PNRR: COSA LASCEREMO AI NOSTRI NIPOTI?

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In una conferenza al Piccolo Teatro il 13 dicembre i Ministri per la transizione ecologica e digitale, oltre che il Capo del Dipartimento per la Programmazione e il Coordinamento della Politica economica della Presidenza del Consiglio, alla presenza della Vice presidente della Regione Lombardia e del Sindaco di Milano hanno illustrato la quota parte del PNRR benevolmente concessa dal Governo alla Regione Lombardia e alla CittĆ  metropolitana di Milano.

L’illustrazione, per la quale rinvio a quanto pubblicato più in dettaglio dalla postazione ufficiale del Governo Ā  ā€œItalia Domani-PNRRā€ Ā stata incentrata essenzialmente sulla quantitĆ  e destinazione dei fondi, in particolare per quanto riguarda i trasporti (attenzione prevalente alla manutenzione, al rimpiazzo di materiale obsoleto, al completamento di alcune linee tramviarie o di filobus), l’abitare (con una logica che riecheggia il piano periferie), l’istruzione (intesa come interventi sugli edifici e la realizzazione di poche nuove unitĆ , oltre alla realizzazione della Biblioteca Europea di Informazione e Cultura ), la salute (per la quale si prevede un sistema gerarchico di interventi sul territorio – Case della ComunitĆ , Ospedali di ComunitĆ  e Centri Operativi Territoriali – ma non ci sono notizie di monitoraggio della situazione attuale della medicina di base).

Dai materiali citati dalla pagina web governativa non risulta alcun riferimento alle approfondite tracciature poste in essere da importanti organizzazioni internazionali sulla qualitĆ  del nostro PNRR, in termini di organizzazione e di spesa, e sulla sua reale possibilitĆ  di raggiungere gli obiettivi concordati in sede europea ed internazionale, in particolare per quanto riguarda il cambiamento climatico, la biodiversitĆ  e il contenimento degli squilibri in termini di distribuzione del reddito.

Faccio qui riferimento alla tracciatura di:

Queste tracciature evidenziano dettagliatamente alcuni problemi legati alla qualitĆ  generale del PNRR alle diverse scale (nazionale, lombarda e metropolitana): la questione centrale ĆØ la visione prevalente della progettualitĆ  come sussidio all’economia, anzichĆ© come contributo agli indispensabili ā€œcambiamenti di sistemaā€, una situazione aggravata dalla debole visione sistemica a favore di interventi puntuali.

Nella sostanza emerge una preoccupante assenza di creativitĆ  sul fronte sia regionale che metropolitano.Ā 

1993 - Progetto la quotidianitĆ  del virtuale. Collegamenti ad alta capacitĆ  generati dalle isole ottiche della Triennale e della Fiera di Milano
1993 – Progetto la quotidianitĆ  del virtuale.
Collegamenti ad alta capacitĆ  generati dalle isole ottiche della Triennale e della Fiera di Milano

Una situazione opposta a quella di fine secolo scorso. L’immagine qui sopra fotografa l’innovativa strutturazione metropolitana, per cui, negli anni ’90, si disponeva di un ā€˜cervello culturale’ situato nella Triennale, attrezzata con cablaggio in fibra ottica integrato con l’isola ottica allocata alla Fiera di Milano e connesso via coassiale con la sede RAI di C.so Sempione.Ā 

Tale infrastruttura alimentava una rete ā€˜ubiqua’ destinata a collegare le aree interessate al progetto passante e le grandi strutture produttive, di servizio e sociali a scala metropolitana. In grande anticipo con quanto succedeva a scala internazionale si provvedeva ad un’armonica sinergia fra infrastrutture materiali (a partire dal collegamento del passante ferroviario) e immateriali, la nuova rete della Milano Cablata con un cervello culturale/civico nella sede della Triennale.

Questo disegno, per cui ĆØ doveroso l’omaggio a Maurizio Mottini (allora assessore all’Urbanistica) e al sindaco Carlo Tognoli, era a servizio di nuovi strumenti di dialogo fra sistema politico, portatori d’interesse e la generalitĆ  dei cittadini: in questa direzione nacque allora la prassi ā€˜informale’ del Documento Direttore, e nacque Fastweb, la prima societĆ  moderna di broadcasting civica europea. Questi erano i tasselli di un nuovo alfabeto civico ā€˜aperto’, destinato alla governance di un sistema metropolitano complesso e dominato dall’incertezza.Ā 

Ma questo approccio inevitabilmente richiedeva una forte capacitĆ  di leadership da parte della cultura, a sostegno di un epocale processo tecnologico destinato a segnare il passaggio da modelli di governance lineari a modelli complessi destinati a funzionare per feedback. E’ ovvio oggi constatare che questo sforzo non c’è stato, cosƬ assieme alla dismissione delle componenti tecniche (gli apparati ottici alla Triennale, Fastweb privatizzata,….) stiamo assistendo passivi al declino della democrazia.

Tutto questo impone la prioritĆ  di una ripresa che non dovrĆ  essere solo economica, ma anche collegata al rinnovo delle nostre istituzioni democratiche, questo messaggio proviene dai principali Think Tank europei, che sotto la guida dello Stockholm Environmental Institute lanciano il messaggio: ā€œI piani di rilancio dell’Europa devono superare cinque test di sostenibilitĆ ā€Ā 

I think tank europei sulla sostenibilitĆ  ritengono che i piani di ripresa e qualsiasi stimolo economico devono superare seguenti test:

1: Solide basi scientifiche

I think tank ed istituti di ricerca, raccomandano ai leader di ascoltare gli scienziati, per garantire una spesa pubblica efficace in risposta alla crisi.Ā I principi scientifici fondamentali che sono emersi dalla Conferenza dei premi Nobel, dalle raccomandazioni dell’IPCC, per quanto riguarda il clima e dell’IPBS per quanto riguarda la biodiversitĆ  sono:

  • i programmi di sviluppo devono essere coerenti con la capacitĆ  di carico della terra;
  • le programmazioni dello sviluppo urbano e dei settori economici devono minimizzare il bilancio energetico (ossia del consumo di energia dell’intero ciclo di vita sia delle iniziative di sviluppo urbano, che dell’implementazione di prodotti o servizi);
  • i modelli di governance devono evolversi da lineari ad aperti e creativi;
  • le iniziative devono essere mission oriented, sostenute da un comportamento proattivo della pubblica amministrazione e mirate a diminuire l’iniquitĆ  sociale.Ā 

2: Resilienza

Per far fronte a shock multipli, i piani di ripresa devono rafforzare la resilienza economica, sociale ed ecologica;Ā ciò richiede un deciso aumento delle competenze, specie della pubblica amministrazione, e un orientamento tecnologico non finalizzato all’eliminazioneĀ  dell’occupazione e quindi dei talenti umani, ma allo sviluppo di ā€œHuman technologiesā€ destinate ad accrescere capacitĆ  e benessere dell’uomo.

La resilienza deve essere dunque connessa con un deciso aumento del capitale umano al fine di promuovere investimenti in infrastrutture a prova di futuro, per evitare di gravare sulle generazioni future.

4: Trasformazione

I piani di risanamento dovrebbero portare all’emergere di nuove pratiche e tecnologie sostenibili.Ā Secondo quanto emerso dalla Conferenza di Glasgow le politiche attuali non sono riuscite ad ottenereĀ Ā un cambiamento sistemico e duraturo, poichĆ© la maggior parte dei paesi ha lasciato in vigore sussidi dannosi per l’ambiente e regimi normativi inadeguati.Ā 

5: Scala

Il costo totale dei finanziamenti in atto sarĆ  alto, per cui occorre valutare seriamente il reale rendimento dei progetti. Infatti la Commissione europea ha individuato un deficit di finanziamentoĀ annuale di 180 miliardiĀ Ā di euroĀ  per raggiungere gli obiettivi climatici ed energetici entro il 2030, a cui aggiungereĀ  270 miliardi di euro annui, secondo la Banca europea, per il divario complessivo di investimenti per trasporti, energia e per infrastrutture per la gestione delle risorse naturali.Ā Ā 

E’ urgente quindi la ricostruzione operativa del reale ecosistema che contribuirĆ  a raggiungere gli obiettivi comunitari, al di lĆ  dei sussidi, ed una seria valutazione dell’adeguatezza e della natura dei piani di risanamento.Ā Basandosi sulle raccomandazioni del Comitato normativo dell’UE, occorre creare unĀ ā€œComitato di controlloĀ indipendenteĀ per la ripresaĀ Ā verdeā€ o conferire un amplio mandato alla Corte dei conti dell’UE.

Questo organismo, che dovrebbe lavorare in stretta collaborazione con istituzioni indipendenti simili negli Stati membri, avrebbe il compito di valutare e rendere pubblica l’adeguatezza dei piani di rilancio verde sia dell’UE che degli Stati membri.

Dobbiamo impegnarci perchĆ© al famoso quesito di J.M.Keynes: ā€œcosa lasceremo ai nostri nipoti?ā€, non si debba rispondere: ā€œuna montagna di debiti e una democrazia in crisi irreversibileā€.

Giuseppe Longhi

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Cesare Mocchi
Cesare Mocchi
4 anni fa

Quando leggo che le risorse straordinarie verranno utilizzate per la “manutenzione” (di mezzi di trasporto, di case popolari ecc) mi viene da prendermi a pugni in testa. E’ l’esatto contrario di quello che ci avevano insegnato da giovani, che il sistema deve reggersi autonomamente da un punto di vista finanziario, e che quindi le manutenzioni si dovrebbero pagare con le entrate ORDINARIE. Qui invece si fa di tutto per abbassare le tassazioni ad esempio sulle attivitĆ  immobiliari (oneri, monetizzazioni, imu sui terreni edificabili, ecc…) poi visto che mancano i soldi, li si prende a prestito dalle generazioni future per fare semplici manutenzioni. Insomma, per remunerare la rendita fondiaria semplicemente riducendo le tasse, stiamo preparando un disastro per il futuro. E il bello ĆØ che questi amministratori si autonominano “lungimiranti”. Siamo a posto.

ing. de Rinaldo
ing. de Rinaldo
4 anni fa

…si spera di lasciare Debiti che a seguito di future Svalutazioni galoppanti possano rilevarsi un Affare invece che un Giogo…purtroppo il Vero Gap Ć© nel come si spenderanno questi Soldi…il rischio ĆØ sempre quello che svaniscano nel Nulla senza apportare granchĆ© al Progetto della ipotizzata Transizione Ambientale..

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