“ACCOMPAGNARE” E “ANTICIPARE”

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Milano è cruciale e merita fiducia e investimenti, perché ha sempre offerto chance di espressione e realizzazione. Leader europea di capitale umano (Ocse), negli anni ‘60 aveva dai 60 ai 90mila studenti serali. Un bell’accompagnare alla crescita e alla mobilità! Ora, nella ricerca di libertà – che è un viaggio, un processo: un lavorare e rischiare bene, per liberare e liberarsi – è decisivo essere accompagnati. Lo afferma Dante nella Divina Commedia. Noi molto spesso siamo soli in questo viaggio: nel lavorare e rischiare.

Ma, a Milano e non solo, ci sono idee e strutture in campo che meritano. Ne ho spesso scritto. Riprendo questi temi solo per cenni. Miro a dire perché fatichiamo a fare come il presidente Mattarella: dare spazio al nuovo (ai Draghi). Dirò: perché non discutiamo aperta-mente; non approfondiamo. Lasciamo campo a chi solo descrive, o isola, o falsa le cose. Le idee, infatti, si precisano e con-vincono se diventano pubblica opinione.

Lavoro. È ormai chiaro che qui sono centrali le Politiche attive. Fare in modo che imprese e lavoratori si attivino: dialogare, scegliersi, collaborare. E che mirino alla fiducia e soddisfazione reciproche, belle in sé e produttive. E se non c’è soddisfazione? Vanno create le giuste procedure per lasciarsi. Così si anticipano le crisi produttive e relazionali. Si pensa ai licenziamenti, ma il 65% dei dipendenti è insoddisfatto, ha il morale a terra e vuole cambiare, dimettersi. Non merita un aiuto a essere più contento e produttivo? È la soluzione in positivo. Affrontarlo in negativo, in difesa (esplosa la crisi) complica tutto.

A Milano c’è abbondanza sia di Domanda (delle imprese) sia di Offerta (di lavoro). C’è pure l’Istituzione AFOL Metropolitana, che ha messo a sistema la grande tradizione meneghina di sostegno al lavoro, e ci sono molte Agenzie private. Eppure, è scarso il dialogo (match) tra Domanda e Offerta. Non gira Fiducia! L’Orientamento, la Formazione e l’Accompagnamento sono poco sistematici, ed è mancata in toto una riflessione sulla Convergenza delle molte iniziative in campo: se ne contiamo gli uffici, nelle nostre città, ci prende lo sconforto. E poi, cosa incredibile, l’impresa è poco coinvolta, non vi partecipa.

Ora, una cosa s’è chiarita: non è questione di soldi ma di idee, progetti e loro messa a terra, oltre l’abitudine pelosa di assistere quando si può “attivare”. Ci sono tante risorse pubbliche e private, europee, nazionali, locali, e molte strutture, ma ai destinatari arrivano solo le pur benedette tutele. Mi azzardo a dire: corrono troppi soldi. Ascoltiamo l’Europa: ci dice di coinvolgere i competenti, gli interessati, le rappresentanze (sindacali, d’imprese e professioni, le Camere di commercio). Unire, ascoltare, guardare avanti. Fare rete.

Forse, la priorità è un mix trasparente di pubblico e privato. E discutere aperta-mente, a fondo. A Milano Sala ha proposto un bel Patto per il lavoro. Promuova gruppi lombardi (dal Ticino al Garda) di ricerca, proposta, pubblica iniziativa: idee, testimonianze, pratiche esemplari. Il nord Europa fa da dieci a venti volte di più in risultati, qualità ed efficienza.

Rischio. Questo secondo tema, centrale nel liberarsi, è molto sottostimato. Il Covid ha dato la sveglia ma ci stiamo riaddormentando. Anche qui è questione di approccio e di sensibilità della pubblica opinione. Se non miriamo a lei, a una innovativa cultura del bel rischiare (che è latente e liberante), non maturano le responsabilità e ci aspettano guai.

Faccio un esempio macro. In questi giorni si parla di Generali, compagnia di assicurazioni leader in Europa. C’è battaglia tra azionisti per il rinnovo o meno del ceo Phlippe Donnet. Mediobanca lo sostiene; contro sono Caltagirone e Del Vecchio. Non è solo questione di denaro e potere, se il presidente di Generali Gabriele Galateri di Genola ha ritenuto di dire al Corriere della sera del 14 cm che la compagnia si sposterà su “servizi che prevengono i rischi, oltre che sulla copertura del danno”, sulla base di “criteri di sostenibilità”. È uno spunto che ha valenza strategica. L’Assicuratore si orienta ad agire sia ex post (tutelare) sia ex ante (prevenire, anticipare); mira a gestire a tutto campo i rischi. Sostenibilità, infatti, chiama a un rischiare consapevole, ben attrezzato, accompagnato. Un lavoro fatto bene!

Egli riprende l’antica prassi che (dal 1300 al 1700) misurava i rischi, stava loro vicino e quindi assicurava: raccoglieva informazioni sulla intrapresa; consigliava difese e protezioni del trasporto; dialogava con le Istituzioni. Accompagnava. E dal 1700 a oggi cosa ha fatto? Si è molto fidato del passato, delle frequenze di danno, della Statistiche, divenute ora Big data, importanti ma… Lui sa che l’umano è nuovo e creativo in ogni suo istante. Lo diceva agli inizi del ‘900 Georg Simmel. Così, è saggio coltivare le relazioni, dati qualitativi: fare anche gioco d’anticipo. Appunto. Penso che sia l’unico modo per rendere misurati i rischi del nostro tempo. Come per il lavoro. Questioni che l’Europa può ben mettere a fuoco.

Chiarisco l’esempio. Uno scontro di idee è in corso nel mondo Assicurativo. Non solo da noi. Un orientamento “quantitativo” dice: puntiamo a piccoli rischi (un piccolo mercato con alti margini), molta finanza, poca politica industriale, tecnologia e Big data a gogò. Un altro orientamento (“qualitativo”) dice: puntiamo a grandi rischi (a un grande ruolo e mercato), molta politica industriale e tecnologica, sana finanza, molte relazioni e Small data mirati. Capite bene che se non c’è un forte indirizzo europeo e di governo (con vantaggio fiscale per chi innova) e se non scende in campo anche la pubblica opinione, lo scontro si trascina. Ma, ad ascoltare il Covid e l’Ambiente, il tempo è scaduto in materia di rischi.

Aspetto delicato: si tratta anche di vincere un certo spirito di conservazione (di fatto – e non solo, temo – alleato dei “quantitativi”), molto forte nelle reti di vendita, per abitudini, esclusioni e per un plateale conflitto d’interessi da cui non ci si schioda. Agenti e Broker si devono schierare per la “qualità”: chiediamoglielo ogni volta che li sentiamo fare i soloni!

Ho voluto mostrare che, in materia di libertà – che è un percorso, un processo personale e sociale che induce a vivere bene e dipende da come governiamo il “lavorare” e il “rischiare” – se non c’è una pressione dei cittadini, della pubblica opinione, informata e formata, ci attardiamo oltre misura. Il nuovo non passa e siamo tutti un po’ irresponsabili. Serve un dibattito largo, che coinvolga i competenti e gli appassionati, con i Partiti e le PA. Non un talkshow superficiale, esibizioni in cui si denuncia e si passa ad altro.

Francesco Bizzotto 

networkassicuratoripd.blogspot.com

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