le opinioni saranno tarate come la strategia consigliata da Obama alla Harris. E sul trovare compagni di avventura che sappiano trovare valide soluzioni di gestione essendo diventato più difficoltoso farlo a ogni livello. O come la start up milanese che mira a diffondere il taxi collettivo, su ispirazione di quello diffuso in alcuni paesi del sud del mondo per il trasporto extraurbano, ma migliorato con l’uso di una specifica app per la mobilità urbana. E infine ad avere anche un confronto con una figura autorevole come Patrizia Gabellini ( 1°intervento al seminario “4 lezioni di urbanistica”).

Andrea Vitali
Andrea Vitali
1 anno fa

Che il PGT vada cambiato, ci sono pochi dubbi. Che ci si possa aspettare qualcosa di buono dagli attuali amministratori invece ho grandi dubbi, perché: 1) non ne sono capaci; 2) sono culturalmente succubi alla rendita fondiaria. Quello che bisognerebbe fare invece è un vero e proprio contropiano, coinvolgendo le diverse competenze e capacità presenti in città, anche di diverso orientamento, per affrontare i veri problemi e pensare a soluzioni diverse per il futuro. Forse Arcipelago si può fare promotore di questo incontro? Una grande riunione dei diversi gruppi e forze disperse per la città, in cui si possa finalmente dire cosa si pensa cosa si pensa di questo PGT renziano. Che ne pensate?

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