QUALI SPAZI PER NUOVI “ORTI URBANI” A MILANO?

Copia di rification (10)

Per realizzare un complesso organizzato di Orti urbani che comprenda tra i 60 e i 120 lotti è necessaria una superficie di 10.000 m2, ovvero un ettaro, ovvero 15 pertiche milanesi. La densità minore (60 orti/ha) rappresenta “orti ludici” frequentati da intere famiglie (la bibliografia è ormai sconfinata) e offre la possibilità di picnic (ogni orto 75-85 m2) oltre ad ampi spazi verdi condivisi per il gioco libero intorno agli orti. La densità maggiore (120 orti/ha) è quella tipica degli orti sociali “per anziani” (lotti di  40-60 m2) con spazi comuni relativamente ridotti e destinati a momenti conviviali seduti all’ombra di semplici tettoie (la mia contrarietà agli orti “per anziani” è totale).

Esiste poi la tipologia degli orti condivisi nei quali è un’intera comunità di persone, normalmente poche decine, ad alternarsi nella coltivazione di un unico terreno a grandi lotti e nella gestione degli spazi e degli eventuali edifici comuni. In tutti i casi è evidente che l’utilizzo sostanzialmente esclusivo di superfici considerevoli non può trovare un minimo consenso politico in un comune come Milano, nel quale il territorio è una merce tanto rara quanto preziosa. Il fatto poi che la funzione degli orti urbani si possa considerare una forma di antropizzazione con impronta ecologica pari a zero non basta a respingere le critiche che la considerano di fatto una sottrazione di  spazi dalla disponibilità collettiva destinata a parchi e giardini pubblici e/o dalla produzione agraria professionale nel caso del territorio non urbanizzato.

Il Piano di Governo del Territorio (PGT) di Milano può suggerire una soluzione, sol che si voglia, a partire dalla “macrozonizzazione” che separa nettamente il TUC (Tessuto Urbano Consolidato) da tutta la parte residuale del territorio comunale la quale risulta interamente compresa nel Parco Nord Milano e nel Parco Agricolo Sud Milano.

Per effetto della sostanziale prevalenza della normativa dei Parchi rispetto al potere di pianificazione riservato al Comune è risultato totalmente inefficace il timido tentativo della Giunta comunale che nell’aprile 2016 approvò una delibera finalizzata a consentire la trasformazione di aree agricole, fino a 5 ettari, in complessi ortivi. Ne scrissi favorevolmente su queste pagine il 3 maggio 2016 non immaginando che i vincoli (tra cui la scadenza tassativa dopo 15 anni) posti dal regolamento attuativo, incluso il prevalente parere favorevole del Parco competente per territorio, avrebbero scoraggiato chiunque dall’impresa, come poi è avvenuto. Sigh!

Oggi, a Milano, la domanda di “orti familiari” ha superato largamente quella degli “orti sociali e per anziani” e potrà essere soddisfatta solo se una norma regionale definirà nuove condizioni di compatibilità con i PTC dei Parchi Nord e Sud garantendo che a Milano, e non solo, si possano utilizzare parti del territorio esterno al TUC. Ho già scritto e lo ribadisco: è proprio in questa prima fascia di verde periurbano che sarebbe agevole favorire la “costruzione di città di orti” come punti terminali di percorsi, pedonali e ciclabili, dalla città alla campagna.  Parimenti sarebbe opportuna una modifica alla legge regionale sulle attività agrituristiche che includa l’allestimento e la gestione di orti familiari, definendo modalità e limiti.

E’ necessaria per consentire agli agricoltori di essere fornitori privilegiati di questo servizio, e per attestare la compatibilità con i contratti di locazione delle aree sulle quali operano.

Claudio Cristofani

 

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