MILANO CITTÀ SMART E I SOTTOTETTI
I concetti che hanno portato la normativa Regionale e poi Comunale sull’utilizzo residenziale dei sottotetti esistenti non erano sbagliati, perché per aumentare la Residenza rinunciando a nuove espansioni della città, ma utilizzando invece volumi esistenti non abitati come i sottotetti esistenti si potevano aumentare gli alloggi di qualità abitativa superiore invece dei soliti alloggi condominali e aumentare così la varietà delle tipologie edilizie pregiate assai scarsa a Milano.

Questi concetti se trasformati in norme intelligenti, come quelle previste dai regolamenti edilizi degli anni 50 per i sottotetti (ispirati al Mansart che ha di fatto dato forma allo skyline di Parigi) avrebbero assecondato i concetti iniziali: la necessità di non consumare nuovo suolo incrementando la varietà delle tipologie edilizie pregiate utilizzando volumi esistenti.
Ma purtroppo non è stato così, le normative in tre diverse versioni hanno esibito le loro carenze applicative mettendo in evidenza quello che ha più colpito negativamente la città e cioè l’assoluta indifferenza verso lo sky-line del disegno urbano. Ma vediamo com’è stata applicata la normativa e i difetti riscontrati.
A) La possibilità di alzare la gronda ha progressivamente portato il costruttore (con il favore della Commissione del Paesaggio) a realizzare un intero piano in più a filo facciata con altezza interna di 2,40 metri, portando una serie di inconvenienti tra i quali levare la luce all’ultimo piano della casa fronteggiante e la difficoltà di legare il piano in più con l’architettura della sottostante facciata com’era successo ai sopralzi del dopoguerra, dovuti però a circostanze non ripetibili. E scordandosi che i progetti erano presentati nell’ambito della normativa sui sottotetti dove era chiaro che il tetto a falde se pur modificato da lucernari, abbaini e terrazzi interni alla sagoma del tetto, doveva rimanere.
B) La successiva copertura del piano alto 2,40 mt è stata realizzata piana con la possibilità di renderla agibile come servizi tecnologici e terrazzi accessibili dal piano inferiore, ha di fatto cambiato la tipologia della casa con copertura a falde, caratteristica Paesaggistica delle zone centrali di Milano, portandola a tetto piano con servizi tecnologici in vista. Soluzione più disordinata e meno presente in queste zone.
C) Naturalmente contenti gli immobiliaristi che hanno avuto più SLP da vendere e incredibilmente anche per il Comune che avrebbe dovuto difendere l’altezza di gronda esistente e che invece incassa più oneri e monetizzazioni.
D) La mancanza di cultura pubblica e privata ha così portato a diminuire la presenza dei sottotetti da assimilarsi alle abitazioni di pregio data le differenti altezze dei vani e la loro forma volumetrica. Si può notare che in tutte le pubblicazioni di arredamento vengono prevalentemente illustrate mansarde, dove queste soluzioni sono molto richieste per la loro ampia possibilità di arredo, sfuggire alla vita in scatola, apprezzare i liberi volumi e mantenere il loro valore più a lungo.
L’alternativa del tetto piano e locali alti 2 metri e 40 centimetri ha requisiti di arredabilità e abitabilità molto bassa e non offre alla città una varietà tipologica, l’alloggio in sottotetto, che sarebbe stata molto molto più apprezzata a Milano città dove queste tipologie di edifici sono poche. Poche le ville unifamiliari, le case a schiera e le ville urbane rispetto alle altre città europee. L’altezza di 2.40 mt comincia poi anche a essere insufficiente per una buona aereazione nei mesi estivi in una città dal clima molto caldo e con carenza di vento.
E) Particolarmente negativa l’influenza sullo sky-line che si è avuta durante la progressiva permissibilità concessa dal Comune dell’innalzamento della gronda fino alla definitiva altezza richiesta dai 2,40 metri interni, creando un coacervo di soluzioni di scarsa qualità progettuale che ha influito in modo indecoroso sul disegno urbano, riscontrabile dai progetti illustrati dalle pubblicazioni edite sull’argomento da Assimpredil Ance.
Conclusione. Non è quindi che con questo tipo di alloggi o uffici di mediocre e triste qualità abitativa, che si può migliorare l’attrattività residenziale e il disegno urbano della città di Milano. Eppure Comune e Regione perseverano aggiungendo di recente la normativa sull’abitabilità dei seminterrati anche come residenza. Ma non bastano le inondazioni provocate da Seveso e Lambro a stare lontani da queste bravate? Certamente si sta sempre più lontani dalla città-smart.
Gianni Zenoni

Perfettamente d’accordo con l’architetto Gianni Zenoni .
Per non parlare del peggioramento dei servizi, già spesso sottodimensionati , che devono soddisfare un ‘ utenza maggiore e peggio servita
Condivido molte delle considerazioni critiche espresse, soprattutto sul degrado estetico di edifici e facciate e sul carico indotto ai servizi della zona. Meno sulla minor attrattività di abitazioni in mansarda, che se ben realizzate possono offrire altri vantaggi: minor rumore ed aria meno inquinata, maggior luminosità, possibilità di godere di terrazzini, spazi interni ed arredi personalizzati. Anche la minor altezza dei vani è facilmente compensabile con soluzioni tecnologiche oggi disponibili.
Come sempre le valutazioni negative non possono esser generalizzate, anche perché spesso sono la conseguenza di abusi e mancanza di rigore nel concedere i permessi. Anche per l’utilizzo di seminterrati le valutazioni non possono esser generalizzate, vantaggi e svantaggi possono esser molto diversi da caso a caso, divieti assoluti contrasterebbero con le esigenze di una crescita dinamica della città e delle sue attività
Purtroppo poi i maggiori scempi urbanistici non dipendono da mansarde e seminterrati….
D’accordo sui sottotetti, un pò meno sull’abitabilità dei seminterrati.