REFEZIONE SCOLASTICA

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Ci sono scelte amministrative che nella loro “banalità” ci si dimentica quanto siano politicamente importanti e quanto abbiano innervato il riformismo nel paese. Una è quella della refezione scolastica, che esattamente 150 anni fa veniva discussa come iniziativa pratica e non solo teorica, infatti durante la seduta parlamentare del 20 gennaio 1874 l’avvocato e onorevole (eletto a Partinico) Benedetto Castiglia intervenne sostenendo che : “ Tanti asili quanti ne sono necessari in ogni comune per l’istruzione dei fanciulli e delle fanciulle…E ivi i bimbi stanno una buona parte del giorno; e ivi si dà loro una minestra, una refezione …quale più confortevole cosa !” . 

Ricordiamo che l’obbligo scolastico di due anni fu approvato nel 1859 e nel 1877 con la legge Coppino fu portato a tre anni e che la gestione delle elementari scuole era delegata ai comuni. 

Scuole Elementari (1900-1920) - AL BARNARDONL’obbligo scolastico era ritenuto uno strumento di secolarizzazione dello stato ed osteggiato dai cattolici più conservatori tant’è che papa Pio IX esortava in una lettera a Vittorio Emanuele II (3 gennaio 1870) ad “allontanare un altro flagello, e cioè una legge progettata per quanto si dice, relativa alla istruzione obbligatoria. Questa legge parmi ordinata ad abbattere totalmente le Scuole cattoliche e soprattutto i Seminari. Oh, quanto è fiera la guerra che si fa alla religione di Gesù Cristo. Spero dunque che la M. V. farà sì che in questa parte almeno, la Chiesa sia risparmiata. Faccia quello che può, Maestà, e vedrà che Iddio avrà pietà di Lei» (E. De Fort, 1979, Storia della scuola elementare in Italia. Dall’Unità all’età giolittiana, p. 80).

Ma l’obbligo scolastico era inutile se come scrissero Antonio Martinazzoli (insegnante di filosofia presso il liceo Beccaria) e Luigi Credaro nel loro “Dizionario illustrato di Pedagogia”, “ manca il nutrimento, vien meno l’energia fisiologica e psichica; e l’occupazione scolastica diventa un tormento per l’alunno, nel quale subentrano apatia, irrequietezza, noia, con nocumento della disciplina, con perturbazione dell’andamento interiore della scuola, con manifesto danno generale dei condiscepoli, con fatica del maestro. Un alunno tormentato dalla fame sta tanto male in un’aula, quanto uno che abbia il dolore di teste, di ventre, di denti o la febbre»

Luigi Credaro di Sondrio, deputato radicale, massone, non era un personaggio minore, fu ministro dell’istruzione nei governi Luzzatti e Giolitti IV tra il 1910 e il 1914; sua la legge del 1911che stabiliva che lo stipendio dei maestri delle scuole elementari fosse a carico del bilancio dello Stato, e non più dei Comuni, il che rendeva effettivamente praticabile l’obbligo scolastico deciso nel 1877. 

Nel 1900 quando era assessore al comune di Pavia propose l’istituzione della refezione scolastica e su Critica Sociale argomentò in diversi articoli il valore progressista e riformista di tale scelta che Turati così commentò: “importa che se ne affermi il principio, si stabilisca il dovere del Comune di fornirla”.

Il dibattito coinvolgeva tutte le amministrazioni democratiche.

web1Pietro Albertoni consigliere comunale a Bologna ma poi deputato eletto a Bozzolo nel mantovano (era nato a Gazoldo degli Ippoliti), sosteneva la necessità di istituire nelle scuole elementari della città la refezione scolastica perché: “È inutile dare, od imporre, l’istruzione obbligatoria a gente che si trova in simili condizioni. Se insieme all’abbaco non procurate al popolo un po’ di benessere materiale. Voi offrite le armi a chi è incapace di farne uso”. Anche qui vi fu l’opposizione dei cattolici e dei liberali “che, insieme a ragioni economiche, …leggevano nell’istituzione della refezione un principio di deresponsabilizzazione delle famiglie nella cura dei figli, e … il trionfo di un principio socialistico”.

A Messina sarà l’Amministrazione del sindaco Giuseppe Arigò (parlamentare monarchico) nel 1898 a implementare la refezione scolastica nelle scuole comunali, a Torino il primo esperimento di refezione si registrò alla scuola Aurora nel 1896. 

In quegli anni vennero adottate le tabelle dietetiche per le refezioni scolastiche che suggerivano una soluzione fredda e una calda. La prima consisteva in pane con, di volta in volta a rotazione, formaggio, cioccolato, marmellata, uova sode, frutta mentre il pasto caldo consisteva in un minestrone che poteva essere sostituito con pane e latte oppure con fagioli conditi e mezzo uovo.

A politicizzare la questione ci pensarono i milanesi. 

web2Eugenio Chiesa (repubblicano, gran maestro massone, una delle figure più importanti della politica milanese, fu tra i primi ad accusare Mussolini di complicità nell’omicidio Matteotti), nel dicembre 1896 fissando in 300.000 lire il costo complessivo di un ipotetico intervento comunale per gli studenti poveri (oltre al vitto si parlava di vestiti e libri) propose di trovare la somma cancellando le spese comunali per la Scala (180000), la banda (60000) e i pompieri che avrebbero dovuto essere pagati dalle società di assicurazioni. Da allora il problema dei costi e delle tariffe si riproporrà puntuale ad ogni approvazione di bilancio.

Meno astratta la proposta dei socialisti che all’indomani del comizio di Chiesa per bocca del futuro sindaco Filippetti quantificarono in 75000 lire più 25000 per l’impianto iniziale delle cucine il costo per Palazzo Marino, presumendo che su 32.000 alunni interessati solo 18.000 necessitavano della mensa; i fondi potevano essere recuperati da quanto “il comune va a incassare in più coll’impianto della tramvia elettrica”. 

Dati che venivano contestati dalla Pia Istituzione Scuola e Famiglia che calcolava in 3.000 gli alunni bisognosi e che puntava esclusivamente ad un intervento di beneficenza privata per il quale lanciò una sottoscrizione (dagli esiti non brillantissimi).

 Il Corriere della sera in prima pagina sostenne a spada tratta l’iniziativa privata sostenendo non a torto che, se la proposta di municipalizzare “venisse adottata dal comune di Milano, diverebbe tosto un esempio, o meglio ancora un precedente da far valere in qualsiasi comune d’Italia”. 

Sempre il Corriere sottolineava che “della questione sorta a Milano si occupano anche comitati formatisi in molte città d’Italia e molti giornali di provincia”. 

Da sottolineare tra questi la proposta comparsa sul Giornale di Sicilia che proponeva che “i piccini producano e si abituino a considerare ciò che ricevono un compenso per il loro lavoro…vale a dire che lavorino una due ore della giornata, tanto perché possano dire che guadagnano ciò che ricevono. S’intende (bontà sua ndr) un lavoro leggiero…piegheranno della carta per fare quaderni, metteranno le fascette ai giornali, fabbricheranno scatole di cartone…carità e lavoro, ecco quanto basta a produrre la moralità”.

Screenshot 2024-05-20 235652La svolta a Milano avvenne dopo i cannoneggiamenti di Bava Beccaris nel 1898; alle successive elezioni i socialisti proposero un programma, su proposta di Caldara, che prevedeva le municipalizzazione dei pubblici servizi, l’abolizione dei dazi, e “il comune dovrà dare tutte le sue cure allo sviluppo della pubblica istruzione, rendendo questa effettivamente laica e obbligatoria, mediante l’applicazione della refezione scolastica integrale”, nell’assenza della refezione si individuava infatti una delle cause principali della inadempienza dell’obbligo scolastico: “fino a quando gli alunni poveri saranno costretti a rimanere seduti per delle ore intere sui banchi collo stomaco vuoto, e dovranno assistere […] alla refezione dei loro compagni più agiati, le scuole non saranno mai popolate”.

I liberali contrari alla gestione diretta ma non alla refezione in quanto tale, ricordando le difficoltà economiche dell’amministrazione risposero “mentre si studia se e in quanto possa essere istituita la refezione comunale “potrebbe il comune sussidiare l’opera pia scuola e famiglia”, cioè dai privati e dalla beneficenza.

Da quel momento la refezione scolastica divenne elemento di tutti i programmi amministrativi socialisti, leggesi ad esempio in quello di Cosenza, “noi crediamo […] che la refezione sia indispensabile. Essa deve essere data ai poveri ed agiati, perché fra fanciulli non si alimentino quelle disparità di trattamenti, che sono dannose a quella solidarietà sociale fra scolari, che è necessaria per lo sviluppo dei sentimenti”. 

Grande diffusione ebbe l’opuscolo Pane e Alfabeto che divenne una sorta di manuale per tutte le amministrazioni socialiste, Pane e alfabeto divenne anche lo slogan elettorale delle liste socialiste in particolare a Bologna.

 La differenza maggiorie tra amministratori di destra e di sinistra stava nel ruolo che i comuni dovevano avere: se gestori diretti o semplici “favoreggiatori”, illuminanti in questo senso gli interventi di Claudio Treves: “la refezione scolastica rappresentava, secondo Treves, una “necessità indeclinabile del progresso civile e della solidarietà sociale”nella misura in cui serviva a ridurre la diseguaglianza sociale. 

2570040291549_0_0_424_0_75L’adempimento di questo compito toccava all’Amministrazione Comunale, in quanto ricadeva su di essa l’obbligo di garantire il vero e proprio diritto all’istruzione imposto dalla legge. Il principio igienico-assistenziale diventava dunque una misura di giustizia sociale e sopperiva alla diffusa carenza nell’alimentazione e di conseguenza accresceva la capacità di apprendimento dei fanciulli: “l’istruzione deve essere obbligatoria, perché sia obbligatoria bisogna che sia gratuita, perché sia gratuita deve comprendere logicamente la necessaria alimentazione al soggetto obbligato a frequentare la scuola”. 

Tutta la storia della refezione scolastica milanese di quegli anni è molto ben descritta in un libro di Amilcare Mantegazza edito a cura di Milano ristorazione facilmente e gratuitamente reperibile on line, https://www.milanoristorazione.it/i-nostri-libri/2720-milano-e-la-refezione-scolastica, da cui ho tratto le citazioni.

Alle elezioni per Palazzo Marino del 10 dicembre 1899 vinse l’alleanza dei partiti popolari con 42 eletti radicali, 12 socialisti e 10 repubblicani, sindaco viene eletto l’onorevole Mussi anziano leader dei radicali, il Gran maestro aggiunto del Grande Oriente d’Italia, l’erede di Cavallotti. E’ la prima giunta di centrosinistra nella storia della città.

Assessore all’istruzione è Malachia de Cristoforis, consigliere comunale e deputato radicale, anch’egli massone come molti protagonisti di questa storia, medico; suo il primo trattato italiano di ginecologia, direttore tra l’altro degli “Annali Universali di Medicina”, del “Giornale per le levatrici”, fondatore della Guardia ostetrica, istituita al soccorso delle partorienti povere della città di Milano, della Clinica del lavoro. 

Pochi giorni dopo l’insediamento il consiglio dava il via alla refezione gestita direttamente dal comune; gratuita per i bisognosi calcolati in 8629, al prezzo di 10 cent per i paganti. 

La dieta era: venticinque grammi di salame stagionato, trenta di formaggio gruviera ed un etto di pane; i fornitori furono decisi con la Società proprietari di forni e la Società proprietari salumieri e pastai. Nel 1904 vennero introdotti i pasti caldi che sostituirono la distribuzione del pane con salame o formaggio, il che portò la giunta a litigare con fornai e salumieri.

Le proposte e le scelte di De Cristoforis che voleva allargare l’assistenza anche agli indumenti ed ai libri ottennero l’approvazione in particolare di Filippetti futuro sindaco che nella giunta Barinetti (sindaco per 11 mesi 1904 1905), sarà assessore alla beneficenza.

4f659d7777c34b8aac3d75e561fb92ec-1L’esperienza della giunta di sinistra fu seguita anche dal sindaco centrista Ponti (1905-1909)  tant’è che i socialisti riconosceranno che “i clerico moderati hanno amministrato con saggezza e modernità…la refezione scolastica fu integrata ultimamente con l’impianto di cucine per il vitto caldo, una innovazione ardita e simpatica, mercè la quale Milano serve da esempio a tutti gli altri municipi d’Italia”, per i socialisti o per lo meno per una parte di loro, era meglio il conservatorismo illuminato piuttosto che la “democrazia massonico e popolarista”.

Con polemiche annuali per i costi e la qualità del servizio, la refezione scolastica non fu ridotta neppure dal sindaco conservatore e reazionario (1911-1913) Emanuele Greppi, mentre alle elezioni del 1914 quelle che porteranno all’elezione del socialista Emilio Caldara, la refezione è uno dei 14 punti irrinunciabili del suo programma altrettanto importante che il progetto di municipalizzazione di molti servizi.

Tuttavia, la guerra con la conseguente requisizione di edifici, tagli al bilancio, interventi dello stato riduzione dell’orario scolastico, ridusse enormemente il ruolo del comune, tant’è che nel suo libro Caldara scriverà: “in nessun campo, come in quello della scuola è tanto facile architettare magnifici progetti, quanto è difficile effettuare sostanziali innovazioni”.

Il primo dopoguerra porterà ad una drastica riduzione del ruolo dei comuni e con la giunta Mangiagalli, ma già la giunta Filippetti ne aveva avviato il ridimensionamento, la refezione scolastica di fatto scompare.

Nel dicembre 1923 l’Avanti denuncia l’abolizione della refezione insieme al servizio sanitario gratuito, operata perché: “oggi i comuni sono sotto le grinfie di agrari, industriali, di finanzieri e di mercanti che sotto la maschera fascista nascondono i loro appetiti. Sono costoro arbitri della politica comunale…fanno deserto di tutte le provvidenziali istituzioni create dal popolo e per il popolo.” 

Nei fatti una parte della refezione sarà poi gestita dall’Opera Nazionale Balilla (regio decreto 1930), che in occasione della Festa Nazionale della ginnastica metterà in vendita un francobollo chiudi lettera per raccogliere fondi.

Il 23 ottobre 1945 il sindaco Greppi annuncia che il comune riprende l’attività di refezione scolastica, da allora sarà un punto fermo e un fiore all’occhiello dell’attività di Palazzo Marino, si ritorna alle origini, la questione della refezione è un “diritto sanitario scolastico” dell’alunno e un “dovere civile” della comunità.                                 

Il successore di Greppi, Virgilio Ferrari ricorda che: “indubbiamente va annoverata tra le più importanti attività della civica amministrazione a favore dell’infanzia, il servizio è in continua espansione” e dà le cifre disponibili: 1955 19142 bambini, 1956 22175, 1957 23966, 1958 26953; la quota intera era pagata dal 13% dei fruitori, per il 41% era gratuita. 

Protagonista del rilancio e della riorganizzazione (nuove tabelle alimentari, 3500 ispezioni annue, strutture comunali e personale ad hoc), l’assessore all’economato Aldo Aniasi che memore del modello dei ristoranti popolari voluti da Ezio Vigorelli (già ministro del lavoro e della previdenza sociale oltre che presidente dell’ECA Ente comunale di assistenza) scrive: “si deve cercare di far perdere al servizio di refezione scolastica il suo carattere di mensa aziendale per assumere quello di ristorante per bambini”.

Successore e continuatore di Aniasi come assessore (la refezione fu una delle poche cose su cui andavano d’accordo) un giovane Bettino Craxi che sarà protagonista di una ispezione a sorpresa che portò diversi operatori che “occultavano” le derrate ad una condanna a sei mesi; si deve a Craxi  anche la trasformazione dei locali per la refezione che vennero arredati e colorati per renderli più accoglienti e meno militareschi. Scrive il Landoni: “con Craxi la giunta fu in grado di realizzare una significativa riorganizzazione del servizio di refezione che sarebbe effettivamente diventato uno strumento educativo utilizzato dal Comune per aiutare i fanciulli di qualsiasi estrazione sociale a vivere in comunità e ad inserirsi appieno nelle strutture scolastiche, dopo essere stato per troppo tempo un semplice istituto caritativo.

Non mancarono i problemi ad esempio nel 1972, assessore all’assistenza è Carlo Tognoli, vi fu ampio dibattito sullo scarso gradimento che i bambini manifestavano per le mele e sul numero eccessivo di adulti 800000 su otto milioni di pasti che usufruivano del servizio. 

Nel 1976 una dura polemica in occasione delle dichiarazioni programmatiche del sindaco, sull’aumento delle tariffe e i criteri di definizione delle stesse, da Democrazia Proletaria e dalla DC, cui rispose l’assessore Costa (PCI) che sostenne. “la refezione scolastica non può essere tutta gratuita; sarebbe demagogico; non ci può essere uguaglianza di trattamento per tutti”.

Ma questa è storia dell’oggi, quando tuttavia in Italia poco più di un bambino su due (55,2% degli alunni della scuola primaria) ha accesso alla mensa scolastica, con differenze territoriali molto rilevanti: si passa infatti dai valori compresi tra il 6% e l’8% nelle province di Palermo, Ragusa e Siracusa, al 96% di Firenze.

images (1) (2)Per Milano l’oggi ha un nome, come è scritto nel sito del comune: “Milano Ristorazione, la società del Comune costituita con delibera del Consiglio Comunale di Milano nel mese di luglio 2000, che gestisce le mense scolastiche, serve 83.000 pasti al giorno, oltre 14 milioni all’anno, a nidi, scuole dell’infanzia, scuole primarie e secondarie di primo grado, ricoveri per anziani, centri di assistenza ai disabili, compresi i pasti a domicilio per anziani e persone non autosufficienti, e, con oltre 800 dipendenti, è certamente uno dei principali attori della Food Policy della città .” 

Il 6 maggio ultimo scorso si è tenuta in Palazzo Marino un dibattito sulla refezione scolastica (chi vuol vederlo può trovarlo on line); dopo Mussi, De Cristoforis, Treves, Caldara, Ponti,  Filippetti, Aniasi, Craxi,  Tognoli, è toccato al vicesindaco Scavuzzo argomentare le posizioni dell’amministrazioni, il che oltre che essere beneaugurante per il suo futuro politico, è la dimostrazione di una continuità politico amministrativa e culturale dell’amministrazione della città che considera la refezione scolastica componente fondamentale dei servizi cittadini a prescindere dalle posizioni politiche

Forse questo è il vero modello Milano.

Walter Marossi

Fonti:

https://www.comune.milano.it/aree-tematiche/food_policy/refezione-scolastica-e-educazione-alimentare

https://www.milanoristorazione.it/i-nostri-libri/2720-milano-e-la-refezione-scolastica

http://www.risme.cittametropolitana.bo.it/mente-salute-mentale-percorsi/storia-infanzia-bologna/refezione-scolastica.html

https://www.museotorino.it/view/s/758ba13cc020453d8b75a7a75c9f2916

Milano. Anni Sessanta. A cura di G Lacaita e M Punzo. Manduria, Lacaita, 2008

Emilio Caldara, Il socialismo municipale. Sei anni di amministrazione socialista Milano, M&B Publishing, 2005

Il riformista concreto. Testi e documenti dell’attività politica di Aldo Aniasi, a cura di E. Landoni. Milano, L’Ornitorinco, 2020

 

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