ANTISEMITISMO A PALAZZO MARINO, UNA STORIA ANTICA

Sul corriere della sera del 20 giugno 1891, in prima pagina, compare un articoletto dal titolo “manifesti ingiuriosi”. Si racconta che è stato attaccato un manifesto contro la candidatura del professor Giorgio Sinigaglia, definito ebreo , massone e romagnolo; scrive il quotidiano: “non fa torto di certo al prof Sinigaglia essere ebreo né essere romagnolo: tutt’al più può essere una ragione d’escluderlo dal consiglio comunale la sua affiliazione alla massoneria, giacché questa società, che in tempi di libertà si circonda di segretumi e funziona con riti e formule da medio evo perpetuando l’abitudine delle sette, tanto fatali al nostro paese… . Abbiamo escluso dalla nostra lista (allora i giornali facevano una lista per quelle che oggi chiameremmo preferenze NDR), il radicale e massonico Sinigaglia ma protestiamo contro questa brutta novità”.
Per il quotidiano poco era cambiato da quando in un articolo dal titolo antisemitismo di Giacomo Raimondi aveva identificato nel “cattolico fanatico e infingardo e nell’inframmettenza dell’anarchismo e delle sette socialiste” i sobillatori dell’odio antiebraico dimenticando che era stato proprio un deputato liberale Francesco Pasqualigo nel 1873, a sostenere che gli ebrei italiani non avevano ancora dato la prova di anteporre gli interessi della nazione italiana a quelli della nazione ebrea e a chiedere al re di non conferire l’incarico di Ministro delle Finanze ad Isacco Pesaro Maurogonato perché Israelita e quindi straniero.
Già dieci anni prima il giornale aveva ricordato in un lungo articolo contro clericali e progressisti che: “un giornale progressista assai diffuso ebbe l’abile cura di mettere per prima parola d’un articolo sul candidato avversario, questa, della quale, come vedete non potrebbe darsene un’altra più semplice: è israelita”, mentre a Verona sempre per le elezioni: “un sub comitato progressista fece affiggere un cartello dov’era detto non eleggete un ebreo (trattavasi di Giuseppe Finzi, garibaldino che sarà eletto deputato anche in un collegio milanese NDR) e a Mantova si metteva in discussione la legittimità di candidare per la lista moderata un ebreo a sindaco; a Cividale il consiglio comunale deliberava di non ammettere studenti ebrei al locale convitto e a Firenze veniva affisso un manifesto elettorale da “certo avvocato Marsili portante il motto fuori gli ebrei”.
La conclusione dell’articolo descriveva il clima cittadino: “anche noi abbiamo, in piccolo la nostra questione israelitica … fino a quel tale, il quale l’altro giorno, diceva anche a Milano gli ebrei hanno in mano tutto: il mondo finanziario, il mondo politico, il mondo scientifico”, e tra le cose che avrebbero avuto in mano anche il comune.
Premesso che nel 1870 si contavano 700 ebrei in città, e vent’anni dopo circa 2000 su una popolazione di 354000 abitanti al censimento del 1881, “solo nel 1866 gli ebrei milanesi guidati dal primo rabbino della città, Prospero Moisè Ariani, si staccarono definitivamente da Mantova, dandosi un’autonoma vita religiosa e amministrativa. Il Consorzio non assunse però le caratteristiche giuridiche di “università israelitica” ai sensi della legge Rattazzi, ma ribadì la sua natura di associazione volontaristica. Questa struttura, cui non aderì mai più del 10% della popolazione ebraica, non riuscì né ad aggregare i correligionari milanesi, né a sviluppare capillari servizi sociali. Spiegano questi ritardi la carenza di una tradizione consolidata, l’eterogeneità dei nuovi arrivati, gli atavici timori di manifestare il proprio credo, oltre alla crescente laicità di molti ebrei giunti a Milano.” https://www.monumentale-israelitico.it/breve-storia-degli-ebrei-milanesi/
Ma chi erano queste antesignane vittime dell’antisemitismo, stiamo parlando dei primi 4 decenni del regno d’Italia , che volevano governare la città?

Innanzitutto, erano patrioti risorgimentali, spesso garibaldini a cominciare dal più noto Enrico Guastalla colonnello garibaldino, eroe di guerra, successivamente deputato “nell’aprile 1864 sottoscrisse il documento con il quale si invitava Garibaldi a porsi alla testa di uno schieramento progressista ma legalitario, che avrebbe dovuto organizzarsi nel Parlamento e nel paese, distinto sia dal Partito d’azione, sia dalla Destra ministeriale”.
Tra gli altri cito, senza alcuna ambizione di completezza: Ugo Pisa radical liberale, eletto in comune nel 1889 fino al novembre 1897, diplomatico e banchiere tra i fondatori del “Patronato di Assicurazione e Soccorso per gli Infortuni sul Lavoro”, sostenitore della Umanitaria e tra i soci del quotidiano progressista “il secolo”, membro del Consiglio d’amministrazione della Banca popolare di Milano, Presidente della Camera di commercio di Milano fondatore della Cassa di maternità di Milano, senatore. Dal comune si dimise per le polemiche scaligere tra palchettisti e amministrazione essendo palchettista.
Luigi Cremona, insigne matematico, eletto in comune nel 1873, massone (primo Maestro venerabile, a Bologna, con Giosuè Carducci come segretario), senatore, per 30 giorni anche ministro dell’istruzione, per anni membro del Consiglio superiore della pubblica istruzione della cui riforma fu un protagonista.
Lazzaro Israel Frizzi (1838 1919) liberale moderato Presidente del Consiglio comunale di Milano 8 aprile 1905-29 novembre 1909, Consigliere comunale di Milano dal 27 ottobre 1887-29 ottobre 1895, Presidente del Consiglio degli Istituti ospitalieri di Milano (1905-1909), Presidente della Scuola professionale femminile “Laura Solera Mantegazza”.
Enrico Fano (1834 1899) consigliere comunale per 34 anni eletto nel 1864 e assessore per 20 (anagrafe leva elezioni etc), vicesindaco, fu anche consigliere provinciale, senatore nel 1890. Patriota toccò a lui archiviare le carte che gli austriaci avevano lasciato abbandonando la città. Massone, fu membro della loggia milanese Insubria del Grande Oriente d’Italia. Eletto deputato nel marzo 1867, condusse una campagna contro la disoccupazione operaia e l’ingerenza dei politici nelle società operaie. Teorico delle società di mutuo soccorso nel 1869 aveva pubblicato Della carità preventiva e dell’ordinamento delle società di mutuo soccorso in Italia, Milano e presentato un disegno di legge sul riconoscimento giuridico delle società di mutuo soccorso e uno sull’erogazione agevolata del credito ai ceti meno abbienti.
Impersonava talmente la continuità laico moderata dell’amministrazione comunale che, quando morì scrissero: “Lo stesso giorno che moriva l’amministrazione moderata di Milano, dopo 40 anni di regno, moriva Enrico Fano che ne aveva sempre fatto parte principale”, si potrebbe anche aggiungere che con il fine secolo l’antisemitismo acquista in città un connotato antisocialista perché il nascente riformismo milanese aveva tra i suoi leader molti ebrei e perché le “sinistre” con Mussi conquistano Palazzo Marino, Alberto Cavaglion ha evidenziato come il socialismo: “fu, in un primo momento, una nuova fede che veniva a sostituirsi a quella dei padri ed aveva, come tutte le fedi, un aspetto messianico ed una carica utopistica volta alla conquista di una Gerusalemme sia terrena che celeste”, ma questa è un’altra storia.
I due israeliti, termine molto in voga al tempo di maggior spicco in consiglio comunale furono Giorgio Sinigaglia (quello contro cui era indirizzato il manifesto di cui parliamo all’inizio) e Tullo Massarani.
Sinigaglia eletto in consiglio nel 1889 vi restò per un decennio e fu assessore all’istruzione durante le giunte popolari di inizio secolo, docente al regio liceo Manzoni così lo ricorda il corriere che lo ebbe sempre in profonda antipatia politica: “uno dei più intransigenti uomini di parte radicale con marcatissime le caratteristiche anticlericali e massoniche. L’odio per i moderati era in lui tale che fu uno dei più caldi fautori delle unioni dei partiti popolari e delle transazioni colle tendenze repubblicane e socialiste”.
Fu nominato direttore di Brera tra le polemiche dei moderati che lo avevano come bestia nera imputandogli soprattutto la caduta del sindaco Ponti cioè del più riformista dei moderati che sono stati al governo della città, il sindaco dell’EXPO.
Sinigaglia infatti, era intervenuto in Consiglio per illustrare un documento da lui scoperto, in cui erano citati un buon numero di nobili milanesi che nel 1853, in pieno Risorgimento, avevano manifestato il loro appoggio all’Imperatore d’Austria per uno scampato attentato. Il documento non era inedito, e poi tutti ricordavano e sapevano che larga parte della nobiltà milanese non aveva aderito che all’ultimo momento all’unificazione. Solo che i nomi citati da Sinigaglia erano quelli di Ponti, Greppi e Sormani, vale a dire gli avi degli attuali leader dei liberali milanesi.
Ponti s’indignò oltre misura, accusando il vecchio Sinigaglia di avere offeso le memorie del padre. Invece di sfidarlo a duello, come usava, Ponti diede le dimissioni da sindaco. Il 29 aprile 1909 queste dimissioni erano formalizzate, con motivazioni attinenti alla salute e alla caduta del “cavalleresco rispetto” tra le parti politiche. A dire il vero, le allusioni di Sinigaglia non erano così pesanti, ed è lecito pensare che Ponti avesse colto al balzo tale occasione per lasciare un incarico ormai troppo impegnativo
Resta da ricordare Tullo Massarani: patriota risorgimentale, consigliere provinciale per ventotto anni, consigliere comunale per oltre 30, massone, assessore, deputato, senatore (il primo Senatore ebreo nel Regno d’Italia), scrittore, giornalista, fondatore della SIA (poi SIAE, Società Italiana degli Autori ed Editori), sostenitore delle politiche per limitare il lavoro delle donne e dei fanciulli, liberale progressista (fu il patrocinatore della causa “femminista” di Anna Kuliscioff, alla quale, pur essendo laureata in medicina, era stata preclusa la possibilità di far pratica in ospedale. Scrive Luisa Levi D’ancona Modena: “erano ebrei laici che non vedevano una contraddizione nella devozione al bene dei correligionari e dell’umanità universale; come anche nel farsi cremare e poi fare un funerale «secondo i riti de’ venerati miei genitori», o accennare al Messia per risolvere la Questione Sociale. Tutti elementi che, per quanto fraintesi all’epoca, contribuiscono oggi a cogliere la complessa e multifocale natura del laicismo ebraico italiano di fine Ottocento”.
Pur entrando in tutte le vicende politico amministrative della città e pur essendo molto corteggiato dai leader nazionali Massarani confermò la sua scelta di uscire “dalla politica militante” dimettendosi da deputato, spiegando: “tollerate dunque ch’io conservi, nel fondo di qualche consiglio comunale e provinciale, il mio posticino d’osservatore benevolo ma indipendente; e non vogliate essere meno indulgente […] per le mie ubbie di rêveur solitaire”, dedicandosi agli studi, “nonostante fosse qualificato, e si sentisse egli stesso, un uomo della Destra, Massarani mostrò grande indipendenza di giudizio e si comportò come uno spectateur engagé piuttosto che come un protagonista”, ricorda la Treccani. L’edizione postuma delle sue opere, fu poeta, scrittore, traduttore, storico ma anche pittore e illustratore comprende 24 volumi.
Si deve a Massarani il salvataggio della sala Alessi di Palazzo Marino che il 19 settembre 1861 diventa sede effettiva del Comune, mentre in via Broletto si trasferiscono parte delle funzioni fiscali, come il parziale salvataggio di San Giovanni in Conca e l’avvio del restauro di Santa Maria delle Grazie. Fu anche protagonista del salvataggio del castello che avrebbe dovuto essere in gran parte abbattuto per costruire un quartiere residenziale. Fu il primo legislatore a proporre una tutela dei beni culturali, propose in Parlamento di vietare per legge qualsiasi esportazione di opere d’arte italiane, proposta che sarà approvata oltre 30 anni dopo la sua morte. Insomma, la città che conosciamo ma in generale la tutela del patrimonio artistico italiano devono molto agli interventi di di Massarani.
Sempre a lui si devono i primi interventi in materia di edilizia popolare: “Quantunque l’incallimento delle pigioni, e in ispecie delle più umili, non siasi fra noi manifestato colla rapidità che nei grandi centri esclusivamente … è tuttavia anche per noi un fatto certo e continuo, il quale ha bensì le prime radici in quella stessa condizione di cose … vogliamo dire nell’incremento della popolazione e nel deprezzamento del numerario ma provoca comunque uno squilibrio cui non fa fronte abbastanza, benché sia in generale cresciuta la misura delle mercedi. L’istessa cura posta alla pubblica igiene e il sentimento del decoro cittadino, fatti più vigili in ragione della progredita civiltà, sotto questo aspetto sembra che peggiorino il male; perché lo sgombero dei malsani abituri , il riordinamento dei quartieri più popolosi e tutte senz’altro le riforme edili sottraggono ai meno agiati e ai poveri le loro abituali dimore, ne possono supplirvi le costruzioni che risorgono sotto il martello demolitore foggiate la massima parte secondo richieste di un tenore di vita più dispendioso . Dallo sconcio economico risulta poi, come sempre un triste influsso sulle condizioni morali; perché o il lavoratore si sobbarca un affitto che eccede i suoi mezzi e scompagina … l’ordine e l’avvenire della famiglia o subisce la dura necessità attendandosi per così dire in qualche sordido ricetto e il tedio della ingrata dimora lo aliena dalla vita domestica e lo spinge in braccio a ignobili dissipazioni.”
In pratica Tullo Massarani,con aulico linguaggio dice che si stanno espellendo dalla città poveri e giovani coppie, si costruisce per rivendere o affittare a prezzi irraggiungibili ai più anche con la scusa di case più belle, ecologiche e moderne. Chiede pertanto al consiglio comunale un voto per invertire questa tendenza e dare il via libera a nuove costruzioni nel “ rispetto del cittadino libero e responsabile, consapevole di se stesso, dei propri diritti e dei propri doveri; che nella sua coscienza, nella sua energia, nel suo pertinace volere, pone il cardine di ogni miglioramento e d’ogni progresso …” non si tratta di “mescergli lo scoramento con l’elemosina o l’ebbrezza con le lusinghe, ma suscitare le sue forze, armarle contro gli ostacoli, ristorarle dalle cadute e far lui quanto è più possibile, arbitro e autore delle sue sorti …” Pertanto, il comune deve intervenire e non restare passivamente in attesa degli eventi destinando aree e facendo convenzioni, riducendo la spesa per altre opere pubbliche di rappresentanza e per sovvenzioni a pioggia.
Morì ottantenne nel 1905, lasciando gran parte del suo patrimonio alla scuola professionale femminile un’altra delle istituzioni nate nel 1871 dal filantropismo ebraico. La città gli ha dedicato una via nei pressi di Corso Lodi.
Il nipote che portava il suo stesso nome e la sorella Olga furono assassinati dai nazisti del Primo Battaglione SS del secondo Reggimento della Divisione Corazzata Leinbstandarte a Stresa durante i rastrellamenti del settembre 1943, i loro corpi non furono mai ritrovati.
Walter Marossi
Riferimenti:
PER UNO STUDIO SULLA PRESENZA E ATTIVITÀ DI PARLAMENTARI EBREI IN ITALIA E IN EUROPA, Gadi Luzzatto Voghera, La Rassegna Mensile di Israel, terza serie, Vol. 69, No. 1,
